Un’ora con…Selene&Serena di The Sisters’ Room

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Nelle mie giornate sempre più frenetiche amo ritagliarmi dei momenti tutti per me, rifugiarmi in oasi di bellezza che abbiano poco o nulla a che vedere con le trappole e gli scorni del quotidiano. Il blog di Selene e Serena, The Sisters’ Room, è uno dei miei antidoti preferiti: basta un click per ritrovarsi nella Haworth del 1800, in mezzo alle sudate carte di Charlotte, Emily, Anne e Branwell Brontë, illustri esponenti di una delle più famose famiglie letterarie di tutti i tempi che ci ha regalato classici immortali come Jane Eyre e Cime tempestose.

Che abbiate voglia di approfondire gli scritti delle Brontë, di scoprire maggiori dettagli biografici sulla loro famiglia o anche semplicemente di fare una passeggiata virtuale per le brumose lande di Cathy e Heathcliff, scoprirete che The Sisters’ Room è un posto incantato, fuori dal tempo. Pronte a indossare crinoline e cuffiette e a scoprirlo?

 

1) The Sisters’ Room: come e perché?

Selene e Serena: La passione per la vita e le opere delle sorelle Brontë ci unisce dall’inizio della nostra amicizia, durante gli anni universitari. Quando ci siamo rese conto che questo amore immenso ci portava sempre più a studiare e viaggiare abbiamo deciso di provare a condividerlo. La prima volta che siamo state in viaggio a Haworth e abbiamo visitato il Brontë Parsonage Museum, il posto che fu la casa di queste splendide autrici, per noi è stata un’emozione fortissima. In una di quelle stanze sono stati scritti i romanzi che amiamo di più, e così ci siamo lasciate ispirare: anche noi avremmo costruito una stanza, virtuale in questo caso, nostra ma anche di tutti, in cui fosse possibile leggere, studiare e scambiarsi idee e passioni su queste sorelle straordinarie che ci hanno dato, e continuano a darci, tantissimo.

 

2) Chi c’è dietro The Sisters’ room?

Selene: Amo viaggiare, il freddo e l’Inghilterra. Vivo la mia vita a metà tra il presente e il passato, tra due Paesi e due lingue, nutrendomi di letteratura inglese sotto ogni sua forma, serie televisive, e caffè.

Serena: La mia anima è nata in un mondo più antico di quello in cui vive il mio corpo, probabilmente questo è il motivo per cui sono una blogger ma scrivo ancora lettere a mano. Sono fatta di cose che ho imparato dai libri, grandi sogni, e venti forti che mi spostano sempre. Compenso la mia naturale tendenza al buio con una sfrenata passione per il trash, ma solo di qualità!

 

3) Il vostro scaffale d’oro

Selene: Sul mio scaffale d’oro ci sono i tre libri che più mi rappresentano: Wuthering Heights (Emily Brontë), Villette (Charlotte Brontë), Una stanza tutta per sé (Virginia Woolf).

Serena: Direi Wuthering Heights (Emily Brontë), Jane Eyre (Charlotte Brontë), Harry Potter (J.K.Rowling), To Kill A Mockingbird (Harper Lee). Sono i libri dai quali ho imparato le cose più importanti.

 

4) Un personaggio in cui vi immedesimate particolarmente

Selene: Lucy Snowe, la protagonista di Villette. Il suo coraggio e la sua forza nonostante le difficoltà sono di grande ispirazione.

Serena: Hermione Granger probabilmente. Mi piace imparare, credo profondamente nella lealtà e nell’amicizia. Combatto tutti i giorni contro i miei capelli crespi.

 

5) Se il vostro blog fosse una canzone

Selene e Serena: beh se non fosse Wuthering Heights di Kate Bush probabilmente sarebbe Scarborough Fair di Simon & Garfunkel, non tanto per le connessioni bronteane quanto perché spesso e volentieri ci ha fatto da colonna sonora durante la creazione del blog.

 

6)Il vostro rapporto con la scrittura/con la lettura

Selene e Serena: da laureate in lingue abbiamo sempre dato un valore importante alle parole. Lettura e scrittura sono elementi fondamentali nelle nostre vite. Siamo lettrici appassionate sin da bambine, e i libri ci accompagnano da sempre nel nostro percorso di crescita individuale aiutandoci a conoscere il mondo, gli altri e noi stesse.

