Il Calendario dell’Avvento Letterario #8:le sorelle March e lo spirito del Natale

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Questa casella è scritta e aperta da Norma di Il soffitto si riempie di nuvole

 

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C’è profumo di biscotti caldi e un allegro ciarlare, nella sala addobbata di lucine.
Jo e Amy naturalmente bisticciano, se potessero si prenderebbero per i capelli. Beth è seduta al piano, suona con un dito solo, la canzone è tutta dentro la sua testa. Appoggiata alla porta, stretta nello scialle, Meg le guarda con comprensione infinita. Del resto, che mai deve fare una sorella maggiore?

Lo spirito del Natale aleggia nell’aria.
Oh, no, non parlo di carole e opere di bene. Parlo dello spirito che versi nel bicchiere.
Le ho chiamate a raccolta tutte e quattro, le sorelle March. Le ho guardate dritte negli occhi, lo shaker sotto al braccio. “Ragazze, mi piacerebbe trasformarvi ognuna in un cocktail diverso, se non suona troppo irriverente”.
Non ci crederete, ma erano d’accordo.
E così eccoli a voi: quattro cocktail per quattro sorelle, per riscaldarsi le ossa sotto le feste.

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Meg – Irish coffee

Meg, tu sei un cocktail dolce e forte, caldo e corroborante. Mi hai fatto pensare all’Irish coffee, che non è affatto male, in queste giornate di gelo dicembrino.

Cosa serve

30 ml di whiskey
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 tazzina di caffè nero bollente
6 ml di panna da montare raffreddata
un bicchiere infrangibile

Come si prepara

1. Scegliete un bicchiere che regga l’impatto con una bevanda bollente.
2. Versateci dentro whiskey, zucchero e caffè, mescolando finché lo zucchero non si scioglie.
3. Possedete mezzi per montare la panna? Bene, usateli per montare la panna. Altrimenti, montatela con lo shaker da cocktail fino a che le vostre braccia non vi renderanno competitivi alle gare di canottaggio: a questo punto la panna è pronta.
4. Versatela lentamente nel bicchiere, facendola scorrere sul dorso di un cucchiaino: in questo modo si otterrà il delizioso effetto panna galleggiante.
5. Corroborate la Meg che è in voi.

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Jo – Manhattan

Jo, per te cercavo un cocktail rosso e risoluto, uno di quelli che quando lo bevi rimani ad occhi sbarrati per un attimo. Lo ammetto, ho fatto affidamento al mio gusto e alla mia autobiografia, così la scelta è ricaduta sul Manhattan, che tu ovviamente ti verserai per sbaglio sul vestito nuovo che ti eri messa per la cena di Natale.

Cosa serve

60 ml di whiskey
30 ml di vermut rosso dolce
qualche goccia di angostura
ghiaccio
ciliegina al maraschino

Come si prepara
1. Raffreddate una coppetta da cocktail
2. Chiedete ad un amico barista di prestarvi l’angostura. In alternativa, compratene una bottiglietta, ma sappiate che probabilmente vi durerà in eterno e, prima di finirla, potreste trovarvi a usarla nei modi più disparati, come condimento, come profumo, come deodorante per ambienti, come figurante in cucina, tra l’origano e la paprika dolce.
3. Versate whiskey, vermut e angostura in un bicchiere con 4-5 cubetti di ghiaccio.
4. Mescolate con cura.
5. Filtrate nella coppetta da cockail.
6. Servite con ciliegina al maraschino.
7. Scrivete il vostro primo romanzo.

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Beth – Tè di Natale

Beth, a te l’arduo compito di abbassare il livello etilico di queso post, perché Natale è anche rincantucciarsi in casa con una copertina sulle ginocchia e un tè caldo e un po’ speziato tra le mani. Tanto lo sai già, che l’accompagnamento musicale tocca a te.

