Un’ora con…Luca Albani de Il lettore digitale

Faccio coming out: adoro gli e-book.

Ho comprato il mio primo Kindle a New York nel 2012 e, nel tempo, ho iniziato ad apprezzarne le molteplici qualità, tra cui le dimensioni ridotte e la possibilità di portare con me un numero indefinito di libri – cosa che a un’expat come me non può fare che comodo, e che ha alleggerito di molto la mia valigia sempre pronta.

Il lettore digitale di Luca Albani è un luogo ideale per i curiosi, i simpatizzanti e – perché no? – gli scettici del digitale. Le riflessioni di Luca sulle evoluzioni dell’editoria, digitale e non, si affiancano a delicate recensioni, come questa.

Il fatto che Luca sia anche una persona adorabile l’ha reso tappa obbligata del nostro consueto appuntamento mensile con Un’ora con: quindi, senza ulteriori indugi, lascio la parola al nostro lettore digitale.

 

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1) Il lettore digitale: come e perché?

Il nome del blog è un omaggio a un sito per me molto autorevole, the digital reader di Nate Hoffelder, un punto di riferimento sul Web che consiglio a tutti coloro che voglio capire dove sta andando l’editoria digitale negli USA e di conseguenza anche nel nostro paese. Ho scelto questo nome anche perché gran parte della nostra lettura oggi è digitale, la carta viene come dopo, non credi? L’immediatezza della nostra epoca ha trovato il suo mezzo nei bit e non è poi così male. Leggere di più significa scrivere di più e di conseguenza ragionare di più.

 

2) Chi c’è dietro Il lettore digitale?

Il lettore digitale che sta dietro al blog è un lavoratore dell’industria editoriale libraria italiana che non può ignorare una nuova declinazione dell’oggetto libro: l’ebook. Dieci anni fa in Italia erano in pochi a conoscere il libro elettronico e men che meno a credere in questo formato. Oggi gli editori tradizionali si stanno rendendo conto che una piccola parte dei loro fatturati dipenderà dalle vendite di questi testi privi di materia e anche gli operatori del settore come il sottoscritto non possono di conseguenza ignorare come sono fatti.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Il mio scaffale d’oro è aperto, è la biblioteca del mio paese d’origine dove sono cresciuto e potevo prendere qualsiasi libro fosse di mio gradimento curiosando tra gli strani codici della classificazione Dewey, 823 e 853 in particolare. Rispetto ad altri scaffali ci troveresti molta fantasy e molta fantascienza, una spruzzata di gialli classici e qualche incursione nella narrativa spagnola e in quella italiana. Oramai so cosa mi piace ed è un peccato che Tibor Fischer ad esempio non scriva più da un pezzo e che altri scrittori amati stiano pian piano invecchiando

 

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente…

… non mi viene in mente così su due piedi quindi posso concludere che non ci sia, tuttavia so da chi vorrei fosse scritto, questo personaggio, da Jim Jarmusch. Un regista che ha ideato e diretto storie bellissime, Ghost Dog, Broken Flowers, Solo gli amanti sopravvivono (spero vada in porto il suo progetto su Tesla…), che sono certo sarebbero stati libri stupendi ma non lo sono stati mai, per sorridere di coloro che ritengono validi solo i film tratti da libri. Jarmusch porta sullo schermo dei personaggi nei quali non mi immedesimo ma vorrei rivedermi.

 

5) Se il tuo blog fosse una canzone…

… sarebbe In un giorno di pioggia dei MCR scritta da Giovanni Rubbiani. Nel mezzo del cammino della mia vita le canzoni di quando avevi quattordici anni realizzi che ti sono rimaste dentro più di quelle che scopri dopo, perfino di quelle degli Smiths per dirne altre, senza offesa per nessuno. E poi in quella canzone c’è una dichiarazione d’amore per l’Irlanda che considero una patria d’adozione, mi ha dato molto quando non le ho chiesto niente e mi prendo tutti i giorni di pioggia che vorrà ancora darmi quando vi farò nuovamente ritorno.

 

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Faccio di tutto per ritardarlo il mio rapporto con la scrittura; questo è un tempo che quasi ti obbliga a scrivere, in genere di sé, e non mi va. Non mi è mai piaciuto che qualcuno mi costringesse a fare qualcosa. Se arriverò a cedere a questo demone spero di produrre qualcosa di talmente contaminato da risultare originale perché c’è troppa fiction derivata o autofiction in giro ed è difficile separare quella buona da quella pessima. Il mio rapporto con la lettura anche grazie agli ebook è rimasto costante nel tempo, sono un lettore forte senza complessi.

 

7) Progetti in cantiere

Imparare a fare il mio mestiere sempre meglio, mettere la testa a posto, incamminarmi verso il resto del secolo XXI senza credere alle chiacchiere di quelli che sono sempre in TV, vivere almeno fino allo sbarco dell’uomo su Marte o a una colonia permanente sulla Luna. Ascoltare più radio, leggere di più, correre più forte. L’effetto velocità, servirà no? Ci sarà un motivo? Probabilmente sì, è giusto accelerare ora, perché la vecchiaia, quella vera, non quella che ci dipingiamo ora immaginandoci splendidi ottantenni, significherà rallentare, fino a fermarsi. E allora muoviamoci.

 

Un’ora con…Tamara Viola di Citazionisti avanguardisti

Avete presente la Fata turchina?

Non è mai stato uno dei miei personaggi preferiti, ma sono sempre stata affascinata dai suoi capelli. Basta con le principesse e le fate bionde! Largo a personaggi avant-garde e dai colori anticonformisti, capaci di riscrivere i dettami estetici del mondo delle favole.

Tutta questa premessa per dirvi che l’ho incontrata veramente, la fata turchina. Anzi, ho fatto di più: ho bevuto con lei uno Spritz nell’unico bar del mondo sprovvisto di menù, ma dotato del cameriere più lento della storia (credo rientri nel Guinness dei primati). Abbiamo chiacchierato di libri e social media, famiglie meridionali e progetti per il futuro.

La fanciulla in questione è lei, Tamara Viola, spacciatrice di poesia e buone letture, cantastorie di Casal Bruciato, collaboratrice della rivista Inutile. In un articolo sul blog The Blooker (ciao, Giulia!) la nostra eroina si descrive così:

Pur essendo dotata di una bellezza folgorante, continuo a puntare sul fascino della mente. Leggo più di quanto scrivo, ma meno di quanto parlo. Una volta ho visto la Madonna, ma l’ho scambiata per David Bowie. Sono segretamente fidanzata con uno scrittore morto.

 A questo punto sarei curiosissima di scoprire chi sia, il misterioso scrittore morto di Tamara (il mio è Fernando Pessoa, ma questo lo sapevate già). Sono ancora in tempo ad aggiungere una domanda fuori programma?)

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1) Come nasce Citazionisti avanguardisti?

Ho sempre avuto un blog, almeno da quando mi sono avvicinata a internet. Ci sono arrivata tardi, nel 2006, quando ho aperto il mio primo live space, che se ci penso adesso mi viene da ridere. Ne ho un ricordo bellissimo: mi ha permesso di conoscere l’amore della mia vita. Non sono una persona costante: ne ho aperti diversi su varie piattaforme, poi chiusi o abbandonati. Citazionisti Avanguardisti è arrivato nel 2011: sentivo di nuovo l’esigenza di avere un “contenitore” per tutto ciò che mi passava per la testa. Il mio blog non ha un target preciso, non segue un filo logico, esattamente come i miei pensieri: ci puoi trovare recensioni di libri, cose di moda, di cinema ma sopratutto un sacco di fatti miei.

2) Chi c’è dietro Citazionisti avanguardisti?

Dietro a Citazionisti Avanguardisti c’è poca preparazione, molta improvvisazione e un sacco di sigarette. Non seguo un piano editoriale, non posto negli orari giusti, vado un po’ a ruota libera. Il nome? Un inno alla cialtroneria: i Citazionisti Avanguardisti sono coloro che citano Baudelaire ma che allo stesso tempo conoscono tutte le battute dei Simpson. Dei cialtroni colti, insomma.

3) Il tuo scaffale d’oro

Qualche tempo fa ho realizzato un post con il mio scaffale d’oro su The Blooker, il blog di Giulia Depentor. Il dramma è che probabilmente adesso cambierei tutto. Ci sono dei libri ai quali sono affezionata da sempre, ad esempio Lolita di Nabokov oppure L’amore è un cane che viene dall’inferno di Bukowski. Non scelgo un libro solo per il suo valore letterario: molti dei testi ai quali sono legata si collegano a momenti importanti della mia vita. Se posso, preferisco consigliarti i miei tre libri “del cuore” per il momento: Gli anni al contrario di Nadia Terranova, Lacci di Domenico Starnone e Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio. (Giuro che Einaudi non mi paga la stecca!).

