Quattro chiacchiere, due tag e consigli per gli acquisti

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No, non sono sparita.

Non ho vinto la lotteria, cambiato identità e comprato un’isoletta in qualche atollo sperduto e meraviglioso, dove vivere senza scarpe e coi capelli spettinati (almeno, non ancora).

È semplicemente un periodo pieno: pieno di cose, cose che cerco di far succedere ma non arrivano; pieno di notizie da un mondo che fa sempre più rumore, e non il rumore che mi piacerebbe sentire. È insomma un periodo che mi fa desiderare silenzio, e leggerezza, mentre eventi e informazioni si accumulano così tanto da farmi perdere il filo delle cose che vorrei scrivere, mentre precipito nel delirio delle lettere motivazionali e delle gioie del precariato.

Si parla tanto di crisi dei blog, ed è una cosa che mi fa riflettere abbastanza; tuttavia, ciò che mi ha fatto più pensare questi mesi, tra attacchi terroristici, Brexit e crisi varie, è la mancanza di figure forti di intellettuali (versus l’ipertrofia di opinionisti dell’ultima ora), che siano politicamente e socialmente impegnati e riescano ad aiutare a capire, a elaborare, ad essere meno confusi e spaventati dalle cose che ci circondano.

Comunque, approfitto di queste quattro chiacchiere pre-vacanziere per parlare di cose totalmente diverse, di cose leggere, davanti a una limonata bella fresca, ché perfino qui al nord è arrivato qualche giorno d’estate, e rispondere velocemente a due tag: quello di Baylee de La siepe di more e quello della mia amica Alessandra di Una lettrice.

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Il tag di Baylee si chiama I posti che tag e mi sembra più che adatto alla voglia di vacanza che ho in questo periodo – tanta, tantissima. Per entrambi i tag risponderò semplicemente alle domande e, anziché taggare a mia volta altri blog, vi consiglierò alla fine del post un po’ di blog che mi piacciono e che potreste recuperarvi durante le tanto sudate, meritatissime vacanze. Pronti?

 

Il posto che porti nel cuore

Londra, sempre.

Il posto più divertente

Porto, una minifuga con una mia carissima amica, una cena in un ristorante très chic in cui siamo finite per sbaglio, piene di sabbia dopo aver trascorso una giornata al mare. Non riuscivamo a smettere di ridere, specie dopo dosi generose di vinho verde, tanto che a un certo punto ci hanno suggerito che sarebbe stato meglio se ce ne fossimo andate. Siamo tornate in ostello alle cinque del mattino, non abbiamo sentito la sveglia e abbiamo preso l’aereo per un soffio.

Il posto più commovente

La casa di Anna Frank ad Amsterdam. Ho letto così tante volte il suo diario da ragazzina che non riesco a evitare di commuovermi ogni volta che ci ritorno.

Il posto più deludente

La porta di Brandeburgo a Berlino – me l’aspettavo immensa, non so perché. E Staten Island, dove mi è toccato scoprire, nel corso di una gita improvvisata, che c’è veramente pochissimo da fare.

Il posto più sorprendente

Il campus dell’università di Harvard a Boston. Ho sempre desiderato visitarlo e, quando è finalmente successo, la realtà si è rivelata migliore delle aspettative alimentate da Gilmore Girls.

Il posto più gustoso

Barcellona, dove ho mangiato la zuppa di pesce più buona del mondo. Budapest, dove ho passato quattro giorni a rimpinzarmi di gnocchetti e risotto al formaggio di capra e rape rosse. Il Salento e i frutti di mare crudi e freschissimi. Casa mia in Calabria.

Il posto che ti ha lasciato un ricordo particolare

Sempre Londra, e i ricordi sono tanti e preziosi: un picnic col vino bianco ghiacciato a Hyde Park, un karaoke improvvisato in metro, i pomeriggi alla National Gallery e poi a cercare libri alla Waterstone’s di Trafalgar Square, la mia prima volta all’opera.

