Un’ora con…Selene&Serena di The Sisters’ Room

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Nelle mie giornate sempre più frenetiche amo ritagliarmi dei momenti tutti per me, rifugiarmi in oasi di bellezza che abbiano poco o nulla a che vedere con le trappole e gli scorni del quotidiano. Il blog di Selene e Serena, The Sisters’ Room, è uno dei miei antidoti preferiti: basta un click per ritrovarsi nella Haworth del 1800, in mezzo alle sudate carte di Charlotte, Emily, Anne e Branwell Brontë, illustri esponenti di una delle più famose famiglie letterarie di tutti i tempi che ci ha regalato classici immortali come Jane Eyre e Cime tempestose.

Che abbiate voglia di approfondire gli scritti delle Brontë, di scoprire maggiori dettagli biografici sulla loro famiglia o anche semplicemente di fare una passeggiata virtuale per le brumose lande di Cathy e Heathcliff, scoprirete che The Sisters’ Room è un posto incantato, fuori dal tempo. Pronte a indossare crinoline e cuffiette e a scoprirlo?

 

1) The Sisters’ Room: come e perché?

Selene e Serena: La passione per la vita e le opere delle sorelle Brontë ci unisce dall’inizio della nostra amicizia, durante gli anni universitari. Quando ci siamo rese conto che questo amore immenso ci portava sempre più a studiare e viaggiare abbiamo deciso di provare a condividerlo. La prima volta che siamo state in viaggio a Haworth e abbiamo visitato il Brontë Parsonage Museum, il posto che fu la casa di queste splendide autrici, per noi è stata un’emozione fortissima. In una di quelle stanze sono stati scritti i romanzi che amiamo di più, e così ci siamo lasciate ispirare: anche noi avremmo costruito una stanza, virtuale in questo caso, nostra ma anche di tutti, in cui fosse possibile leggere, studiare e scambiarsi idee e passioni su queste sorelle straordinarie che ci hanno dato, e continuano a darci, tantissimo.

 

2) Chi c’è dietro The Sisters’ room?

Selene: Amo viaggiare, il freddo e l’Inghilterra. Vivo la mia vita a metà tra il presente e il passato, tra due Paesi e due lingue, nutrendomi di letteratura inglese sotto ogni sua forma, serie televisive, e caffè.

Serena: La mia anima è nata in un mondo più antico di quello in cui vive il mio corpo, probabilmente questo è il motivo per cui sono una blogger ma scrivo ancora lettere a mano. Sono fatta di cose che ho imparato dai libri, grandi sogni, e venti forti che mi spostano sempre. Compenso la mia naturale tendenza al buio con una sfrenata passione per il trash, ma solo di qualità!

 

3) Il vostro scaffale d’oro

Selene: Sul mio scaffale d’oro ci sono i tre libri che più mi rappresentano: Wuthering Heights (Emily Brontë), Villette (Charlotte Brontë), Una stanza tutta per sé (Virginia Woolf).

Serena: Direi Wuthering Heights (Emily Brontë), Jane Eyre (Charlotte Brontë), Harry Potter (J.K.Rowling), To Kill A Mockingbird (Harper Lee). Sono i libri dai quali ho imparato le cose più importanti.

 

4) Un personaggio in cui vi immedesimate particolarmente

Selene: Lucy Snowe, la protagonista di Villette. Il suo coraggio e la sua forza nonostante le difficoltà sono di grande ispirazione.

Serena: Hermione Granger probabilmente. Mi piace imparare, credo profondamente nella lealtà e nell’amicizia. Combatto tutti i giorni contro i miei capelli crespi.

 

5) Se il vostro blog fosse una canzone

Selene e Serena: beh se non fosse Wuthering Heights di Kate Bush probabilmente sarebbe Scarborough Fair di Simon & Garfunkel, non tanto per le connessioni bronteane quanto perché spesso e volentieri ci ha fatto da colonna sonora durante la creazione del blog.

 

6)Il vostro rapporto con la scrittura/con la lettura

Selene e Serena: da laureate in lingue abbiamo sempre dato un valore importante alle parole. Lettura e scrittura sono elementi fondamentali nelle nostre vite. Siamo lettrici appassionate sin da bambine, e i libri ci accompagnano da sempre nel nostro percorso di crescita individuale aiutandoci a conoscere il mondo, gli altri e noi stesse.

