Il Calendario dell’Avvento Letterario #3: il Natale di Arturo Bandini

14055783_10211061763881395_713273771_n

Questa casella è scritta e aperta da Chiara di Librofilia

John_fante.jpg

John Fante è uno dei miei autori prediletti e, ogni volta che posso, cerco di spezzare una lancia in suo favore, perché la sua è una produzione letteraria abbastanza ampia, coraggiosa e drammatica, soprattutto perché lo scrittore mette al centro della sua narrativa alcuni elementi cardini tipici all’umanità intera che risultano così universali e ricchi di pàthos, di sentimentalismo e di passione.

Durante la lettura delle sue opere – tra romanzi, racconti e sceneggiature hollywoodiane – c’è stato un romanzo che, forse più di altri, ha colpito la mia attenzione e mi ha permesso di comprendere come alcune contrapposizioni e alcuni paradossi non siano mai così scontati nella vita.

Sto parlando di Aspetta primavera, Bandini, ovvero il romanzo d’esordio di questo autore italo-americano, pieno di sogni e di ambizioni, nato a Denver nel 1909. Il romanzo viene pubblicato per la prima volta  – dopo mille riscritture e tribolazioni – nel 1938 e vede, per la prima volta in assoluto, l’entrata in scena di uno dei personaggi letterari più amati e più controversi della narrativa fantiana ovvero Arturo Bandini, che in fondamentalmente risulterà essere una sorta di alter-ego dello stesso John Fante.

Ma ciò che rende unico questo primissimo romanzo di John Fante, oltre alla presenza di Arturo Bandini, è la sua ambientazione in un’ immaginaria cittadina del Colorado – chiamata Rocklin, che corrisponde  grosso modo alla città di Boulder – talmente fredda e sommersa di neve durante l’inverno che tutti i suoi abitanti attendono con speranza e con trepidazione l’arrivo della primavera. Arturo Bandini e suo padre Svevo l’aspettano anche più degli altri: il primo per tornare a giocare sui campi da baseball, il secondo per tornare a lavorare come esperto muratore.

Boulder.JPG
Natale a Boulder, Colorado

Eh già, perché Arturo Bandini è un adolescente lentigginoso, arrogante e testardo che sogna diventare il più grande campione di baseball di tutti i tempi, nonostante appartenga ad una famiglia di origini italiane talmente povera e modesta che egli cerca in tutti i modi di nasconderla, soprattutto per colpa di quel padre nervoso e attaccabrighe che, impossibilitato a compiere il proprio lavoro da abile muratore per via della neve e del gelo, preferisce trascorrere le sue giornate ai tavoli di gioco, perdendo tanti soldi e cacciandosi ripetutamente nei guai.

Tutto questo non fa altro che accrescere il disgusto per le sue origini italiane e per la sua stessa condizione e il senso di ribellione e di disagio in Arturo Bandini, dando vita ad una sorta di guerriglia interiore e di perenne frustrazione che il ragazzo serberà in cuor suo.

In Aspetta primavera, Bandini c’è però un elemento che lo contraddistingue dalle altre opere di John Fante, ovvero l’atmosfera bella, calda e avvolgente del Natale che trasuda e che si respira dalle pagine del libro e che è totalmente contrapposta alla condizione di miseria e di povertà in cui versa l’intera famiglia Bandini.

Nel libro è infatti narrato un episodio specifico che si svolge proprio a ridosso delle festività natalizie e che fa trascorrere all’intera famiglia Bandini, il peggior Natale della loro vita, poiché il padre di Arturo Bandini – in un crescente mix di drammaticità e di comicità, per lo svolgersi della scenata – decide di abbandonare il tetto coniugale, per sfuggire alla visita dell’arcigna suocera e piomba direttamente in un pericoloso meandro fatto di alcool, gioco d’azzardo e donne.

Se inizialmente l’assenza dell’uomo di casa è comprensibile e a tratti persino giustificabile per via della sua totale avversione nei confronti della suocera, ben presto diventa invece insopportabile e preoccupante proprio con il passare dei giorni, mandando letteralmente in frantumi l’intera famiglia Bandini e i loro nervi.

A un certo punto, Arturo Bandini si mette sulle tracce di suo padre, nonostante la paura, il timore e la riverenza quasi assoluta che nutre nei suoi confronti.

