Il Calendario dell’Avvento letterario #5: il Natale non è un affare da romanzi russi

rosso intenso 2

Questa casella è scritta e aperta da me medesima

card1

Nell’immaginario collettivo, il Natale è associato a distese di neve candida, caminetti accesi, tazze fumanti di cioccolata e bicchieroni speziati di vino caldo.

Il tepore della casa, l’atmosfera festosa, il calore degli affetti si contrappongono all’ostilità degli agenti atmosferici e creano quel mix di odori, profumi, sapori e sensazioni che l’industria del Natale cerca da anni di imbottigliare in essenze, candele profumate, tè stagionali e deodoranti per gli ambienti. Tuttavia, l’essenza del Natale sfugge, salvo manifestarsi più o meno capricciosamente in luoghi, contesti e situazioni anche impensate.

Oggi andiamo a cercare quella stessa essenza nei paesaggi innevati e nell’aria gelida della lontana Russia, con tanto di slitta trainata da husky e cappello di pelliccia alla Anna Karenina (come non amarla anche a Natale, nel suo vestito da ballo di velluto nero?).

Cominciamo la nostra rassegna proprio dal versatile, camaleontico Tolstoj, uno dei padri fondatori della letteratura russa moderna. Allontanandoci dalla famiglia Karenin e dalle sue tragedie, passiamo a una fiaba: quella di papa Panov, che nella traduzione italiana diventa  Martin, il ciabattino.

Si avvicina il Natale: gli odori e le luci ricordano a Martin gli anni più felici, quando sua moglie era ancora viva e i figli, ancora piccoli, vivevano a casa con loro. Malinconico e scoraggiato dalla solitudine delle feste incipienti, Martin si addormenta leggendo la Bibbia e sogna Gesù Bambino, che gli promette che gli farà visita il giorno dopo. Martin si sveglia pieno di aspettativa e tira fuori le sue scarpine da bambino più belle, da offrire in dono.  Il ciabattino aspetta tutto il giorno, ma l’illustre visitatore non arriva: nel frattempo, insicuro delle sue sembianza, Martin offre bevande calde, cibo e ospitalità a tutti i passanti, finendo per regalare le scarpette a una bambina povera, figlia di una ragazza sola e senza lavoro. Forse Martin non incontra Gesù, ma riscopre la bellezza della condivisione e della generosità che alleggeriscono e riscaldano il cuore, rendendo  il suo Natale più sereno e molto meno solitario.

card5

Lasciamo la bottega di Martin e facciamoci condurre da Tolstoj a casa Rostov, tra gli irrequieti, appassionati protagonisti dell’epopea di Guerra e pace: la bella e volubile Natasha, la dolce e fedele Sonja, l’incostante principe Nicholaj, il goffo e idealista Pierre, l’affascinante, leale principe Andrej. I giovani di casa Rostov, tutti presi dall’atmosfera festosa della stagione natalizia, decidono di mettere su una pantomima. Sono così entusiasti dei loro costumi che decidono di condividere la loro allegria con una famiglia di amici, i Meljukov. La notte, gelida e stellata, si presta bene a una corsa in troika, specie per Nicholaj e Sonja, che fin da bambini hanno avuto un debole l’uno nei confronti dell’altra. Nicholaj è su di giri per la bellezza della notte e di Sonja, nonostante il suo travestimento da uomo e i baffi finti che le oscurano il bel viso; è in estasi, rapito da quello che Tolstoj definisce ‘un elisir d’amore e di giovinezza’. Il ragazzo vede Sonja in una luce nuova, e legge nei suoi occhi, più luminosi delle stelle, una promessa di amore e di felicità: preso dalla magia del momento la bacia. Le labbra di Sonja sanno di sughero bruciato per colpa dei baffi finti, i suoi capelli sono tutti scompigliati: niente ha importanza, mentre i due, consapevoli del fatto di non avere i mezzi per sposarsi, decidono comunque di promettersi amore eterno.