 

7) Progetti in cantiere

I progetti sono tanti e diversi, e mirano tutti a portare la letteratura fuori dalle pagine dei libri trasformandola in esperienze, viaggi, incontri e condivisione. Proprio in questi giorni abbiamo inaugurato il nostro nuovissimo sito ufficiale, www.thesistersroom.com: una “stanza” più grande e solida in cui speriamo di accogliere sempre più amici e lettori. Stiamo anche pensando a un modo per festeggiare i primi due anni di The Sisters’ Room con tutti i nostri lettori per il compleanno del blog il 22 luglio. Inoltre all’orizzonte ci sono anche nuovi viaggi, collaborazioni con diverse case editrici… e non solo! Ma non possiamo svelarvi tutto, perché come direbbe Charlotte Brontë: The human heart has hidden treasures- In secret kept, in silence sealed; – The thoughts, the hopes, the dreams, the pleasures- Whose charms were broken if revealed.

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Un’ora con…Michele Nenna di Casa di ringhiera

Protagonista della puntata di oggi è una penna versatile e generosa, pronta a scrivere di fotografia, serie tv e letteratura, se americana ancora meglio. Michele anima una casa di ringhiera affollata e poliedrica, un esperimento collettivo spontaneo e coraggioso, foriero di spunti e contenuti interessanti che spaziano dai libri alle arti visive.

Pronti a conoscerlo meglio?

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1) Casa di ringhiera: come e perché?

Prima di dar vita a questo magazine, avevo in mente un blog che riuscisse a raccogliere tutta una serie di cose che amo leggere in giro. Sembra una di quelle risposte buttate lì, magari studiate a tavolino, eppure è stata proprio questa la forza motrice che ha portato alla nascita di Casa di Ringhiera. Venivo da una prima esperienza con un altro blog collettivo, si chiamava La magia di un libro. Scrivevo le recensioni dei libri che leggevo, poi nel 2013 chiuse i battenti. In quel periodo avevo respirato un’aria molto stimolante, così dopo qualche anno ho proposto a Mariateresa Pazienza di avviare insieme un nuovo progetto, ed eccoci giunti agli inizi del 2015 con questo umilissimo blog. Per quanto riguarda il nome, la storia è un po’ goffa. Stando ai racconti di uno zio emigrato a Milano dal sud per esigenze lavorative, con la sua famiglia si ritrovò in una delle famosissime case di ringhiera di Corso Italia. Quando scoprirono che i bagni erano in condivisione con il resto degli altri appartamenti del pianerottolo, rimasero di sasso. Ecco, dietro Casa di Ringhiera c’è proprio questo, la voglia di condividere approfondimenti che vanno dalla letteratura alla fotografia, dalla musica al cinema, comprese le serie tv, proprio come è capitato a questo mio zio di condividere il cesso nella fine degli anni sessanta. Il tutto è unito da quel fil rouge che sono le storie di ogni genere, croce e delizia di noi lettori.

2) Chi c’è dietro Casa di ringhiera?

Dietro Casa di Ringhiera ci sono io, povero ventisettenne con la fissa per la letteratura americana e per i racconti, e Mariateresa Pazienza, che col cognome che si ritrova ricopre perfettamente il ruolo del coach che motiva i suoi ragazzi. Noi due siamo le due presenze fisse, nonostante abbiamo i nostri fedelissimi collaboratori che ci fanno visita secondo le loro esigenze. Da noi vige la filosofia del fai-quel-che-ti-pare-quando-ti-pare, e credo sia la migliore. Non ci sono forzature e gli articoli che pubblichiamo sono davvero sentiti. Inoltre non abbiamo alcun argomento fisso. Se Mariateresa vuole scrivere di letteratura, o di fotografia, può farlo tranquillamente. Stessa cosa vale per me e per tutti gli altri.

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3) Il tuo scaffale d’oro

Nel mio personalissimo scaffale d’oro, stando a quel che sono oggi, non devono mai mancare Philip Roth, Raymond Carver e Paolo Cognetti. Se mai vorrai farmi un regalo, non dimenticare che insieme alle chiavi della baita che si affaccia su uno di quei laghi dove l’acqua è verde per via del riflesso degli alberi che la circondano, dovrai farmi trovare Lamento di Portnoy, Principianti e Manuale per ragazze di successo, in quest’ordine preciso – c’è un valido motivo, non ridere!

