Un’ora con…Selene&Serena di The Sisters’ Room

TSR.JPG

Nelle mie giornate sempre più frenetiche amo ritagliarmi dei momenti tutti per me, rifugiarmi in oasi di bellezza che abbiano poco o nulla a che vedere con le trappole e gli scorni del quotidiano. Il blog di Selene e Serena, The Sisters’ Room, è uno dei miei antidoti preferiti: basta un click per ritrovarsi nella Haworth del 1800, in mezzo alle sudate carte di Charlotte, Emily, Anne e Branwell Brontë, illustri esponenti di una delle più famose famiglie letterarie di tutti i tempi che ci ha regalato classici immortali come Jane Eyre e Cime tempestose.

Che abbiate voglia di approfondire gli scritti delle Brontë, di scoprire maggiori dettagli biografici sulla loro famiglia o anche semplicemente di fare una passeggiata virtuale per le brumose lande di Cathy e Heathcliff, scoprirete che The Sisters’ Room è un posto incantato, fuori dal tempo. Pronte a indossare crinoline e cuffiette e a scoprirlo?

 

1) The Sisters’ Room: come e perché?

Selene e Serena: La passione per la vita e le opere delle sorelle Brontë ci unisce dall’inizio della nostra amicizia, durante gli anni universitari. Quando ci siamo rese conto che questo amore immenso ci portava sempre più a studiare e viaggiare abbiamo deciso di provare a condividerlo. La prima volta che siamo state in viaggio a Haworth e abbiamo visitato il Brontë Parsonage Museum, il posto che fu la casa di queste splendide autrici, per noi è stata un’emozione fortissima. In una di quelle stanze sono stati scritti i romanzi che amiamo di più, e così ci siamo lasciate ispirare: anche noi avremmo costruito una stanza, virtuale in questo caso, nostra ma anche di tutti, in cui fosse possibile leggere, studiare e scambiarsi idee e passioni su queste sorelle straordinarie che ci hanno dato, e continuano a darci, tantissimo.

 

2) Chi c’è dietro The Sisters’ room?

Selene: Amo viaggiare, il freddo e l’Inghilterra. Vivo la mia vita a metà tra il presente e il passato, tra due Paesi e due lingue, nutrendomi di letteratura inglese sotto ogni sua forma, serie televisive, e caffè.

Serena: La mia anima è nata in un mondo più antico di quello in cui vive il mio corpo, probabilmente questo è il motivo per cui sono una blogger ma scrivo ancora lettere a mano. Sono fatta di cose che ho imparato dai libri, grandi sogni, e venti forti che mi spostano sempre. Compenso la mia naturale tendenza al buio con una sfrenata passione per il trash, ma solo di qualità!

 

3) Il vostro scaffale d’oro

Selene: Sul mio scaffale d’oro ci sono i tre libri che più mi rappresentano: Wuthering Heights (Emily Brontë), Villette (Charlotte Brontë), Una stanza tutta per sé (Virginia Woolf).

Serena: Direi Wuthering Heights (Emily Brontë), Jane Eyre (Charlotte Brontë), Harry Potter (J.K.Rowling), To Kill A Mockingbird (Harper Lee). Sono i libri dai quali ho imparato le cose più importanti.

 

4) Un personaggio in cui vi immedesimate particolarmente

Selene: Lucy Snowe, la protagonista di Villette. Il suo coraggio e la sua forza nonostante le difficoltà sono di grande ispirazione.

Serena: Hermione Granger probabilmente. Mi piace imparare, credo profondamente nella lealtà e nell’amicizia. Combatto tutti i giorni contro i miei capelli crespi.

 

5) Se il vostro blog fosse una canzone

Selene e Serena: beh se non fosse Wuthering Heights di Kate Bush probabilmente sarebbe Scarborough Fair di Simon & Garfunkel, non tanto per le connessioni bronteane quanto perché spesso e volentieri ci ha fatto da colonna sonora durante la creazione del blog.

 

6)Il vostro rapporto con la scrittura/con la lettura

Selene e Serena: da laureate in lingue abbiamo sempre dato un valore importante alle parole. Lettura e scrittura sono elementi fondamentali nelle nostre vite. Siamo lettrici appassionate sin da bambine, e i libri ci accompagnano da sempre nel nostro percorso di crescita individuale aiutandoci a conoscere il mondo, gli altri e noi stesse.

 

7) Progetti in cantiere

I progetti sono tanti e diversi, e mirano tutti a portare la letteratura fuori dalle pagine dei libri trasformandola in esperienze, viaggi, incontri e condivisione. Proprio in questi giorni abbiamo inaugurato il nostro nuovissimo sito ufficiale, www.thesistersroom.com: una “stanza” più grande e solida in cui speriamo di accogliere sempre più amici e lettori. Stiamo anche pensando a un modo per festeggiare i primi due anni di The Sisters’ Room con tutti i nostri lettori per il compleanno del blog il 22 luglio. Inoltre all’orizzonte ci sono anche nuovi viaggi, collaborazioni con diverse case editrici… e non solo! Ma non possiamo svelarvi tutto, perché come direbbe Charlotte Brontë: The human heart has hidden treasures- In secret kept, in silence sealed; – The thoughts, the hopes, the dreams, the pleasures- Whose charms were broken if revealed.

Advertisements

E se Purity non l’avesse scritto Franzen? (Impressioni di lettura alternative)

purity

Avete intenzione di leggere Purity, l’ultima fatica letteraria del tanto discusso Jonathan Franzen (per gli amici Franzie)?