card2

Nikolai Gogol ci porta invece in un’Ucraina pagana, rurale e magica nel suo racconto La notte di Natale. Il diavolo, indispettito per essere stato dipinto in veste troppo favorevole dal fabbro/pittore Vakoula – così favorevole da non riuscire più a trovare candidati da trascinare all’inferno – decide di rubare la luna. Il diavolo ha in realtà un altro motivo per vendicarsi di Vakoula: i due sono entrambi innamorati della bella, algida Oksana. Il signore del male spera che, lasciando il villaggio al buio, il padre di Oksana, Tchoub, sia impossibilitato ad uscire, così da impedire alla ragazza di ricevere la visita di Vakoula. La notte di Natale combina il folklore tradizionale con l’atmosfera natalizia dell’Ucraina rurale: è una storia scritta per essere raccontata davanti al fuoco, commemorando tradizioni e leggende di un tempo mai passato, mentre sullo sfondo risuonano i koliadkis (canti di Natale ucraini).

card3

Lasciando l’Ucraina, seguiamo la bellissima Lara, infelice eroina de Il dottor Zivago. La seguiamo mentre si reca a una festa di Natale, col cuore in gola e una pistola nascosta nel manicotto, con uno scopo ben preciso: costringere l’ex amante Komarovskj a consegnarle una somma ingente di denaro per permetterle di coprire i debiti del fratello Rodja e di sposarsi col giovane, irruente Pasha.

Nel frattempo, Jurij Zivago e Tonja Gromeko, sua amica d’infanzia, stanno indossando i loro primi abiti da sera per partecipare alla stessa festa di Natale, organizzata dalla famiglia Sventickij. La madre di Tonja, Anna Ivànovna, giace a letto malata. Dopo averli visti insieme, eleganti e radiosi, li incita a non indugiare oltre e ad ammettere il proprio amore reciproco, sposandosi il prima possibile, e concede loro la sua benedizione.

Il calore e gli affetti della casa di Jurij contrastano aspramente con il ghiaccio nero che ricopre le strade, con l’aria così gelida che a Lara fa male respirare. L’atmosfera che la circonda è surreale: ondate di vapore emergono dalle sale da tè e dalle bettole; le finestre delle case, ricoperte di uno strati spesso di neve e di ghiaccio, sembrano di gesso, e rendono il riflesso delle luci opache degli alberi di Natale uno spettacolo di lanterne magiche.

Mentre Jurij e Tonja vengono condotti subito nelle stanze private degli Sventickij, Lara si aggira per la sala da ballo pallida come un fantasma, senza un vestito da sera, danzando distrattamente, persa nei meandri del suo incubo personale. Mentre danza distrattamente, urta Jurij, che recupera fazzolettino di batista con cui Lara si era tersa il labbro sudato. Quasi senza accorgersene, Jurij si porta il fazzolettino alle labbra e viene pervaso da una strana eccitazione: il fazzoletto ha un odore pungente, intimo e sensuale, di mandarini e sudore, di segreti e innocenza, di qualcosa di nuovo e penetrante che il ragazzo non ha mai sperimentato fino a quel momento. Improvvisamente, uno sparo riecheggia nella sala da ballo, interrompendo bruscamente l’atmosfera allegra e festosa: Jurij riconosce Lara, pallida, fiera e bellissima tra la folla, prima che l’enormità del suo gesto e degli eventi che l’hanno portata a compierlo prendano il sopravvento su di lei e si accasci al suolo, priva di sensi.

lara

Tra spari, demoni dispettosi, amanti infelici, infermità e gesti tragici, il Natale nei romanzi russi – come l’amore nei romanzi russi – è solenne e tragico, con improvvisi sprazzi di pace e serenità.

Bonus extra: un quiz del Guardian sul Natale in letteratura

Soundtrack: una canzone russa per bambini (grazie, Marga!)

card6

Rileggendo i classici#1: Guerra e Pace di Lev Tolstoj

Rileggendo

Da un po’ di tempo accarezzo l’idea di rivisitare i classici, sia quelli che mi hanno accompagnato nel corso della mia vita di lettrice e fanno ormai parte di me che quelli che leggo per la prima volta o rileggo e imparo ad apprezzare.