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Questa è una questione spinosa, dato che i personaggi sono molteplici come la vastissima serie di eventi improbabili con cui possiamo ritrovarci a fare i conti. Potrebbe sembrare banale, ma se guardo al passato direi sicuramente di essermi trovato a mio agio nell’immedesimarmi con Alexander Portnoy. L’uragano adolescenziale e post adolescenziale, tutte le vicende che segnano un punto di svolta della propria vita insomma. Il trambusto provocato da quell’energia vitale che ti scaraventa da un lasso di tempo all’altro senza nemmeno lasciarti lo spazio necessario per renderti conto delle cose che ti sono passate davanti. A mio avviso quelli sono gli anni in cui si corre senza nemmeno avere in programma il raggiungimento di una meta ben predefinita. Come se quello a cui aspiriamo fosse il frutto di un’illusione talmente gigante da passare inosservata. Se invece guardo al presente, sono pronto a immedesimarmi in uno dei qualsiasi personaggi carveriani. Escludendo la caratteristica negativa – che a me non smette di affascinare – di persone sconfitte dalla loro stessa vita, adoro riscoprirmi nelle loro riflessioni, nei loro silenzi, quasi come se fosse questo il momento giusto per decomprimere il proprio fisico dopo uno sforzo immane. Carver mi ha trasmesso molto e per questo lo tratto come se fosse un amico da cui poter apprendere il posto giusto dove poter sistemare la Legna da ardere durante l’inverno.

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5) Se il tuo blog fosse una canzone…

Senza alcuna ombra di dubbio Holy shit di Father John Misty – Mariateresa sarà sicuramente d’accordo con la mia scelta. È un po’ la riproduzione fedele dei tempi che la società di oggi sta vivendo, il tutto confezionato da una melodia struggente e malinconica.

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Devo molto alla lettura come mezzo attraverso cui allargare i confini della propria conoscenza. Sarei un matto a sorvolare su una cosa del genere. Apri un libro e ti ritrovi catapultato da tutt’altra parte e magari in quel posto riesci anche a ritrovarti. La letteratura è l’agenzia viaggi più precisa in assoluto, anche se a volte sa deluderti come tutte le altre – a chi non e mai capitato di provare la sensazione di voler lanciare un brutto libro fuori dalla finestra? Ho iniziato a scrivere recensioni e articoli perché volevo dare una forma a quello che provavo ogni volta che chiudevo un romanzo, un racconto. È la lettura che col tempo mi ha portato a sperimentare le prime forme di scrittura, racconti in primis – tranquilli, sono tutti rinchiusi nelle quattro mura di casa, anzi, nell’hard disk del laptop, dato che non uso stampare quello che scrivo. Sono due pratiche legate indissolubilmente l’una all’altra. Si parte dapprima con l’emulazione dello scrittore preferito per poi trovare la propria strada. Una scrittura che nella maggior parte dei casi ti svuota perché riesce a farti sentire bene, che sia essa fiction o non fiction. Dentro la pagina c’è sempre qualcosa di tuo, anche se cerchi di camuffarla a tutti i costi. Naturalmente scrivo quando ho la spinta giusta, odio le forzature – per fortuna non ho contatti con gli uffici stampa.

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7) Progetti in cantiere

Attendere la consegna dell’ultimo ordine che i corrieri si stanno lanciando da una parte all’altra dell’Italia. Scherzi a parte, andare avanti con Casa di Ringhiera, continuare la bellissima e inaspettata collaborazione con L’indiependente e attendere con ansia il coinvolgimento nelle tue iniziative – tipo quella del Calendario dell’avvento letterario. Ultimamente escogito cose che puntualmente rimangono chiuse nel celebre cassetto, quindi sono pronto per fare tutto e niente. E poi c’è Medium che bussa continuamente alla porta – magari un giorno, chissà.

UPDATE 21 febbraio 2017: Casa di Ringhiera è diventato un magazine a tutti gli effetti, sopratutto da quando lo scorso ottobre è riuscito ad ottenere – dopo numerose imprecazioni – l’hosting su Medium. Insomma, alla fine qualcosa è riuscita ad uscire da quel cassetto.

Ps. Dimenticavo, oggi comunico tranquillamente con tutti gli uffici stampa che hanno il piacere di scrivere una email al nostro indirizzo.

Un’ora con… Ilenia Zodiaco di Con amore e squallore

La blogger che ospito oggi è sagace come una Serpeverde, determinata come una Grifondoro, obiettiva come una Tassorosso e amante del sapere come una Corvonero.

Il cappello parlante di Hogwarts avrebbe insomma difficoltà ad assegnarla a una singola casa in maniera definitiva – vero, Ilenia?