In fondo, anche questo è lo spirito del Natale o no?

boulder2.jpg
Luci di Natale a Boulder, CO

Il Calendario dell’Avvento Letterario#13: caro Julio Cortázar

bannervale

Questa casella è scritta e aperta da Andrea di Un crotalo al sole

Image-1 (2)
Grazie a Il Lettore Forte (@Librimmagine) che mi ha segnalato questa splendida illustrazione

Caro Julio,

da troppo tempo non parliamo di libri. T’ho raccontato di me, di dove penso di essere, di come le cose, tutte le cose, siano un diario. Ha ragione Palahniuk, le cose ci osservano e quel che osservano, annotano. Ci pensavo qualche ora fa mentre smontavo gli scatoloni delle decorazioni. Mi si è allungato il viso dentro il riflesso e tutto sommato non ero poi così male. Una specie di ovale oblungo, pallido dentro il rosso imperante, una specie di James Incandenza che vorrebbe scrivere come Arturo Bandini e poi firmarsi Ismaele. Le cose, dunque, mio caro Julio. Le cose somigliano a Bartleby. Le cose annotano. E, se devo dirtela tutta, mi pare che abbiano una qualche dote, una buona consapevolezza formale, una specie di padronanza istintiva del raccontare.

Per esempio, mentre tiravo fuori quel che resta di un albero rimediato coi punti del supermercato, ho lasciato che quella piccola cosa inesplosa deflagrasse col suo bel carico di ricordi di persone passate e case e credenze ed altre piccole emozioni di pessimo gusto. M’accorgo, e questo è bene che tu lo sappia, che mia madre sempre di più stia finendo per somigliare a quella Enid franzeniana, tutta intenta a tenere insieme le cose, a fondere i pezzi, a correggere le linee storte, le deviazioni dalle strade maestre ed a fare esercizi di calligrafia e conformismo riempiendo biglietti d’auguri. Quanto a mio padre, sempre più mi pare un uomo disincantato e quasi arreso, una specie di riflesso distorto dei propri desideri di un tempo. È che, ma questa mio caro Julio è una mia convinzione, a volte ho la sensazione che abbia in sé qualcosa che lo fa somigliare ad un animale morente, ad una macchia umana, ad una specie di pastorale tutta italiana di controllata e metodica decadenza, in qualche modo titanica e per questo stesso motivo un po’ più rassegnata ogni anno. Quanto a me, tu sai bene che cosa m’affligge. Ho questo modo tutto mio d’essere insoddisfatto più o meno di tutto, di sbuffare spostandomi il ciuffo biondo ora a destra ora sinistra. Emma, così dovresti chiamarmi. Per quanto possibile ho tentato di fronteggiare questa deriva.

Ma io non sono Achab. Sono piuttosto, io stesso, una balena bianca, talvolta spiaggiata. Ecco, questo è il nostro piccolo presepe. Ecco, questi sono i nostri capelli d’angelo, qualcuno dorato, qualcuno argentato. C’è un libro che ho letto qualche mese fa ed è un libro di Percival Everett. Lì si parla di un uomo che pare debba morire e che in effetti muore e che, per qualche oscura ragione, resta in vita ed in vita è di fatto immortale. Questi sono giorni in cui si festeggia, in cui si brinda alla vita, alla speranza. Continuo a tirare fuori addobbi, convinto che ci sia una qualche possibilità di mascherare quello che in verità si annida, più o meno nascostamente, in chiunque. Allora, Julio, potresti dirmi, sei ricco, coniglio, perché conosci il senso della paura, perché sei consapevole dell’imperscrutabilità del domani.

La verità, io credo, è che non si dovrebbe mai raccontare nulla a nessuno. E te lo dico da qui, dallo stipite di questa porta bianca, con un cappello da caccia in testa ed una mezza cicca che penzola pigra dalle mie labbra.

Buon Natale, Julio. Ovunque io sia.

Cortázar

Un’ora con…Chiara Ruggiero di Librofilia

librofilia-immagineNon potete non farvi piacere la blogger che vi presento oggi.
È calabrese (come la sottoscritta), ama il mare, la birra (meglio se al mare), il rap, la letteratura americana, e nutre una viscerale passione per quel gran figo di John Fante.
Quindi, se non correte subito a sbriciare tra e pagine del suo blog, Librofilia.it, it’s your loss, mates. Io vi ho avvertito.

1) Librofilia: come e perché?