Il posto più romantico

Sempre Londra. Sono ripetitiva, lo so. Qui ho cercato di spiegare alcuni dei (tanti) motivi.

Il posto che vorresti rivedere

Boston, di cui mi sono innamorata, e New York, perche è cosi immensa che non riesci mai a scoprirla abbastanza.

Il posto dove ti piacerebbe andare

Mi piacerebbe visitare il New England di Sylvia Plath e di Emily Dickinson e da lì passare al Canada di Alice Munro. La Cornovaglia di Ross Poldark e tutta la mia amata Inghilterra. La Scozia, dove mi sono sentita un po’ a Hogwarts.

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Il tag di Alessandra è il Liebster Award 2016 (grazie, Ale!). Le domande proposte da una delle mie lettrici preferite sono le seguenti:

 

Cosa stai leggendo?

Ross Poldark di Winston Graham (pubblicato di recente in Italia da Sonzogno, nella traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini)

Per te qual è la storia d’amore più bella di tutti i tempi e perché? (Puoi citare libri, film ma anche raccontarmi come si sono conosciuti i tuoi nonni…vale tutto :))

La mia inclinazione bovaristica propenderebbe per una delle mie amate storie maledette e infelici, tipo Anna Karenina, Cime tempestose o Non lasciarmi di Ishiguro. Ho da poco iniziato ad apprezzare le storie d’amore più sane e meno distruttive – tipo Elizabeth Bennet e Mr Darcy di Orgoglio e pregiudizio, per intenderci, o Hannah Coulter di Wendell Berry. Suggerirei qualcosa a metà strada, tipo Via col Vento: Rossella perde i suoi anni migliori dietro l’uomo chiaramente sbagliato (chi di noi non l’ha fatto, almeno una volta nella vita?) e perde Rhett. Non c’è lieto fine, ma l’ostinata, testarda fanciulla non si arrende, ché domani è un altro giorno.

Passatempo preferito?

Leggere il sabato o la domenica mattina a letto o in riva al mare. Le maratone su Netflix (ora sto guardando Orange Is The New Black). Un bel film. Un aperitivo appena fuori c’è il sole. Viaggiare appena posso. Scrivere quando ne ho voglia.

Consiglia due libri imperdibili, due libri che secondo te tutti dovrebbero leggere. 

Anna Karenina di Tolstoj, il mio libro preferito, e Lolita di Nabokov, scritto talmente bene che le parole si sciolgono in bocca con un retrogusto frizzantino. Leggerlo in lingua originale è un’esperienza quasi mistica.

A cosa pensi prima di addormentarti?

Sono una persona molto ansiosa e soffro d insonnia, quindi in realtà tendo a leggere fino ad addormentarmi ancora con gli occhiali e il Kindle in mano.

Qual è un sogno che vorresti realizzare?

Trascorrere un’estate a studiare a Harvard.

Mini-vacanza. Qual è un posto in Italia che consiglieresti per trascorrere un bel weekend? 

Consiglierei la mia Calabria, regione spesso sottovalutata che invece nasconde vere e proprie perle, come Tropea, Scilla, Capo Vaticano, il parco nazionale della Sila e quello del Pollino per gli amanti della montagna.

Qual è un post del tuo blog che ti piace particolarmente? Linkalo.

Parlerei più che altro di post ai quali sono particolarmente affezionata, tipo quelli su Sylvia Plath, il mio pellegrinaggio austeniano nello Hampshire o quello un cui racconto un po’ di cose su Ophelinha.

Perché alle persone piace il tuo blog? 

Francamente non ne ho idea, questa sarebbe più una domanda per i miei venticinque lettori di manzoniana memoria 😉

Hai comprato qualcosa con i saldi?

Ho comprato alcune cose durante il periodo dei saldi ma non in saldo – vale lo stesso? – tipo questo vestitino di Mod Dolly, un piccolo brand inglese che adoro, e questa gonna handmade di emmevi loves. Ho inoltre preordinato The Cursed Child, il sequel teatrale di Harry Potter in uscita in UK il 31 luglio, e non vedo l’ora di leggerlo (potete pre-ordinarlo anche in italiano, nella traduzione di Luigi Spagnol).

