Love Story

I don’t quite know
How to say
How I feel
Those three words
I’ve said too much
They’re not enough….

(Chasing Cars, Snow Patrol)

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“Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni?
Che era bella. E simpatica. Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me. Una volta che mi aveva messo specificamente nel mucchio con tutti quei tizi musicali, le chiesi l’ordine di preferenza, e lei rispose sorridendo: “alfabetico”. Sul momento sorrisi anch’io. Ora però mi chiedo se nell’elenco io comparivo con il nome – nel qual caso sarei venuto dopo Mozart – oppure con il cognome, perché mi sarei trovato tra Bach e i Beatles. In ogni modo non venivo per primo, il ché sarà idiota ma mi secca terribilmente, essendo cresciuto con l’idea che devo sempre essere il numero uno.
Eredità di familia, capite?”

Erich Segal, Love Story

Love Story, Harper & Row, 1970

Amare significa anche perdere…per un motivo o per l’altro. Non sempre c’è il lieto fine, nella vita come nei libri come nei film: questo non depaupera una storia della sua bellezza. L’arte di perdere non può cancellare tutto l’amore che c’è stato, più forte della vita stessa, che sfida apertamente la morte, l’oblio, la memoria, il tempo, lo spazio, le distanze.
Non potevo non iniziare questo post se non parlando di Love Story, libro di Erich Segal sottratto tanti anni fa alla libreria di mia madre, dal quale è stato tratto il celebre adattamento cinematografico con Ryan O’Neil e Ali McGraw. Penso la storia sia nota a tutti: Oliver Barrett IV, graduando di Harvard prossimo alla Law School, si innamora di Jennifer Cavilleri, studentessa di musica di umili origini che sogna di andare a proseguire la sua formazione a Parigi. La famiglia Barrett, ricca ed influente, è contraria alla loro relazione, che considera come un capriccio da parte del ribelle Oliver. Quest’ultimo taglia i ponti con la famiglia e sposa Jenny subito dopo la laurea. Iniziano per i due anni duri, finchè Oliver diventa avvocato in uno studio prestigioso e i due iniziano a  desiderare un figlio, che vogliono scherzosamente chiamare Bozo il Pagliaccio, in seguito ad una loro lite. Quando il bimbo non arriva, Jenny va a fare dei test e scopre di essere malata di leucemia allo stadio avanzato.
Muore poco tempo dopo, lasciando Oliver distrutto. Il padre di lui lo raggiunge in ospedale ma ormai è troppo tardi: Oliver non può fare altro che rivolgergli quelle parole che la bella, intelligente e fragile Jennifer gli aveva a sua volta insegnato, anni prima: amare significa non dover mai dire: mi dispiace.

Love means never having to say “I’m sorry”

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Soundtrack:

I’ll love you till the end (The Pogues)

If I ever leave this world alive (Flogging Molly)

PS I Love you (Nellie McKay)

Pyramid song (Radiohead)

Chasing Cars (Snow Patrol)

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