Potete trovare Ilenia sul suo blog e sul suo canale You Tube. Buona lettura!

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1) Con amore e squallore: come e perché?

Mi rendo conto che “Con amore e squallore” è un nome che porta con sé delle aspettative, ma è semplicemente il titolo del mio racconto preferito di Salinger, contenuto nella raccolta Nove racconti. L’ho scelto perché la protagonista del racconto, Esmé, è una bambina atipica, dotata di una grande impertinenza ma anche di una grande sensibilità nell’intuire la sofferenza degli altri. Mi piace pensare che questo sia il mio approccio alle storie contenute nei libri e non solo. Almeno questa era l’idea nella mia testa, non so se sono riuscita a trasmetterla.

2) Chi c’è dietro Con amore e squallore?

Il mio volto e la mia identità non sono poi così misteriosi, avendo un canale YouTube in cui non solo imbastisco lunghi monologhi su tutto lo scibile umano, ma parlo spesso anche della mia vita da studentessa fuorisede. In poche parole: sono una siciliana trapiantata a Milano. Quante volte avete già sentito questa presentazione? Mi sono laureata prima in Lettere Moderne e poi in Comunicazione per le imprese e i media. Adesso mando curriculum e medito un Master in Editoria (che nel frattempo Ilenia ha iniziato, ndr), ovvero penso a fantasiosi modi per suicidare la mia carriera. Sono per natura curiosa e credo fermamente che i libri siano il mezzo migliore per imparare ciò che non conosci. Se non so fare qualcosa, di solito, è tra le pagine di un libro che cerco.

Guardo troppe serie tv, amo molto camminare e nuoto come un pesce (ma senza il fisico della Pellegrini). Tutti rimangono stupiti dal fatto che ascolto il rap. Non è tutto qui ma l’essenziale c’è. Ah, dimenticavo. Io dico arancino, non arancina.

3) Il tuo scaffale d’oro

Il grande Gatsby su tutto e tutti. Ad finem fidelis. Cosmopolis di Don DeLillo. L’isola di Arturo di Elsa Morante. Middlemarch di George Eliot. Colazione da Tiffany di Truman Capote. La macchia umana di Philip Roth. La boutique del mistero di Buzzati. Il giovane Holden. Ehi, aspetta ma quanti libri ci stanno su uno scaffale? Meglio fermarsi qui.

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Ahimè, Madame Bovary. Sempre ad aspettarsi che il meglio sia altrove. Il bovarismo credo sia inevitabile, anche in percentuali minime, per qualunque lettore.

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Like a rolling stone. Sempre irrequieta, senza una direzione precisa, un po’ persa ma almeno non ci si annoia, il viaggio è parecchio eccitante.

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Mi piace scrivere ma la mia idea della scrittura è ormai troppo alta perché possa immaginare di avvicinarmici seriamente, visto che le mie doti sono mediocri. E poi sono molto pigra ed incostante con le parole. Le amo, le odio, ne cerco sempre di nuove e per questo preferisco affidarmi spesso al parlato che allo scritto. La conversazione e il dialogo, in questo momento, mi appartengono di più.

So che può risultare confuso ciò che ho detto. Appunto. Per quanto riguarda la lettura, mi limito a dire che leggere ha cambiato la mia identità. Capisco che per molte persone non sia così ma lo è stato per me. Come penserei, cosa farei, chi sarei, se non avessi passato così tanto tempo dentro le menti di altri, è per me un’incognita.

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Book Blogger Blabbering | Intervista a Erica Casalini di La Leggivendola

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Da un’idea di A Clacca piace leggere è nato il BBB (Book Bloggers Blabbering).

Di cosa si tratta? 11 blogger si raccontano. Ogni settimana una di loro verrà intervistata da un’altra blogger e ospitata ogni volta sulla sua pagina. Un modo carino, insomma, di parlare di libri, conoscersi meglio, scoprire nuovi blog da seguire – un po’ nello spirito della mia rubrica Un’ora con.

Tutte le interviste si compongono di cinque domande, uguali per tutte le blogger, più alcune domande a sorpresa ideate da chi conduce l’intervista. Trovate il calendario completo con tutte le date e i link ai blog ospiti e ospitanti alla fine di questo articolo.

Vi lascio all’esuberante Erica di La Leggivendola, con cui condivido la passione per Jane Austen, Londra e Harry Potter. Buona lettura!

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1-      Com’è iniziata la tua avventura da lettrice?