Se potessi migliorare la tua vita cosa sarebbe la prima cosa che cambieresti? 

Ci sono diverse cose che non mi rendono felice in questo periodo, e la precarietà non aiuta. Spero di trovare il mio posticino nel mondo al più presto, e riuscire a essere meno ansiosa, più serena.

 

Come promesso, ecco una lista non esaustiva di blog che mi piacciono e che potreste recuperarvi durante le vacanze estive:

 

Una lettrice

Parole senza rimedi

Citazionisti avanguardisti

Il soffitto si riempie di nuvole

Interno storie

Librofilia

Librangolo Acuto

Just Another Point

Casa di ringhiera

La McMusa

Bellezza rara

Il tè tostato

Riru Mont In Glasgow

La filosofia secondo Baby P

Il Club dei Libri

Zelda was a writer

Capitano mio Capitano

Peek A Book

Il mondo urla dietro la porta

The Sisters’ Room, A Brontë-inspired Blog

 

In inglese:

 

Brain Pickings

Yummy Books

 

Avete anche voi bei blog da propormi (non necessariamente book o lit blog?) In caso affermativo fatelo nei commenti, e grazie!

Soundtrack: You’ve got time, Regina Spektor

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Un’ora con…Ophelinha

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Questa puntata di Un’ora con è un po’ fuori dalle righe e diversa dalle altre, perché a rispondere alle domande…sarò io 😉

È da tempo infatti che volevo fare un po’ il punto della situazione: parlare di com’è nato il blog, come si è evoluto nel corso degli anni, come vorrei che continuasse a cambiare. Avrei voluto farlo a novembre, in occasione del quarto compleanno del blog, ma eravamo in fase di preparazione del calendario dell’Avvento letterario, un’esperienza molto divertente che spero di ripetere anche quest’anno (voi della ciurma, ci sarete tutti, vero?)

Approfitto dell’occasione anche per parlare un po’ di me: sono schiva, riservata e mi viene sempre più facile nascondermi dietro Ophelinha che far venire fuori Manuela. Voglio provare comunque a mettermi, per una volta, dall’altra parte e provare a raccontarmi. Pronti?

 

1) Impressions chosen from another time: come e perché?

Il mio blog nasce in un brumoso pomeriggio del lontano novembre 2011. Avevo già scritto su altri blog e testate (tipo qui o qui), occupandomi prevalentemente di politica europea; quando poi questa passione è diventata anche un po’ (all’incirca pressappoco) il mio lavoro, ma non nei termini o nelle misure che speravo (quasi per niente), ho sentito la necessità di dare sfogo ad altre passioni che mi rappresentassero maggiormente: la lettura, la letteratura, la scrittura, il cinema, il teatro.

Avevo un numero imprecisato di quaderni pieni di appunti, poesie, racconti, e ho pensato – anche per smettere di perderli – di iniziare a ricopiarli in questa sorta di finestrella virtuale che mi era creata su blogger. Vorrei poter dire che la ragione per cui ho iniziato a scrivere sul blog è qualcosa di eroico, nobile ed elevato, ma non è così: era un pomeriggio di novembre, mi ero ri-trasferita da circa un annetto (dopo aver vissuto a Roma, Londra, di nuovo Roma, di nuovo Londra, di nuovo Roma e una prima volta a Bruxelles), c’era un sacco di nebbia e faceva freddissimo. L’inverno 2011 è stato il secondo inverno più freddo di quelli che ho trascorso in Belgio: ha nevicato fino ad aprile e per me è stata dura abituarmi sia al freddo che a un contesto professionale molto diverso.