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Un personaggio in cui mi immedesimo particolarmente? Non saprei. Io mi immagino sempre come un Mini Pony che galoppa felice nei prati sfoggiando una criniera dai mille riflessi colorati. Se invece ti riferisci ad un personaggio della letteratura (mi sa di si, eh?) allora dico Zia Mame. Credo che sarò così da vecchia.

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Se il mio blog fosse una canzone probabilmente sarebbe Summertime nella versione cantata da Janis Joplin, su vinile, che poi a un certo punto salta perché è graffiato e la voce si sente strana.

6) Il tuo rapporto con la scrittura

Questa è proprio una domanda difficile. Non riesco a definirlo al meglio: passo momenti in cui non vorrei fare altro che scrivere; momenti in cui vedere la quantità mastodontica di quaderni, agendine e moleskine che accumulo compulsivamente (più o meno come faccio con le scarpe) mi disgusta e mi annienta. Un sacco di pagine bianche e nemmeno un pensiero: aiuto! È altalenante, come tutte le cose della mia vita.

7) Progetti in cantiere

Progetti in cantiere: ok, panico! Penso a tantissime cose che vorrei fare, ogni giorno mi viene in mente un’idea nuova. Allora la appunto su un foglio. Il giorno dopo leggo, cancello e ne scrivo un’altra. Ecco, se ne avessi la possibilità, mi piacerebbe aprire una libreria per bambini. Magari un giorno succederà, chissà.

(Io faccio il tifo per te).

Un’ora con…Pino Sabatelli de I fiori del peggio

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Ritratto dello #Stronkman da giovane

Signore e signori, fate largo all’instancabile censore della parola scritta, a colui davanti al quale la pagina impallidisce, a colui che ha scudisciato Pynchon e ha detto de Il cardellino di Donna Tartt, parafrasando DFW,

non posso dire che è scritto male, “ma richiede al lettore una quantità di fatica che è ridicolmente sproporzionata rispetto alla soddisfazione che ne trae”.

#Facciamolabreve: largo a Pino Sabatelli, a.k.a. Stronkman (e qui mi partirebbe una variante del tormentone di Frozen, Do you want to meet a Stronkman? Tuttavia, nel tentativo – vano – di mantenere accettabili i – bassissimi – livelli di serietà di questo spazio, mi limiterò a canticchiarla tra me e me, lasciando la parola al buon Pino).    

I fiori del peggio: come e perché?

Il blog nasce dal desiderio di parlare dei libri che leggo con chi condivide la mia passione. Quando ho iniziato ad usare Twitter, non avrei mai immaginato di imbattermi in un’accolita di bibliofili accaniti quanto me. In un primo momento ho provato a ridurre le recensioni in 140 caratteri: impossibile. La concisione del mezzo è più adatta ad esperimenti icastici e divertentissimi, anche se non banali, come #fallabreve, piuttosto che a recensire in maniera sensata un testo. A onor del vero, un altro motivo per cui ho iniziato il blog è rappresentato dalla volontà, donchisciottesca, di contrappormi alla melassa imperante con cui si parla di libri su Twitter. Ma qui si dovrebbe aprire una discussione piuttosto impegnativa, per cui glisso. Quanto al titolo, si tratta del nome del file su cui, da anni, annoto le frasi che più mi colpiscono in un libro. Poiché, nella gran parte dei casi, dei libri c’è ben poco da ricordare, il titolo mi è venuto spontaneo: un gioco di parole piuttosto scontato, in effetti.

Chi c’è dietro I fiori del peggio?

Solo un lettore appassionato, onnivoro e dai gusti difficili, dicono. Non ho alcun interesse professionale nel mondo dell’editoria e per vivere mi occupo di tutt’altro. Non so se questo sia un bene o un male. Probabilmente, se dovessi scrivere di libri per lavoro, non mi divertirei così tanto. E, quasi certamente, non sarei così libero.

Il tuo scaffale d’oro

È uno scaffale molto lungo! Difficile fare una classifica, perché il gusto si evolve e, non avendo mai riletto un libro, non so se nella maturità confermerei l’olimpo della mia gioventù. Per limitarmi agli scrittori con i quali sono cresciuto e di cui apprezzo pressoché tutta l’opera, direi: Mann, Dostoevskij e Proust. Da diversi anni ho sviluppato una predilezione per la letteratura americana, nel cui oceano, se devo scegliere cinque nomi, dico: McCarthy, Yates, Wallace, Philip Roth e Carver. Ma è un gioco molto crudele!

Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Per quanto sia un lettore che sospende immediatamente l’incredulità, quando il libro merita, non ricordo di aver mai provato questa sensazione. Facendo lo stesso gioco con i fumetti, penso che sarei Topolino: un personaggio saccente, pignolo e insopportabile (che però ha sempre ragione)!

Se il tuo blog fosse una canzone

Senza pensarci troppo dico: Paranoid Android.

Il tuo rapporto con la scrittura

Adoro scrivere, intendo proprio il gesto fisico di scrivere con una penna sul foglio bianco. Il blog ha esacerbato la mia ossessione per la cura formale del testo: per ogni post impiego anche cinque, sei ore per la prima stesura, cui seguono almeno altre due o tre riscritture, in cui mi capita anche di sovvertire completamente l’architettura iniziale del pezzo, e un numero imprecisato di riletture per limare, sottrarre, ripulire. Quando mi accorgo che mi sto annoiando a rileggere, pubblico. Qualcuno penserà: “Visto il risultato, facevi più bella figura a dire che scrivi di getto!”.

Progetti in cantiere

Quest’anno voglio leggere Infinite Jest. Inoltre, visto il discreto successo di quella che ho fatto per La cresta dell’onda di Pynchon, conto, entro l’anno, di pubblicare le guide alla lettura di Infinite Jest e, udite udite, L’arcobaleno della gravità. Riguardo al blog, dovrebbe esserci qualche novità sulla piattaforma e sul nome di dominio.

Un’ora con…Francesca Crescentini di Tegamini

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La blogger di oggi non ha certo bisogno di molte presentazioni. È uno dei personaggi più colorati, camaleontici ed estrosi del web, capace di pettinare i minipony con la destra e scrivere con la sinistra (è mancina) una guida onnicomprensiva alla lettura di Infinite Jest, che utilizzerò quando mi deciderò a smettere di aver paura di DFW (quando? Quando? Quando?).
Avete capito di chi si tratta? (Certo, il titolo e la foto fanno un po’ da spoiler….)

Di colei che ha ammesso che fare i selfie non è facile (ha tutta la mia comprensione: nei miei pochi, miseri tentativi di autoscatto appaio con l’itterizia, il triplo mento e i capelli ad angolazioni improbabili), disquisendo con grazia di Joan Didion e gestendo la carriera di una vera star dell’Instagram, Ottone von Accident, tra un calendario e l’altro.

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E come dimenticare lo Storify di #Annasottoaltreno, ironica rilettura commentata su Twitter della mia amata, amatissima Anna (Karenina?)
Bando alle ciance, ecco a voi Madame La Tegamini, al secolo Francesca Crescentini (che fa pure rima, tra l’altro).
Buona lettura!

1) Come nasce Tegamini?

Tegamini è un incrocio di circostanze fortuite e improbabili. Potevo trovare un Pokémon, allevarlo come se fosse mio e girare l’Italia a piedi sfidando i barboncini dei passanti. Potevo iscrivermi a un corso di contorsionismo, studiare da spogliarellista o collezionare sassi dalla forma curiosa. Potevo andare a correre, che tanto male non mi avrebbe poi fatto. E invece no. Ho cominciato a scrivere su Tegamini. Era il 2011 e vivevo in un monolocale astutissimo. Il letto era una specie di gigantesca asse da stiro incastrata in una complessa struttura a parete. E si trasformava in un divano, quando lo tiravi su. Visto che non avevo mai ospiti perché a Torino non conoscevo praticamente nessuno, la modalità-salotto del monolocale non è mai stata sfruttata a pieno. In compenso, avevo un sacco di tempo per leggere, per metabolizzare la nuova vita, per imparare a rianimare una caldaia bloccata dal gelo e per raccontare delle scemenze su Internet. Ho sempre avuto un blog, sarà che sono figlia unica. Visto che ero diventata grande, però, mi sembrava il caso di ripartire con qualcosa di nuovo. E l’ho chiamato Tegamini, un nome adatto per un contenitore di piccole cose felici.

2) Chi c’è dietro Tegamini?

