Un’ora con…Laura Ganzetti de Il tè tostato

 

Che dire di Laura, meglio nota come la fanciulla del tè tostato e dei libri?

In primis che l’ammiro moltissimo: ha mille idee, realizza tantissimi progetti e si dedica a tutti con passione ed entusiasmo (vi rimando a questo post in cui Laura spiega di cosa si occupa e come potete seguire i suoi progetti di lettura sui social).

Laura, ti lascio la parola e spero di incontrarti prestissimo, magari a qualche evento bronteano 😉

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1) Il tè tostato: come e perché?

Il tè tostato è nato per mettere in fila le mie letture e non dimenticarle. Leggo tanto e a un certo punto mi è sembrato impossibile continuare ad avere tutto in testa, così ho aperto il blog; un diario non sarebbe bastato, sono un’incostante e senza un impegno all’esterno avrei smesso.

Il nome deriva dall’altra mia passione, il tè, e appunto il tè tostato è uno di quelli che preferisco; in giapponese si dice Hojicha ed era abbastanza improbabile, così ho scelto la versione italiana, ma per un anno intero quando dicevo “Il tè tostato” tutti capivano “Il terzo stato”: è imbarazzante dover ripetere come ti chiami, ma sento di essere quasi fuori dal tunnel. Andando avanti Il tè tostato si è arricchito di idee, voglia di fare, progetti, collaborazioni, il rapporto uno a uno di me che scrivo e mio padre che leggeva è cambiato e oggi occupa moltissimo della mia giornata.

 

2) Chi c’è dietro Il tè tostato?

Il tè tostato è tutto mio e solo mio, in un’autarchia arcaica e felice. Dato che sono in costruzione (e demolizione) personale continua, lo è anche il blog. I libri sono la cosa che mi piace di più, la lettura e la scrittura sono il modo in cui preferisco passare il tempo, sono una solitaria, mi piace l’autunno e il malumore della pioggia. Poi c’è tutta la mia vita personale che nel blog non appare, ma lo condiziona come la lettura condiziona me. Parlando di pratica dietro c’è una negata col computer che ha imparato a starci insieme, la mia pagina l’ho fatta da sola e so che si vede, ma ne sono orgogliosa, ed è stato un passo importante, ci sono poi, e soprattutto, molte ore di lettura, di approfondimento, di discussione e confronto con chi legge, c’è l’amore per la condivisione del mondo dei libri la frequentazione di librerie e il dialogo con chi di libri vive e lavora, e moltissima curiosità.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Lo scaffale è lungo e articolato, in ordine sparso: Jack Kerouac, George Simenon, Virginia Woolf, J.D. Salinger, Jane Austen, Emily Brontë, tutti gli Harry Potter. Di alcuni autori l’intera narrativa per me è fondamentale, certo con delle preferenze di titolo, e poi c’è la saga che ha frantumato i miei pregiudizi letterari, ed è stata una sensazione di miglioramento unica. Il mio percorso di lettore mi ha portata dall’amare visceralmente gli americani della beat generation, poi a sentire la necessità di ambientazioni inglesi a partire da Peter Pan; ora, per esempio, sono inamorata di Elizabeth Jane Howard.

Ma c’è un’autrice italiana a cui devo tutto ed è Natalia Ginzburg: è stato con Lessico Famigliare che ho scoperto il piacere della lettura, avevo undici anni. C’è inoltre un autore cui devo l’attenzione per la parola e la fiducia nell’immaginazione ed è Italo Calvino: Se una notte d’inverno un viaggiatore mi ha insegnato che le storie possibili sono infinite e così le vite.

 

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Holden Caulfield, per il suo disagio cui il mio assomiglia moltissimo e la sua voglia di esistere anche. Ho una famiglia di personaggi letterari, sono figure che sento, vorrei potergli telefonare, farci una passeggiata, ma nessuno è come Holden per me. Lui sa chi sono, e seppure abbia ancora sedici anni mentre io sono diventata grande, e si spera che diventerò vecchia, Holden è in me e io lo tengo stretto. Che poi l’immedesimazione secondo me è sopravvalutata, ho amato dei libri in cui non mi sono trovata, sono stata spettatore seppure partecipe, in ogni lettura entro e esco dall’ambientazione, ma non dai personaggi, non spesso almeno, ma Holden, lui non si batte, non se ne è più andato da me.

 

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Il mio blog sarebbe Nella mia ora di libertà di Fabrizio De André, e Hotel Supramonte; ci sono poi alcune colonne sonore di film, quella di City of Angels prima di tutte, film orribile,ma brutto brutto, colonna sonora pazzesca, e poi quella di Ritorno al futuro.

Poi c’è Mexico di James Taylor, perché l’evasione è quel posto in cui poi si va a vivere.

 

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Con la lettura facilissimo, con la scrittura complicatissimo. Leggere e scrivere sono le uniche cose che ho sempre fatto da quando ho imparato, quelle che mi hanno salvato, divertito, sostenuto, fatto soffrire e fatto stare bene.