 

7) Progetti in cantiere

I progetti sono tanti e diversi, e mirano tutti a portare la letteratura fuori dalle pagine dei libri trasformandola in esperienze, viaggi, incontri e condivisione. Proprio in questi giorni abbiamo inaugurato il nostro nuovissimo sito ufficiale, www.thesistersroom.com: una “stanza” più grande e solida in cui speriamo di accogliere sempre più amici e lettori. Stiamo anche pensando a un modo per festeggiare i primi due anni di The Sisters’ Room con tutti i nostri lettori per il compleanno del blog il 22 luglio. Inoltre all’orizzonte ci sono anche nuovi viaggi, collaborazioni con diverse case editrici… e non solo! Ma non possiamo svelarvi tutto, perché come direbbe Charlotte Brontë: The human heart has hidden treasures- In secret kept, in silence sealed; – The thoughts, the hopes, the dreams, the pleasures- Whose charms were broken if revealed.

Un’ora con…Laura Ganzetti de Il tè tostato

 

Che dire di Laura, meglio nota come la fanciulla del tè tostato e dei libri?

In primis che l’ammiro moltissimo: ha mille idee, realizza tantissimi progetti e si dedica a tutti con passione ed entusiasmo (vi rimando a questo post in cui Laura spiega di cosa si occupa e come potete seguire i suoi progetti di lettura sui social).

Laura, ti lascio la parola e spero di incontrarti prestissimo, magari a qualche evento bronteano 😉

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1) Il tè tostato: come e perché?

Il tè tostato è nato per mettere in fila le mie letture e non dimenticarle. Leggo tanto e a un certo punto mi è sembrato impossibile continuare ad avere tutto in testa, così ho aperto il blog; un diario non sarebbe bastato, sono un’incostante e senza un impegno all’esterno avrei smesso.

Il nome deriva dall’altra mia passione, il tè, e appunto il tè tostato è uno di quelli che preferisco; in giapponese si dice Hojicha ed era abbastanza improbabile, così ho scelto la versione italiana, ma per un anno intero quando dicevo “Il tè tostato” tutti capivano “Il terzo stato”: è imbarazzante dover ripetere come ti chiami, ma sento di essere quasi fuori dal tunnel. Andando avanti Il tè tostato si è arricchito di idee, voglia di fare, progetti, collaborazioni, il rapporto uno a uno di me che scrivo e mio padre che leggeva è cambiato e oggi occupa moltissimo della mia giornata.

 

2) Chi c’è dietro Il tè tostato?

Il tè tostato è tutto mio e solo mio, in un’autarchia arcaica e felice. Dato che sono in costruzione (e demolizione) personale continua, lo è anche il blog. I libri sono la cosa che mi piace di più, la lettura e la scrittura sono il modo in cui preferisco passare il tempo, sono una solitaria, mi piace l’autunno e il malumore della pioggia. Poi c’è tutta la mia vita personale che nel blog non appare, ma lo condiziona come la lettura condiziona me. Parlando di pratica dietro c’è una negata col computer che ha imparato a starci insieme, la mia pagina l’ho fatta da sola e so che si vede, ma ne sono orgogliosa, ed è stato un passo importante, ci sono poi, e soprattutto, molte ore di lettura, di approfondimento, di discussione e confronto con chi legge, c’è l’amore per la condivisione del mondo dei libri la frequentazione di librerie e il dialogo con chi di libri vive e lavora, e moltissima curiosità.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Lo scaffale è lungo e articolato, in ordine sparso: Jack Kerouac, George Simenon, Virginia Woolf, J.D. Salinger, Jane Austen, Emily Brontë, tutti gli Harry Potter. Di alcuni autori l’intera narrativa per me è fondamentale, certo con delle preferenze di titolo, e poi c’è la saga che ha frantumato i miei pregiudizi letterari, ed è stata una sensazione di miglioramento unica. Il mio percorso di lettore mi ha portata dall’amare visceralmente gli americani della beat generation, poi a sentire la necessità di ambientazioni inglesi a partire da Peter Pan; ora, per esempio, sono inamorata di Elizabeth Jane Howard.

Ma c’è un’autrice italiana a cui devo tutto ed è Natalia Ginzburg: è stato con Lessico Famigliare che ho scoperto il piacere della lettura, avevo undici anni. C’è inoltre un autore cui devo l’attenzione per la parola e la fiducia nell’immaginazione ed è Italo Calvino: Se una notte d’inverno un viaggiatore mi ha insegnato che le storie possibili sono infinite e così le vite.