Ah, a questa domanda cui so rispondere subito, senza manco pensarci, è un ricordo vividissimo. Ero seduta sul pavimento in cucina, col gattone Romeo sulle ginocchia, aspettavamo che tornasse mio padre per metterci a tavola per la cena. Indossavo una tuta porpora delle tartarughe ninja, ricordo anche questo, e ricordo che ero in prima elementare. Ecco, mio padre torna e mi allunga una versione ultra-semplificata di La bella addormentata nel bosco. Quella sera mia madre mi ha insegnato a leggere, ero spalmata su di lei nel lettone e padre ronfava dall’altro lato. È stato un momento prezioso, forse se avessi iniziato a leggere spronata unicamente dagli insegnanti l’atto della lettura avrebbe avuto per me tutto un altro significato.

Poi beh, è arrivato Pandi, sono arrivati i Piccoli Brividi, gli Istrici, il Battello a Vapore… che poi a parte Pandi sono collane cui torno volentierissimo pure adesso 😛

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2-      Com’è nata l’idea di aprire un blog e condividere le tue letture con un pubblico?

Volevo chiacchierare di libri ma non avevo poi tantissima gente con cui farlo. Avevo passato il pomeriggio a studiare giapponese con due amiche e compagne di corso – in un periodo che mi pare lontanissimo – e avevo cercato di introdurre una riflessione su… beh, sul perché trovassi ributtante Tre metri sopra il cielo, non è che fosse poi questo argomentone. Solo che il discorso è caduto nel vuoto. Ho aperto il blog quella sera stessa, e poi ho continuato a scribacchiare di libri. Non so bene come farei senza, pur contando che gli amici lettori non mi mancano affatto, e pure di un certo livello.

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3-      Qual è il tuo libro del cuore e perché ce lo consiglieresti?

Ad ogni lettore va un libro del cuore diverso, la mia risposta varierebbe moltissimo a seconda di chi potrei avere davanti. Ma il libro che sento più mio in assoluto è Nessun dove di Neil Gaiman. Adoro il modo in cui Neil dà forma a un mondo altro rispetto al nostro, che lo include e ne è incluso, che possiamo quasi aspettarci che esista perché non nega la realtà in cui viviamo, si limita ad affiancarla con discrezione. E poi i personaggi, Londra di Sotto, le scelte importanti. Forse di Nessun dove apprezzo soprattutto la domanda sottintesa del protagonista al “Ma è davvero tutto qui?” rivolto al mondo normale in cui ha vissuto fino al suo incontro con Porta. C’è dell’altro. Deve esserci dell’altro.

(Io di norma lo trovo nei libri.)

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4-      Dietro le quinte: come si svolge la giornata tipo di una bookblogger?

Oddio, non sono certo un grande esempio xD

Ma la prima cosa che faccio dopo colazione è sbirciare il blogroll in cerca di post interessanti, scrivere una recensione se ho terminato da poco una lettura – e se ho tempo, mannaggia – e andare avanti con gli impegni. Inframezzandoli coi libri.

(le bancarelle di libri usati di Torino, mannaggia, c’ho lasciato l’anima.)

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5-      Un vantaggio e uno svantaggio di essere una bookblogger

Potrei rispondere con la becerata dei libri gratis, ma sarebbe giusto una becerata.

No, la parte migliore sono le informazioni che finiscono immancabilmente per raggiungerti sui libri in generale. Sulle novità, sulle ristampe, sul mondo editoriale, su determinati autori… ci si ritrova immersi in un contesto così pregno di letteratura che se ne viene inghiottiti e risputati pieni di nozioni. Si sa sempre cosa leggere. Sempre.

Lo svantaggio, dal mio punto di vista, non è tanto l’impegno – anche perché a me capita di prendere lunghissime pause, che magari mi pesano un po’ ma senza troppi sensi di colpa – quanto la responsabilità di ciò che si consiglia e sconsiglia. Ci rimango davvero male quando consiglio un libro convincendo qualcuno a procurarselo e poi questo qualcuno non lo gradisce. Tre anni fa circa ho chiacchierato con entusiasmo di L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender, che ho adorato oltre ogni previsione. Ecco, una ragazza – la blogger di Mezza Tazza, per la precisione – se l’è procurato subito sulla fiducia, solo che non le è piaciuto. Mi dispiace ancora adesso, ‘cidenti.

Figuriamoci poi la responsabilità di stroncare un libro. Quella non riesco ad addossarmela, lo ammetto. Se un libro è proprio brutto, evito di parlarne e basta. Sono una blogger pavida.