Nel primo post ho copiato semplicemente una poesia che avevo scritto a Londra nel 2008, Un altro finale, perché era quello che mi auguravo: di trovare il mio lieto fine, un posto in cui stare bene, un lavoro che mi appagasse, un contesto socio-professionale (e climatico) che mi si confacesse di più. Non l’ho ancora trovato (segno che dovrei ritirarmi nella campagna inglese e fare l’eremita) e mi auguro ancora esattamente le stesse cose, ma da un annetto a questa parte ho iniziato a provarci sul serio, e spero di trovare presto quello che sto cercando.

Il titolo del blog è tratto da una canzone di Brian Eno, By this river, colonna sonora de la stanza del figlio di Nanni Moretti. Amo le canzoni malinconiche (sono un’allegrona), e il testo di By this river è davvero bellissimo, oltre a riflettere lo stato d’animo in cui mi trovavo nel periodo in cui ho aperto il blog (e in cui mi ritrovo a momenti alterni): così confusa e lontana dalle cose importanti per me da sentirmi con la testa sott’acqua, cercando di carpire l’eco di parole troppo lontane per risultare intellegibili (suona drammatico, lo so, ma non lo è: abbiate pazienza, sono una drama queen) .

 

2) Chi c’è dietro Impressions chosen from another time?

Ci sono io, Manuela. C’è Ophelinha, che è nata come una crasi tra l’ineffabile Ofelia shakesperiana, scritta all’inglese (Ophelia) e la malinconica Ofélia Queiroz, eterna fidanzata e mai moglie di Fernando Pessoa. L’incomprensibile grafia vuole essere metà anglofona, metà lusofona: finora quasi nessuno è riuscito a scriverla correttamente, ma non riesco a liberarmene, per ragioni che ora cerco di spiegarvi. Abbiate pazienza, e sopportatemi!

L’eteronimia mi ha sempre affascinato: ho iniziato a studiare il portoghese al secondo anno di università e mi sono innamorata di Pessoa. Ophelinha (Pequena, scritto come nella versione portoghese, perché Pessoa, tra altri nomignoli e vezzeggiativi, chiamava la fidanzata “la sua piccola Ofelia”) è diventata per me un posto felice, un repositorio di cose belle nel quale rifugiarmi e dietro al quale nascondere la mia timidezza (Lucio Battisti usava i suoi ricci, io uso Ophelinha, anche un po’ i ricci, a dire il vero). Ophelinha è un po’ la regina di quelle storie d’amore infelici e contrastate di cui ho sempre voluto farmi paladina, ed è rétro e antiquata quanto basta per piacermi.

Dietro Ophelinha c’è Manuela, timida, disordinata, idealista, donchisciottesca, nevrotica, insonne, perennemente alla ricerca di qualcosa.

Amo leggere, scrivere quando ne ho voglia, viaggiare (specie se si tratta di andare a Londra, il mio posto preferito in assoluto, o se si tratta di andare da qualche parte dove c’è il mare e possibilmente il sole). Amo il teatro (ho fatto parte di un gruppo anglofono fino a due anni fa e mi manca un sacco), la campagna inglese, i frullati di frutta, un buon vino bianco (aziende vinicole, vero che volete farvi sponsorizzare da me?), la focaccia, la musica di Leonard Cohen e di Joni Mitchell (non ascolto solo musica deprimente, lo giuro).

Mi interessano la politica internazionale e il mondo della comunicazione e dei new media, che sto cercando di approfondire, essendo da qualche mese tornata a studiare.

