Il Calendario dell’Avvento letterario #8: #vestitiperilibri – Dickens in verde e rosso

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Questa casella è scritta e aperta da Marina di Interno storie

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Se si pensa al Natale nella sua versione più culturale vengono subito in mente i classici della letteratura anglosassone moderna, il cui iniziatore è proprio Charles Dickens.

Nell’Inghilterra vittoriana prende corpo la celebrazione del Natale, grazie soprattutto al recupero antropologico ad opera di Thomas K. Hervey nel suo The Book of Christmas  (1837), dove ha indagato il passato più lontano per riportare a galla le consuetudini medievali, periodo in cui la festività ha assunto un aspetto importante. Perché dunque questa riappropriazione? Nei secoli avvenire è caduta nell’oblio, nonostante sia stata ricordata con nostalgia da Chaucer e Shakespeare. Si parla dunque di una riscoperta.

Dickens è il vero autore moderno del Natale, scrive Adam Gopnik nell’Invenzione dell’inverno (Guanda), ha imparato la lezione di Hervey e ha catapultato questa festività nell’atmosfera magica della fiaba, corredando la sua bibliografia di un ciclo di libri destinato al 25 dicembre.

Nel primo romanzo, Il circolo Pickwickil «Natale è celebrato pattinando sul ghiaccio, mangiando e festeggiando nell’allegria generale».

Da questo momento in poi diverrà una festa secolarizzata.

Piccola parentesi frivola.

#Vestitiperilibri è una rubrica che curo su Instagram, dedicata agli abiti e ai libri: accosta titoli per cromie e, a volte citazioni, con il guardaroba. E in questa occasione si veste delle due fiabe dickensiane, Il Grillo del Focolare e A Christmas Carol, entrambe curate e tradotte da Enrico De Luca per Caravaggio editore, comprese di note esplicative.

I due colori per eccellenza del Natale, rosso e verde, giocano per opposizioni e piccole suggestioni letterarie.

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A Christmas Carol rappresenta l’idea del Natale svincolato dalla religione: il dualismo tra capitalismo e carità, ricordi e cinismo, paternalismo e individualismo. Gli ingredienti per fare di Scrooge il rappresentante del materialismo ci sono tutti, ma fortunatamente ha la possibilità di redimersi.

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Il Grillo del Focolare è una fiaba domestica, in cui equivoci, spiriti e fate hanno un ruolo non secondario. Anche qui troviamo uno Scrooge, Tackleton, ma le atmosfere e la posta in gioco sono differenti rispetto alla sua opera più nota, nonostante ciò il calore umano ha il potere sciogliere i cuori più freddi.

Il Calendario dell’Avvento letterario #12: “La Casa Sfitta” di Dickens, Collins, Gaskell, Procter

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Questa casella è scritta e aperta da Michela di Appuntario

“[…] Avevo visto tutto questo durante la mia prima visita, e avevo fatto notare a Trottle che al cartello nero con i termini dell’affitto era caduto da un pezzo, che il resto era diventato illeggibile, e che perfino la pietra degli scalini d’ingresso era spaccata. Ciononostante, sedetti a fare colazione in quella mattina del cinque novembre, fissando la casa attraverso i miei occhiali, come se non l’avessi mai vista prima.”

Cosa succederebbe se alcuni dei più grandi scrittori si riunissero sotto le festività natalizie per scrivere ognuno un racconto?

Oggi accade che alcuni scrittori del momento vengano chiamati da una casa editrice per pubblicare una raccolta di racconti incentrata sul tema del Natale, ma nell’anno 1858 una tale pubblicazione divenne un clamoroso successo di pubblico; non soltanto per l’originalità e bellezza delle novelle, ma soprattutto per la celebrità dei suoi autori.

Il sette dicembre di quell’anno, uscirono come supplemento per il periodico settimanale inglese “Household Words”, gestito dal romanziere Charles Dickens ( 1812-1870 ), quattro racconti di quattro dei più conosciuti esponenti letterari dell’epoca vittoriana : Elizabeth Gaskell ( 1810-1865 ), Wilkie Collins ( 1824-1889 ), Adelaide Anne Procter ( 1825-1864 ) e Dickens stesso.

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La popolarità dell’opera suscitò gran fervore nella grigia Londra di metà Ottocento, soprattutto nella cosiddetta middle class, visto che questa sapeva unire il genere mistery, allora molto in voga, all’ happy ending che ci si doveva aspettare da una pubblicazione natalizia.