Vi darò lo stesso consiglio che vi ho dato quest’estate per l’altrettanto dibattuto Go Set A Watchman di Harper Lee: spegnete il computer, disattivate il 4G, mantenetevi lontani da Twitter, evitate come la peste Goodreads. Rifuggite dal flusso apocalittico di recensioni che stanno infestando il web, e, se ne avete letta qualcuna, dimenticatevela. Insomma, sospendete il giudizio, onde evitare di corrompere la vostra lettura con visioni preconcette e distorte.

Già che ci siete, mettete anche un attimo da parte l’annosa questione dell’Internet e dei social media: ci ritorniamo, eh. Nel frattempo, mettetevi comodi e godetevi quello che Purity è veramente: un romanzo meravigliosamente scritto. Non rischiate che l’autore diventi più grande dell’opera: immaginate che lo scrittore sia un anonimo esordiente, un Pinco Pallo qualunque.

peek

Il segnalibro è un regalo di Peekabook.it

Se mi seguite su Twitter, saprete che da settembre mi sono imbarcata in un personalissimo triathlon letterario (ribattezzato #franzethon): Le correzioni, Purity e Freedom (si, in quest’ordine). I motivi sono due: avevo solo letto estratti e articoli di Franzie, e già da tempo volevo rimediare; la tempistica era poi particolarmente opportuna, dato che il 18 ottobre Franzie sarà qui a parlare di Purity (e io, ovviamente, sarò tra le prime file, pronta a lanciargli il mio bigliettino da visita e a dichiarargli la mia infatuazione per lui). Sì, perché durante il mio franzethon (ho da poco cominciato Freedom) mi sono innamorata di Franzie, e della sua incredibile abilità di tratteggiare i suoi personaggi, di scavare dentro di essi ed estrapolarne i segreti più reconditi e impensabili, per far arrivare il lettore, in maniera quasi maieutica, a capire le ragioni dietro comportamenti anaffettivi, irrazionali, apparentemente privi di fondamento o di logica.

Tanto per cominciare, Purity è questo: una collezione di umanità spezzata, sofferente, esacerbata dalla ricerca di onestà, dall’ambizione alla purezza, e dalla frustrante impossibilità di raggiungere entrambe le condizioni.

C’è Purity (Pip) Tyler: una ragazza mediamente carina, mediamente intelligente, mediamente interessante, cresciuta in California con una madre misteriosa e iperprotettiva, innamorata di un uomo sposato, più grande di lei, col quale vive in una squallida casa condivisa di proprietà dell’instabile Dreyfuss. Pip ha sulla coscienza $130,000 di debiti studenteschi e il desiderio irrinunciabile di scoprire l’identità di suo padre. Si lascia così convincere da Annagret, un’affascinante tedesca, a partire per la Bolivia e fare uno stage per il Sunlight Project, una fosca organizzazione dedicata alla trasparenza dell’informazione che potrebbe aiutarla a ritrovare suo padre. Conosce così Lui, l’uomo del momento, il carismatico leader del Sunlight, l’uomo più onesto del mondo che lotta per la verità e solo per la verità, uno degli esseri più puri mai esistiti: Andreas Wolf. Anche se allo stesso Andreas e al suo esercito di groupie, rigorosamente donne, fa comodo credere all’irreprensibile reputazione di questo cavaliere senza macchia e senza paura, la realtà non è (quasi) mai quella che si vede: Andreas è un uomo tormentato, che ha costruito la sua carriera di dissidente e la sua fama mediatica quasi per caso, nel tentativo di liberarsi del legame semi-incestuoso con sua madre, che l’ha legato per bene alle sue gonne grazie a una fitta rete di menzogne, nascondendogli la sua infermità mentale e la vera identità di suo padre. Andreas diventa un adolescente arrabbiato, ossessionato dalla masturbazione e dai suoi disegni di donne bellissime e sensuali che elimina subito dopo l’atto, nel tentativo di esorcizzare sua madre e al tempo stesso di mantenerne intatta la purezza genitoriale.

Ai suoi primi tentativi di ribellione, Andreas, il cui padre/patrigno è una personalità di spicco nella Repubblica Democratica Tedesca, viene allontanato da casa e, dopo la pubblicazione di un paio di poesie pornografiche e un’intervista davanti agli archivi segreti della Stasi, presi d’assalto da un gruppo di dissidenti, viene etichettato come loro leader e raggiunge un’improvvisa – e indesiderata – fama mediatica. Il suo sopralluogo negli archivi della Stasi, la sua determinata ostinazione a far venire fuori la verità, nasce dalla necessità di proteggersi, di proteggere il suo segreto: ha ucciso un uomo, apparentemente per proteggere la bella Annagret, di cui è infatuato, ma di cui si stufa ben presto, perché incapace di amare; la verità è che la sua sete di uccidere risponde al desiderio di sangue del suo alter ego, The Killer, un concentrato di rabbia ancestrale e di desideri incontrollabili che a tratti si impossessa di Andreas, condannandolo a un’eterna lotta col desiderio di morte, con la voglia di uccidere sua madre, le donne che gli stanno intorno, la stessa Purity. Andreas è l’incarnazione di questo rapporto di amore-odio con Internet e i social media di cui si è tanto parlato: si avvicina al web per la pornografia, ma poi scopre che la sua persona pubblica – e social – è migliore del suo se stesso tridimensionale; quello che è un labirinto di dolore, sofferenza, rabbia, bugie e follia diventa, nei social e nella rete, il filo d’Arianna che lo conduce a un Andreas Wolf leader carismatico, paladino della verità tutta la verità nient’altro che la verità, fondatore del Sunlight project, che gli procura anche un bel po’ di denaro e svariate ammiratrici/finanziatrici con cui andare a letto.