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6-      Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Sono tanti, faccio fatica a sceglierne uno. Potrei dire Elinor Dashwood di Ragione e Sentimento, Anita Blake della serie di Laurell K. Hamilton, Brienne delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, Delirio dal Sandman di Neil Gaiman e decine di altri personaggi.

Il fatto è che al momento quello che sento più mio è Pollyanna, anche se Pollyanna non lo rileggo da quando ero piccola e sicuramente ne ho un ricordo rarefatto e impreciso. Negli ultimi anni mi sono resa conto di quanto l’insegnamento di Pollyanna abbia fatto presa su di me, e ci torno spesso con la mente, specie quando le cose non vanno benissimo. Cercare il lato positivo di ogni situazione, cercare sempre di estrapolarne il meglio. Mettercela tutta per essere felici e per fare felici gli altri, che diamine, alla fine non conta nient’altro. Nient’altro.

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7-      Se il tuo blog fosse una canzone, sarebbe…

Quanto è malsano che mi sia venuta in mente la sigla dell’Ape Maia? 😉

Forse Three Black Crows dei Blackmore’s Night. Non è una canzone che ascolto spessissimo, ma è allegra e leggera e parla di tre corvi che dall’alto di un albero osservano il mondo andare avanti. Stavo per rispondere Skalds and Shadows dei Blind Guardian – che comunque è bellissima – ma non sono così seria 😛

8-      Il tuo posto del cuore

Non ho un posto del cuore. Ci sono tanti luoghi che identifico come “nidi” o “tane”, ma dipende unicamente dal fatto che sono impregnati delle persone cui voglio bene. Il mio posto del cuore è insieme a loro.

Che finale orrendamente sdolcinato 😉

Grazie mille a Manuela per avermi ospitato su questo spazio  e a Clacca per aver dato il via alle interviste. È stato un sacco divertente. Saluti e buoni libri a tutti 😀

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Calendario BBB:

Venerdì 7 ottobre – Claudia de Il giro del mondo attraverso i libri intervista Carla di Una banda di cefali

Venerdì 14 ottobre – Carla di Una banda di cefali intervista Claudia di a clacca piace leggere

Venerdì 21 ottobre – Claudia di a clacca piace leggere intervista Irene di Librangolo Acuto

Giovedì 27 ottobre – Simona di Letture sconclusionate intervista Daniela di Appunti di una lettrice

Venerdì 4 novembre – Manuela di Impressions chosen from another time intervista Erica di La leggivendola

Venerdì 11 novembre – Daniela di Appunti di una lettrice intervista Diletta di Paper Moon

Venerdì 18 novembre – Erica di La leggivendola intervista Camilla di Bibliomania

Venerdì 25 novembre – Fabrizia di Il mondo urla dietro la porta intervista Claudia de Il giro del mondo attraverso i libri

Venerdì 2 dicembre – Irene di Librangolo Acuto intervista Manuela di Impressions chosen from another time

Venerdì 9 dicembre – Diletta di Paper Moon intervista Fabrizia di Il mondo urla dietro la porta

Venerdì 16 dicembre – Camilla di Bibliomania intervista Simona di Letture sconclusionate

Evento Facebook: qui il link

Un’ora con…Norma Amitrano di Il soffitto si riempie di nuvole

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Quello di Norma è un bel mondo.

È un mondo colorato, pieno di intraprendenza, di fantasia e di creatività.

È un mondo delicato, intessuto di ricordi e memorie leggere come quelle nuvole che riempiono il soffitto del blog.

È un mondo genuino, creato da una persona che non si sforza di adattarsi alle mode e non cerca di piacere a tutti i costi, ma rimane se stessa, sempre.

È un mondo ironico, in cui spesso l’ansia fa capolino, ma viene decostruita e sdrammatizzata con leggerezza.

Ora però ve lo faccio raccontare da Norma, il suo mondo, che è meglio.

 

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Il soffitto si riempie di nuvole: come e perché?

Quando ero adolescente scrivevo poesie. In ogni classe che si rispetti c’è sempre la ragazzetta pallida col trucco sbavato di nero che scrive poesie, nella mia classe si era deciso che dovessi essere io. Di solito si trattava di versucoli malinconici, pervasi da quello che mi pareva spleen ma in realtà erano i 17 anni. Ogni tanto, però, sbucavano dal nulla sprazzi di speranza, colori chiari, cieli azzurri, voli di rondini, soffitti pieni di nuvole.