Tegamini funziona grazie a un vasto staff. Di recente abbiamo addirittura dovuto aprire un nuovo ufficio, capace di contenere e arginare la debordante estensione del TEAM. O forse sono semplicemente ingrassata, anche se MADRE sostiene il contrario. A dire la verità, ci siamo solo io e il gatto. Amore del Cuore, dopo aver verificato i fondamenti etici delle mie richieste, concede la sua preziosa collaborazione solo in caso di particolari emergenze grafiche. O se c’è bisogno di tenere in mano il telefono mentre mi vuoto una bacinella d’acqua gelata sulla testa. Se vogliamo proprio buttarla sul biografico, invece, non è che ci sia chissà che mistero. A marzo compio trent’anni (lutto incombente e sterminato), sono nata a Piacenza e vivo a Milano. Ho lavorato nell’editoria e, da un paio di mesi, sbalordisco il cosmo dalla mia nuova scrivania, in un’agenzia social. Di notte – e non per motivi d’insonnia – traduco libri per ragazzi, prevalentemente molto spassosi e pieni zeppi di giochi di parole che mi provocano acutissime emicranie. Ho sviluppato una dipendenza per la focaccia alle olive. Mi piacciono i dinosauri, gli animalini, le bestie mitologiche e i film con i supereroi. Mangio molto lentamente, apprezzo il surreale, sono orba e scrivo con la sinistra. In un lontano passato ero una superba sportiva. Non so stirare e non intendo imparare.

3) Il tuo scaffale d’oro

Anna Karenina, Una cosa divertente che non farò mai più, Il GGG, Niccolò Ammaniti, Kazuo Ishiguro, Gary Shteyngart e tutto quello che Michel Pastoureau ha mai avuto voglia di spiegarci. E Il manuale di zoologia fantastica di Borges. E Michele Mari.

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Stonecipher LaVache Beadsman III. Anche se non somiglio a Satana.

5) Se il tuo blog fosse una canzone…

Il cavallo di battaglia di un coro di alpini sbronzi, forse. Sono estremamente amusicale, in realtà. Non so che dire. Per rendere la faccenda meno assurda, ho elaborato una spiegazione degna di una sceneggiatura di serie B. Trauma infantile. I traumi infantili funzionano sempre. Il mio è il pianoforte. Mi hanno costretta a suonarlo, ho patito parecchio e finalmente mi sono ribellata, sviluppando un’acuta insensibilità alla musica nel suo complesso. Non mi sembra di conoscere abbastanza canzoni per trovarne una che abbia qualcosa in comune con Tegamini. Non è questione di “Cielo, Tegamini è troppo speciale per essere classificato musicalmente in qualche modo”. Zero, è proprio ignoranza. Quello che posso fare, però, è buttarmi sulle colonne sonore. Quelle fanno miracoli anche per la gente coi problemi, tipo me. Mi farò dunque soccorrere dal tema di Jurassic Park, per forza. E con immane fierezza.
Potere ai velociraptor!

6) Il tuo rapporto con la scrittura

Bisogna coltivare le cose che si fanno volentieri. O almeno credo. Io scrivo volentieri. Mi fa contenta. Non so quanto faccia contenti gli altri, ma per me – soprattutto quando si tratta del blog – è una gioia. Con il passare del tempo, quando mi sono accorta che c’era qualcuno che veniva incredibilmente a leggere quello che succedeva, ho addirittura cominciato a impegnarmi un po’. Credo che una sterminata componente della voglia di scrivere dipenda anche dalla curiosità e da come si è fatti. Io ho una naturale propensione per gli entusiasmi, per dire. Se scopro qualcosa che mi interessa e che tocca in qualche modo i pezzettini del mio mondo sono in grado di sviluppare invasamenti dal potenziale enciclopedico. E devo assolutamente dirlo a tutti. Come i bambini piccoli. Mi piace anche pensare che, scrivendo, si impari a coltivare il proprio sguardo. Accorgersi anche di quello che non si vede… e trovare il modo di raccontarlo, quello sarebbe proprio un bell’esperimento.
Quando scrivo per lavoro, invece, mi rilasso parecchio. Sembra una scemenza atomica, ma per me va così. Quando scrivo per lavoro non ci sono i miei pensieri da mettere in ordine. Magari il vostro cranio contiene un placido laghetto alpino. Liscio. Soave. Disciplinato. Io sono una specie di groviglio di polpi che si picchiano dei barattoli sul muso, con foga e prepotenza. Il fatto che i polpi siano in grado di aprire i barattoli è una roba che mi affascina oltre ogni immaginazione. Avranno il muso, i polpi? Comunque. Quando scrivo per lavoro, chissà poi come, riesco a creare quella magica bolla di distacco che mi permette di diventare efficiente. Penso solo a quello che devo dire, a come sta venendo fuori, alla logica di quello che ho davanti. I miei polpi trovano finalmente il modo di svitare e avvitare i loro barattoli in santa pace. Ordine. Disciplina. Un inedito aroma di croccante sensatezza. E mi pagano pure.

7) Progetti in cantiere

Sto scrivendo una cosa buffa. Ci tengo molto e mi piacerebbe finirla in un tempo ragionevole. Se poi qualcuno se la vorrà pigliare, tanto meglio. Sto anche cercando di far crescere dei vegetali nei vasi che mi sono ritrovata sul balcone. E vorrei una seria ristrutturazione del guardaroba: solo vestiti con delle bestie stampate sopra. Sarebbe anche bellissimo diventare una persona che ha il tempo di tenere un cane. Vorrei un volpino di Pomerania. Piccolissimo e straordinariamente gonfio. Lo chiamerei Rasputin. E ho bisogno di leggere i classici russi. Tutti.

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Un’ora con…Manuela Bosio di Parole senza rimedi

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Sono passati già sei mesi dalla prima puntata di Un’ora con, rubrica di interviste spuntata fuori un po’ come un fungo dopo un acquazzone a seguito di una lunga chiacchierata transoceanica con Giulia di The Blooker, che all’epoca viveva ancora in Nuova Zelanda, scrivendo e esportando Bookstee a tutti noi poveri book nerd.

Ci ho preso gusto, a parlare di persone che mi piacciono. Persone belle, persone da cui imparare, persone che, pur attraverso conversazioni esclusivamente virtuali (email, Skype, chat, whatsapp) mi hanno toccato, mi hanno arricchito, mi hanno lasciato qualcosa.

Ho chiacchierato quindi con Alessandra di Una lettrice, con Valentina Stella di Bellezza rara, con Valentina Meloni di Travel Upside Down e con Marta Ciccolari Micaldi de LaMcMusa, tanto per farvi il riassunto delle puntate precedenti.

E sono felice di inaugurare il 2015 con una blogger che riempie le sue pagine virtuali di poesia, perché ultimamente mi sono interrogata un bel po’, sul valore, sullo status e sul ruolo (apparentemente inesistente) della poesia nella nostra società: Manuela Bosio di Parole senza rimedi.

Il blog di Manuela è un posto bello. È un posto in cui rifugiarsi quando si ha bisogno di cercare quella bellezza, quel sempre nei mai di cui parla la Barbery ne L’eleganza del riccio.

Parole senza rimedi è la prova che la poesia è più necessaria che mai, oggi. Perché si ha bisogno di pensieri di bellezza per contrastare tutta la bruttezza che ci circonda. E Manuela la rende accessibile, la poesia, distillandola, alternandola a pillole di pensieri e vissuto. Grazie a lei ho scoperto – o riscoperto, a seconda dei casi – Luzi, Manganelli, Raboni, la Valduga.

E mi sono persa nella sue parole – che fossero parole che non avrebbe dovuto scrivere, riflessioni sulla memoria nate in una sala d’aspetto, bilanci di fine anno apparentemente casuali, altri e bassi della vita da prof.

E mi sono tuffata nelle sue recensioni, mai asettiche, sempre partecipate, quasi come se in realtà si stesse parlando davanti a una tazza di tè e la Mallarmeana fosse lì a raccontarti Giusi Marchetta, o Paolo Cognetti .

Ultima cosa, giuro: Manuela è una persona spontanea e lunare, trasparente come i pensieri e i frammenti di sè che riversa nei suoi post. È una persona che si mette in discussione e si pone domande, cosa che riscontro sempre di meno nell’esercito di tuttologi imperanti. E questa è una delle qualità che apprezzo di più in una persona.

Quindi, che aspettate a perdervi nelle sue parole senza rimedi?

Manuela Bosio

1) Come nasce Parole senza rimedi, e cosa rappresenta per te?

Come e quando, soprattutto. Il blog nasce in un gennaio particolarmente freddo di un anno molto importante per la mia vita, il 2012, a cui devo molto del mio essere attuale.

Non parlo soltanto di fatti, parlo soprattutto di sensazioni. È stato un crescere e un regredire contemporaneamente, il punto di avvio di una stagione stabile e inquieta allo stesso tempo.