Fino all’arrivo di Pip, l’unica che sembra capace di redimerlo attraverso un legame di sottomissione assoluta a lui; ma Pip, che pure si rivela misteriosamente attratta dalla parte più torbida di Andreas, dalle sue mani di assassino, alla fine scappa, e diventa solo una pedina per disinnescare un’altra di quelle bombe ad orologeria che rischiano di profanare la santità di Andreas.

franzie 2Tom Aberant (il cui cognome è tutto un programma) è un giornalista vecchio stampo dall’etica professionale integerrima. Crede nei reportage fatti sul campo, nel giornalismo vecchio stile, nelle nottate insonni passate a scrivere pezzi per essere certi che diventino scoop; non crede invece che i social e i vari WikiLeaks e i blogger e gli influencer possano del tutto sostituire questo tipo di giornalismo. Anche l’incorrotto e incorruttibile Tom nasconde un paio di segreti: ha aiutato Andreas ad occultare le prove del suo omicidio. Non ha mai smesso di amare, o meglio, di essere ossessionato dall’ex moglie, l’eccentrica, instabile Anabel, scomparsa da più di vent’anni senza lasciare traccia. Ha una figlia che non conosce, ma che è molto più vicina a lui di quanto potrebbe immaginare. Il pilastro della sua vita, la sua collega e compagna Leila, è sposata con un alcolizzato disabile che non ha il coraggio di abbandonare, anche perché abbandonarlo significherebbe rassegnarsi a essere la seconda donna nella vita di Tom dopo l’eterna, eterea Anabel.

C’è la madre di Pip, che afferma di chiamarsi Penelope Tyler ed essere povera in canna. O forse è una ricca ereditiera, e la vita che si è costruita è una gigantesca menzogna? In ogni caso, la madre di Pip è uno dei personaggi più affascinanti del romanzo. Si rifiuta ostinatamente di riconoscere (e di vivere) la realtà e vive nel suo mondo di finzioni, una bambina intrappolata in un corpo da grande, che concepisce Purity con un unico scopo: creare un essere perfettamente puro (da qui il nome) da amare in maniera perfetta, assoluta e continua, e da cui essere amata allo stesso modo. Cosa che Pip fa, fino a un certo punto, come viene fuori da uno dei pezzi più belli del romanzo:

The cabin was dark. Inside it was the sound of her childhood, the patter of rain on a roof that consisted only of shingle and bare boards, no insulation or ceiling. She associated the sound with her mother’s love, which had been as reliable as the rain in its season. Waking up in the night and hearing the rain still pattering the same way it had when she’d fallen asleep, hearing it night after night, had felt so much like being loved that the rain might have been love itself.

(Il bungalow era buio. Dentro c’erano i suoni della sua infanzia, il picchiettio della pioggia su un tetto fatto solo di tegole e travi nude, senza isolamento o soffitto. Associava quel suono all’amore di sua madre, affidabile come la pioggia durante la sua stagione, Svegliarsi nel corso della notte e ascoltare quel ticchettio continuo, identico al suono che l’aveva fatta addormentare, notte dopo notte, le faceva sentire così tanto di essere amata che la pioggia avrebbe potuto identificarsi con l’amore stesso).

A un certo punto, tuttavia, le bambine crescono e giunge il momento di affrontare la realtà. Pip chiede alla madre di demolire la loro vita di finzioni e bugie e di ricominciare da zero, costruendo un rapporto paritario; Franzen la ricompensa con un finale degno di Grandi speranze, un trust fund e un ragazzo -James – che per una volta non ha il doppio dei suoi anni, con cui camminare verso il tramonto (o sotto le torrenziali piogge californiane, in questo caso).

Avete capito allora qual è il fascino di Purity? Ogni parte è dedicata a un personaggio, e sta al lettore mettere insieme i pezzi del puzzle. Ogni parte è uno straordinario affresco di umanità deforme e sconsolata, destina all’annullamento del sé finché costretta a vivere nella negazione del sé.

La geografia si sposta dalla Germania dell’Est alla Berlino pre e post caduta muro, dalla California a Denver, dal Belize alla Bolivia. Franzen abbraccia un’incredibile varietà di tematiche, dalla doppia faccia dei social media all’onestà intellettuale, dalla persona virtuale alla persona reale, dal sottilissimo confine tra verità e menzogna alla pazzia, dal suicidio agli istinti più brutali nascosti nella parte oscura di ognuno di noi, dalla famiglia all’amore, dal sesso alla morte, dall’ossessione alla fama. Da questo punto di vista, credo possa dirsi il suo romanzo più compiuto, che spazia dalla storia del crollo dell’ex-URSS a WikiLeaks e Assange, filtrando il vissuto storico e i cambiamenti sociali attraverso gli occhi di un’incredibile, variegatissima galleria di personaggi.

Durante la lettura mi sono creata una playlist di accompagnamento: la condivido con voi, e aspetto i vostri suggerimenti per migliorarla ed arricchirla.

Ve l’ho già detto che mi sono innamorata di Franzen, vero?

franzie1

putiry

Consiglio di lettura: un buon Pouilly-Fumé

#libriinvaligia5: per un pugno di classici

e00989b94245461c5d4c99888ee1a687

Finalmente anche il conto alla rovescia per le mie vacanze si è attivato, quindi, dopo due settimane trascorse a preparare pacchi e valigie per un trasloco… mi rimetto a preparare le valigie per tornare in Italia, affrontando il dilemma di ogni anno: quali libri portare con me, oltre al mio amatissimo Kindle?

Come l’anno scorso, colgo la palla al balzo e vi suggerisco un pugno di classici da scoprire/riscoprire durante le vacanze. Che siate al mare, in viaggio, in montagna, in città o in ufficio (sigh!), buone letture!