E infatti Il soffitto si riempie di nuvole è il verso iniziale di un componimento, per il resto dimenticabile, che dovrei aver scritto da qualche parte in un diario del 2005.

Non mi è più tornato in mente fino al 2011, quando decisi di aprire un blog. Non sapevo cosa mai avrei potuto scriverci dentro, sapevo solo che doveva essere azzurro e leggero.

 

Chi c’è dietro Il soffitto si riempie di nuvole?

Norma, 30 anni, perenne indecisa e perfezionista, di fronte alla richiesta di una presentazione si blocca come un cerbiatto che ha appena udito un fruscio tra le foglie, certo della morte imminente.

Questa presentazione in particolare l’ho cominciata, penso, 720 volte.

Sono curiosa, cocciuta, idealista e suscettibile. Il mio ruolo nel mondo è dare risposta alla domanda “Insicurezza e narcisismo sono conciliabili?” 1

Lavoro come copywriter e come barista, a volte nello stesso momento.

Leggo appena posso, cammino sempre, potrei essere presa come testimonial delle linee di autobus della mia città.

Sono afflitta da una lieve ossessione per i quaderni: ne ho uno per ogni occasione. Il mio primo diario risale al 1994. Rileggendoli a distanza di tempo, scopro che ci scrivo dentro quasi sempre le stesse cose: “Cambierò? Migliorerò? Supererò questo e quest’altro? Diventerò all’improvviso una persona meno ansiosa?” 2

Amo i travestimenti, la recitazione e il teatro. Sì, amo anche il palcoscenico, camminare finalmente sulle assi di legno diseguali dopo mesi di prove in uno stanzone, sentire il calore delle luci sulla testa e l’odore polveroso del sipario nelle narici, mettermi nei panni del personaggio, guardarmi allo specchio e riconoscermi. Sì, sono reduce da uno spettacolo, non parlatemi della realtà, è troppo difficile.

 

1 La risposta è naturalmente sì

2 La risposta è naturalmente no

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Il tuo scaffale d’oro

Lo prendo e lo spargo sul tavolo, mescolando le età, facendo incontrare i personaggi tra di loro.

Ci sono Le correzioni di Franzen, Revolutionary Road di Yates, Olive Kitteridge di Elizabeth Strout. Ci sono Anna Karenina ed Emma Bovary. Oh, e c’è Lolita. E Julien Sorel, mio adorato stronzetto, dove ti eri nascosto?

C’è Neil Gaiman che sa sempre in quale mondo portarmi a spasso.

C’è Harry Potter: ho iniziato a leggerlo solo un anno fa, mi chiedo perché non l’abbia fatto prima. C’è Sylvia Plath, sempre e da sempre. C’è Rimbaud, che, anche se non lo leggo da anni, è ancora lì che passeggia mani in tasca, Petit-Poucet rêveur. Ci sono i Wu Ming. C’è Calvino con le sue città invisibili, c’è L’isola di Arturo col suo incanto senza fine.

Ci sono i libri di quando ero bambina, come Piccole donne o qualsiasi romanzo di Bianca Pitzorno, Le streghe di Roahl Dahl, Il Mistero di Agnes Cecilia di Maria Gripe (che ha decisamente vinto il premio di Libro più letto dalla sottoscritta).

 

Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Per motivi che prima o poi mi diventeranno lampanti, tendo a immedesimarmi quasi sempre nei personaggi antipatici e insopportabili. Inizia subito un rapporto d’odio che si trasforma piano piano in comprensione e infine in riconoscimento.

Mi è successo soprattutto con Emma Woodhouse, la protagonista del romanzo di Jane Austen, che mi ha messo di fronte a uno specchio con questa frase:

“Che cosa meritate?”
“Oh, merito sempre il trattamento migliore, perché non ne accetto altri.”

Mi sono sentita e mi sento tuttora Emma Bovary, Julien Sorel, Cathy Earnshaw – irrequietezza allo stato puro.

Alle elementari, invece, mi immedesimavo decisamente in Harriet la spia, la protagonista di Professione? Spia! di Louise Fitzhugh, tant’è che per un periodo me ne sono andata in giro scrivendo sul taccuino ogni cosa o movimento che vedessi, alla ricerca di chissà quali scoop di paese.

Se invece dovessi scegliere il personaggio di una serie, la parte di me più altera e snob sta già trasformandosi in Lady Mary mentre scende la scalinata di Downton Abbey. E lì siamo ben oltre l’antipatia e l’insopportabilità, ma sarei abbigliata benissimo e andrei a cavallo e potrei finalmente alzare il sopracciglio con aria di superiorità di fronte alla maggior parte delle cose della vita – sarebbe bellissimo.