Cosa serve

100 g di tè nero
1 arancia
2 mandarini
cannella
anice stellato
chiodi di garofano
1 cucchiaio di uvetta

Come si prepara

1. Lavate e sbucciate l’arancia e i mandarini.Tagliate le bucce a pezzetti.
2. Essiccatele in forno, a 50 gradi per tre ore. In alternativa, appoggiatele sui termosifoni bollenti, ottenendo così anche l’effetto “È giunto dicembre, l’aria profuma di mandarini”.
2b. Dal momento che per la tisana vi servono le bucce, gli agrumi potete pure mangiarli.
3. Tritate l’uvetta.
4. Malmenate la cannella, l’anice stellato e i chiodi di garofano fino a ridurli a pezzetti.
5. Mescolate tutti gli ingredienti al tè nero e metteteli in una bustina per alimenti o in una scatolina di latta rigorosamente a tema natalizio e conservateli per almeno una settimana.
6. Il giorno di Natale, preparate il tè: portate l’acqua a ebollizione, poi mettete in infusione due cucchiaini di tè a persona per 5 minuti.
7. Sorseggiate sorridendo e amando tutti incondizionatamente.

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Amy – Cosmopolitan

Amy, ti odiano tutti. Io no. Non così tanto, almeno. Aspra e dolce, ho scelto per te un cocktail che, ne sono certa, saprai abbinare con incantevole nonchalance ai tuoi abiti delle feste. Le parenti più anziane ti adoreranno.

Cosa serve
ghiaccio
40 ml di vodka
30 ml di triple sec
30 ml di succo di mirtillo rosso
30 ml di succo di lime appena spremuto
uno spicchio di lime

Come si prepara
1. Raffreddate la coppa da cocktail.
2. Riempite lo shaker con tutti gli ingredienti.
3. Shackerate vigorosamente.
4. Filtrate nella coppa.
5. Guarnite con lo spicchio di lime.
6. Bevete col ditino alzato.

Foto René Ruisi (Mt2)

Non c’è Halloween senza burrobirra

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Buon Halloween, gente!

Qui i festeggiamenti sono iniziati già nel fine settimana – con mia somma gioia, febbre a parte, perché Halloween è uno dei miei momenti preferiti dell’anno, e non è poi tanto lontano da tradizioni e leggende che accompagnano il giorno dei morti in tante regioni diverse – Sud Italia compreso.

Comunque, ho finalmente approfittato di questa ricorrenza per sperimentare un paio di ricette di burrobirra, il mitico bibitozzo tanto à la page dalle parti di Hogwarts. Dopo varie ricerche, devo dire che la mia ricetta preferita resta quella del blog Food in Literature, che propone interi menù ispirati a Harry Potter, nonché una selezione di free printables – io ad esempio ho utilizzato questi per personalizzare i bicchieroni di carta dove  ho servito la burrobirra.

Trovate la ricetta originale qui; io ho modificato un paio di cose, perché non sono riuscita a trovare alcuni ingredienti (tipo questo, una sorta di sciroppo al sapore di burro, che comunque non è che mi ispirasse tantissima fiducia). Non ho nemmeno trovato lo sciroppo di butterscotch, ma l’ho sostituito con la Sticky toffee sauce di Marks & Spencer (quindi, in sostanza, uno sciroppo al caramello), che comunque ci sta benissimo.

Il procedimento è facile – a prova di una persona impaziente e impedita come me – e il risultato è sorprendentemente simile a quello della burrobirra che ho assaggiato a febbraio agli studios della Warner Bros a Londra. Inutile dire che, essendo un concentrato di zuccheri, se ne può bere al massimo una tazzina (ma piccola, eh).

Burrobirra di Harry Potter (a prova di impedite)

Dosi per sei persone

Per la cream soda:

–           2 tazze di zucchero bianco

–           1 tazza di acqua

–           mezzo cucchiaino di cremor tartaro

–           1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Per la burrobirra:

–           ¾ di una tazza di cream soda

–           ¾ di una tazza di sciroppo di caramello/butterscotch

–           acqua frizzante a piacimento

–           panna montata e sciroppo per decorare

Preparate prima la cream soda: versate l’acqua e lo zucchero in un pentolino, mescolando in continuazione. Aggiungete poi il cremor tartaro e la vaniglia. Quando il composto inizia ad addensarsi e ad acquisire una consistenza sciropposa, spegnete e lasciate a riposare per un’ora.

