Il Calendario dell’Avvento Letterario#7: felice Jólabókaflóð

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Questa casella è scritta e aperta da Marina di Interno storie

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Il Nord Europa mi sorprende sempre. L’immagine algida, nonostante la latitudine, non gli si addice per nulla, specie nel caso  dell’Islanda, la nazione dei primati negli ambiti letterario ed editoriale con il più alto tasso di lettura al mondo. Gli Islandesi non si risparmiano in quanto a biblioteche e librerie.

In una città come Reykjavík, insignita del titolo di Città della Letteratura dall’UNESCO, i prestiti alla biblioteca comunale superano il milione, considerando che ha una popolazione di circa 200 mila persone.

In questi giorni l’Islanda si trasforma nella patria dei libri, dove ogni amante della letteratura vorrebbe trasferirsi: è un tripudio di pagine scritte, o meglio ancora, un diluvio. Ora capirete meglio.

È il periodo del Jólabókaflóð, un termine impronunciabile. In inglese si dice Christmas Book Flood. E, se proprio vogliamo essere meticolosi con le traduzioni, in italiano è il Diluvio del libro di Natale. Un evento che salta fuori dal nulla, ma affonda le radici nella prima metà del secolo scorso. Durante il secondo conflitto mondiale, le importazioni erano state ridotte al minimo, così come gli acquisti da parte della popolazione. Tuttavia, nei riguardi della carta stampata le autorità sono state indulgenti e nei Natali della guerra si è estesa l’abitudine di regalare un libro come bene prezioso. Ne è nata una tradizione duratura, speciale.

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Tra novembre e dicembre arrivano sugli scaffali delle librerie circa 800 titoli di autori, per lo più islandesi. Si registrano le più alte vendite proprio in vista del Natale, circa l’80­-90%. Un diluvio, appunto. Persino la televisione non lesina in spot pubblicitari e, a quanto pare, è il maggiore argomento di conversazione tra gli adulti.

Gli editori recapitano alle famiglie il bókatíðindi, un catalogo di tutti i libri acquistabili per se stessi o come regalo. Come consuetudine ogni islandese riceverà e donerà almeno un libro per Natale. I libri si scambiano il 24 dicembre, dopo il tradizionale pranzo, così da poter scegliere le proprie letture tra quelle ricevute e dedicarvisi fino a tardi.

«E poi arrivava la notte quando tutte le candele erano consumate e tutti gli incendi spenti e tutti i nastri e le carte ripiegati per il prossimo Natale. Io avevo i miei regali con me nel letto», scrive Tove Jansson ne Il libro dell’inverno, che islandese non è, ma conosce bene il momento magico in cui si trova rifugio nella gioia dei doni – se sono libri ancora di più.

Lo scambio dei libri è un’usanza consolidata che non accenna a perdere smalto, anzi ogni anno l’attesa si fa spasmodica, tanto che gli islandesi intasano i telefoni degli editori per l’impazienza di avere il catalogo nel più breve tempo possibile.

“Ad ganga med bok io maganum” è un detto islandese, pressapoco dovrebbe suonare come “ogni islandese ha un libro nel suo stomaco”, inteso sia come divoratore di storie e sia come “ciascuno ha una storia da raccontare”. Infatti, un islandese su dieci si cimenta nella scrittura.

I numeri relativi alla lettura sono molto alti, non voglio annoiarvi elencandoveli; sicuramente è una situazione diametralmente opposta alla nostra per mirate politiche culturali e solidità dell’editoria.

Questa terra ha una ricca tradizione letteraria fin dal Medioevo – quando nei villaggi le storie venivano narrate oralmente durante i rigidi inverni e le scarse ore di luce – che ha assunto nel tempo un ruolo importante, un costante punto di riferimento per la società civile.

Pensavate che solo gli italiani fossero un popolo di scrittori? L’Islanda è anche il paese della lettura. Un esempio da tenere a mente.

Felice Jólabókaflóð!

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