Dopo aver collaborato per anni con diversi portali letterari e dopo aver sparso in giro per il web un po’ di articoli vari, nell’agosto del 2012, dopo una lunga e travagliata gestazione, nasce Librofilia perché desideravo possedere uno spazio tutto mio nel quale far confluire la mia roba e dove potermi finalmente esprimere in modo libero, anarchico e senza particolari vincoli o condizionamenti. Librofilia rappresenta quindi la mia inclinazione verso i libri e verso la lettura ma soprattutto rappresenta il mio modo di essere.

2) Chi c’è dietro Librofilia?

Questa è una domanda che spesso mi pongo anche io ma quasi mai ottengo risposte valide. Non amo molto parlare di me perché non ne sono tanto capace, preferisco che siano gli altri a farlo, in bene o in male. Nel complesso posso dire che dietro Librofilia c’è Chiara – compresi difetti e contraddizioni – e dietro Chiara c’è Librofilia. Semplice no?

Dico solo che ho tre grandi passioni: i libri – specialmente la letteratura nordamericana – il rap e la birra.

Colleziono tappi, etichette e bottiglie di birra, segnalibri dal mondo e snow globe.

3) Il tuo scaffale d’oro

Il mio scaffale d’oro è quasi totalmente occupato dalla letteratura nordamericana ed è davvero molto variabile soprattutto perché sono molto curiosa e mi piace misurarmi sempre con nuovi autori. Diciamo che la mia triade perfetta è comunque rappresentata da John Fante, Richard Yates e Raymond Carver.

librofilia3

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Il personaggio letterario con il quale mi immedesimo particolarmente è ovviamente Arturo Bandini, il protagonista dell’omonima tetralogia di John Fante, perché è ribelle, bizzarro, disadattato, ossessionato dal suo obiettivo, apparentemente egoista e pieno di sé ma in realtà fragile, impaurito e romantico a suo modo.

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Se il mio blog fosse una canzone potrebbe essere “Io scriverò” di Rino Gaetano ma allo stesso tempo, dovendo fare i conti con la mia vena rap, direi “Bisogna scrivere” di Fabri Fibra. Il messaggio delle canzoni è grosso modo simile seppur espresso in due modi apparentemente differenti. Dovendo fare invece un discorso più ampio e dovendo esprimere tutta l’attitudine e il modo di vedere di Librofilia dico: “Che tempi” di Fabri Fibra.

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Il mio rapporto con la scrittura e con la lettura è totalizzante, nel senso che di entrambe le cose ne faccio quasi sempre una ragione di vita o di morte, seppure, come ogni rapporto totalizzante, preveda degli alti e dei bassi. Quando leggo, prendo appunti di ogni sorta che annoto su taccuini di ogni forma e dimensione che accumulo in modo compulsivo. Di sicuro non ho ambizioni letterarie perché adoro stare dall’altra parte della barricata ovvero dalla parte del lettore poiché credo che di questi tempi in cui tutti scrivono e pubblicano qualsiasi cazzata, essere lettori dotati di un giudizio critico – seppur non accademico – è più difficile che dirsi “scrittori”.
Solitamente appena termino una lettura mi piace scriverne subito perché temo che le sensazioni – negative o positive – evaporino e difficilmente inizio a leggere un nuovo libro se prima non ho scritto del precedente. Sono inoltre molto critica e insoddisfatta nei confronti di ciò che scrivo e di ciò che leggo e di come lo leggo, perché ho sempre paura che qualcosa mi sia sfuggito.

Mi preme però sottolineare il fatto che il mio rapporto con scrittura e con la lettura subisce molto l’influenza della musica che amo cioè il rap, poiché questi mondi apparentemente diversi fra loro sono in realtà per me molto simili, imprescindibili e indivisibili fra loro, come in una perfetta sinergia. Il rap – quello vero e fatto bene – è pieno di riferimenti culturali e molti scrittori – quelli veri e che scrivono bene – specie negli USA amano il rap. Avete già letto cosa diceva tempo fa Michael Chabon a proposito di Kendric Lamar?

7) Progetti in cantiere

Non ho particolari progetti in cantiere legati a Librofilia o meglio non li programmo, di certo mi piacerebbe dar vita a nuove rubriche e proporre contenuti sempre più interessanti. Allo stesso tempo mi piacerebbe creare un giorno, una sorta di “collettivo” di blog letterari, raccogliendo solo il meglio della rete e dove ogni blogger può dire la propria pur mantenendo alta la propria individualità e quella del proprio blog.In caso contrario, mi accontenterò di trasferirmi in un’isoletta di un qualsiasi arcipelago greco e trascorrere tutto il tempo a leggere e ad osservare il mare e lo scorrere del tempo.

librofilia2