Versate in una tazza (o bicchiere) due cucchiaini di cream soda, due cucchiaini di sciroppo di caramello e acqua frizzante a volontà. Mescolate e decorate con panna montata e caramello e voilà, la vostra burrobirra è pronta. Facile, no?

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Volete realizzare una versione alcolica della burrobirra? Provate questa ricetta, a base di ale (una birra ad alta fermentazione molto diffusa nella perfida Albione).

Volete sperimentare qualche altro cocktail letterario? Qui trovate un mio post dell’anno scorso con un sacco di proposte, dall’Huckeberry sin all’Infinite zest.

Siete già in modalità natalizia? Provate allora l’eggnog di Edgar Allan Poe.

Insomma, da queste parti si legge tanto, ma si festeggia (e si pasteggia) appena se ne presenta l’occasione. Happy Halloween!

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Cocktail letterari, tra libri e bollicine

 

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Avvertenza: un numero considerevole di cocktail è stato consumato per scrivere questo post. Quali sacrifici non si fanno in nome della ricerca…

Image courtesy of http://bit.ly/1LIAEzc
Image courtesy of http://bit.ly/1LIAEzc

Siete tutti in vacanza? Siete tutti al mare, come sembrerebbe dal flusso di foto vacanziere su Instagram? Su, ditemi di no, per favore.

Da queste parti, purtroppo, le tanto agognate vacanze quest’anno non sembrano altro che un sogno lontano, difficilmente destinato a concretizzarsi. E per me estate è sinonimo di temperature tropicali, sale sulla pelle, capelli spettinati, quella sabbia bianchissima e ostinata che sembra resistere a ogni tentativo di lavaggio, acque verdazzurre, e un Mojito al tramonto.

In assenza di tutti  – o quasi – gli elementi citati, mi consolo con un paio di cocktail.. letterari. Ma andiamo con ordine.

La parola “cocktail” sembra aver fatto la sua comparsa per la prima volta nel 1798 nell’edizione del 20 marzo di un giornale satirico, l’ormai defunto The Morning Post and Gazetteer, nell’ambito di una curiosa vicenda: il proprietario della taverna Axe & Gate, tra Downing e Whitehall, vince la lotteria e, estatico, cancella tutti i debiti dei santi bevitori frequentatori della sua bettola. Quattro giorni dopo, il giornale rilascia un elenco di tutti i bevitori i cui debiti erano stati cancellati dalla fortuita vincita alla lotteria, e, sorpresa sorpresa, molti erano noti uomini politici, tra cui William Pitt, il più giovane primo ministro britannico, che avrebbe dovuto pagare due bicchierini di un bibitone chiamato “l’huile de Venus”, uno di “perfeit amour” e tre quarti del (molto meno francese) “cock-tail, volgarmente chiamato ginger”.

L’origine del “cock-tail” è in effetti molto poco romantica: il termine veniva usato per indicare quei cavalli la cui coda mozzata indicava che non erano purosangue, ma di razza mista. Un rimedio molto comune nei manuali di veterinaria dell’epoca era curare le coliche dei cavalli con un mix di acqua, avena, gin e zenzero; quindi, la prossima volta che la gastrite vi fa piegare in due, o la colite non vi lascia tregua, dimenticatevi Malox, Gaviscon&co: un G&T e passa la paura.

Il termine “cocktail” viene battezzato con la pubblicazione della prima guida per bartender, nel 1862, ad opera di Jerry Thomas, principal bar tender al Metropolitan Hotel di New York, che nell’introduzione si vanta di fornire chiare indicazioni su come preparare drink mischiando tutte le bevande conosciute negli Stati Uniti, insieme a quelle britanniche, francesi, tedesche, italiane, russe e spagnole, dal punch al julep (giulebbe), creando combinazioni infinite. Ambizioso, il nostro Mr Thomas! Se siete curiosi, trovate la sua guida integrale qui.

