Non c’è Halloween senza burrobirra

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Buon Halloween, gente!

Qui i festeggiamenti sono iniziati già nel fine settimana – con mia somma gioia, febbre a parte, perché Halloween è uno dei miei momenti preferiti dell’anno, e non è poi tanto lontano da tradizioni e leggende che accompagnano il giorno dei morti in tante regioni diverse – Sud Italia compreso.

Comunque, ho finalmente approfittato di questa ricorrenza per sperimentare un paio di ricette di burrobirra, il mitico bibitozzo tanto à la page dalle parti di Hogwarts. Dopo varie ricerche, devo dire che la mia ricetta preferita resta quella del blog Food in Literature, che propone interi menù ispirati a Harry Potter, nonché una selezione di free printables – io ad esempio ho utilizzato questi per personalizzare i bicchieroni di carta dove  ho servito la burrobirra.

Trovate la ricetta originale qui; io ho modificato un paio di cose, perché non sono riuscita a trovare alcuni ingredienti (tipo questo, una sorta di sciroppo al sapore di burro, che comunque non è che mi ispirasse tantissima fiducia). Non ho nemmeno trovato lo sciroppo di butterscotch, ma l’ho sostituito con la Sticky toffee sauce di Marks & Spencer (quindi, in sostanza, uno sciroppo al caramello), che comunque ci sta benissimo.

Il procedimento è facile – a prova di una persona impaziente e impedita come me – e il risultato è sorprendentemente simile a quello della burrobirra che ho assaggiato a febbraio agli studios della Warner Bros a Londra. Inutile dire che, essendo un concentrato di zuccheri, se ne può bere al massimo una tazzina (ma piccola, eh).

Burrobirra di Harry Potter (a prova di impedite)

Dosi per sei persone

Per la cream soda:

–           2 tazze di zucchero bianco

–           1 tazza di acqua

–           mezzo cucchiaino di cremor tartaro

–           1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Per la burrobirra:

–           ¾ di una tazza di cream soda

–           ¾ di una tazza di sciroppo di caramello/butterscotch

–           acqua frizzante a piacimento

–           panna montata e sciroppo per decorare

Preparate prima la cream soda: versate l’acqua e lo zucchero in un pentolino, mescolando in continuazione. Aggiungete poi il cremor tartaro e la vaniglia. Quando il composto inizia ad addensarsi e ad acquisire una consistenza sciropposa, spegnete e lasciate a riposare per un’ora.

Versate in una tazza (o bicchiere) due cucchiaini di cream soda, due cucchiaini di sciroppo di caramello e acqua frizzante a volontà. Mescolate e decorate con panna montata e caramello e voilà, la vostra burrobirra è pronta. Facile, no?

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Volete realizzare una versione alcolica della burrobirra? Provate questa ricetta, a base di ale (una birra ad alta fermentazione molto diffusa nella perfida Albione).

Volete sperimentare qualche altro cocktail letterario? Qui trovate un mio post dell’anno scorso con un sacco di proposte, dall’Huckeberry sin all’Infinite zest.

Siete già in modalità natalizia? Provate allora l’eggnog di Edgar Allan Poe.

Insomma, da queste parti si legge tanto, ma si festeggia (e si pasteggia) appena se ne presenta l’occasione. Happy Halloween!

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Il Calendario dell’Avvento Letterario#1 – L’eggnog di Edgar Allan Poe

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Che siate dei cattivissimi Grinch o degli irriducibili Scrooge, che abbiate deciso di credere o meno a Babbo Natale, che aspettiate con ansia il Gingerbread latte di Starbucks e la legalizzazione del cenone di Natale tutto l’anno o manteniate una ferrea dieta che non comprende il pandoro a colazione, la realtà è una sola: dicembre significa Natale.

Siete dunque davanti a un bivio, e avete due scelte: spegnere la televisione, rinunciare a ogni mezzo di comunicazione, non uscire di casa per un mese e nascondervi sotto il piumone, o trascorrere questo mese insieme a noi.

Chi siamo? Siamo un gruppo di blogger determinati a dare un’impronta meno convenzionale al Natale, e infarcire i giorni prima dell’Avvento, casella dopo casella, di curiosità letterarie, di libri, di poesie, di storie. Di cose belle.

Ogni giorno qui sul blog sarà un blogger diverso (e potrei anticiparvi una lista, ma che razza di sorpresa sarebbe?) ad aprire una casella, svelandone il misterioso contenuto, intrattenendovi così dal primo al ventiquattro dicembre. Potere seguirci anche sui social con l’hashtag #AvventoLetterario.

Approfitto dell’occasione per ringraziare tutti i partecipanti, in modo particolare Valentina di Peek A Book che mi ha aiutato a organizzare il tutto. Vorrei anche ringraziare Monica Naldi di MoMirAleLo (sito in costruzione), che ha realizzato il nostro banner dell’#AvventoLetterario, e Chiara di Librofilia, che mi ha aiutato a seguire la parte social.

Siete pronti? Siete caldi? Allora infilatevi il vostro maglione con le renne più improponibile e mettetevi comodi.

La prima casella la apro io, e ha quel sapore un po’ anglo-americano che mi piace tanto.

Da cinque anni ormai lavoro con colleghi inglesi (non nella mia amata Albione, purtroppo) e il mio Natale si è arricchito di christmas carols, sciarade e nuove tradizioni eno-gastronomiche.