Non amo le polemiche (specie quelle sui social media – a cui comunque sono troppo pigra per rispondere), i posti troppo affollati, la mancanza di gentilezza, l’opportunismo, l’arroganza, il freddo e la neve. Sto cercando di trovare il giusto equilibrio tra l’eccesso di condivisione e l’essere diventata una privacy freak: le cose più belle e personali, però, me le tengo per me, ben strette.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Nel mio scaffale d’oro metterei in primis i libri che mi hanno insegnato ad amare la lettura: Piccole donne di Louisa May Alcott, Cime tempestose di Emily Brontë, tutta Jane Austen. Ci sarebbe tanta poesia: Antonio Machado, Juan Ramón Jiménez, Federico García Lorca, Eugenio Montale, Jacques Prévert, TS Eliot, Sylvia Plath, Emily Dickinson, ee cummings, Wislawa Szymborska, Leonard Cohen, Pablo Neruda, solo per citarne alcuni. Ci sarebbero le lettere di Pessoa alla fidanzata e quelle di Sylvia Plath alla madre. Ci sarebbero i racconti di Alice Munro e l’Ernest Hemingway di Addio alle armi, Per chi suona la campana e Fiesta. Ci sarebbe l’incredibile Gabo con le meraviglie di Macondo e l’idilliaca Port William di Wendell Berry. Non potrebbe mancare una rappresentanza russa, Anna Karenina e Lolita in cima al mucchietto. Ci sarebbe un libro che ho amato in un momento particolare della mia vita, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, qualche biografia e qualche bella saga familiare, tipo I viceré di De Roberto. Non potrebbe mancare qualche testo teatrale – l’Amleto shakespeariano, Casa di bambola di Ibsen, La Locandiera di Goldoni per un amarcord di tutto rispetto. Ci sarebbe Il grande Gatsby, col suo finale che mi fa rabbrividire ogni volta che lo leggo, e L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera. Ci sarebbero vecchi amici – La coscienza di Zeno di Svevo, il Coe de La banda dei brocchi e La casa del sonno, Via col Vento della Mitchell, Sostiene Pereira di Tabucchi, nuovi amori – Jonathan Franzen, nuove scoperte – Miriam Toews e Elizabeth Strout.

E ci sarebbe un bel po’ di spazio per i libri che verranno.

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4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Sono un po’ Ofelia, un po’ Rossella O’Hara di Via col Vento: testarda, ostinata, sono bravissima a fare pessime scelte e a rimpiangerle per molto, moltissimo tempo. La mattina del mio ventiquattresimo compleanno ho trovato sulla porta della mia stanza (abitavo in uno studentato) un post-it con l’aggettivo quixotic, e non a torto: ho in comune con Don Chisciotte la tendenza a battermi per le cause perse  e a essere romanticamente idealista (e a sentirmi fuori posto abbastanza spesso).

5) Se il tuo blog fosse una canzone…

…sarebbe la canzone che gli ha dato il titolo (vedi risposta uno), con un tocco di Famous blue raincoat di Leonard Cohen e di Both sides now di Joni Mitchell (cantata a squarciagola sotto la doccia).

 

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Con la lettura è sempre andata abbastanza bene, anche se il trucco nel mio caso è trovare il libro che funzioni a seconda delle situazioni, ispirazioni, stati d’animo, livelli di stress e stanchezza.

Con la scrittura è molto più altalenante: non scrivo quando non ne ho voglia, non scrivo quando non ho effettivamente qualcosa da dire. La scrittura – specie quella personale, che non va a finire necessariamente nel blog, almeno per ora – va spesso per me di pari passo con stati d’animo riflessivi e malinconici: per dirla con Luigi Tenco (o Bruno Lauzi, dato che non ci si mette d’accordo sulla paternità di questa citazione), quando sono felice esco.

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7) Progetti in cantiere

Mi piacerebbe tornare a dare al blog un taglio più personale: parlare di letteratura e raccontare storie mettendoci anche pezzi di me. La realtà è che, al momento, scrivo prevalentemente lettere di motivazione da affiancare al curriculum, e, per quanto inizi seriamente a pensare che alla redazione di cv e affini andrebbe dedicato un intero genre, non credo che il mondo sia ancora pronto a canonizzarlo. In definitiva, mi tocca mettermi a ricercare la mia voce eccetera, sperando che il processo non sia troppo lungo o doloroso e che non includa meditazione o affini (ho provato a meditare una volta e sono andata in spin: devo pensare a un posto felice – non mi viene in mente un posto felice – ma ho attaccato la lavatrice stamattina? – ma che ansia.)

Vorrei anche ripetere a dicembre il calendario dell’Avvento letterario e continuare a organizzare iniziative insieme a gente che mi piace.