 

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Holden Caulfield, per il suo disagio cui il mio assomiglia moltissimo e la sua voglia di esistere anche. Ho una famiglia di personaggi letterari, sono figure che sento, vorrei potergli telefonare, farci una passeggiata, ma nessuno è come Holden per me. Lui sa chi sono, e seppure abbia ancora sedici anni mentre io sono diventata grande, e si spera che diventerò vecchia, Holden è in me e io lo tengo stretto. Che poi l’immedesimazione secondo me è sopravvalutata, ho amato dei libri in cui non mi sono trovata, sono stata spettatore seppure partecipe, in ogni lettura entro e esco dall’ambientazione, ma non dai personaggi, non spesso almeno, ma Holden, lui non si batte, non se ne è più andato da me.

 

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Il mio blog sarebbe Nella mia ora di libertà di Fabrizio De André, e Hotel Supramonte; ci sono poi alcune colonne sonore di film, quella di City of Angels prima di tutte, film orribile,ma brutto brutto, colonna sonora pazzesca, e poi quella di Ritorno al futuro.

Poi c’è Mexico di James Taylor, perché l’evasione è quel posto in cui poi si va a vivere.

 

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Con la lettura facilissimo, con la scrittura complicatissimo. Leggere e scrivere sono le uniche cose che ho sempre fatto da quando ho imparato, quelle che mi hanno salvato, divertito, sostenuto, fatto soffrire e fatto stare bene.

 

7) Progetti in cantiere

Uh, moltissimi! Tra quelli interni al blog e le sue derive, ho tremila idee e, contrariamente al mio solito che le contemplo e basta, ora tento di realizzarne almeno due o tre. Sto imparando a essere (almeno un po’) concreta. Comunque tra le altre dovrebbe esserci l’abbandono della mia grafica autodidatta alla volta di qualcosa meno naif , ma non troppo, e nuovi gruppi di lettura, che sono un po’ la mia missione.

Anch’io volevo un Nobel – i celebri esclusi

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Anche quest’anno l’attesa da TotoNobel è passata, e le congratulazioni di turno spettano alla bielorussa Svetlana Alexievich (di cui onestamente non ho mai letto nulla).

Se, come me, anche voi aspettate questo periodo dell’anno per ridere con i post del mitico Tumblr Philip Roth rosica, e, in fondo in fondo, a ogni giro sperate che vinca un autore che amate, o almeno conoscete (la mia doppietta del cuore è rappresentata da Wisława Szymborska nel 1996 e dalla mia amatissima Alice Munro nel 2013), ecco a voi una lista di celebri (e, a parer mio, meritevolissimi) autori snobbati dall’algida Accademia svedese.

Tra l’altro, si vocifera che l’Accademia sia un filino (no, non c’è un modo politicamente corretto di dirlo, o se c’è mi sfugge) antiamericana: nel 2008 il segretario permanente della giuria dell’Accademia, Horace Engdahl, in una dichiarazione all’Associated Press, affermò quanto segue:

There is powerful literature in all big cultures, but you can’t get away from the fact that Europe still is the centre of the literary world … not the United States.The US is too isolated, too insular. They don’t translate enough and don’t really participate in the big dialogue of literature …That ignorance is restraining.

(C’è della grande letteratura in tutte le grandi culture, ma non si può negare che l’Europa continui a rappresentare l’ombelico del mondo letterario..non gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono troppo isolati, troppo insulari. Non traducono abbastanza e non partecipano realmente al dialogo letterario in senso lato…Quell’ignoranza li limita).

Quindi, caro Roth, mi sa che ti tocca rassegnarti. Tuttavia, non disperare: sei in ottima compagnia.

tolstoj1) Leo Tolstoj. Se qualcuno di voi riesce a trovare un solo buon motivo (letterario, non politico, ovvio) per cui l’autore di opere immortali come Guerra e pace e Anna Karenina (tra parentesi, il mio libro preferito) non possa essere giudicato meritevole del premio Nobel me lo comunichi, per favore.