Tutta questa necessità di dire aveva bisogno di uno spazio che la contenesse.

Così, il blog, che parte prima come luogo di commento poetico, o di libri letti e amati, di parole nascoste nelle pieghe delle pagine, poi si trasforma – e questo non so se sia un bene o un male – in parentesi di impressioni sulla realtà che mi circonda, di stati interiori che spesso galleggiano tra il detto e il non detto.

Nasce parallelamente alla mia esperienza come Professoressa di Italiano alla Scuola Secondaria, alla paura matta che avevo della mia vita in rapido cambiamento, a una visione nuova di alcune cose.

Provare a crescere a trent’anni senza rete di sicurezza è più difficile di quanto si creda.

Tra i primissimi post, quello a cui sono più affezionata è quello che riguarda Le notti difficili e il mio incontro con la lettura di Buzzati, autore che amo da sempre, che risulta ancora oggi uno dei più letti.

2) Chi c’è dietro Parole senza rimedi?

Bella domanda. Ci sono soprattutto io, penso si percepisca, ma anche chi mi sta intorno, la mia casa, il mio lavoro. E c’è anche chi è distante, soprattutto temporalmente, i personaggi dei libri che leggo, la loro vita pensata e immaginata, o fisicamente, ma presente attraverso le parole, dei libri, delle poesie, dei discorsi persi nella memoria.

C’è la provincia, facile e difficile, il mondo della scuola, i ragazzi con cui passo la maggior parte del tempo e ci sono i piccoli alunni con cui lavoro oggi.

Ci sono i ricordi, tanti, e i desideri. C’è la mente ma anche il corpo, le sue ferite, i suoi segni. Tutto condito con un po’ di malinconia, che non penso sia il mio tratto caratteriale predominante, ma esce spesso quando scrivo, chissà perché.

3) Il tuo scaffale d’oro

Premetto, non amo le liste. Chi mi conosce sa che rifuggo ogni idea di progetto che preveda elenchi di cose da dire o da fare. Per te farò un’eccezione.

Nel mio scaffale d’oro non può mancare la poesia, che compro e leggo da quando ero piccolissima, e tutti dicevano “Che schifo la poesia”, mentre io rimanevo affascinata da quei versi che sembravano dire ciò che io non sarei mai riuscita.

lo scaffale d’oro è un luogo che non contemplo, sarebbe infinito, ma ti posso dire ciò che occupa alcuni spazi importanti

Tutte le poesie di Giovanni Raboni

I sessanta racconti di Dino Buzzati

Il Maestro e Margherita di Bulgakov

Poesie 1972-2002 di V. Lamarque

L’isola di Arturo di Elsa Morante

Tutte le poesie di e. e. cummings

per dirti dei nomi, così, i primi che mi sovvengono.

4) Se Parole senza rimedi fosse una canzone (o una colonna sonora)….

Anche questa domanda è difficile, forse sarebbe una di quelle musiche brasiliane che sanno di tormento e abbandono e che, nel passaggio dopo esplodono di allegria, come un lampo, guardando con nostalgia al passato, all’infanzia e con gioia al presente e illusione al futuro, magari.

Una nenia che culla come un’onda, che annoia un po’, che poi, però, lascia qualcosa di dolce.

Ascolto musica di quasi tutti i generi, mi piace variare, dipende dai periodi, spesso dall’umore.

5) Cos’è per te la poesia, e una poesia che ti rappresenta, che senti tua (o più di una se vuoi)

Per me la poesia è molto importante, un fatto quasi naturale (lo so, è patetico, lo so.)

Devo premettere che non vengo da una famiglia di grandi lettori, a parte mia madre.

Quando ero piccola, mi accostavo alla lettura soprattutto su testi scolastici e, guarda caso, i testi più accattivanti risultavano sempre quelli poetici.

È un linguaggio che riesce a toccarmi nel profondo, che parla con le parole che vorrei sentirmi dire. Il passato ha visto anche un periodo di sventurata produzione poetica adolescenziale che ho dato in pasto alla polvere e all’umidità della cantina.

Ci sono molte poesie che sento mie, sarebbe impossibile elencarle tutte.

Mi piace molto una poesia di Giorgio Manganelli, il cui primo verso recita:

Desideravo vederti, desidero la fantasia dei tuoi capelli.

È un componimento che esprime un tormento d’amore e che mi piace soprattutto perché dice fantasia dei tuoi capelli, che considero da sempre una bellissima immagine.

Un’altra poesia che amo è quella, bellissima, di cummings

Mi piace il mio corpo

quando è con il tuo / corpo. È una cosa tanto nuova…

perché è l’idea che ho dell’amore.

Ultima, una poesia di Giovanni Raboni che mi è rimasta nel cuore per la malinconica familiarità che accomuna le nostre vite:

Vivi, io e te, per quanto?

contenuta nei Barlumi di storia.

Amo molto Patrizia Valduga e Vivian Lamarque, donne di poesia molto diverse tra di loro, ma capaci di appassionare le diverse parti di me.

Ce ne sarebbero molte altre, ma temo che non ci sia lo spazio sufficiente.

6) Il tuo rapporto con la scrittura

Premetto che nutro parecchi dubbi su ciò che sia realmente la scrittura e sul fatto che ciò che lascio sul blog possa essere definito tale.In generale, posso dire che il mio rapporto con la scrittura è abbastanza conflittuale.

Ci sono momenti in cui sento il bisogno compulsivo di scrivere, una sorta di “fame” che mi spinge a tracciare segni e raccontare le mie storie, lasciando andare impressioni emozioni anche molto intime e profonde.

Ci sono altri periodi in cui non mi è possibile nemmeno il pensiero della scrittura, e spesso ciò accade nei giorni in cui sto poco bene, o sono molto felice.

La scrittura resta comunque una passione che non mi lascia, che mi accompagna da anni e mi aiuta a liberarmi di certi fantasmi, a lasciarli andare, o a creare loro uno spazio confortevole..

Importante il legame con la lettura, infatti, più leggo cose che mi stimolano e mi coinvolgono, più riesco a vedere ciò che mi circonda con occhi nuovi, e magari a scriverne un frammento, un’immagine.

7) Progetti in cantiere

Progetti nuovi, no, oltre a quello di vivere tutto, forte. Ultimamente scrivo poco, un po’ perché ho meno tempo, a volte perché mi sembra di avere meno cose da dire. Spero di continuare a scrivere ancora per un po’ su Parole senza rimedi senza annoiare troppo chi mi legge, raccontando storie a chi le vuole sentire, consigliando i libri e le poesie che amo e ho amato di più. Regalando parole. Senza rimedi, naturalmente.

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Un’ora con…Marta Ciccolari Micaldi di LaMcMusa

martaOggi è la volta di una delle mie blogger preferite, perché è proprio figa. E si, è un aggettivo che si addice a un pubblico adolescenziale, ma non c’è epiteto che le si addica altrettanto: Marta rocks.

E si, stiamo parlando della mitica Marta Ciccolari Micaldi, in arte LaMcMusa, realizzatrice di sogni a stelle e a strisce, icona di una cultura americana – letteraria e non solo – vissuta in chiave pop e ottimista. Non sapete cosa sia il poptimism? No panic: Marta lo spiega diffusamente qui e qui, ed è una delle cose che preferisco del suo blog: la lettura (e la letteratura) non come piacere elitario, riservato a chi legge i libri giusti (ma poi, quali sono??), a chi ostenta la lista di classici letti, a chi critica le scelte di lettura degli altri  a priori; la lettura come piacere, tout court.

Oltre a essere una bravissima blogger, Marta ha fatto del sogno americano la sua professione: insegna corsi di letteratura americana on the road, che hanno come epicentro uno Stato e ne esplorano miti ruggenti di ieri e di oggi attraverso gli scrittori contemporanei più significativi. All’input letterario si affiancano stimoli musicali, cinematografici, sociali e politici, per un affresco pop-letterario a tutto tondo che permette di viaggiare attraverso le parole, con la fantasia..in attesa di altri viaggi. Perché Marta è un ciclone e non sta mai ferma, e la prossima tappa è viverli, quei sogni americani, non sognarli soltanto: a partire da maggio 2015, la McMusa porta i suoi fortunati lettori, studenti e simpatizzanti, in giro per gli States, in una serie di book tour in cui le pagine diventano strade, la polvere parole, le nuvole punti esclamativi. Già il nome di questi corsi di letteratura americana in trasferta è tutto un programma: book riders, perché i libri si consumano, si cavalcano, si esplorano. Si vivono.