1) Il buio oltre la siepe, Harper Lee

Di Harper Lee si è parlato tanto, tantissimo negli ultimi mesi, causa la riscoperta e la pubblicazione del suo inedito Go set a watchman. Io l’ho letto, ne ho parlato qui, e approfitto dell’occasione per sottolineare ancora una volta che – a prescindere da operazioni pubblicitarie più o meno infelici – GSAW non è Il buio oltre la siepe. Quindi, se aspettate l’edizione italiana per leggere un prequel/sequel dell’amatissimo classico, resterete estremamente delusi: sono due romanzi diversissimi, che affrontano tematiche più o meno simili da due prospettive estremamente diverse.

Ergo, approfittate dell’estate per scoprire/riscoprire la Maycomb dell’adorabile Scout Finch, maschiaccio perennemente scalzo e in salopette che odia vestitini e scarpe di vernice, suo fratello Jem e l’inseparabile amico Dill (controparte romanzata di Truman Capote, amico d’infanzia della Lee). I tre si trovano a crescere in un momento storico pieno di cambiamenti per la società americana degli stati del Sud, con la fortuna di avere una vera e propria bussola morale: il mitico papà Atticus, che ha il vizio di giocare con l’orologio da taschino e l’inestimabile pregio di fare sempre ciò che ritiene giusto, a scapito delle conseguenze.

buio

Feltrinelli editore, trad. a cura di Amalia D’Agostino Schanzer

2) Effie Briest, Theodor Fontane

Ho letto questo romanzo molto recentemente, incuriosita da un tweet di Oxford World’s Classics che lo definiva la controparte teutonica di Anna Karenina, il mio romanzo preferito, per me vera e propria Bibbia della letteratura di tutti i tempi.

Se nella prima metà del romanzo ho rischiato di cadere vittima della lentezza delle narrazione, nella seconda ho ceduto alla malia dell’innocenza e del candore con cui viene raccontata la storia di Effie, fanciulla diciassettenne data in sposa in quattro e quattr’otto a un ex pretendente di sua madre che ha più del doppio dei suoi anni. L’unica colpa di Effie è quella di essere sostanzialmente una bambina, che non si conosce, non conosce il suo posto nel mondo, e in mezzo alla sua tranquilla confusione cade preda delle avances del maggiore Crampas. Ovviamente, Effie è destinata a non vedere più la figlia Annuccia e a morire di tubercolosi lontano da lei e dal marito, il rigido barone Von Instetten, che vorrebbe perdonarla, ma attribuisce all’onore e alle apparenze un ruolo molto più importante di quello giocato dall’amore.

Se Thomas Mann avesse dovuto scegliere solo sei libri, Effie Briest di Fontane sarebbe stato uno di quelli. Fidatevi del buon vecchio Thomas, e lasciatevi conquistare dalla sua apparente semplicità e dal candore di tempi andati: caratteristiche che, più o meno inconsapevolmente, sono tra quelle che cerco in un buon classico.

Oscar Mondadori, trad. a cura di S. Bortoli

Oscar Mondadori, trad. a cura di S. Bortoli

3) Ritratto di signora, Henry James

Isabel Archer è una delle eroine più belle e sfortunate della storia della letteratura. Affascinante, indipendente, intelligente, si ritrova ad ereditare un’ingente fortuna, e a compiere uno sbaglio di proporzioni colossali in ambito sentimentale, sposando un inquietante omuncolo interessato solo ai suoi soldi, l’insopportabile, pomposo Gilbert Osmond. La vera tragedia di Isabel è essere stata amata tanto, da tanti, e non essere mai riuscita a capire le persone, e a leggere davvero nel suo cuore.

È uno dei miei libri preferiti, che rileggo volentieri a cadenza irregolare. Da affiancare all’omonimo film di Jane Campion, con una splendida Nicole Kidman e un cast di tutto rispetto, che include John Malkovich e Viggo Morgensen.

Edizioni BUR, trad. a cura di B. Boffito Serra

Edizioni BUR, trad. a cura di B. Boffito Serra

4) L’età dell’innocenza, Edith Wharton

Con L’età dell’innocenza, il suo dodicesimo romanzo, la Wharton diventa la prima donna ad essere insignita del premio Pulitzer (1921). Basta leggere L’età dell’innocenza per rendersi conto che il suo successo è più che meritato: la penna della Wharton attacca senza pietà l’ipocrita alta borghesia newyorchese della fine del XIX secolo, svelandone il volto nascosto da una maschera dorata.

In questo contesto, Newland Archer, avvocato di belle speranze, si trova costretto a sposare May, scialba ma di buona famiglia, pur essendo perdutamente innamorato della cugina, la misteriosa e perduta contessa Ellen Olenska, colpevole di avere “un passato” (una vita scandalosa in Europa! Il divorzio da un dissoluto conte polacco!). Da affiancare all’omonimo film di Scorsese, che vede Michelle Pfeiffer nei panni della contessa Olenska e Winona Ryder in quelli di May Welland.

eNewton classici, trad. a cura di P. Negri

eNewton classici, trad. a cura di P. Negri

5. Via dalla pazza folla, Thomas Hardy

Confessione: ho iniziato a leggere il celeberrimo romanzo di Hardy da pochissimo, dopo aver visto il nuovo adattamento cinematografico con una splendida Carey Mulligan nei panni della protagonista, la bellissima, indipendente e sfortunata (avete notato quanto spesso questi aggettivi vadano insieme nella descrizione delle eroine dei classici?) Bathsheba Everdene. Anche Bathsheba, come Isabel Archer, ha la tendenza a far innamorare di sé un po’ tutti, dal leale fattore Oak al ricco Boldwood, che si rivela uno stalker della peggior specie. Ovviamente, si innamora dell’unico uomo che non la ricambia, il vanesio, sprezzante sergente Francis Troy, che la rende molto, molto infelice.