E non solo la sola a pensarla così: nel 1901, anno di rodaggio del Nobel, quarantadue autori svedesi scrissero un’accorata lettera a Tolstoj, esprimendo tutto il loro dispiacere per la sua esclusione dal premio, assegnato a Sully Prudhomme (Wikipedia può esservi più utile di me, dato che non ho idea di cos’abbia scritto). Il buon vecchio Leo la prese molto sportivamente: si dichiarò sollevato, scrivendo ai quarantadue svedesi di essere certo che quel denaro non gli avrebbe portato che male. Ricorderete che, a un certo punto, Tolstoj inizia a soffrire di acuta depressione, abbandona gradualmente la famiglia e la pretesa di possedere beni materiali e si rifugia nella religione.

1311162-Marcel_Proust2) Marcel Proust. Forse il suo Alla ricerca del tempo perduto era troppo sperimentale e innovativo per i gusti dell’Accademia? La butto lì.

3) James Joyce. L’esclusione di Joyce sorprende un po’ di meno: non fu apprezzato in vita, e la famosa scena dell’Ulisse in cui Leopold Bloom si masturba su una panchina guardando un gruppo di scolarette non aiutò di certo la sua causa presso l’Accademia svedese (Ulisse, d’altro canto, ha fatto parte dei banned books negli States fino al 1930).

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4) John Updike. Che dire? Troppo bianco, troppo Americano, troppo sessualmente esplicito?

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5) Virginia Woolf. Su 112 Nobel per la letteratura, solo 13 (14 con la Alexievich) sono stati assegnati a autrici donne (ma in Svezia non esistono le quote rosa?). Comunque, la leonessa del Bloomsbury group non è stata tra le scrittrici insignite. Troppo avant-garde, troppo depressa? Il suo flusso di coscienza è rimasto sul groppone dell’Accademia, come quello di Joyce? AI posteri l’ardua sentenza.

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borges6) Jorge Luis Borges. Ancora una volta, l’unica spiegazione plausibile per giustificare il mancato riconoscimento all’autore dell’Aleph o de Il giardino dei sentieri che si biforcano sono le sue simpatie per regimi dittatoriali (Pinochet, Franco) e le sue critiche rivolte all’Accademia stessa.

Borges, candidato per trent’anni al Nobel senza averlo mai vinto, affermava – non senza una certa amarezza – che “quelle persone in Svezia” dovevano essersi dimenticate di lui, o essere convinte di avergli già assegnato il premio in passato. Povero Jorge.

nabokov7) Vladimir Nabokov. Se iniziassi ad elencare tutti i motivi per cui Nabokov avrebbe dovuto vincere il Nobel, non la finirei più. Già il fatto di essere un grande scrittore in due lingue (russo, la sua madre lingua, e inglese) e aver regalato al mondo un capolavoro come Lolita dovrebbero bastare. D’altro canto, proprio l’autore di un libro come Lolita non poteva essere scelto come Nobel laureate. Tra l’altro, sapete chi vinse il premio l’anno in cui Nabokov venne nominato (1974?) Due Svedesi, Eyvind Johnson and Harry Martinson (se vi state chiedendo chi siano, la risposta è: non ne ho idea). Piccola curiosità: i premi Nobel svedesi sono stati sette, numero superiore a quello di ogni altra nazionalità. Sorpresi?

Henry-James8) Henry James. Soprannominato The Master dai suoi contemporanei per la dedizione assoluta alla revisione e alla limatura dei suoi scritti, ci ha lasciato indubbiamente alcuni dei più grandi capolavori della letteratura mondiale – Ritratto di signora in prima linea.

Perché allora i sommi accademici l’avrebbero escluso? Apparentemente, durante i suoi primi anni di vita, il comitato di selezione scartava autori considerati esplicitamente “idealisti” (anche Kipling è stato scartato per lo stesso motivo). Inoltre, ai suoi albori, il Nobel per la letteratura veniva assegnato prevalentemente ad autori europei (quasi tutti svedesi, sorpresa sorpresa). Bisogna aspettare il 1923 per assistere al trionfo di William Butler Yeats.

9) Philip Roth. Niente, non riesco a rimanere seria e a parlare del valore letterario dell’autore di Pastorale americana, specie in questo periodo. Visitate il tumblr Philip Roth rosica e capitere perché. Comunque Philip, non disperare: finché c’è vita c’è speranza. Ci rivediamo l’anno prossimo!

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10) E. L. Doctorow. Anche lo scrittore americano, deceduto quest’anno, si sarebbe meritato un viaggetto nella capitale svedese.