I book tour, organizzati con il tour operator Xplore, esordiscono a maggio 2015, direzione Chicago e Illinois, inseguendo DFW e Saunders, Bradbury e Eggers. Non so voi, ma io ho comprato un salvadanaio nuovo di zecca (lettori, ogni contributo è benaccetto! 😉 )

Se tutto ciò non vi avesse già dato voglia di correre a sbirciare LaMcMusa, eccovi qui una delle musa-recensioni: Prendila così di Joan Didion. Non la classica recensione che ormai ha stancato tutti quanti (incipit, trama, dovete leggerlo assolutamente perché, voti stelline e quant’altro) ma una raccolta di impressioni sulla lettura: nude, crude, oneste.

E se dopo tutto ciò non siete convinti, come direbbe Marta, fuck, let’s go surfing.

 

1) Come nasce la McMusa?

La McMusa nasce per necessità di una ricerca egocentrica: a cavallo del 2012-13, quando ormai erano quattro anni che l’università era finita e già quattro anni che il lavoro faceva le bizze, ho sentito l’esigenza di cercare la mia voce: desideravo condividere con gli altri e a modo mio la mia visione della cultura, una visione pop, modernista e rivoluzionaria insieme; desideravo studiare, raccontare, dire qualcosa di diverso su un argomento che mi appassiona tanto da sempre, la letteratura americana.

Desideravo stare sullo schermo ben visibile invece che dietro ben nascosta. Desideravo – ancora – dettare io le regole del gioco a costo di avere zero follower ma a patto di – ripeto – trovare la mia voce.

Nella primavera del 2013 ho soggiornato negli Stati Uniti per dieci settimane: ho capito mentre facevo le valigie a Torino che quella era l’occasione perfetta per farmi nascere.

2) Chi c’è dietro la McMusa?

C’è Marta, 32 anni, mora, occhi e sorriso grandi, calorosa, piedi per terra, animo inquieto, tosta e leale, poche ma buone questioni di principio. Vado dove voglio, in genere. Il mio colore preferito è il rosso perché è quello per cui mi incazzo. Le cose facili mi annoiano ma la vita mi piace molto.

3) Il tuo scaffale d’oro.

Jonathan Lethem, David Foster Wallace, Hunter Thompson. Non è uno scaffale a caso, è quello reale del momento: ho un lungo comodino, vicino al letto, su cui c’è sempre una selezione di libri “sacri”, che se ne stanno lì, separati rispetto agli altri. Non sono sempre gli stessi, cambiano periodicamente, con tempi molto lunghi. È lo scaffale dello studio.

Il primo scaffale d’oro della storia della mia vita aveva Gabo, Vargas Llosa e Borges. Le basi. Il romanzo della mia vita, tuttavia, è American Psycho del numero uno Bret Easton Ellis.

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Un personaggio femminile che non esiste, la donna nascosta dietro i personaggi maschili di cui solitamente leggo, che li accompagna, li osserva, li spalleggia o li affronta, li immagina quando loro non sono in scena. Molto difficilmente mi immedesimo nei personaggi letterari, mi riesce molto meglio con quelli reali o musicali. Mi riesce senz’altro bene al cinema, ma durante la lettura no, preferisco essere sedotta, dover star dietro a qualcun altro. Ultimamente, però, mi riesce molto facile immedesimarmi nella moglie di Matthew McConaughey. Vale? (Si, Marta, vale 🙂 )

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Smells Like Teen Spirit: provocatoria, stufa della solita merda, ironica, semplice e geniale insieme, talmente grunge che è diventata pop. Grunge, my libido. Che poi, comunque, è la canzone mito della mia generazione e con “mia” intendo “di quelli come me”.

Immaginala cantata da una donna.. che quando smette di essere arrabbiata alterna alla stessa chitarra Forever Young di Bob Dylan. Ecco, se devo essere io a dargli un andazzo musicale, il mio blog fa quest’altalena. Provocazione-serenità (avanti), lights-denial (indietro).

Poi magari qualcuno dei miei lettori pensa che La McMusa sia più simile a Oops, I did it again della Britney che a tutto questo rock e va bene lo stesso. Giuro.

6) Il tuo rapporto con la scrittura

È impegnativo, è complicato. Scrivere mi piace tantissimo e adesso, dopo quasi due anni di blog, sento di avere sviluppato uno stile, di essere autrice più che blogger. Me lo dice chi mi segue e lo sento anche io, è una sensazione sempre più definita, che prima avvertivo soltanto e che oggi invece ha un carattere forte e personale.

Per me la scrittura viene prima di tutto. Per questo motivo è complicato, perché quando mi metto a scrivere un post ci metto tanto tempo, tanto impegno, tanta “me”.

Inizio sempre con l’idea che sarà una cosa difficile, leggo, rileggo, correggo finché tutto non suona perfetto.. e dico “suona” proprio perché il mio spirito guida – anche questo l’ho capito solo con l’esercizio – è la musicalità delle parole che scelgo, del taglio che do alle frasi, del ritmo che tiene insieme i paragrafi.

7) Progetti in cantiere

Questa è la domanda che preferisco. Il 2015 inizierà con tantissimi progetti! Posso elencarli?

Numero uno: Book Riders, ovvero la trasformazione dei miei corsi di Letteratura Americana in veri e propri viaggi on the road in America. Si parte a maggio per la prima corsa: Chicago e Illinois, ovvero la casa di Dave Eggers, David Foster Wallace, George Saunders, Saul Bellow, Ray Bradbury e tanti altri. Sarà bellissimo, io non vedo l’ora.

Questo è proprio un sogno che diventa realtà. Puoi leggere tutta la storia qui.

Numero due: proseguono le mie lezioni di Letteratura Americana con due importanti svolte. La prima è che da qualche mese è nata una partnership con XPLORE, un tour operator con sede a Torino che opera solo ed esclusivamente per Stati Uniti e Canada.

Con loro ho organizzato i Book Riders e presso la loro sede verrà svolto il corso nuovo, quello su.. rullo di tamburi.. la Louisiana!! A grande richiesta, è finalmente giunta l’ora di parlare di True Detective e New Orleans (mercoledì 20.30-22.30 a partire dall’11 marzo).

Accanto a questo, però, il primo corso della mia carriera, quello sull’Illinois, farà il suo ingresso alla Scuola Holden nel programma delle lezioni-palestre serali rivolte al pubblico (venerdì 19-21 a partire dal 6 marzo).

Numero tre: siccome è prerogativa assoluta della mia attività di docente trattare solo di Stati americani dove sono stata e dove ho raccolto materiale di prima mano, siccome in Louisiana ancora non ci sono stata e il corso inizia a marzo, siccome tutto questo tu cosa ne deduci? Oh yes, baby 🙂

E poi c’è il blog, ovviamente, che elenco per ultimo perché non è una novità, ma che – ti assicuro – mantiene ben saldo la sua posizione di sovrano indiscusso.

Buon anno, allora, no?

(Decisamente, Marta. Buon 2015 di sogni americani, Musa!)

Un’ora con…Valentina M. di Travel Upside Down

Valentina è una delle prime persone che ho conosciuto attraverso il blog. Insieme abbiamo lanciato #letteredamore2013, iniziativa che consisteva nello scrivere una lettera (rigorosamente a mano: niente ausilii digitali!), o nel riproporre una lettera d’amore celebre, sempre manoscritta, messa dentro un libro lasciato in un luogo pubblico, per regalare parole di amore e di speranza e sensibilizzare il più possibile alla lettura e alla scrittura. È solare, creativa, un po’ hippie, piena di energia positiva, gli occhi allenati alla ricerca di bellezza da immortalare nelle sue foto (si è già parlato delle sue incantevoli foto su Instagram qui). È innamorata della sua Sardegna, che racconta con freschezza ed entusiasmo sul suo blog, Travel upside down, facendone scoprire angoli e pezzetti più nascosti, meno conosciuti, meno turistici. Quello di Valentina non è un solo un blog di viaggi: a ogni luogo Valentina abbina pensieri, citazioni, immagini, impressioni, portando il lettore in pellegrinaggio lungo la via Francigena, in un paesino fantasma sardo, tra gli hippie della Valle della luna, tra nebbia e fantasmi nell’Appennino ligure. Siete pronti a viaggiare con lei?

Come nasce Travel upside down?

Travel Upside Down è un piccolo mondo colorato nato tre anni fa su ispirazione del momento. Volevo raccontare la mia vita in Estonia per lavoro ed era un modo per mettere su “carta”, o meglio su “web”, le mie impressioni e raccontare le avventure che vivevo in un paese lontanissimo dal mio. Nel tempo si è evoluto, sia graficamente sia nel mio modo di narrare e narrarmi. Pian piano è diventato uno spazio sempre più personale; le foto hanno lasciato spazio non solo ai propri colori, ma anche a impressioni e post sempre più intimi. Ora il blog rappresenta uno spazio creativo di cui adoro prendermi cura, creato a immagine e somiglianza del mondo che ho in mente e quindi ricco dei miei colori.