Agli inizi del XX secolo, i cocktail smettono di avere il ruolo di mere comparse e assurgono a protagonisti, anche grazie alla diffusione dei cocktail party negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale: c’è bisogno di dimenticare gli orrori della guerra, di leggerezza, di ricominciare a ridere e a celebrare la vita. Quindi via libera alle spalle scoperte, ai tagli di capelli à la gamine delle flapper, alla musica degli anni ruggenti, all’alcool che scorre a fiumi sfidando il Volstead Act, che introduce il proibizionismo negli States (dal 1919 al 1933).

Lentamente, ma inesorabilmente, i cocktail fanno la loro comparsa anche sulla scena letteraria, dominata in precedenza dal nettare di Bacco e qualche altro liquore. Negli scrittori russi – Tolstoy e Checkov in testa – i personaggi indulgono spesso e volentieri nei piaceri dell’alcool, bevendo vino – e vodka, da – come se non ci fosse un domani.

Gli scrittori americani si distinguono nella promozione di bollicine&co.: è difficile non associare Fitzgerald al gin, che sosteneva di preferire agli altri alcolici perché non faceva puzzare l’alito (Zelda avrà ringraziato). A Fitzgerald spetta anche l’invenzione del verbo “to cocktail”, coniugato per la prima volta in una lettera a Blanche Knopf, moglie dell’editore Alfred A. Knopf. E chi altri avrebbe potuto creare un tale neologismo, introducendo nel linguaggio un assaggio degli eccessi dei Roarin’Twenties, se non lo scrittore che ne è la perfetta incarnazione, dandy, playboy, brillante, ammirato e sregolato?

Present: I cocktail, thou cocktail, we cocktail, you cocktail, they cocktail.

Imperfect: I was cocktailing.

Perfect or past definite: I cocktailed.

Past perfect: I have cocktailed.

Conditional: I might have cocktailed.

Pluperfect: I had cocktailed.

Subjunctive: I would have cocktailed.

Voluntary subjunctive: I should have cocktailed.

Preterit: I did cocktail.

(Fonte: Open Culture)

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Faulkner, da uomo del Sud tutto d’un pezzo, aveva una marcata preferenza per il mint julep (menta, ghiaccio, zucchero e bourbon).

Il cocktail preferito di Hemingway era invece il mojito (anche il mio, Ernest, anche il mio. Vedi che sarei stata una perfetta quinta moglie?), un mix di zucchero di canna, rum e menta, che preferiva consumare a La Bodeguita del Medio, ormai iconico ristorante tipico cubano, arrivando da una lunga giornata di pesca al marlin, il bestione protagonista de Il vecchio e il mare. Ernest non disprezzava nemmeno il daiquiri (lime, rum bianco, sciroppo di zucchero, ghiaccio tritato); sulla parete de La Bodeguita campeggia una famosa frase di Hemingway, Mi mojito en la Bodeguita, mi daiquiri en La Floridita (storico ristorante di pesce e cocktail bar dell’Avana vecchia). Pare che il vecchio Ernest si cimentasse anche nella creazione di nuovi bibitoni, come il Papa doble (un daiquiri fatto col rum, succo di lime, maraschino e succo di pompelmo) e Morte nel pomeriggio (nome più che azzeccato per un mix letale di champagne e assenzio). Tuttavia, le abitudini alcoliche di Hemingway sono così leggendarie che è difficile delimitare dove finisca la realtà e inizi la mitologia: altre fonti sostengono che, essendo diabetico, lo scrittore preferisse drink senza zucchero e non disdegnasse un martini dry.

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Il Martini è uno dei protagonisti assoluti della scena letteraria, dalla sua comparsa in Casino Royale di Ian Fleming nel 1953: James Bond lo preferisce molto forte, e la sua ricetta personale prevede tre unità di Gordon’s, una di vodka, mezza di Kina Lillet, una scorzetta di limone, da consumare in un bicchiere da champagne ampio e profondo a sufficienza.