Ah, è anche un romanzo pieno di pecore. Ci sono pecore ovunque. Anche molte mucche. Arcadia pura, insomma.

pazza 07

Garzanti, traduzione di Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman

6) Camera con vista, E. M. Forster

Lucy Honeychurch è un’altra delle mie eroine preferite in assoluto. Di lei, il pastore Beebe dice che, se si arrischiasse a vivere come suona, sarebbe una delle persone più interessanti del mondo. E lo fa: lascia l’insignificante, freddo fidanzato Cecil per una vita di avventure con l’inappropriato, imprevedibile George, conosciuto durante un viaggio in Italia, complice uno scambio di camere.

Da affiancare alla visione del film di James Ivory, con un’intensa Helena Bonham Carter nei panni della protagonista.

Newton Compton, trad. a cura di  P. Meneghelli

Newton Compton, trad. a cura di P. Meneghelli

Ultimo consiglio libresco: dopo aver tanto parlato di eroine, vi suggerisco la lettura di un libro che ho amato molto (purtroppo non disponibile in traduzione italiana): How To Be A Heroine: Or, what I’ve learned from reading too much, di Samantha Ellis (di cui ho parlato qui).

se

Dalla redazione è tutto: vi auguro delle bellissime vacanze, piene di avventure, di parole, di storie.

Soundtrack: Summertime, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong

Go Set a Watchman: Scout Finch non abita più a Maycomb

gsaw

Vi ricordate la prima volta che vi hanno spezzato il cuore? Metafora trita e ritrita, lo so: ma come spiegare la sensazione che qualcosa si sia spezzato per sempre dentro di sé, e che non ci sia colla che possa rimetterlo a posto, e farlo tornare come prima?

Io me lo ricordo come se fosse ieri: avevo quindici anni e frequentavo la quinta ginnasio. Sono andata in bagno e ho fumato una sigaretta perché le mie compagne di classe mi avevano assicurato che mi avrebbe aiutato a dimenticare. Speravo di sentirmi grande e sofisticata, ma ho provato solo nausea. E ho letto per la prima Anna Karenina: mi sembrava il momento più appropriato per una lettura così tragica, così romantica, così solenne.

Jean Louise Finch, conosciuta come Scout da tutti coloro che hanno letto e amato Il buio oltre la siepe, è in un certo senso fortunata: non conosce questa devastante malattia del corpo e dell’anima, questo terremoto fino all’età di ventisei anni.

Miss Jean Louise non è più Scout, monella di strada perennemente scalza e in salopette, allergica ai vestiti e alle maniere da signorina per bene del Sud: ora è una ragazza di ventisei anni indipendente e decisa, trasferitasi a New York, dove svolge un lavoro non meglio definito. Quasi nessuno si ricorda più del suo nomignolo di bambina; nomignolo che viene estirpato per sempre da un’estate torrida e polverosa, che marca il battesimo definitivo di Jean Louise, il suo ingresso nell’età adulta.

Prima di procedere oltre, ripetete insieme a me: Go set a Watchman (per gli amici GSAW) non è Il buio oltre la siepe . Non c’è più nemmeno la siepe, perché la vecchia casa dei Finch è stata venduta ed è diventata una gelateria. Dall’altra parte dello steccato non c’è più Dill, l’alter ego letterario di Truman Capote, andato a combattere in Europa e rimastovi, per onorare la sua natura inquieta e vagabonda.

Non c’è più nemmeno Jem, il fratello maggiore di Scout che ha rischiato la morte ed è stato salvato dall’intervento tempestivo di Boo Radley: è venuto a mancare prematuramente, stroncato da un infarto per le strade della sua Maycomb.

Jean Louise torna a Maycomb da New York per le sue vacanze estive, riscoprendosi innamorata come non mai della sonnolenta cittadina meridionale scrigno dei suoi ricordi di bambina e di adolescente:

When you live in New York, you often have the feeling that New York’s not the world. I mean this: every time I come home, I feel like I’m coming back to the world, and when I leave Maycomb it’s like leaving the world. It’s silly. I can’t explain it, and what makes it sillier is that I’d go stark raving living in Maycomb.

(Quando vivi a New York, hai spesso la sensazione che New York non sia il mondo. Quello che voglio dire è che, ogni volta che torno a casa, mi sembra di tornare al mondo, e quando lascio Maycomb mi sembra di andarmene dal mondo. È stupido, e non riesco a spiegarlo bene; la cosa più ridicola è che vivere a Maycomb mi farebbe uscire di senno.)

Torna anche per fare i conti con i sentimenti che nutre nei confronti di Henry (Hank) Clinton, suo amico d’infanzia che vuole seguire le orme del padre, Atticus Finch, e studia per diventare avvocato, facendogli da assistente. Lui vorrebbe sposarla, lei esita: è innamorata della sua indipendenza, terrorizzata delle possibili conseguenze di scegliere il marito sbagliato. Ma Hank non vuole mollare:

He began dating her on her annual two-weeks visits home, and although she still moved like a thirteen-year-old boy and abjured most feminine adornments, he found something so intensely feminine about her that he fell in love. She was easy to look at and easy to be with most of the time, but she was in no sense of the word an easy person. She was afflicted with a restlessness of spirit he could not guess at, but he knew she was the one for him. He would protect her; he would marry her.