Chi c’è dietro Travel upside down?

Chi c’è dietro Travel Upside Down? Io direi dentro Travel Upside Down…. Lì dentro c’è la vita di una persona che preferisce celarsi dietro immagini e parole, piuttosto che raccontarsi in maniera chiara e diretta. Credo che descriversi a volte sia davvero difficile, soprattutto quando la propria personalità è complicata e caratterizzata da centinaia di sfumature diverse. La creatività è un modo per parlare di sé senza essere banali e permette di mettere in luce una piccola parte della propria mente. C’è una parola sarda che mi descrive alla perfezione: “areste” (agreste, della campagna, selvaggio, indomito). A questa parola sono legati molti tratti di me.

Lo scaffale d’oro di Valentina

Adoro la malinconica solitudine dei libri di Murakami Haruki, quel senso di smarrimento dei suoi personaggi e il modo in cui lui racconta la vita. L’esistenza per lui è qualcosa di difficilmente delineabile, dove il confine tra i sentimenti è sempre sfocato e molte situazioni rimangono sospese nel cuore dei personaggi. Ultimamente, mi sto appassionando anche alla scrittrice spagnola Anais Nin e sono completamente affascinata dal suo modo di scrivere così poetico e allo stesso tempo realista. Fa un uso delle parole impeccabile. Credo che Anais Nin vivesse nel mio stesso mondo. Leggere i suoi libri è qualcosa di molto profondo perché condividiamo la stessa linea immaginativa. Inoltre m’identifico sempre con chiunque ami esplorare il mondo attorno a sé, in qualsiasi modo possibile, attraverso i viaggi, l’arte, la scrittura o qualsiasi attività in cui bisogna mettere in moto le proprie capacità e il proprio senso dell’avventura.

Se Travel upside down fosse una canzone…

…sarebbe un misto tra: The Easybeats, “Good Times” e Cat Stevens, “If you want to sing out”. I’m gonna have a good time tonight, Rock n’ Roll music gonna play all night, Come on baby it won’t take long, Only take a minute just to sing my song.” The Easybeats “Well, if you want to sing out, sing out And if you want to be free, be free ‘Cause there’s a million things to be You know that there are And if you want to live high, live high And if you want to live low, live low ‘Cause there’s a million ways to go You know that there are.”

Valentina, la scrittura e la fotografia

Il rapporto con la scrittura è abbastanza complicato, ma in senso positivo. Mi chiedo spesso quali siano i confini entro i quali voglio restare per rispettare la mia personalità molto riservata. Spesso mi chiedo se quello che scrivo possa rendere al meglio quello che sento; e, infatti, non riesco a scrivere a comando ma solo quando mi sento particolarmente ispirata. La fotografia invece è per me un mondo più semplice e immediato. Credo che dalla galleria fotografica di una persona si possano capire tante cose in base al modo in cui coglie situazioni, persone e sfumature.

Progetti in cantiere

Ogni giorno è una nuova occasione per creare progetti e mantenersi vivi.

Un’ora con…Valentina di Bellezza rara



Dopo la chiacchierata con Giulia di The Blooker e quella con Alessandra di Una lettrice, questa mi sta particolarmente a cuore, perché Valentina l’ho effettivamente conosciuta e vista due volte in quel di Greyville, e ho quindi avuto modo di toccare con mano la sua freschezza, il suo entusiasmo, la sua passione per le cose che dice, che scrive, che fa. Perché incontrarsi nel mondo virtuale offre possibilità pressoché infinite, eliminando limiti spazio – temporali, ma non può sostituire una chiacchierata davanti a coca-cola e insalata durante la giornata più piovosa del luglio più piovoso della storia 😉

Genesi ed evoluzione di Bellezza rara

Valentina ha creato Bellezza Rara nel 2010, mossa dal desiderio di parlare di bellezza, soprattutto della bellezza trovata nei luoghi visitati prima di diventare mamma, nel corso dei suoi viaggi di lavoro.

Per due anni è stato uno spazio che Valentina riempiva sporadicamente con una manciata di post, principalmente sulle sue città del cuore, New York e Lisbona, che hanno messo prepotentemente radici nella sua memoria (e il terzo post su Bellezza rara, La mia New York, fa venire voglia di abbandonare tutto, fare la valigia e partire per la Grande mela, guardandola con gli occhi innamorati di Valentina).

Poi, a marzo 2012, in seguito a un momento difficile in ufficio, ha scritto il primo post molto personale, in cui parlava del rapporto famiglia-lavoro. Bellezza Rara ha così fatto un primo ingresso nel territorio del mommy – blogging. Valentina stessa non sa se definirlo propriamente un mommyblog, o, almeno, non sa più se definirlo così, dato che più passa il tempo più si sente in imbarazzo quando parla di sua figlia, che ora ha cinque anni e una sua personalità da rispettare e tutelare. Per questo motivo, da un po’ di tempo, Valentina preferisce scrivere quasi esclusivamente delle sue esperienze e dei suoi ricordi.

(Mia personalissima opinione off the record: Bellezza rara è molto più di un mommyblogo un blog di viaggio: è un contenitore di storie scritte col cuore, di dichiarazioni d’amore a Torino, di ricordi al sapore di Lisbona, di New York e di nostalgia, di bellissime lettere che Valentina scrive a G., la sua nana riccioluta. Ecco, per esempio un paio di giorni fa ho letto questo post, e mi sono commossa, perché in poche righe ho trovato tutta la bellezza che cercavo.).

Bellezza Rara è Valentina. È tutto ciò che ha dentro. Ricordi, sogni, passioni. Ed è soprattutto quell’impulso irrefrenabile di scrivere che ogni tanto sente e che non può non assecondare.

 

Lo scaffale d’oro di Valentina

Il bar delle grandi speranze di JR Moheringer

Fiestadi Ernest Hemingway

La stradadi Cormac McCarthy

Un amoredi Dino Buzzati

Un uomodi Oriana Fallaci

Dice Valentina del suo rapporto con la lettura:

Quando ero al liceo classico divoravo i libri di Oriana Fallaci e sognavo di diventare quel tipo di donna: coraggiosa, anarchica e forte. Sognavo di diventare una giornalista di guerra, ma soprattutto sognavo di essere la Fallaci di Un uomo: innamorata e pronta a lottare contro tutto il mondo per il suo uomo e per il suo amore. Poi ho scelto Economia e Commercio e una vita decisamente più tranquilla della sua, ma quel modo di vivere le passioni mi è rimasto nell’anima.

 

Se Bellezza Rara fosse una colonna sonora…

sarebbe di sicuro di Ennio Morricone, che Valentina adora.

In particolare, sarebbe quella di C’era una volta in America.

Se fosse una canzone…ma Bellezza Rara è una canzone! Il nome del blog deriva da una canzone brasiliana che la fanciulla ascoltava sempre ai tempi del suo Erasmus a Lisbona e che per lei è diventata sinonimo di felicità, spensieratezza, leggerezza.

 

Valentina e la scrittura

Valentina racconta storie. Storie che catturano attimi di bellezza (quella bellezza rara, appunto, che poi è titolo ed essenza del suo blog).

Ho chiesto a Valentina di raccontarmi un po’ come vive la scrittura, cosa significa per lei, qual è il suo rapporto con le sudate carte (o il sudato pc J):

Ho sempre amato scrivere, ma l’ho sempre ritenuta una passione e nulla più. Da qualche anno ho capito che anche lo scrivere ha le sue regole e soprattutto è una passione che va coltivata e arricchita, e quindi ho cominciato a frequentare corsi di scrittura e a leggere i grandi della letteratura dai quali vorrei imparare. Per me la scrittura è come l’amore con il quale decidi di costruire una famiglia: richiede passione e istinto ma anche tanto impegno.

E sui suoi progetti in cantiere:

Ho in cantiere un ebook che uscirà a ottobre con Zandegù: sarà una guida turistica molto speciale. Diciamo che sarà una guida a un certo tipo di sentimenti 🙂

Poi ho in cantiere un romanzo che non so quando finirà, ma mi sta tenendo molta compagnia. Parla di Arturo e Sara, e del loro corto circuito un giorno di aprile.

E poi mi piacerebbe tanto scrivere qualcosa sulla mia città, Torino, che adoro fotografare e descrivere, ma non ho ancora ben inquadrato l’idea.

(N.B: Valentina scrive anche su #lamiatorino e riempie il suo profilo Instagram di foto meravigliose che mi fanno venire una voglia matta di scoprire questa meravigliosa città che, ahimè, non ho mai visitato).