Tornando a Hemingway, i protagonisti della sua (alcolica) Fiesta consumano (in grande abbondanza) Martini, vino, grappa, assenzio, birra, brandy, Anis del Mono, Izzarra – un liquore basco – e il Jack Rose (applejack – un brandy invecchiato nel legno – granitina e succo di lime), che Jack Barnes ordina mentre aspetta l’affascinante e crudele Brett, ammiratrice di toreri e indossatrice di titoli nobiliari. Bung-o! (Ndrm: è il prosit utilizzato da Brett nelle sue libagioni).

All’irrequieta Dorothy Parker sono stati attribuiti questi celeberrimi versi

 I like to have a martini, Two at the very most. After three I’m under the table, After four I’m under my host.

(Apprezzo un martini/ due al massimo/ al terzo sono sotto il tavolo/ al quarto sotto il mio ospite).

L’ironica poesiola è quasi certamente spuria, nata a seguito di una sua dichiarazione dopo un cocktail party particolarmente riuscito:

Enjoyed it? One more drink and I’d have been under the host!

(Se mi è piaciuto? Un altro drink e sarei finita sotto il mio ospite!)

Il mito del martini di Miss Parker ha portato addirittura alla creazione di un bicchiere da martini che porta il suo nome; in realtà, si vocifera che Dottie preferisse lo scotch.

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Il martini fa la sua comparsa anche ne Il giovane Holden: Carl Luce, amico del protagonista, lo consuma molto secco e senza olive, mentre Holden preferisce dissetare le scapigliate nottate newyorkesi con scotch&soda.

L’indimenticabile Holly Golightly di Colazione da Tiffany ama il martini, i Manhattan, che consuma col suo “Fred baby”, i cocktail di champagne e il White Angel (vodka, gin, vermouth). E come dimenticare le orge alcoliche delle feste decadenti di Jay Gatsby? Tra tanti, il gin rickey, un mix di gin, succo di lime e acqua gassata), mentre la frivola Daisy Buchanan condivide con Faulkner la passione per il mint julep.

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Vi è venuta sete, di cocktail e di libri? Poco male: Tim Federle, attore, scrittore e giornalista, ha compilato una deliziosa guida alle gozzoviglie letterarie, Tequila Mockingbird: cocktails with a literary twist, in cui gioca con gli ingredienti dei cocktail, adattandoli a romanzi e ribatezzandoli. Tequila Mockingbird contiene anche una guida di base per i bartender in erba, drinking games letterari, abbinamenti drink-gruppi di lettura e una miniguida a spuntini da hangover, ovviamente letterari: ad esempio, Alice’s Adventures in Wonder Bread (pane bianco con formaggio svizzero e patè di funghi) o The Deviled Egg Wears Prada ( una variante un po’ esotica delle uova ripiene, con humus, paprika e limone).

Vi lascio con un paio di cocktail letterari suggeriti da Federle: consumate con moderazione!

Cocktail d’autore n.1: Rye and Prejudice (da Pride and Prejudice, Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen)

  • tre once* di succo di pompelmo
  • 1/3 di oncia di rye whiskey (whisky di segale)

Versate gli ingredienti su un bicchiere riempito a metà di ghiaccio, mescolando come se aveste a che fare con un cuore innamorato, pieno di complicazioni.

Cocktail d’autore n.2: Love in the time of Kahlua (da Love in the time of Cholera, L’amore ai tempi del colera, Gabriel Garcìa Marquez)

  • 1 oncia di rum
  • ½ oncia di liquore al caffè (tipo il Kalhua)
  • 2 once di panna
  • cannella o noce moscata a piacimento

Mescolate rum, liquore al caffè e ghiaccio, aggiungendo poi la panna e spezie a volontà, per un drink pieno di passioni non corrisposte ed esplosive.

Cocktail d’autore n.3: Romeo and Julep (da Romeo e Giulietta, William Shakespeare)

  • 6 rametti di menta fresco
  • un cucchiaino da tè di zucchero di canna
  • ½ oncia di schnapps alla pesca
  • ½ oncia di bourbon
  • una lattina di bevanda gassata al limone o al lime

Mescolate il tutto on the rocks finché lo zucchero si sarà sciolto, poi aggiungete la bevanda al limone/lime e preparatevi ad innamorarvi, velocemente, inesorabilmente.