Avevo da mesi sul comodino (o meglio, nel Kindle che sta sul comodino) Guerra e pace, la cui lunghezza mi ha sempre spaventato un po’, specie per la mancanza di tempo, quel tempo che sembra scivolarmi tra le dita come sabbia sottilissima e diventare sempre più esiguo, sempre più rarefatto. Comunque, complice il nuovo adattamento della BBC (con una Lily James che finora non è riuscita a convincermi: mi sembra lady Rose di Downton Abbey trapiantata in Russia) ho deciso di intraprendere l’ardua impresa durante le vacanze di Natale. In realtà, tra la vacanza a New York e il colpo di fulmine per Miriam Toews, alla fine a Natale ho letto pochissimo, ma sono riuscita a recuperare grazie ai fine settimana uggiosi di questo piovosissimo gennaio.

war-and-peace

Leggere Guerra e pace è un’esperienza unica: si ha la sensazione di entrare in un universo parallelo, popolato da un sacco di persone dai cognomi fin troppo simili; persone che, nel lungo arco di tempo abbracciato dal romanzo (1805 – 1820) nascono, crescono, maturano, combattono, sbagliano, si pentono, ritrovano la fede, tradiscono, spezzano il cuore a qualcuno, restano col cuore spezzato, sono incapaci di amare, imparano ad amare, abbracciano nuovi credi e nuove filosofie, ereditano titoli nobiliari, perdono i loro averi, si sposano per convenienza, si sposano per amore, si ammalano, muoiono. L’altra cosa che mi ha colpito di G&P è quella sorta di linea di demarcazione che separa le parti che parlano di guerra da quelle che parlano della vita fuori dai campi di battaglia, tra un trattato di pace e una nuova invasione francese; non sono solo le tematiche a cambiare, ma anche il modo di affrontarle, il modo di descrivere e scavare nei personaggi, e, quasi impercettibilmente, la penna di Tolstoj.

Per agevolarvi la lettura, tre sono le principali famiglie che popolano le pagine di G&P:

  • i Rostov, con l’incantevole Natasha, l’incostante fratello Nicholaj, la docile e remissiva cugina Sonja;
  • i Bezuchov, con Pierre, goffo, idealista, bravo a dire e fare la cosa sbagliata, e la bellissima, algida moglie Helene, cacciatrice di dote, fredda e lontana come uno specchio;
  • i Bolkonskij, col mio amato principe Andrej (quando leggerete il romanzo ve ne innamorerete anche voi, non c’è scampo), la devota, paziente fino all’esasperazione sorella Maria Bolkonskija, il bilioso padre, il vecchio principe Bolkonskij, arrabbiato con tutti, anche con se stesso.

Ci sarebbe anche una quarta famiglia da ricordare, ma sono tutti talmente antipatici che preferisco relegarli al ruolo che dovrebbero avere, quello di malvagi tessitori: il principe Vasilij  Kuragin, uomo meschino ed arrivista, determinato a fare di tutto per concludere matrimoni vantaggiosi per i figli, Anatole e Helene, nonostante sia consapevole della mancanza pressoché totale di valori, freni e inibizioni in entrambi i figli. Tolstoj accenna a un possibile rapporto incestuoso tra Anatole e Helene, e il loro comportamento non migliora con gli anni: Helene adesca il povero Pierre, figlio illegittimo del conte Bezuchov e erede improvviso della sua immensa fortuna, per poi bandirlo quasi immediatamente dall’alcova coniugale e dedicarsi apertamente alla vita di società e a una sfilza di amanti; Anatole, segretamente sposato con una ragazza polacca. spezza il cuore e rovina la reputazione all’ingenua (e annoiata) Natasha. Ma procediamo con ordine.

La cosa che più ho amato di G&P è la straordinaria capacità di Tolstoj di descrivere l’evoluzione/involuzione dei suoi personaggi. Mi concentrerò sui tre personaggi principali: Natasha, Pierre e Andrej.

Nelle prime pagine del romanzo, Natasha è una ragazzina appena uscita dall’infanzia che si affaccia sull’adolescenza. È dotata di una vitalità e di una joie de vivre tale da illuminare tutte le pagine sulle quali si affaccia: è vivace, quasi incontenibile, ha comportamenti sbarazzini che scombinano nello sconveniente, le piace sperimentare (ad esempio, rubare un bacio al suo primo “innamorato”, il giovane Boris). Per tre quarti del romanzo è un personaggio incredibilmente affascinante, uno dei più belli della storia della letteratura: attraversa la vita in punta di piedi sulle sue scarpette da ballo, tra mussolina bianca e rosa e ricci neri; canta come una sirena, e nessuno è capace di resistere alla commovente dolcezza della sua voce; è semplicemente felice, felice di esistere, di essere viva, di rifugiarsi nel lettone della madre per i pettegolezzi e le confessioni notturne. È curiosa, ha voglia di sperimentare, di provare tutto, di succhiare il midollo della vita, per parafrasare Thoreau; mi fa pensare a una canzone degli Strokes, I’ll try everything once. Natasha ha voglia di crescere, di raccogliersi i capelli, di indossare vestiti eleganti, di iniziare a partecipare ai balli.