Insomma, che aspettate? C’è tanto da leggere, e il tempo è sempre troppo poco 😉

PS: Un grazie speciale a Valentina che ha avuto il coraggio di venirmi a trovare nel mio ufficio sperduto in mezzo al nulla, sotto la tormenta.

PS2: Ecco un assaggio delle bellissime foto di Valentina, tra Torino, Stati Uniti e Portogallo.

 
 

 
 

 

Un’ora con..Alessandra di Una lettrice

Dopo la chiacchierata virtuale con Giulia di The Blooker, è la volta di un’altra delle mie blogger preferite: Alessandra di Una lettrice, paladina di  #libribelli, posti da favola dove leggere, alla costante ricerca di attimi di inattesa, incalcolabile felicità. Ed è stata veramente una bella chiacchierata, come se fossimo state sedute in una sala da tè una di fronte all’altra e non a centinaia di km di distanza, a dimostrazione del fatto che, nonostante abusi, soprusi e fraintendimenti, la rete unisce, davvero, e affacciarsi alla propria finestrella virtuale paga, perché si possono incontrare spiriti affini, anime belle, compagni di sbronze, di merende e di letture.

Genesi di Una lettrice

Una lettrice nasce nel marzo del 2013 a seguito di un gruppo di lettura reale (si, la regia mi conferma esistono ancora..e sono di una bellezza confortante. Pensate al Bookeater club di Zelda was a writer…). Il gruppo di lettura era nato sul social network Anobii, dove le recensioni dei libri letti venivano pubblicate.
Tuttavia, le recensioni su Anobii sono accessibili solo agli altri utenti iscritti; quando il profilo twitter di Alessandra ha iniziato a crescere, molti follower non iscritti ad Anobii hanno iniziato a chiederle consigli su questo o quel libro. Ergo, Alessandra ha deciso di portare le sue recensioni (o i suoi commenti, come ama definirli) fuori da Anobii e di dare vita ad un blog.
Il suo profilo Anobii vanta più di 400 libri e molti commenti, quindi la nostra prode lettrice ha deciso di non riportarli tutti pedissequamente, ma di effettuare una selezione: nasce così #libribelli.

#LIBRIBELLI

Scrive Alessandra nel suo blog:

Bello è una parola svuotata di ogni significato, ma nell’accezione in cui la uso nel tag #LIBRIBELLi significa “libri che vale la pena leggere”.
In Italia in media si pubblicano 61mila titoli all’anno, cresce il fenomeno del selfpublishing e è difficile orientarsi. Io, che sono una lettrice quasi di professione, ho trovato e trovo difficoltà nel momento in cui mi chiedo “e ora, cosa leggo?”. Ho sviluppato negli anni un’abilità nel capire in primis quali libri non leggere.
Ho pensato, di contro, di categorizzare con #LIBRIBELLI quelli che vale la pena leggere.


Potere trovare l’elenco di #LIBRIBELLI (in costante aggiornamento) e le relative recensioni qui.
Lector in fabula

Alessandra nasce praticamente lettrice: cresce in una casa stracolma di libri, i suoi genitori sono due accaniti lettori. La nostra eroina sostiene sostiene che non ci sia miglior insegnamento che il comportamento: ha iniziato a leggere per imitazione e la lettura è diventata presto una fedele compagna, permettendole di evadere dalla noia del quotidiano casa-scuola, visitando posti lontani, conoscendo nuove epoche storiche, immergendosi in nuove realtà, assaporando sentimenti sconosciuti. Sostiene Alessandra (sostiene):

La lettura è sempre stata una mia amica, anche se non credo che i libri contengano la verità.

Alessandra non ha libri del cuore, o meglio, ne ha avuti diversi in ogni fase della sua vita: Le cronache di Narnia di C.S. Lewis da bambina, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen da adolescente, Lettere a Lucilio (sull’amicizia) di Seneca da ventenne. Il libro per i trenta le manca, perché è diventata trentenne da pochissimo 😉
I libri che consiglia per l’ombrellone (o l’aereo, o la campagna, o la montagna, o la pausa pranzo per chi non è in ferie) sono:
1. Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, per sognare
2. I Middlestein di Jami Attenberg
3. La storia di un matrimonio di Andrew Sean Green
4. Tokyo orizzontale di Laura Messina
5. A neve ferma di Stefania Bertola
Una lettrice in cerca di personaggio

Tutte le volte che apre un libro, Alessandra vi ritrova un pezzetto di se stessa. Inoltre, si professa troppo mutevole e camaleontica per immedesimarsi in un solo personaggio.
E’ un po’ come per i tatuaggi: come Alessandra non crede che potrebbe farsene uno e vivere tutta la vita rinchiusa dentro un solo disegno, così non riesce a racchiudere tutta la sua esperienza di lettrice dentro un unico personaggio. Finora 😉
Una lettrice e la scrittura

Alessandra scrive.
Scrive sul blog. Scrive email alle persone care. Scrive post it per il suo ragazzo. Scrive biglietti d’auguri e scrive lunghissimi elenchi puntati sulla sua moleskine. Scrive molte e-mail di lavoro e ha scritto 45000 tweet.
Scrive un sacco di whatsapp, ma solo a sua sorella.
Soprattutto, Alessandra si definisce – con quella semplicità e modestia che ho imparato a scoprire e ad apprezzare, nei limiti del remoto – una lettrice.
Una ragazza che ha fatto dei libri sia la sua professione – imparando anche come nascono, come si fanno in modo concreto – che la sua passione.
Una lettrice, felice del fatto che i suoi amati libri le abbiano dato la possibilità di conoscere persone nuove. Persone belle. Persone che amano i libri.

Una lettrice e i social

Alessandra è molto social 😉 (e al tempo stesso molto riservata: sembra un ossimoro, ma non lo è, e anch’io ne sono la testimonianza vivente).
Ha account un po’ ovunque: oltre ai già citati Twitter e Anobii, ama Pinterest (sbirciate il suo board “esprimi un desiderio“: è adorabile!) ed è attiva su Facebook e LinkedIn.
Le piace essere parte attiva sui social e scrivere qualcosa di suo, invece di essere parte passiva che osserva e critica: a sentire Alessandra, per fare la vecchietta affacciata alla finestra che spia i ragazzi che si baciano per strada mancano ancora almeno 50 anni;P
Questo non significa che condivide tutto di sè, anzi; come si è detto prima, è estremamente riservata e pronta a condividere solo alcune sfere della sua vita, l’amore per i libri e per la lettura in primis.

Nel blogroll di Alessandra…..

fuck you very much (non lasciatevi trarre in inganno dal titolo: è un blog di fotografia 😉
All things stylish, un blog di fotografia, arte e stile, dai colori tenui e delicati, di sogno;
The tao of Dana, il bog di una ragazza americana che si occupa di feng shui e positività;
– il mitico Brain Pickings di Maria Popova (ne abbiamo parlato anche qua e qua)
..insomma, la fanciulla ha una sezione feedly molto ricca e variegata! Qui trovate un elenco più esaustivo dei blog Alessandra – approved.
Una Lettrice e la poesia
La soave fanciulla si è innamorata di Neruda quando viveva in Spagna, e non l’ha più mollato. Ama a pari merito – e consiglia – le Odi elementari e Venti poesie d’amore e una canzone disperata.
Progetti in cantiere

1) Il progetto sulla felicità
Da un po’ di tempo, Alessandra ha iniziato e leggere e a indagare il concetto di felicità. Prima ha sperimentato – per gioco – il progetto #100happydays . Quando quest’ultimo è terminato, con sua grande soddisfazione, ha deciso di impegnarsi a cercare ogni giorno un momento felice: una sorta di gioco della felicità, che – fortunatamente – di Pollyanna ha ben poco 🙂
2) Space clearing e decluttering
Sono due iniziative volte a liberare spazio fisico in casa, in ufficio in macchina et alia, per dare modo ad altre cose di entrare. Cose nuove. Cose belle. Cose che verranno 🙂 (lasciando sempre un angolino libero per l’inatteso, l’inaspettato, il sorprendente)
Dice Alessandra a proposito di questo suo progetto:

Decluttering significa liberare spazio. è una cosa fisica: nel senso che tendiamo ad accumulare troppi oggetti che non usiamo e ciò blocca le energie di crescita e di positività. Si tratta di imparare a lasciar andare. Ho fatto molta beneficenza e ho regalato oggetti, libri, vestiti, un quadro. ma è anche una cosa mentale. Io per esempio ho fatto decluttering della parola dovrei.
Ho iniziato ad osservare quando la uso e ho inizato a sostituirla con Potrei o Vorrei. ti cambia la prospettiva delle cose che fai ed è molto liberatorio. Insomma queste pratiche servono per accumulare benessere.