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Niente, io continuerò a fare il mio eterno tifo per Ismail Kadaré, autore di meraviglie quali Il palazzo dei sogni e Il ponte a tre archi, purtroppo poco apprezzato in Italia, Milan Kundera e Leonard Cohen (per i profani: Cohen, oltre ad essere un grandissimo musicista, è un incredibile poeta).

Vi lascio con una lettura per il fine settimana: una bellissima intervista della Paris Review ad Ismail Kadaré. Buona lettura, e buon weekend.

Soundtrack: The winner takes it all, Abba

Un’ora con…Marina Grillo di interno storie

La blogger di oggi, calabrese come me, si autodefinisce piccola come un libriccino, ma il suo blog è una vera e propria biblioteca di recensioni che spaziano dalla narrativa italiana a quella straniera, dai libri di viaggio a quelli per bambini, per non dimenticarmi che soffro della sindrome di Peter Pan, sostiene Marina, sostiene.

Inoltre, Marina è anche molto attiva su Instagram con i suoi #bookin(gram)mi: per segnalarle le vostre letture preferite, basta usare l’hashtag motivando la vostra scelta, per dare alle foto dei vostri libri del cuore la possibilità di essere condivise sul suo account.

Che aspettate a scoprirla?

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1) interno storie: come e perché?

In origine avrebbe dovuto essere Miss Little Book, poi, per questioni di chi tardi arriva male alloggia, mi sono accontenta di invertire i termini. La scelta non ha un significato particolare, ci ho pensato molto, ho dato un forte senso personale. Ero ancora legata al vecchio blog (non letterario). Con ogni probabilità, ci saranno sono cambiamenti in vista, combattuta se mantenere questo nome o dare una svolta più matura. È il Little che mi sta stretto, sento l’esigenza di essere altro (Nota di Ophelinha: il blog di Marina ora si chiama interno storie).

2) Chi c’è dietro interno storie?

Una trentunenne (oddio!) introversa e curiosa, appassionata di libri e di lettura, che avrebbe voluto occuparsi di editoria. Parlo già al passato, ci ho messo una pietra sopra. Tuttavia, per un periodo ho avuto una brevissima esperienza in una casa editrice indipendente, sono stata delusa dalle modalità di lavoro (molti collaboratori non pagati) e dall’aurea snob che ruota intorno ai libri. Non voglio essere complice di questo sistema che considera la cultura per pochi.

Vorrei essere e avere altro, nel frattempo il blog mi assorbe completamente, per me è un lavoro anche se non guadagno, non è una perdita di tempo, è il mio biglietto da visita. Che si sappia in giro.

3) Il tuo scaffale d’oro

Tra i preferiti: Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, tutta la Ferrante, I racconti di Pietroburgo di Gogol, Il mare non bagna Napoli della Ortese, Microcosmi di Magris, Virginia Woolf, Dalla parte delle bambine di Gianini Belotti, Schnitzler, Cognetti. Gli ipotetici: la restante bibliografia della Ortese, le autrici italiane del Dopoguerra, la letteratura nordica che ultimamente mi sta appassionando, la letteratura marina e isolana, i contemporanei americani. Quest’ultimi li devo inquadrare meglio.

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Non ho un personaggio preferito, faccio più attenzione al contesto e alla storia: attraverso i libri ritrovo in questo o in quello un qualcosa di me, una specifica situazione. Ultimamente mi sono ritrovata nei racconti di Francesca Marciano, Isola grande isola piccola.

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Pur essendo una fan quasi della prima ora dei Subsonica, nessuno dei loro testi si adatta al mio spazio. A giorni alterni potrebbe essere: New soul di Yael Naim, quando sono sopraffatta dall’euforia; qualsiasi brano della colonna sonora del Favoloso mondo di Amelié, troppo incline a sbalzi umorali ma non ho un pessimo carattere, anzi; Amongst the waves dei Pearl Jam per la spensieratezza dei giorni marini.

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Odi et amo. La bulimia di lettura non mi fa per nulla bene, odio quando mi spingo oltre il limite. Quando leggo troppo avidamente, sento di perdere il senso di questo gesto fino a diventare nauseante. Allora, devo prendermi una pausa e ricominciare a piccoli passi. Non sono una lettrice accanita. Diffido di quelli “tutto libri e null’altro”, mi sembrano dei reclusi. I libri mi hanno aiutata in momenti burrascosi, concentrarmi sulla scrittura e lettura significa accantonare un po’ i problemi.