 

Sono prolissa, lo so. Se siete arrivati fino a qui sotto meritate un premio 😉

 

Un’ora con Francesca Baro de Il Club dei Libri

 

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In mezzo al caos di questi giorni, ho passato una piacevolissima ora (virtuale) con Francesca de Il Club dei Libri, che ha condiviso con me un momento importante: la scoperta di un libro che, da lettrice scettica e recalcitrante, l’ha fatta diventare una lettrice avida e appassionata. Oggi Francesca, oltre a scrivere di libri sul blog, organizza anche un gruppo di lettura tridimensionale (ebbene sì, esistono ancora, e il suo si preannuncia ricco di sorprese e spunti interessanti, quindi se abitate dalle parti di Ivrea non fatevelo scappare! A proposito, Francesca, quand’è che inizi a pensare di predisporre un collegamento Skype, così partecipo anch’io?)

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1) Il Club dei Libri: come e perché?
Nel 2012, insieme ad altre due amiche, avevo aperto un blog letterario. Ero totalmente inesperta di blog, di atmosfera nel mondo di internet, di tutto insomma. Avevo deciso di partecipare all’avventura semplicemente perché mi piaceva leggere e mi piaceva confrontarmi con gli altri sulle cose che leggevo.
Senza stare a dilungarmi più di tanto, ho scoperto presto che non era proprio tutte rose e fiori il mondo dei blog, anche se non c’è nulla da guadagnare, non ci sono posizioni da scalare e gente da impressionare per diventare capo di qualcosa. Se la nostra avventura era iniziata ad agosto, arrivati a Natale io ero già totalmente scoraggiata e demoralizzata, mi facevo un sacco di pensieri, leggevo “per aggiornare il blog” perdendo totalmente il piace della lettura perché prevaleva il senso del dovere per qualcosa che nemmeno mi piaceva più fare.
Le cose si sono trascinate ancora per qualche mese, fino a che a giugno del 2013 abbiamo chiuso il blog e io ho chiuso ogni cosa social che potesse in qualche modo riguardare i libri.
Poi, però, è passato il tempo e con esso il fastidio e la rabbia per le cose che erano successe e ho cominciato di nuovo a pensare di aprire un blog letterario senza avere veramente il coraggio di farlo. Così ho iniziato su Instagram a scrivere le recensioni dei libri che leggevo sotto le foto, in forma breve e concisa e ho inventato un hashtag, #ilclubdeilibri, appunto, per far sì che altre persone potessero scrivere questi brevi pensieri libreschi e condividerli con tutti e creare così un club vero e proprio di amici lettori.
Da questa condivisione e dall’adesione entusiasta che l’hashtag ha ricevuto (e anche grazie all’incoraggiamento di qualche amica) a febbraio è (ri)nato Il Club Dei Libri, con molte meno paranoie, molti meno pensieri, zero seghe mentali e tanta voglia di scrivere.

2) Chi c’è dietro Il Club dei Libri?
Francesca, che non è affatto nata lettrice. Da piccola rifiutavo i libri e la lettura come i bambini rifiutano la verdura! Mia mamma era disperata, soprattutto quando le ho comunicato che avevo deciso di fare il liceo classico.
Da quel momento, intorno all’inizio della terza media, la sua missione era diventata una sola: convertire la figlia alla lettura. Caso vuole che, proprio di fronte a casa nostra, abitasse una maestra che è anche amica di mia mamma. È stata lei a prestarmi il libro che mi ha cambiato la vita: La lunga vita di Marianna Ucria.
Non so nemmeno io cosa di preciso mi ha spinto a superare la prima pagina, forse le minacce di mia mamma o forse direttamente la sua presenza fisica di fianco a me, pronta ad impedirmi di muovermi fino a che non avessi letto un tot di pagine, fatto sta che non solo ne ho lette venti pagine, ma anche quaranta, ottanta centoventi e via fino alla fine. E, una volta letta l’ultima pagina, mi sono sentita persa senza Marianna, senza la sua storia e senza tutte quelle parole scritte nero su bianco.
Insomma, la Maraini aveva compiuto il tanto sperato miracolo.
Mi è successo un po’ quello che dice l’Holden Caulfield di Salinger:

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.