(Hank) Aveva iniziato a uscire con lei nelle due settimane che trascorreva a casa ogni anno, e, nonostante lei si muovesse ancora come un ragazzino tredicenne e disprezzasse la maggior parte degli orpelli femminili, aveva trovato in lei qualcosa di così profondamente femminile che se n’era innamorato. Guardarla era naturale, passare del tempo con lei era semplice, nella maggior parte dei casi, ma non era di certo una persona facile. Soffriva di un’irrequietezza d’animo che lui non riusciva a penetrare; ma sapeva che lei era l’unica per lui. L’avrebbe protetta; l’avrebbe sposata.

Il metro di paragone di Jean Louise per ogni uomo che voglia davvero far parte della sua vita è la persona più importante per lei, il suo compasso morale, colui nel quale ripone la più cieca fiducia e ammirazione: il padre Atticus, colui che fa sempre ciò che è giusto, infischiandosene anche dell’opinione pubblica e delle ripercussioni sulla sua famiglia. Per Jean Louise, tornare a casa significa tornare da lui, e constatare ancora una volta che, benché Atticus abbia ormai settantadue anni e soffra di artrosi, il mondo idealizzato e perfetto delle sua infanzia è ancora lì, immoto ed immutabile, presidiato da Atticus, divinità benigna che dal suo piedistallo elargisce saggezza e buon senso.

Il mondo di Jean Louise viene improvvisamente sovvertito dalla scoperta che il suo Atticus, colui che non può sbagliare, presiede il Maycomb County Citizens’ council, del quale fa parte anche Hank, una fosca organizzazione che sostiene che le persone di colore non siano ancora pronte e diventare cittadini americani al 100%: non hanno la maturità necessaria per votare, non hanno il diritto di andare nelle stesse scuole dei bianchi, né di essere difesi da avvocati della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People, Associazione Nazionale per la promozione delle persone di colore, una delle prime e più influenti associazioni per i diritti civili negli Stati Uniti, fondata nel 1909 con sede principale a Baltimora, Maryland).

E qui le si spezza il cuore: inizia a stare fisicamente male, a non riuscire a mangiare  e a non voler vedere nessuno (specie Hank), tormentata da una domanda: di chi potrà fidarsi, adesso che Atticus, il suo mentore, la sua fonte d’ispirazione, l’ha tradita in modo così bieco e meschino, rivelandosi un omuncolo indegno della fama che lo precede?

The one human being she had ever fully and wholeheartedly trusted had failed her; the only man she had ever known to whom she could point and say with expert knowledge, “He is a gentleman, in his heart he is a gentleman,” had betrayed her, publicly, grossly, and shamelessly.

(L’unico essere umano in cui avesse mai riposto la più piena e complete fiducia l’aveva delusa; l’unico uomo del quale avesse potuto dire con sicurezza “è un gentiluomo; ha il cuore da gentiluomo” l’aveva tradita in maniera grossolana, in pubblico, senza vergogna).

Il giorno prima della terribile scoperta di Jean Louise, il pastore Stone legge il sesto verso dal ventunesimo capitolo di Isaia:

Go, set a watchman, let him declare what he seeth

Va’, metti una sentinella, che annunzi ciò che vede

Jean Louise, ferita, confusa, persa, ripensa alle parole del pastore, e anela a un faro nel buio, a una guida in quel labirinto intricato che è improvvisamente diventato la sua vita:

Blind, that’s what I am. I never opened my eyes. I never thought to look into people’s hearts, I looked only in their faces. Stone blind . . . Mr. Stone. Mr. Stone set a watchman in church yesterday . He should have provided me with one. I need a watchman to lead me around and declare what he seeth every hour on the hour. I need a watchman to tell me this is what a man says but this is what he means, to draw a line down the middle and say here is this justice and there is that justice and make me understand the difference. I need a watchman to go forth and proclaim to them all that twenty-six years is too long to play a joke on anybody, no matter how funny it is.

(Sono cieca. Non ho mai aperto gli occhi. Non ho mai pensato di esaminare il cuore delle persone: ho guardato solo i loro visi. Cieca come una pietra..Mr Stone*. Mr Stone ha messo una sentinella in chiesa ieri. Ne avrebbe dovuto dare una anche a me. Ho bisogno di “una sentinella che mi guidi e mi annunci ciò che vede ogni ora. Ho bisogno di una sentinella che mi spieghi la differenza tra ciò che un uomo dice e ciò che vorrebbe dire veramente, che tiri una linea nel mezzo e mi spieghi la differenza tra i diversi tipi di giustizia. Ho bisogno di una sentinella che mi faccia da emissario e proclami che ventisei anni sono troppi per prendere in giro qualcuno, per quanto possa essere divertente).

*Ndrm (nota della redazione mia): stone blind in inglese significa”totalmente cieca”. Ho cercato di mantenere il gioco di parole per associarlo al pastore, Mr Stone, il cui nome significa appunto pietra.

Jean Louise, da degna figlia di Atticus, lo confronta. Gli lancia addosso accuse pesanti come massi. Lo insulta. Dichiara di odiarlo, e che non tornerà mai più a Maycomb.

In realtà, la lotta tra Jean Louise e Atticus altro non è che lo scontro di due generazioni che vivono un momento molto particolare nella storia del Sud degli Stati Uniti. Nel 1954, Brown vs Board of Education aveva eliminato la segregazione razziale nelle scuole statunitensi, ma al tempo stesso creato un acceso, infervorato dibattito tra i costituzionalisti: la costituzione dev’essere interpretata alla lettera, e lo stato di diritto deve venire prima di tutto, o la costituzione stessa dev’essere adattata alla esigenze socio-politico-economiche dell’epoca?