L’idea di una collaborazione letteraria balenò nella mente del già apprezzato Dickens ( “Il Circolo Pickwick” 1836-37, “Le Avventure di Oliver Twist” 1837-38 ), insieme al suo protetto Collins, maestro del genere poliziesco e del sensational novel ( “La Donna in Bianco” 1859 ), l’opera doveva risultare di grande ambizioni : essi crearono l’ambientazione e la cornice di una storia che doveva essere formata ed ampliata dalle penne della Gaskell ( “Cranford” 1853, “Nord e Sud” 1855 ), e della Procter, giovanissima poetessa molto apprezzata dalla regina.

Un’anziana signora zitella della vecchia aristocrazia inglese, Sophonisba, trascorre qualche mese nella capitale inglese per dare più brio e vivacità alla sua monotona vita secondo i consigli del suo medico. Acquista per questo una casa comoda e accogliente che come unico inconveniente presenta il fatto di essere adiacente ad una casa sfitta, malmessa e fatiscente da anni che cozza esteticamente con la graziosa strada. Sophonisba rimane turbata da quello scheletro di casa e insieme attratta, tutt’al più quando crede di vederne da un buco della persiana un occhio nascosto.

Incuriosita dalla vicenda, le viene in soccorso un suo antico spasimante Jabez Jarber che si presta come investigatore. Di buona voglia indaga anche il maggiordomo di Sophonisba, Trottle, iniziando con Jarber una vera sfida su chi riuscirà a scoprirne il segreto di tanto abbandono.

Jarber attraverso ricerche e consultazioni arriva a svelare alcuni dei precedenti inquilini che vi abitarono: iniziano qui i racconti.

Il Matrimonio di Manchester. La casa originariamente apparteneva ad una ricca famiglia di Manchester, gli Openshaw. Di mano della Gaskell, questo racconto ci mostra la difficile storia della signora Openshaw, Alice, orfana di padre e madre che tra mille tormenti, dalla morte del marito alla malattia della figlia, riuscirà a condurre finalmente una esistenza tranquilla e serena accanto ad un uomo che la protegge. Forse il più bello e completo dei racconti, colpisce soprattutto per la profondità del personaggio femminile insieme ad una analisi introspettiva e psicologica e il sempre presente studio dell’ambiente provinciale inglese.

Ingresso in Società. In seguito la casa venne occupata da un direttore di circo. Questo aveva tra i suoi dipendenti un nano, conosciuto col soprannome di Chops, che dopo una vittoria ad una lotteria, sentendosi inadeguato al suo stile di vita, tenta la scalata sociale entrando nell’ élite londinese. Deluso dalla tanta corruzione e dall’ipocrisia degli alti ceti, ritorna nel suo circo affermando quanto la società sia ben peggiore di un circo.

“Quando ero fuori dalla Società, ero pagato poco per essere guardato. Quando sono entrato in Società, ho pagato caro per essere guardato.”

Non è difficile in quest’ultimo racconto riconoscere la firma di Charles Dickens, da sempre acuto esaminatore della società contemporanea mediante la focalizzazione sulla povertà e sulle discriminazioni sociali, qui presentate con l’aggiunta del grottesco e del surreale, rendono la complessa genialità dell’autore evidente e confermata.

Nella terza “fonte”, Tre Sere nella Casa, Adelaide Procter da forma ad un lungo poema dove la protagonista Bertha dopo aver dato la sua vita per la cura e le attenzioni al fratello, trascurando la sua giovinezza, si vede sostituita da una giovane moglie. Alla morte di quest’ultimo deve subire anche il dolore di vedere la cognata sposare l’uomo che ha sempre amato.

Uno struggimento ritmico che evidenzia il fervente cattolicesimo simbolico della poetessa.

Nel risolutivo racconto Il Rapporto di Trottle, troviamo il fido e audace maggiordomo di Sophonisba, scoprire ciò che veramente si nasconde nella casa sfitta, lasciando il lettore sopraffatto dalla sorpresa, ma non sorpreso dalla firma che porta l’autore della narrazione : Wilkie Collins. Collins si distingueva nel suo stile con storie di mistero, melodrammatiche, con elementi di suspense e composte con minuzioso realismo e dagli intrecci complessi, comunque non molto evidenti qui, data la brevità del racconto.