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Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e mentre cresceva Francesca, è nata e cresciuta la Francesca Lettrice che la pensa esattamente come Rigoberto di È finito il nostro carnevale del grande Fabio Stassi:

“I libri, per me, sono sempre stati come i numeri della roulette. Una questione d’istinto e di fortuna. Non avevo la minima idea di quale avrei scelto. Mi lasciavo attirare dalla copertina, dal nome dell’autore, da una frase; ne sfogliavo le pagine come un ladro, in piedi. Era il piacere dell’imprevedibilità, lo stesso che provavo quando conoscevo una donna. Quasi sempre valeva la pena. Ed erano scoperte, innamoramenti, smanie”.

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È esattamente così che la maggior parte dei libri entrano nella mia libreria e, anche se ho preso qualche cantonata, lo ritengo un metodo parecchio infallibile perché mi ha permesso di scoprire vere e proprie meraviglie e mi ha fatto conoscere autori che, altrimenti, con forte probabilità, non credo avrei mai letto.
È cosi che mi sono innamorata di Agatha Christie, che mi sono lasciata attirare dai best seller, che ho letto Dan Brown e Ken Follet, che ho conosciuto la letteratura inglese, un po’ quella francese, i classici russi, la letteratura israeliana che ho conosciuto con timore e mi ha catturata con passione.
Ma quella che amo in assoluto più di tutte, che ha rubato il cuore e non me lo ha mai più restituito è la letteratura americana.
Mi piace innanzitutto perché adoro fortemente quella terre, con le sue promesse di gloria e le sue contraddizioni profonde, mi piace il modo che gli americani hanno di guardare al loro paese e di guardare loro stessi senza farsi sconti; la crudezza del loro modo di scrivere che, accompagnata alla limpidezza del linguaggio, riesce a suscitare sentimenti ed emozioni travolgenti.
Siccome sono anche una persona che si perde facilmente, ad aiutarmi c’è una mia carissima amica: Elisa. Ci siamo conosciute sei anni fa grazie ad uno scambio su aNobii e, da allora, siamo diventate amiche prima libresche e poi anche nella vita. E sono felice che sia al mio fianco in questa avventura.

3) Il tuo scaffale d’oro
Questa è sempre una domanda temuta da tutti i lettori. E io, sadica, l’ho riproposta anche ai librai che intervisto. Comunque, tornando seri e tornando a noi, il mio scaffale ideale è questo:

J.D. Salinger, qualsiasi libro
La peste, Albert Camus
Io sono Charlotte Simmons, Tom Wolfe
Le ore, Michael Cunningham
Via col vento, Margaret Mitchell
Espiazione, Ian McEwan
La macchia umana, Philip Roth
Revolutionary Road, Richard Yates
Un albero cresce a Borooklyn, Betty Smith
The Help, Kathryn Stockett
Principianti, Raymond Carver
Le regole della casa del sidro, John Irving
Il meglio della vita, Rona Jaffe
We are family, Fabio Bartolomei
La commedia umana, William Saroyan
Una banda di idioti, John Kennedy Toole
Stoner, John Williams
L’infinito nel palmo di una mano, Gioconda Belli
Follie di Brooklyn, Paul Auster
Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann
Molto forte, incredibilmente vicino, Jonathan Safran Foer
Ogni cosa è illuminata, Jonathan Safran Foer
Luce d’estate ed è subito notte, Jòn Kalman Steffànson
Pian della Tortilla, John Steinbeck
L’opera struggente di un formidabile genio, Dave Eggers
La scopa del sistema, David Foster Wallace

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente
Eugenia Phelan, detta Skeeter, la rossa ragazza bianca che vive nella Jackson degli anni ’60 creata dalla penna di Kathryn Stockett e protagonista del suo The Help.
La sua voglia di cambiare le cose, che si concretizza anche in fatti e non solo nelle parole e la conseguente trasformazione in pecora nera, è una cosa che ho vissuto sulla mia pelle in un periodo particolare della mia vita. Sembra una cosa brutta, ma in realtà è una situazione difficile che porta a qualcosa di bellissimo, sempre. Ha cambiato in meglio me e la mia vita e la stessa cosa è successa a Skeeter.
(Anch’io adoro Skeeter, Francesca! Sarà che combatto con i ricci, come lei, e non sopporto il conformismo?)