Le parole mi incantano, soprattutto certe costruzioni immaginarie. Spesso sono ispirata e quando decido di buttare su un foglio due righe, le parole volano via. Ho una memoria labile. Cerco di riafferrarle ma le suggestioni non sono più le stesse.

7) Progetti in cantiere

Nuove rubriche, nuovi ispirazioni anche molto frivole, nuovo abito e forse un nuovo indirizzo (vedi risposta 1).

Nothing good gets away: John Steinbeck al figlio Thom

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Marzo mi coglie di sorpresa.

Arriva di soppiatto, seducendomi e illudendomi con un paio di raggi di sole, promessa di una primavera che, come ogni anno, stenterà a raggiungere il freddo Nord Europa.

Si infila tra le mie giornate, furtivo, scaltro, facendomi credere che, dato che diventa buio più tardi, posso riempirle di cose, tra le quali poi annaspo, e boccheggio. E mi blocco, e resto lì.

Questo mese senza capo né coda mi fa desiderare.

Boccate d’aria e venti di cambiamenti, e cieli diversi da quelli abituali.

Si, il preannuncio della nuova stagione, questa primavera in nuce, mi riempie di desideri. Di aria e di cielo, tepore sulla pelle e gambe senza calze, un bicchiere di sangria vicino al mare, un sole arancione come la frutta nel bicchiere.

Allora devo fermarmi, respirare a pieni polmoni, regalarmi un pensiero di bellezza.

Come questa lettera di Steinbeck al figlio Thom (avuto dalla seconda moglie, la cantante Gwyndolyn Conger) tratta da Letters of Note di Shaun Usher, una raccolta di 125 lettere che non ti aspetti, dalla ricetta degli scones che la regina Elisabetta manda a Eisenhower all’appello di Gandhi a Hitler, dal primo “OMG” (Oh my God) della storia (in una lettera a Churchill) alla lettera che la Woolf scrive prima di suicidarsi, fino ad arrivare alla lettera motivazionale di Leonardo da Vinci (almeno lui non doveva aggiornare l’Europass ogni volta che faceva domanda per un posto di lavoro….).

Potete trovare la versione originale della lettera qui; intanto ve la propongo in traduzione.

New York

10 novembre 1958

Caro Thom,

stamattina abbiamo ricevuto la tua lettera. Ti dirò come la penso, e, ovviamente, altrettanto farà Elaine.

Innanzitutto, innamorarsi è una cosa bella – una delle più belle che ti possano accadere. Non lasciare che qualcuno la sminuisca, o te la faccia sottovalutare.

In secondo luogo – ci sono diversi tipi di amore. Uno è egoista, gretto, narcisista, e usa l’amore stesso per giustificare la sua boriosa presunzione. Questo è l’amore che soffoca e paralizza.

L’altro fa venire fuori la parte migliore di te, quella fatta di gentilezza, considerazione e rispetto – non solo rispetto delle norme sociali, ma qualcosa di più profondo: il riconoscimento dell’unicità e del valore dell’altro. Il primo tipo di amore ti fa sentire infelice e piccolo e debole, ma il secondo riesce a tirare fuori riserve di forza, coraggio, bontà e buon senso che non sapevi nemmeno di possedere.

Scrivi che non si tratta solo di una cotta – se i tuoi sentimenti sono profondi come dici, di certo non lo è.

Ma non penso volessi da me una definizione dei tuoi sentimenti. Li conosci meglio di chiunque altro. Volevi invece che ti aiutassi a capire cosa fare – questo posso dirtelo.

Per cominciare, sii felice, sii grato, sii riconoscente. L’oggetto dell’amore è il migliore e il più bello. Cerca di esserne all’altezza.

Se ami qualcuno, dirlo non può fare alcun male. Ricordati solo che alcune persone sono molto timide, e che dovrai tenere presente questa loro timidezza.

Le ragazze hanno una specie di sesto senso, quando si tratta di sentimenti, ma amano le dichiarazioni.

Può succedere che quello che provi non sia ricambiato – questo non lo rende meno prezioso, meno bello.

Per chiudere, so cosa provi, perché lo provo anch’io, e ne sono felice per te.

Saremo felici di incontrare Susan. Sarà la benvenuta. Lascerò tutti i dettagli pratici ad Elaine, perché questo è territorio di sua competenza, e sarà felicissima di dare una mano. Anche lei ne sa qualcosa, dell’amore, e può aiutarti più di quanto possa farlo io.