Non sono certo un’esperta in diritto costituzionale statunitense, e il fatto che la mia edizione di GSAW (Harper Collins, in ebook) non avesse uno straccio di nota a piè di pagina mi ha procurato non pochi grattacapi con l’interpretazione del decimo emendamento (una preghiera al mondo dell’editoria italiana: quando sarà il momento, per favore inserite qualche nota a piè di pagina, o almeno una prefazione: non siamo tutti costituzionalisti! E, vi prego, non intitolate il romanzo Va’, metti una sentinella…). In sostanza, il X emendamento stabilisce che ogni potere che non rientri nelle competenze del governo federale spetta di diritto ai cittadini o agli stati. Secondo Atticus, il X emendamento sarebbe stato aggirato per rispondere ai bisogni e alle necessità di una fascia ristretta della popolazione americana: ciononostante, le decisioni prese finiscono per avere un impatto molto significativo su tutta la popolazione stessa.

Atticus rappresenta il passato: per lui, il rispetto pedissequo della costituzione deve venire prima di ogni altra cosa. Jean Louise rappresenta il presente e il futuro: la legge dev’essere adattata per garantire giustizia e uguaglianza per tutti.

Atticus ha paura del cambiamento e di quello che potrebbe significare per la tranquilla, regolare esistenza dei cittadini di Maycomb: si sente minacciato dagli avvocati del NCAACP e dal neonato elettorato di colore. Ma non è solo di questo che Atticus ha paura: teme la nascita del sistema assistenziale, la fine del concetto di proprietà; in sostanza, la fine del mondo che ha conosciuto – e difeso strenuamente – tutta la sua vita.

Avete presente il discorso che Ashley Wilkes fa all’innamorata – e annoiata  – Rossella O’Hara sullo stile di vita del Sud che gli Yankees stanno distruggendo? Ashley indulge malinconicamente nella descrizione delle sieste nelle magioni delle famiglie meridionali, i canti dei neri nei campi di cotone, il ritmo di vita lento, l’apprezzamento della bellezza nel senso più classico del termine. Questo è un po’ quello che succede a Atticus in GSAW:il suo mondo sta cambiando, e così il significato e l’uso della legge. Jean Louise, la vera eroina di GSAW, incarna il modo di pensare della sua generazione di Americani: la Costituzione è stata pensata dai padri fondatori per dare a tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità. Il treno che riporta Jean Louise a Maycomb porta con sé idee nuove, rivoluzionarie: quelle stesse idee che sarebbero diventate cuore pulsante del movimento per i diritti civili.

Non è un caso che lo zio di Jean Louise, l’eccentrico Dr Finch – che gioca un ruolo strumentale nel crepuscolo degli dei della piccola Scout, facendo scendere Atticus dal suo piedistallo una volta per tutte, e incoraggiandola a formarsi da sola idee e opinioni – le chieda di tornare a casa: Maycomb ha bisogno di gente come lei, ha bisogno del suo idealismo e della sua energia.

Se ne Il buio oltre la siepe la difesa dei diritti civili e la lotta contro la segregazione razziale era affidata ad Atticus, eroe perfetto e solitario, in GSAW la stessa lotta è affidata alla costituzione americana, e alla nuova generazione di giovani americani, di cui Jean Louise, lasciandosi dietro di sé Scout e la sua infanzia, è chiamata a fare parte attiva.

Soundtrack: Theme from “To Kill a Mockingbird” (Elmer Bernstein)

monro

Monroeville, Alabama, da cui Harper Lee ha creato Maycomb

Monroeville, Alabama (credits http://net.archbold.k12.oh.us/ahs/web_class/Spring_13/TokillaMockingbird_Adoga/Background.html)

Monroeville, Alabama (credits http://bit.ly/1Ksok6Z)

Monroeville, Alabama (credits http://bit.ly/1Ksok6Z)

Monroeville, Alabama (credits http://bit.ly/1Ksok6Z)

Monroeville, Alabama (credits http://bit.ly/1Ksok6Z)

Monroeville, Alabama (credits http://bit.ly/1Ksok6Z)

The Ophelinha Gazette#4 – articoli, segnalazioni, aneddoti e curiosità letterarie

banner

Niente Chablis per questa puntata della Gazzetta, ottenebrata dai fumi della febbre e del raffreddore. In diretta dal divano, la direzione vi augura una buona lettura.

1) Il mistero Harper Lee continua a far sguazzare nel buio il mondo dell’editoria e gli appassionati seguaci di Scout, Atticus &co. Se Finzioni magazine rilancia la teoria del complotto, il New Yorker la butta sul chill out, baby. Diamo a Harper (e al suo avvocato, e alla Harper Collins) il beneficio del dubbio! Nella peggiore delle ipotesi, anche se il libro fosse una roba illeggibile, we’ll always have To Kill a Mockingbird  (parafrasando il caro vecchio Humphrey Bogart in Casablanca).

harper-lee-go-set-a-watchman-cover

Nel frattempo, la Harper Collins rivela la (presunta) copertina di Go set a Watchman (secondo USA today si tratterebbe solo di una copertina temporanea) e la sempre ottima Cara di Yummy books ci fornisce la ricetta per preparare la lane cake (una torta a strati a base di pan di Spagna) di Miss Maud, che tanto piaceva alla piccola Scout.
Io continuo ad aspettare speranzosa, ché un po’ di Atticus Finch fa sempre bene all’anima.