4147

p03g182v

War & Peace - First Look
Programme Name: War & Peace – TX: n/a – Episode: War & Peace – First Look (No. n/a) – Picture Shows: Natasha Rostov (LILY JAMES) – (C) BBC – Photographer: Laurie Sparham

Il primo ballo di Natasha, durante il quale conosce – e inizia a innamorarsi -del principe Andrej, resta una delle pagine più belle della letteratura.

Da un pezzo io ti aspettavo, pareva che dicesse quella fanciulla spaurita e felice, col suo sorriso che spuntava fra le lacrime già pronte, alzando la mano per posarla sulla spalla del principe Andrej. Essi erano la seconda coppia che entrava nel circolo. Il principe Andrej era uno dei migliori ballerini del suo tempo. Natascia ballava mirabilmente. I suoi piedini, nelle scarpine di raso, pareva si sollevassero rapidi e leggeri, indipendentemente da lei, e il suo volto raggiava per l’entusiasmo della felicità […] Il suo collo e le  sue  braccia erano di una magrezza infantile,  non belle.  Paragonate con le spalle di Elèna,  quelle di Natascia erano gracili,  il seno non  formato,  le braccia sottili;  ma su Elèna pareva si fosse posata la patina di tutte le migliaia di sguardi che  avevano  sfiorato  il  suo  corpo,  mentre Natascia aveva l’aspetto di una bimba che per la prima volta indossava un  abito  scollato,  una bimba che si sarebbe vergognata di mostrarsi così se non l’avessero convinta che così era necessario fare. Al principe Andréj piaceva ballare e, desideroso di liberarsi al più presto sia delle conversazioni politiche e impegnate che tutti intavolavano con  lui, sia della  timidezza che lo indispettiva, cagionata dalla presenza del sovrano, si era messo a ballare e aveva scelto Natascia, perché Pierre gliel’aveva indicata e perché era stata la prima donna graziosa a cadergli sotto gli  occhi; ma non appena ebbe stretto quel busto sottile ed agile e Natascia cominciò a muoversi così presso a lui e gli sorrise così vicino, l’aroma della sua grazia gli salì alla testa; e mentre, riprendendo fiato e lasciandola, si fermava a guardare le coppie che ancora ballavano, si sentì  ringiovanito e pieno di vita”.

(Traduzione Itala Pia Sbriziolo, UTET Torino)

tumblr_nuh76mD4uU1udks8go1_1280.png

 Nel corso del suo primo ballo, che demarca il suo ingresso nell’età adulta, la brillante, vivace, inesauribile Natasha incontra il principe Andrej, reduce da un matrimonio infelice, dalla morte della giovane moglie – la graziosa principessina Lise – durante la nascita del loro primo e unico figlio, dagli obbrobri della guerra.

Andrej, segnato in gioventù dal matrimonio infelice con la bella Lise, appare all’inizio freddo, rude, antipatico, egoista. Vuole scappare dalla sua vita, da quei giorni sempre uguali, e si arruola, affidando Lise, prossima al parto, alle cure della remissiva sorella Maria e dell’iracondo padre. Lise muore di parto, qualche ora prima che Andrej riesca a rientrare a casa dopo una brutta ferita: una ferita quasi mortale che l’ha lasciato lì per ore, a terra, a contemplare il cielo e le nuvole, ed assorbire, per la prima volta, il significato profondo e il valore intrinseco della vita. Andrej torna a casa, pronto a farsi perdonare da Lise per la sua freddezza e il suo egoismo, pronto a ricominciare con lei e col loro bambino. Trova Lise già morta, con gli occhi spalancati, negli occhi un’espressione che non dimenticherà facilmente: una condanna che contiene un’implicita domanda, “perché mi hai fatto questo?”

Andrej conduce una vita solitaria e riservata fino al suo incontro con Natasha nella sala da ballo. La osserva, la studia, e fa una scommessa con se stesso: se la ragazza, dopo essere stata invitata a ballare, si prenderà cura anche della cugina Sonja rimasta senza cavaliere, la sposerà.