E non avere paura di perdere. Le cose vanno come devono andare. L’importante è non avere fretta.

Le cose belle non scappano.

Con amore, papà

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The Ophelinha Gazette#4 – articoli, segnalazioni, aneddoti e curiosità letterarie

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Niente Chablis per questa puntata della Gazzetta, ottenebrata dai fumi della febbre e del raffreddore. In diretta dal divano, la direzione vi augura una buona lettura.

1) Il mistero Harper Lee continua a far sguazzare nel buio il mondo dell’editoria e gli appassionati seguaci di Scout, Atticus &co. Se Finzioni magazine rilancia la teoria del complotto, il New Yorker la butta sul chill out, baby. Diamo a Harper (e al suo avvocato, e alla Harper Collins) il beneficio del dubbio! Nella peggiore delle ipotesi, anche se il libro fosse una roba illeggibile, we’ll always have To Kill a Mockingbird  (parafrasando il caro vecchio Humphrey Bogart in Casablanca).

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Nel frattempo, la Harper Collins rivela la (presunta) copertina di Go set a Watchman (secondo USA today si tratterebbe solo di una copertina temporanea) e la sempre ottima Cara di Yummy books ci fornisce la ricetta per preparare la lane cake (una torta a strati a base di pan di Spagna) di Miss Maud, che tanto piaceva alla piccola Scout.
Io continuo ad aspettare speranzosa, ché un po’ di Atticus Finch fa sempre bene all’anima.

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dal sito Yummy Books

2) L’11 febbraio ha marcato il cinquantaduesimo anniversario della scomparsa della mia amatissima Sylvia Plath (qui trovate un mio post sulla correlazione tra elementi biografici e immaginario mitico nella sua poesia). Dato che la Plath non passa (fortunatamente) mai di moda, ascoltatela leggere alcune sue poesie dalla raccolta Ariel, approfondite con questo saggio di Sarah Churchwell sul Financial Times, fatevi un giro tra i tesori e i ricordi di famiglia di Frieda Hughes (figlia di Sylvia e Ted Hughes, la cui biografia non autorizzata, a cura di Jonathan Bates, in uscita ad ottobre, promette di essere uno dei libri più interessanti del 2015)

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3) Un bellissimo articolo di Rivista studio sull’escamotage usato per far sbarcare l’Ulisse di Joyce in America.

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4) Gli appassionati di libri, lettura e letteratura avranno presto un nuovo punto d’incontro: il Literary Hub, che dall’8 aprile diventerà un contenitore di saggi, articoli, interviste e recensioni.

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5) Un articolo di Annamaria Testa sull’Internazionale, sulle parole che sono perle preziose e vanno trattate come tali.

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6) Dieci curiosità su dieci grandi scrittori, da Kerouac che non sapeva guidare (alla faccia di On the Road) a Virginia Woolf, la cui stanza tutta per sé era sorprendentemente sporca e disordinata.

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Dalla redazione è tutto. La Gazzetta sospende le tirature per una settimana perché qui in redazione si celebra il genetliaco di uno degli eteronimi. Ad maiora!

Adorata creatura. Le lettere di Vita Sackville a Virginia Woolf

Una donna deve avere soldi e una stanza suoi propri se vuole scrivere romanzi.
Perché le donne sono tanto più interessanti per gli uomini che gli uomini per le donne?