01lanecake-666x8881

dal sito Yummy Books

2) L’11 febbraio ha marcato il cinquantaduesimo anniversario della scomparsa della mia amatissima Sylvia Plath (qui trovate un mio post sulla correlazione tra elementi biografici e immaginario mitico nella sua poesia). Dato che la Plath non passa (fortunatamente) mai di moda, ascoltatela leggere alcune sue poesie dalla raccolta Ariel, approfondite con questo saggio di Sarah Churchwell sul Financial Times, fatevi un giro tra i tesori e i ricordi di famiglia di Frieda Hughes (figlia di Sylvia e Ted Hughes, la cui biografia non autorizzata, a cura di Jonathan Bates, in uscita ad ottobre, promette di essere uno dei libri più interessanti del 2015)

mom

3) Un bellissimo articolo di Rivista studio sull’escamotage usato per far sbarcare l’Ulisse di Joyce in America.

ulisse

4) Gli appassionati di libri, lettura e letteratura avranno presto un nuovo punto d’incontro: il Literary Hub, che dall’8 aprile diventerà un contenitore di saggi, articoli, interviste e recensioni.

10917886_926096060742288_5361752407429558740_n

5) Un articolo di Annamaria Testa sull’Internazionale, sulle parole che sono perle preziose e vanno trattate come tali.

1231502_10151901865167457_683101529_n

6) Dieci curiosità su dieci grandi scrittori, da Kerouac che non sapeva guidare (alla faccia di On the Road) a Virginia Woolf, la cui stanza tutta per sé era sorprendentemente sporca e disordinata.

ginny

Dalla redazione è tutto. La Gazzetta sospende le tirature per una settimana perché qui in redazione si celebra il genetliaco di uno degli eteronimi. Ad maiora!

The Ophelinha Gazette#3 – articoli, segnalazioni, aneddoti e curiosità letterarie

banner

È  stata una delle settimane più lunghe della storia (credo di non dormire da 48 ore). Ma non si può saltare un numero della Gazzetta quando Harper Lee decide (di sua spontanea volontà?) di fare un graditissimo quanto inaspettato (e leggermente sospetto) ritorno.

Che poi la cosa strana è che abbiamo parlato de Il buio oltre la siepe appena una settimana fa a casa di Holden (probabilmente il suo The Quoted American ha qualche potere evocativo che sfugge all’umana comprensione).

Bando alle ciance, che lo Chablis è quasi finito e i link da spulciare sono tanti. Buon fine settimana di palle di neve (leggo che anche il Bel Paese ha ricevuto una spolverata: così capirete cosa significa vivere Su Al Nord).

1. Il ritorno di Harper Lee, annunciato dalla Associated Press, ha risvegliato l’entusiasmo di orde di fan di Atticus Finch e della giovane Scout Louise. Quante volte capita che una scrittrice del calibro della Lee torni alla carica, 55 anni dopo la pubblicazione di un classico senza tempo come Il buio oltre la siepe, con un romanzo scritto prima del suo best seller? Il titolo, Go set a Watchman, è di per sé evocativo: potrebbe alludere alla celeberrima scena in cui Atticus passa la notte sotto la cella di Tom, l’uomo di colore che ha deciso di difendere in tribunale, per evitare che venga linciato dalla folla inferocita; o potrebbe alludere a Boo Radley, il taciturno, invisibile vicino di casa (oltre la siepe, appunto) che salva la vita a Scout. Tuttavia, qualche ora dopo gli entusiasmi vengono smorzati da articoli allarmisti che gridano al complotto: l’editor della Lee, in un’intervista rilasciata a Vulture, dichiara di non aver mai avuto tra le mani questa sorta di prequel, che vedrebbe come protagonista Scout adulta; inoltre, la Lee sarebbe praticamente cieca e sorda e soffrirebbe di frequenti vuoti di memoria, e il manoscritto sarebbe stato ritrovato dalla sua legale, Tonja Carter, appena tre mesi dopo la morte della sorella Alice (su Jezebel), strenua paladina della privacy di casa Lee (anche a causa del carattere semi-autobiografico de Il buio oltre la siepe). BuzzFeed Books raccoglie in un articolo gli elementi più controversi del ritorno della Lee. Non so voi, ma io sarò tra quelli che pre-ordineranno il libro e attenderanno con ansia il 14 Luglio (data annunciata dalla Harper Collins per la sua pubblicazione).

03-harper-lee-2_w529_h352_2x

2. Siete veri book nerd? Scopritelo grazie a questo test.

lit nerd

3. Dato che l’11 Febbraio ricorre l’anniversario della scomparsa della mia amatissima Sylvia (Plath: trovate un estratto dei suoi diari qui e un po’ di cenni biografici qui), vi propongo una riflessione sui “nessi infami” tra genialità e suicidio in chiave femminile (su Oubliette magazine).

sylvia-plath14.  Angolo Joan Didion:

– un articolo di Ho un libro in testa su Joan Didion e i social media;
– Joan Didion sulla nostra beneamata The Paris Review;
– una magistrale recensione di Prendila così dell’ottima McMusa;
– L’anno del pensiero magico secondo Tegamini.

10931250_10152990968027457_7381178025381231360_n
5. Si, San Valentino è solo un’operazione commerciale, come direbbe Bridget Jones, e, diciamocela tutta,  pure abbastanza fastidiosa. Ma, se potessimo regalare/ricevere tre copie vintage de The Paris Review sarebbe un po’ meglio, no? (Purtroppo consegnano solo ai fortunati che vivono negli USA…)

imagesD3G02MG7

6. Una bellissima lettera d’amore vintage indirizzata..ai libri. Su Brain Pickings, ovviamente

A Vintage Illustrated Love Letter to Books: What They Are, How They’re Made, and Why They Matter to Us, Maria Popova

Che sia un fine settimana di vin chaud e parole leggere.

i_travel_the_world_and_the_seven_seas__by_joanasorino-d4l9qnk