5) Se il tuo blog fosse una canzone
People are strange dei The Doors perché il mio blog ed io siamo decisamente strange: Il Club dei Libri è nato per un puro piacere personale, per soddisfare me stessa e il mio bisogno di mettere per iscritto le sensazioni e i pensieri che i libri mi suscitano. Ovvio che, una volta creato, l’ho pubblicizzato e ho creato la pagina facebook e ogni volta che vedo il numerino salire sono contenta, però diciamo che non mi deprimo e non mi strappo i capelli se questo non succede.
Quando ho deciso di aprire di nuovo un blog, ho deciso che il mio motto sarebbe stato “take it easy” perché per me quel mio spazio è l’isola che non c’è, il luogo dove so che posso rifugiarmi quando il mondo, qua fuori, mi sta stretto. Non c’è nessuna pretesa di ricercare la fama, di farmi notare per arrivare a qualcosa, nessuna speranza o sogno di trovare un lavoro.
Capito perché People are strange? 😉

6) Il tuo rapporto con la lettura
Come tutte le relazioni che funzionano bene e funzionano per anni, il nostro rapporto non è costante ma cambia nel tempo e cresce mentre cresco io. In questo periodo, ad esempio, io e la lettura ci frequentiamo molto meno assiduamente rispetto a qualche mese fa.
Altre volte, invece, siamo compagne inseparabili e non mi vedo mai senza un libro in mano.
In generale, però, la lettura e i libri sono il posto in cui mi rifugio ogni volta che ho bisogno di scordare il resto del mondo.
Dopo le braccia di Alberto, ovviamente ❤

7) Progetti in cantiere
Sicuramente riprendere La Libreria dell’Armadillo con le interviste ai librai indipendenti: è un progetto che mi piace molto, che mi ha dato tanto, però è faticoso perché questi librai bisogna un po’ rincorrerli. Ma le cose facili a noi mica piacciono, no?
Altro progetto che sta decollando, alla grande contro ogni mia aspettativa, è il book club che ho deciso di organizzare qui ad Ivrea: si chiama Il Club Dei Libri (poteva essere diversamente?) e lo gestisco insieme ad un’amica. Ogni mese ci troviamo, di solito il terzo venerdì, e chiacchieriamo del libro che abbiamo letto o che avremmo dovuto leggere, la partecipazione agli incontri non è legata alla lettura del libro, ovvio che se lo si legge è più bello e divertente.
Inoltre, da qualche giorno a questa parte mi frulla in testa qualcosa che ho pensato di chiamare “American Feelings”: l’intento sarebbe quello di raccontare e approfondire autori, stati, tradizioni, correnti letterari senza alcuna pretesa accademica (di McMusa ce n’è una sola ;P), semplicemente attraverso gli occhi di una lettrice che si è innamorata dell’America anche e, soprattutto, attraverso i libri.
Ultimo, ma non ultimo, una nuova rubrica che in nuce esiste già da mesi, ma che tra una cosa e l’altra è sempre rimasta in bozza: Con un Libro in Valigia. Ogni volta che parto per un viaggio, che sia di settimane o di due giorni, mi porto sempre in valigia un numero proporzionato di libri che poi tengo sempre in borsa. L’intento di questa rubrica sarebbe quello di raccontare i miei viaggi attraverso i libri che mi hanno accompagnato nell’avventura.
Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta e spero di non perdermi per la strada.
(Te lo auguro, grazie della chiacchierata!)

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