Virginia Woolf

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21 gennaio 1926

Sono ridotta a una cosa che desidera Virginia. Avevo composto per te una bellissima lettera, nelle ore da incubo della mia notte insonne, ed è sfuggita: mi manchi e basta, in un modo molto semplice, disperato e umano. Tu, con tutte le tue lettere non mute, non scriveresti mai una frase elementare come questa; forse non la sentiresti nemmeno. Tuttavia credo che ti accorgerai di un piccolo vuoto. Ma lo rivestiresti di una frase tanto squisita che perderebbe un po’ della sua realtà. Mentre per me è una cosa fortissima: mi manchi ancor più di quanto credessi: ed ero pronta, a sentire la tua mancanza, e molto. Così, in realtà, questa lettera è solo uno strillo di dolore. E incredibile quanto sei diventata essenziale per me. Suppongo che tu sia abituata a sentirti dire cose del genere. Maledetta te, creatura viziata; non riuscirò a farmi amare di più, da te, scoprendomi così — ma oh mia cara, non posso essere furba e scostante, con te: ti amo troppo, per farlo. Troppo sinceramente. Non hai idea di quanto possa essere scostante, con la gente che non amo. Ne ho fatta un’arte raffinata. Ma tu hai abbattuto le mie difese. Non che ne sia davvero risentita.
Comunque, non ti tedierò oltre.
Siamo ripartiti, il treno balla di nuovo. Dovrò scrivere dalle stazioni – che per fortuna nella pianura lombarda sono molte.
Venezia. Le stazioni erano molte, ma non avevo calcolato che l’Orient Express non si ferma. Ed eccoci a Venezia per dieci minuti soltanto, ben poco tempo per tentare di scrivere. Neanche il tempo per comprare un francobollo italiano, quindi dovrò imbucare a Trieste.
In Svizzera le cascate erano gelate, dure tende di ghiaccio iridescente appese alla roccia; molto bello. E l’Italia tutta ammantata di neve.
Stiamo per ripartire. Dovrò aspettare fino a Trieste, domattina. Per favore perdonami di aver scritto una lettera così infelice.

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The Bloomsbury Group, Rory Midhani

La lettera di cui parliamo oggi è stata scritta da Vita Sackville-West, eccentrica, aristocratica scrittrice inglese, nota per la sua liaison con la celeberrima Virginia Woolf.

Victoria Vita Mary Sackville, la poetessa giardiniera, era moglie del diplomatico Harold Nicolson.

I due erano entrambi membri del celebre Bloomsbury group, un circolo di artisti e scrittori sviluppatosi in Inghilterra, proprio nel quartiere londinese di Bloomsbury. Ne facevano parte, tra gli altri membri, Virginia e Leonard Woolf, l’economista John Maynard Keynes e sua moglie, la ballerina russa Lydia Lopuchova. Sebbene il gruppo sia infatti conosciuto soprattutto come circolo letterario, gli interessi dei suoi membri spaziavano dalla poesia alla danza, dall’economia alla prosa, dalle arti plastiche agli studi sociali, dalla musica al giardinaggio.

Il gruppo, tra le altre cose, ospitava diversi membri omosessuali, e, quasi come regola tacita, i suoi aderenti avevano diverse relazioni con più di un partner di entrambi i sessi.

In questo contesto bohèmien si inquadra la relazione tra Vita e Virginia.

Vita oggi probabilmente è conosciuta prevalentemente per le sue avventure omosessuali e per il suo carteggio con la Woolf; ai suoi tempi, più che per la sua produzione letteraria, era nota per la sua passione per il giardinaggio. Nel 1946 era diventata collaboratrice dell’Observer, curando una rubrica di giardinaggio che ebbe all’epoca una forte influenza sulla cura dei giardini nella societa inglese.

È stata inoltre in prima persona foriera dell’architettura paesaggistica: ha ideato e curato infatti insieme al marito il giardino del castello di Sissinghurst, nel Kent, che oggi è il più visitato in Inghilterra ed è di proprietà del National Trust.

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Virginia Woolf si è ispirata a lei per il romanzo Orlando, in cui emerge la Vita più vera, quella che Virginia ha intuito, amato e ritratto appassionatamente.
Solo una scrittrice che possedeva la grazia, la profondità e la delicatezza di Virginia poteva ideare un libro come Orlando. Un romanzo scintillante, in cui un giovane aristocratico cinquecentesco, coraggioso e melanconico, aspirante poeta, soffre del crudele tradimento di una graziosa e volubile principessina russa fino a diventare, verso il 1700, ambasciatore in Persia e tramutarsi, dopo un misterioso sonno, in una fanciulla, dopo aver conosciuto i personaggi più incredibili: la regina Elisabetta I, poeti, commediografi, naviganti, osti di taverne, prostitute, dignitari, principi, zingari, musici.

Il 28 marzo 1941, Virginia si suicida. Vita scrive il suo addio alla sua “adorata creatura”:

 

“Quella mente stupenda, quello spirito stupendo… Insisto a credere che avrei potuto salvarla se solo fossi stata sul posto e avessi saputo lo stato mentale in cui stava affondando”.

(da Cara Virginia. Le lettere di Vita Sackville-West a Virginia Woolf, La Tartaruga, 1985, pagine 452).

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