Imparare a lasciar andare…sarei la prima a dovermi ispirare ad Alessandra, io che vivo nel passato e non butto via proprio niente..
Potete leggere i post di Alessandra sulla felicità qui e sul decluttering qui.

Happy reading con Una lettrice!

Un’ora con…Giulia Depentor di The Blooker

Giulia Depentor e il suo ukulele (foto tratta dal suo blog, The Blooker)

Succede che, ad affacciarti da una finestrella virtuale, ti si aprono davanti miglia e miglia di oceano, fino ad arrivare ad un continente sognato, desiderato ma non ancora visitato, se non col pensiero: la Nuova Zelanda.
Succede che i libri sono la cosa che ami più al mondo, e ti capita di incontrare (sempre affacciandosi dalla famosa finestrella) qualcuno che ci lavora ogni giorno, tra i libri, li scrive, i libri, e…li indossa anche, i libri.
Succede che, dopo una lunga giornata di pioggia, conosci via Skype una ragazza spontanea e simpatica, che si è appena svegliata dall’altra parte dell’oceano, in un continente di cui parla e racconta nel suo blog The Blooker.
Avrete già capito di chi parlo: dell’eclettica Giulia, effervescente come un flute di champagne, divoratrice di libri e giramondo, blogger e scrittrice, creatrice (insieme a Elena, grafica e ballerina di swing, Francesco, fotografo e “omino delle consegne”,e Alessio, digital strategist) dell’ormai mitica Bookstee.
Ecco un po’ di cose che Giulia mi ha raccontato.

Auckland and other stories
Giulia vive da circa un anno ad Auckland, insieme ad Alessio, al suo ukulele, a un pugno di libri (e un e-book reader). Ha un lavoro bellissimo, interamente adatto al suo personaggio: lavora in una bellissima libreria di edizioni rare e libri di seconda mano, con tanto di polvere, clienti eccentrici pieni di storie, fantasmi..e edizioni straordinariamente, strepitosamente belle. Potete leggere delle avventure di Giulia come libraia sul blog Zelda was a writer, dove Giulia cura la sezione “The Bookstore Chronicles“. Giulia dice del suo lavoro “Lavorare in una libreria è terribilmente faticoso e solo ora mi rendo conto che è un mestiere per pochi. E io sono una di quelli. Respiro il profumo dei libri vissuti e segretamente mi commuovo di nuovo perché sono esattamente dove ho sempre desiderato di essere”.
Prima di sbarcare in Nuova Zelanda, Giulia, originaria di San Donà del Piave, ha vissuto a Parigi, Barcellona e Berlino, mossa dalla curiosità di scoprire ed esplorare, dal desiderio di avvicinarsi all’altro, dalla sua sete di avventura. Le piacerebbe che le prossime peregrinazioni la portassero dalle parti degli Stati Uniti.
I suoi viaggi sono intrinsecamente legati alla sua scrittura: ha iniziato il suo secondo romanzo (che ha finito recentemente di scrivere) nel 2009 a Parigi, dove ne ha “incontrato” la protagonista: una ragazza che si sveglia sperduta, spaventata e senza memoria in un albergo nei pressi di Place des Vosges e….(e ci fermiamo qui: spoiler alert!). A Barcellona Giulia ha fatto tante altre scoperte, ma ha perso l’ispirazione per la sua storia, che ha fortunatamente ritrovato nel 2011 a Berlino, dove ha lavorato come giornalista free-lance, e ad Auckland, dove si è prefissa l’obiettivo di scrivere almeno un pagina al giorno ed è riuscita così a portare a termine la sua seconda impresa letteraria (brava, Giulia!)
Nel suo primo romanzo, Non vedo l’ora che venga domenica, Giulia si improvvisa giornalista d’assalto e indaga su uno scomodo fatto di cronaca nera, avvenuto proprio nella sua San Donà del Piave: la tragica storia di Mario Rorato (San Donà di Piave 1961-1970), bambino sandonatese avvicinato e circuito, durante una domenica all’oratorio Don Bosco da Antonio Pastres, un giovane di Marghera, che lo porta sulla golena del Piave (oggi parco fluviale) e gli toglie la vita.
Il pdf del romanzo di Giulia è disponibile qui.

Bookstee mon amour
Saranno ben pochi coloro che non hanno mai sentito parlare dell’ormai mitica Bookstee, la maglietta che permette di tenere letteralmente vicino al cuore libri preferiti, indossandoli con orgoglio, dichiarando al mondo intero il vostro amore per la lettura, la letteratura, i vostri autori preferiti.
Tutto nasce quando Giulia vive a Berlino e Elena, la mente grafica della faccenda, a Stoccolma. Giulia invia all’amica il suo “scaffale d’oro”, i suoi libri del cuore, e Elena li riproduce su una maglietta, che regala a Giulia per il suo compleanno. Siamo nel 2013 e la Bookstee è nata, anche se i nostri quattro eroi (Giulia, Alessio, Elena e Francesco) si rendono conto ben presto delle difficoltà legate alla realizzazione, alla produzione, alla distribuzione, al copyright.
La distribuzione è ora centralizzata in Italia, dove Francesco spedisce in giro scaffali d’oro su cotone a lettori ansiosi. Il team Bookstee sta sviluppando nuove, bellissime magliette a tema (Beat Bookstee, Coast to coast bookstee, Horror bookstee, classici italiani, poeti maledetti, letteratura francese, Hipster Bookstee, futuristi italiani, Dalla Russia con amore, Dandy Tee, Born in the USA, Fantascienza, Distopie).
Confidenza dell’ultimo minuto: pare che, nonostante le lunghe liste d’attesa, il momento migliore per ordinare la Bookstee sia a fine settembre, ergo…affrettatevi, lettori!

foto credits Francesco Margaroli, del team Bookstee
Giulia con la sua Bookstee

Libri passati, presenti e futuri
L’ultimo libro che Giulia ha letto è stato La Romana di Alberto Moravia, che ha risvegliato in lei la nostalgia del vecchio continente, dell’Italia che alla fine tutti noi expat tanto amiamo, delle sere d’estate di biciclette e gelati.
Sul suo scaffale d’oro troneggiano:
Il piacere, Gabriele D’Annunzio
Cent’anni di solitudine, Gabriel Garcìa Márquez
Il nome della rosa, Umberto Eco (la leggenda racconta che la nostra eroina, viaggiando in treno da San Donà a Padova, fosse talmente assorta nella lettura della scena dell’assassino nascosto nella biblioteca – labirinto da essersi spaventata quando uno sconosciuto ha avuto l’ardire di toccarla sulla spalla per chiederle di spostare lo zaino…)
– Il gattopardo, Tomasi di Lampedusa (felicemente riscoperto e rivalutato)
– Il diavolo in corpo, Raymond Radiguet
– Il giardino dei Finzi Contini, Giorgio Bassani
– Norwegian Wood, Murakami
– Il giovane Holden, J.D. Salinger
– La coscienza di Zeno, Italo Svevo
– Molto forte, incredibilmente vicino, Jonathan Safran Foer

Ai libri dello scaffale d’oro della sua Bookstee, Giulia aggiungerebbe:
Il bar delle grandi speranze, J. R. Moehringer
– A sangue freddo, Truman Capote
– Festa mobile, Ernest Hemingway

Poesia e dintorni
La poesia preferita di Giulia resta X agosto di Pascoli, con tutti gli echi d’infanzia perduta che non mancano di commuoverla puntualmente, insieme a Verrà la morte e avrà i tuoi occhi del grande Pavese. Ama molto ee Cummings

Nel blogroll di Giulia…
– …l’immancabile Camilla di Zelda was a writer, per la quale Giulia cura anche una rubrica, The Bookstore Chronicles;
– il blog di Paolo Cognetti, Capitano mio capitano;
– il blog della Paris Review, appuntamento fisso per ogni lit-nerd (ne ho parlato anche qui);
Brain Pickings, bibbia di curiosità letterarie e scientifiche (qui altre informazioni in merito);
The Italian Game, a cura di Ivan Carozzi;
All the Saints you should know, che alimenta la parte un po’ gotica di Giulia e la sua passione per i cimiteri.

Se Giulia fosse un personaggio..
..sarebbe Andrea Sperelli, il giovane dandy decadente de Il Piacere, con la sua ricerca del bello in ogni cosa e la sua fatica nell’amare, per davvero. So truly decadent.

Il mio scaffale d’oro è ancora in fase di costruzione (è così difficile scegliere….), ma spero le vacanze mi siano di consiglio….quali sono i vostri scaffali d’oro? E cosa aspettate a farli diventare una Bookstee?
Potete ordinarla qui.

Grazie a Giulia per la lunga chiacchierata, e a presto!

Bookstee inglese su Etsy