Natasha si prende cura di Sonja, non la lascia a fare tappezzeria, e in Andrej esplode un sentimento senza precedenti e senza pari, che lo riconcilia con la vita, che lo rende per la prima volta felice. Confida la sua scoperta dell’amore all’amico Pierre, che, intrappolato nel suo matrimonio infelice e sterile con Helene e segretamente da sempre innamorato della piccola Rostova, fa del suo meglio per nascondere il sottile senso di malinconia che lo pervade. Andrej parte per un anno, in viaggio per l’Europa, cercando di ritardare l’inevitabile conflitto con l’irascibile principe Bolkonskij, che non vuole concedergli la sua benedizione: Natasha, che ha appena scoperto l’amore e ne viene altrettanto improvvisamente privata, cade in una sorta di trance. Non conosce la pazienza dell’attesa: conosce a malapena Andrej, ha appena avuto il tempo di esplorare questo sentimento tutto nuovo, ed è costretta a stare lontana da lui per un anno. È facile per Anatole, damerino provetto, strapparle un bacio, dichiararle amore eterno e costringerla a scappare con lui, che è già sposato. Sonja la salva, Andrej non la perdona, Natasha cerca di togliersi la vita e precipita in un vortice di depressione che porta via con sé la sua freschezza, la sua spontaneità, la sua innocente, accattivante giovinezza in fiore. La domanda sorge spontanea: Natasha, come hai potuto tradire l’intenso, forse un po’ troppo serioso ma maturo e con i piedi per terra principe Andrej e cercare di scappare con un damerino che hai frequentato per un paio di giorni?

Chi sta più vicino a Natasha è Pierre, che è anche il personaggio che conosce una maggiore evoluzione nel corso del romanzo: all’inizio è un adolescente goffo e insicuro, un figlio illegittimo cresciuto in Francia, inizialmente disprezzato da tutti per la sua mancanza di cognome e titolo, poi corteggiato da tutti per il suo titolo e l’immensa ricchezza ereditata dal padre. Il giovane Pierre diventa da un giorno all’altro il ricco e influente conte Bezuchov, e non riesce a gestire la cosa: si fa convincere (costringere) a sposare Helene, vive una vita dissipata, si dedica anima e corpo alla massoneria, ha una (brevissima) esperienza sul campo di battaglia, nel quale incontra Andrej, ormai cinico, freddo e distaccato, pronto ad andare incontro al suo destino. Andrej viene gravemente ferito in guerra, e, per un’assurda casualità, si ritrova a casa di Natasha, che diventa la sua instancabile infermiera e riprende alcuni dei tratti della Natasha di un tempo: la grazia felina, il piede leggero, il passo da ballerina che trasforma ogni movimento in una danza. Andrej si riconcilia con la vita e, in una delle scene più commoventi del libro, dichiara il suo amore immutato per Natasha, che a sua volta non ha mai smesso di amarlo.

 

Lieto fine? Troppo facile. Tolstoj fa morire Andrej un paio di giorni dopo, affidando l’inconsolabile Natasha alle cure di Maria, sorella di Andrej, che, sorprendentemente (e convenientemente, dato che i Rostov hanno perso quasi tutto e lei è una ricca ereditiera) sposa Nicholaj, fratello di Natasha, da sempre innamorato della povera Sonja.

E Natasha? Non solo sposa Pierre, cosa già di per incomprensibile, almeno per me, ma, nel primo dei due epiloghi, diventa una donna grassa e sciatta, che non ha più voglia di pettinarsi né di scegliere un vestito decente. Dove sono finite la sua bellezza, la sua grazie, l’irresistibile luce dei suoi occhi neri, l’irresistibile vitalità? Tolstoj sembra suggerire che tutte queste amabili doti fossero semplicemente funzionali a trovare marito: ora che ha Pierre e i loro bambini, l’unica cosa che le interessa è parlare col marito, stare attaccata al marito, essere al centro dei suoi pensieri e del suo mondo. Ogni assenza di Pierre la getta in un vortice di depressione e malumore che finisce solo quando sente il rumore della sua slitta nel cortile. Per un personaggio così complesso, così delicato, così poliedrico, è un epilogo un po’ riduttivo: ma ricordiamoci anche la fine che Tolstoj ha fatto fare alla mia amatissima Anna Karenina, mentre il fratello Stiva si prendeva una strigliata e una pacca sulle spalle per le sue scappatelle extraconiugali.