Nel conclusivo capitolo, scritto a quattro mani dalla coppia Dickens-Collins (ma con più tracce del primo), l’anziana Sophonisba dal cuore e dalla mente rischiarati dalla gioia, trova il giusto finale di questi misteriosi avvenimenti.

La collaborazione, dato il successo, si ripeté l’anno dopo, questa volta in una nuova rivista “All the Year Round” con il titolo “La Casa dei Fantasmi”.

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Il carattere filantropico ed edificante dell’opera rimane il vero motivo della sua nascita, come era insito nella letteratura vittoriana.

Il finale pecca sicuramente di mielosità e di una vena fin troppo sentimentale e patetica, ma per il giorno di Natale è una colpa che si può ben facilmente dimenticare.

Il Calendario dell’Avvento letterario #11: il circolo Pickwick

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Questa casella è scritta e aperta da Laura de Il tè tostato

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11 Dicembre. Il mio compleanno. Quattordici giorni a Natale.

Ho ricevuto un regalo in anticipo ed è il più natalizio di tutti, un librone grande e infinito, da leggere sul divano con la coperta sulle gambe, mente brillano le lucine dell’albero. Non ho avuto questa pazienza, però. Non ho aspettato le vacanze, l’ho aperto e divorato a un ritmo di cento pagine al giorno e a volte di più, in queste notti insonni di dicembre.

Il circolo Pickwick di Charles Dickens, il mio ultimo viaggio in un mondo letterario che non muore mai. Nemmeno quando il libro finisce. Perché Pickwick resta addosso, almeno per un po’.

Ci sono quattro signori inglesi (un numero molto britannico evidentemente), Augustus Snodgrass (il poeta), Nathaniel Winkler (il presunto sportivo), Tracy Tupman (l’uomo che -pare- piaccia alle donne) e naturalmente Samuel Pickwick (il mio dolce e amabile Pickwick), che nel 1827 attraversano l’Inghilterra descrivendone luoghi e personaggi strani, ed è questa l’attività del circolo, una specie di esplorazione geografica e antropologica. Chiaro è che in ottocento pagine succede di tutto, truffe, amori e nuove amicizie, ma sempre accade che Dickens (l’uomo del mortifero Natale futuro) doni una luce lieta e accogliente allo sguardo dei suoi quattro uomini, di Pickwick in modo particolare. Così, le bizzarrie umane diventano benevoli racconti di un mondo che fu e di una natura che profondamente resta, che sia civettuola, sbadata, fedele, arguta, subdola o disperata. Pickwick osserva tutti con curiosa propensione e con lui Dickens costruisce un percorso lungo e divertente, perché si ride ad alta voce sul quel divano vacanziero con lucine, ma poi, quando arriva il Natale, ci si ferma a leggere di cosa davvero sia quella strana aria frizzate che ci gira intorno. Perché la felicità e il luccichio di dicembre si portano dietro quel dolorino nostalgico che ci fa guardare lucine e nastri rossi già col vuoto di quando saranno smontati, già col pensiero che un altro anno si sta preparando a scomparire per sempre, ed è stato un attimo, e con lui se ne sono andate persone e cose, persone e momenti, persone e sentimenti, ma arriverà altro, che sappiamo mai rimpiazzerà ciò che col 31 dicembre si allontana. Ma arriverà di certo, e sarà di nuovo la nostra vita. Un Natale dietro l’altro, gioia e nostalgia, e Charles Dickens lo racconta meglio di tutti, qui nella traduzione di Marco Rossari, dall’edizione appena uscita per Einaudi:

Industriosi come api, se non leggeri come piume, i quattro Pickwickiani si riunirono la mattina del ventidue dicembre, nell’anno di grazia in cui si svolsero le loro avventure, qui fedelmente riportate. Natale era alle porte, in tutta la sua schietta e allegra cordialità: era la stagione dell’accoglienza, dell’allegria e della bontà. Come un vecchio filosofo, l’anno passato si apprestava a convocare gli amici intimi al proprio capezzale e, con l’eco dei bagordi e dei brindisi in lontananza, a passare placidamente a miglior vita. Lieta e gioiosa era quella stagione e lieti e gioiosi almeno quattro dei tanti cuori rallegrati dal suo sopraggiungere.