Cocktail d’autore n.4: Huckleberry Sin (da Le avventure di Huckleberry Finn, Mark Twain)

  • 5 mirtilli, lavati
  • 2 once di vodka ai frutti di bosco
  • una lattina di gassosa

Pestate i mirtilli in un barattolo di vetro. Aggiungete ghiaccio a piacimento, la vodka e la gassosa. Sedetevi sui gradini del portico, e godetevi il tramonto (facendo attenzione alle zattere di banditi scalzi che risalgono il fiume).

Cocktail d’autore n.5: Infinite zest (da Infinite jest, David Foster Wallace)

  • 2 once di vodka
  • un’oncia di limoncello
  • ½ oncia di succo di limone

Shakerate per bene gli ingredienti e versateli in un bicchiere da cocktail, aggiungendo ghiaccio a piacimento, per un drink giallo come un pallina da tennis.

Cocktail d’autore n.6: Gone with the wine (da Gone with the Wind, Via col Vento, Margaret Mitchell)

Dosi per 6 drink (ideale per un gruppo di lettura, o quello che volete voi):

  • una bottiglia di vino rosso
  • 2 once di brandy alla pesca
  • 2 cucchiai di zucchero
  • una pesca, tagliata a pezzettini
  • un’arancia a spicchi
  • 2 bicchieri e mezzo di ginger ale (soft drink a base di estratto della radice di zenzero, bella fredda

Versate il vino e il brandy in una caraffa, insieme allo zucchero e ai pezzi di frutta. Lasciate a macerare in frigorifero per almeno un’ora. Quando qualcuno degli ospiti si riferirà ad Ashley come una ragazza (non avendo chiaramente letto il libro né – sacrilegio! – visto il film), togliete la caraffa dal frigo, aggiungete la ginger ale e fate sbollentare gli ardenti spiriti, ché domani è un altro giorno

Cocktail d’autore n.7: The Rye in the Catcher (da Catcher in the Rye, Il giovane Holden, JD Salinger)

Dosi per 6 drink (ideale per un gruppo di lettura, o quello che volete voi):

  • ½ bottiglia di rye whiskey (whisky di segale)
  • 4 once di succo d’ananas
  • 2 once di succo di limone
  • un litro di ginger beer (letteralmente birra allo zenzero, una bevanda composta da zenzero, zucchero, acqua, succo di limone e lievito)

Mescolate whisky e succhi di frutta, aggiungendo ghiaccio in abbondanza. Aggiungete gradualmente la ginger beer, shakerate e chiamate a raccolta i vostri amici: è tempo di scacciare quei fastidiosissimi mean reds, e andare avanti.

Cocktail d’autore n.8: The Portrait of a pink lady (da The Portrait of a Lady, Ritratto di signora, Henry James)

Dosi per 12 drink (ideale per un gruppo di lettura, o quello che volete voi):

  • un litro di gin
  • 3 tazze di limonata rosa (per il colore, si posso aggiungere alla limonata tradizionale fragole o succo di mirtillo q.b.)
  • 6 once di granitina (succo di melograno più zucchero granulato)
  • un litro di gassosa

Mescolate tutti gli ingredienti, tranne la gassosa, in una zuppiera da punch. Aggiungete giaccio a piacimento e la gassosa come tocco finale per un rimedio ideale per le pene d’amore, per il rimorso di aver scelto l’uomo sbagliato, di non aver capito se alla fine l’erba era più verde oltre l’Atlantico, o meno.

*Un’oncia equivale a circa 2,96 cl

Ancora assetati di cocktail e di libri? Poco male: The Reading Room offre una lista di quindici abbinamenti drink/romanzi (per citarne uno, Il grande Gatsby e il French 75, un mix di gin, champagne, sciroppo, limone e ghiaccio.) Nunc est bibendum!

Image courtesy of http://bit.ly/1HCL43y
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Soundtrack: A little party never killed nobody, Fergie (The Great Gatsby soundtrack)