 

7) Progetti in cantiere

Uh, moltissimi! Tra quelli interni al blog e le sue derive, ho tremila idee e, contrariamente al mio solito che le contemplo e basta, ora tento di realizzarne almeno due o tre. Sto imparando a essere (almeno un po’) concreta. Comunque tra le altre dovrebbe esserci l’abbandono della mia grafica autodidatta alla volta di qualcosa meno naif , ma non troppo, e nuovi gruppi di lettura, che sono un po’ la mia missione.

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Un’ora con… Vittoria Baruffaldi di La filosofia secondo BabyP

Lei si chiama Vittoria Baruffaldi, insegna filosofia e sul suo blog, La filosofia secondo BabyP, si dedica ad esercitare la meraviglia insieme a una piccola aiutante dallo stupore ineguagliabile.

Ho scoperto il blog di Vittoria un pomeriggio brumoso di due anni fa, e ho passato ore a leggerlo, perdendomi nella sua capacità di infarcire di filosofia ogni momento del quotidiano, anche il più banale – almeno in apparenza.

Dal 2 febbraio, Vittoria continuerà a raccontarci storie nel suo Esercizi di meraviglia. Fare la mamma con filosofia, Einaudi editore, che in realtà è il libro di babyP, ma anche un po’ di Vittoria, in fondo.

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Photo credits: Elena Datrino

 

1) Come nasce La filosofia secondo BabyP?

Il blog è nato nel 2012 con un’ambizione alla “meraviglia”, ma senza una forma precisa. Via via che scrivevo, la storia che volevo raccontare ha trovato la sua chiave nella filosofia.

La storia è quella di una madre e una bambina che si fanno delle domande, e provano a illuminare il senso del loro rapporto, e delle cose che accadono intorno a loro. All’epoca leggevo parecchie cose sulle madri, ma trovavo solo risposte, consigli, informazioni: io, invece, avevo solo domande. Le ho messe a galleggiare nel blog: sono ancora lì.

Perché la meraviglia è il primo passo, piacevole, luminoso: la difficoltà arriva quando la lasciamo andare e iniziamo con le domande, i capovolgimenti, le incertezze.

 

 2) Chi c’è dietro la filosofia secondo BabyP?

Ci sono io, c’è lei. C’è il mondo che viviamo. Prendo spunto da questo mondo, ma non racconto la mia vita: c’è una forte componente d’immaginazione.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Lo scaffale d’oro è in continua costruzione, per fortuna. Ti dico i libri che sono stati importanti in una data fase della mia vita, e che continuano a esserlo per diversi motivi:

  • Calvino, Le fiabe italiane (il ricordo più affascinante e terribile della mia infanzia)
  • Cassola, Un cuore arido (il primo romanzo “da grandi” che ricordo di aver letto)
  • Cortázar, Rayuela; Barthes, Frammenti di un discorso amoroso; Queneau, Esercizi di stile (di quando sono rimasta a bocca aperta)
  • Everett, Glifo (un romanzo “filosofico”; tra i protagonisti: uno strano e divertente Barthes)
  • Morante, La storia (i personaggi più vicini alla “meraviglia”)
  • Ginzburg, Le piccole virtù (mi ha accompagnato, e sostenuto, mentre scrivevo)
  • Raboni, Tutte le poesie; Mari, Lettere d’amore a Ladyhawke; Pavese, Le poesie (la poesia, un amore tardivo; prima non ne ero capace)
  • Buzzati, Sessanta racconti (in particolare Sette piani e Inviti superflui; anche dei racconti mi sono innamorata solo in età adulta)

 

4) Il tuo rapporto con la scrittura

So che tipo di rapporto non è: non è urgente, non è terapeutico, non è smanioso.

Il blog mi ha obbligato a una certa disciplina: per la prima volta avevo osato farmi leggere, e piano piano ho cercato di dare credibilità a quello che scrivevo. Poi è arrivata la proposta di Einaudi, e scrivere è stato un lavoro faticoso e lieve al contempo.

Scrivo spesso, ma rimane poco: mi alleno a lasciarmi andare – a farmi visitare da immagini e parole -, ma dopo la revisione non rimangono che poche righe. Inoltre, ho bisogno di molto tempo per riuscire a mettere in fila le parole, e silenzio assoluto, il che non accade quasi mai.

Ciò che più mi interessa è lavorare sullo stile – è l’elemento che più mi affascina anche quando leggo – ed essere coerente con me stessa (niente trucchi da quattro soldi, insomma).

Ho, invece, un ottimo rapporto con la lettura, da sempre. Naturale, equilibrato e vario (a parte la letteratura di genere).

 5) Progetti in cantiere

Il 2 febbraio uscirà Esercizi di meraviglia, per Einaudi. È una cosa che non avevo messo in conto, invece è accaduta: vorrei semplicemente vivermela.

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