Una delle mie preferite è bere l’eggnog, un salutare cocktail a base di brandy, uova, latte e noce moscata. L’ho bevuto per la prima volta ad Edimburgo, durante una serata freddissima, mentre cercavo di non congelarmi per arrivare al castello. Sono arrivata brilla e contenta, e Edimburgo mi è sembrata ancora più bella, con quelle atmosfere un po’ Hogwarts, un po’ gotiche. Parlando di gotico, indovinate chi era un altro celebre estimatore dell’eggnog? Edgar Allan Poe, signori e signore.

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Source http://bit.ly/1MSIp6D

 

Il giovane Edgar, studente presso la University of Virginia intorno al 1820, aveva scelto come attività extra-curriculari abbondanti libagioni di apple toddies (brandy di mele, mela cotta, Grand Marnier, moce moscata, scorza di limone) e, per l’appunto, eggnog. Secondo il biografo di Poe, James Albert Harrison,

a sensitive youth, … surrounded by the social circle that thought convivial drinking and card-playing indispensable to remaining at all in polite society, would easily fall in with the habits of his ‘set,’ and perhaps cultivate them with passion or excess.”

(per un ragazzo sensibile, circondato da persone secondo le quali bere e giocare a carte erano elementi indispensabili della vita in società, dev’essere stato facile acquisire i comportamenti del gruppo, forse dedicandosi ad essi con troppa passione, fino a portarli all’eccesso).

In sostanza, non era colpa sua: la sua università era una party school, e il povero ragazzo doveva fare del suo meglio per ambientarsi. Noblesse oblige.

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Quando lascia l’Università della Virginia per trasferirsi a West Point nel 1830, la sua passione per il brandy è diventata già leggenda. Il suo compagno di stanza, Thomas W. Gibson, lo ricorda affettuosamente con una bottiglia del miglior brandy sempre a portata di mano. La reputazione alcolica accompagna Poe per tutta la vita e anche oltre, tanto che per anni si è pensato che l’alcol fosse stato appunto la causa della sua morte (pare invece che sia morto di rabbia); inoltre, fino a qualche anno fa, un misterioso uomo mascherato, ribattezzato Poe toaster, ha fatto visita alla tomba di Poe ogni anno, in occasione del suo compleanno, lasciando una bottiglia di cognac e tre rose sulla tomba del poeta. Pare che in realtà tutta la vicenda fosse solo una trovata pubblicitaria, escogitata da un fanatico di Poe per celebrarlo.

In ogni caso, il messaggio è chiaro: a Poe piaceva bere, e non gli andava di certo di aspettare Natale per dedicarsi a drinking games a base di eggnog. Fortunatamente, il poeta era in possesso di una ricetta di famiglia per preparare l’eggnog, tramandata – così vuole la leggenda – dal 1780, e arrivata fino ai giorni nostri, pubblicata nel 2012 in A Second Helping of Murder: Diabolically Delicious Recipes from Contemporary Mystery Writers, a cura di Jo Grossman e Robert Weibezahl (dato che siamo in periodo di strenne, potrebbe fare al caso dell’amico/amica appassionato/a di libri e misteri, che si cimenti magari anche un po’ in cucina…).

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Ecco la ricetta dell’eggnog della famiglia Poe, che ho trovato qui (adattata da A Second Helping of Murder: Diabolically Delicious Recipes from Contemporary Mystery Writers e da The New York Times)

1 oncia (28,35 grammi) di brandy

1 oncia (28,35 grammi) di rum

1 oncia (28,35 grammi) di Madera

1 cucchiaino di zucchero

1 uovo

¾ di una tazza di latte oppure 2 once (56,7 grammi) di panna

noce moscata

Aggiungete il ghiaccio e shakerate. Filtrate in un Collins (un bicchiere di tipo tumbler della capacità da 300 a 410 ml, utilizzato per servire drink miscelati quali appunto il Tom Collins dal quale prende il nome) on in un highball (bicchiere a forma cilindrica di tipo tumbler di capacità variabile tra 240 e 350 ml). Se usate la panna, aggiungete un po’ di latte. Spolverate la superficie con noce moscata a profusione.

Soundtrack: Twelve days of Christmas, un Christmas carol semplicemente geniale e particolarmente adatto a brindare con l’eggnog (e a combattere l’Alzheimer): ogni strofa ripete anche quella precedente. Vi riporto le prime tre strofe qui sotto, così potete cimentarvi anche voi.

On the first day of Christmas,

my true love sent to me

A partridge in a pear tree.

On the second day of Christmas,

my true love sent to me

Two turtle doves,

And a partridge in a pear tree.

On the third day of Christmas,

my true love sent to me

Three French hens,

Two turtle doves,

And a partridge in a pear tree.

Bonus extra: un drinking game letterario che allieterà le vostre serate di dicembre . Qualche esempio?

David Foster Wallace: bevete ogni volta che una frase ha due o più congiunzioni

Jane Austen: bevete ogni volta che qualcuno gioca a whist, va a cavalcare o si sposa

Gabriel García Márquez: Bevete per ogni personaggio che si chiama Aureliano (funziona solo con Cent’anni di solitudine)

Edith Wharton: Bevete ad ogni divorzio scandaloso, a ogni noveau riche che getta la New York bene nello sgomento, a ogni personaggio che scappa in Europa.

Da consumare con moderazione 😉

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