E la povera Sonja, vi chiederete voi? Non solo, dopo aver amato Nicholaj tutta la vita, deve assistere col cuore pesante al suo matrimonio con Maria, ma va anche a vivere con loro! Tolstoj, ma che fine fai fare a queste povere eroine?

Per invogliarvi alla lettura del romanzo (il Guardian lo mette nella sua lista dei venti romanzi che tutti fanno finta di aver letto – a voi quanti ne mancano?), vi consiglio di guardare il nuovo adattamento della BBC, in onda su BBC 1 la domenica alle 21.

Se poi volete sbizzarrirvi e dare libero sfogo al nerd che c’è in voi, qui trovate un test per mettere alla prova la vostra conoscenza delle vicende storiche narrate in G&P, mentre qui trovate dei consigli di stile per emulare il look delle immortali eroine tolstojane.

Buona lettura!

 

Soundtrack: Take this waltz di Leonard Cohen, in onore del primo ballo di Natasha e Andrej

 

PS: io ho letto G&P in inglese, nell’edizione Wordsworth Classics. Ho usato per la citazione in italiano la traduzione di Itala Pia Sbriziolo, pubblicata da UTET). Tutte le immagini che ho usate nel post sono scene dell’adattamento BBC.

war-peace-leo-tolstoy-paperback-cover-art

Cartoline da Riga: il Globuss bookstore

globus24

I carry my love

As a child, a one year old,

Carries a chestnut leaf:

So seriously holds the outstretched hand –

It is so difficult to balance the tiny step

With giant autumn all around.

From the trees

Fall and fall

Rustling golden secrets

And confuse his steps.

But the little one does not slip.

He holds on to his leaf

And elegantly walks into the blizzard of leaves.

Vizma Belševica (1931-2005) Translation from the Latvian by Astrida Stahnke

(Porto il io amore

come il mio bambino, di un anno,

porta una foglia di castagno:

è così serio quando tiene la mano tesa –

È così difficile bilanciare i suoi piccoli passi

circondati dall’immensità dell’autunno.

Dagli alberi

fruscianti segreti dorati

continuano a cadere

confondendo i suoi passi.

Ma il piccolo non scivola.

Regge saldamente la sua foglia

e incede elegantemente nella tempesta di foglie).

riga8

Latito, lo so.

Sono stata un po’ in giro, ho fatto un po’ di cose, che non sono andate esattamente come volevo, ma anche questo fa parte del gioco (almeno così mi sforzo di credere).

Conto di tornare in maniera un po’ più stabile, o manifestarmi in alti luoghi (tipo qui): ma sapete già che programmazione e costanza sono il mio tallone d’Achille, quindi abbiate pazienza, e continuate a sopportarmi.

Nel frattempo, vi mando qualche cartolina virtuale da Riga, dove, tra una coincidenza presa al volo, una valigia persa e un impegno di lavoro, sono riuscita a fare una passeggiata e a fare un giro al bellissimo Globuss bookstore, libreria internazionale che propone titoli in lettone, inglese e russo, con una vasta selezione di classici e testi scolastici. Tra una copia di Anna Karenina (che è un po’ la reginetta della sezione classici, con mio immenso gaudio) e un tè ai mirtilli nel caffè Kafka, al piano superiore della libreria, sono anche riuscita a scattare qualche foto.

globus2

globus26

globus25

globus22

globus21

globus20

globus19

globus18

globus17

globus16

guerraepace

globus15

globus14

globus13

globus12

globus6

globus3

globus27

globuscaffe

Ho intravisto anche la suggestiva libreria nazionale lettone, dal battello sul fiume Daugava. Il gioco di luci al tramonto sulla piramide è particolarmente suggestivo.

biblioteca 2

skylineR

Se capitate a Riga, passate dal Folkklubs ala pagrabs pub, per un paio di pancake alle patate, un bicchiere di birra locale (la Užavas ha conquistato perfino me, che solitamente vado di Chablis) e una sosta nella biblioteca del pub (la foto è molto scura, ma il pub è una sorta di caverna).

12002275_909689105769265_8835545325420664450_n

Buona passeggiata!

Per saperne di più: ho scovato questa bella antologia di poesia lettone, pubblicata dalla University of Iowa Press (purtroppo solo in inglese)

Soundtrack: Liszt – Balada No.2, eseguita dal pianista lettone Armands Abols

unesco

riga9

tregrazie

park5 (2)

park4

chiesa2

artdeco

taverna