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Termino col personaggio di un film che amo molto: Ofelia de Il labirinto del fauno. Le lacrime che piango quando lo guardo sono per lei e per me.

(Perdonami Manuela, tu mi hai chiesto un personaggio, io te ne ho scritti 79. E pensare che all’inizio non me ne veniva in mente neanche uno!) Ma figurati! Anzi, come sempre, mi stupisco della quantità di cose che abbiamo in comune…)

 

Se il tuo blog fosse una canzone…

Nothing brings me down di Emiliana Torrini. Mi piacerebbe riuscire a trasmettere la stessa dolcezza e purezza, lo stesso incanto.

Invece, se il mio blog fosse il pezzo che ascolto quasi sempre quando scrivo, sarebbe Friends of the night dei Mogwai (messo su in loop fino a che non ho finito, se no l’atmosfera cambia e la qui presente autrice della domenica perde l’ispirazione).

 

Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Ho sempre amato scrivere, ma ammetto con candore che da bambina era più facile. Se la mia testolina pensava a una storia, dopo cinque minuti la mia mano la stava scrivendo. Ho avuto la fase “Storie a tema miominipony” e la fase “Storie del mistero”, in cui impavidi gruppi di dodicenni risolvevano questo o l’altro caso, di solito dopo essere scappati di casa.

Questo rapporto ideale si è incrinato crescendo, quando sono sopraggiunte domande esistenziali come “Ma perché mai dovrei fare lo sforzo di scrivere questa scemenza?”.

L’abitudine di scrivere per me stessa però non l’ho mai persa: non viaggio mai senza il mio diario, bisognerebbe avere sempre qualcosa di sensazionale da leggere in treno, direbbe la mia cara Gwendoline Fairfax.

Per lavoro, mi è capitato di scrivere di qualsiasi argomento, pure di biomagneti e urne funerarie (non necessariamente nello stesso testo).

Sul blog, scrivo soprattutto per desiderio di leggerezza. La domanda di cui sopra continuo comunque sempre a farmela.

La lettura ha seguito all’incirca le stesse fasi: esplosione da bambina, timore misto a senso di colpa crescendo. Ho ricominciato a leggere con tranquillità e gusto solo da alcuni anni. Forse non leggo tanto quanto vorrei, ma non me ne faccio un cruccio. Mi distraggo facilmente e se in testa ho altri pensieri, altre storie o qualcuna delle mie fantamirabolanti idee geniali, non riesco a mettermi col naso su un libro.

Detto ciò, sono una lettrice viziata: a casa ho una sessantina di libri ancora da leggere e sono capace di non trovare nulla che possa concorrere al titolo di Prossima Lettura.

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Progetti in cantiere

Il mio blog è un cantiere perenne, anche se non si vede. Da mesi mi ripeto che devo dargli una sistemata, ma rimando e rimando e rimando. A giugno mi ero promessa che entro settembre l’avrei fatto. No, non fatemi notare che ormai è ottobre.

Ho delle rubriche in mente e vorrei portarle avanti con costanza, che non è di certo una delle mie virtù principali. Ad esempio, ci sono Le guide definitiveLe guide definitive, ovvero: come affrontare cose più o meno pratiche della vita di tutti i giorni se sei una persona poco pratica come la sottoscritta. Però non posso programmarle, perché mi vengono in mente sempre e solo quando è troppo tardi e sto già sclerando e l’unico modo per superare la frustrazione è riderci su scrivendo.

Una rubrica iniziata e subito abbandonata (forse perché nata nel momento sbagliato) è Interviste tra le nuvole. L’idea era quella di andare a trovare persone che mi piacciono che fanno cose che mi piacciono nei luoghi dove le fanno e raccontarle attraverso un’intervista libera e non programmata (quelle che di solito si chiamano chiacchiere). La vorrei riprendere, ma qualcosa mi blocca. Che dici Manuela, riparto? J

Di certo so che continuerò a invitare ospiti per la rubrica I libri dei ricordi, perché frugare tra gli scatoloni dei libri e dei momenti dell’infanzia mi fa sempre sorridere gli occhi.

Un’ora con…Nellie Airoldi di Just Another Point

Nellie è un’altra voce che mi sento di raccomandare senza alcuna esitazione: fresca, spontanea, brillante, innamorata delle verdi colline d’Irlanda, lettrice onnivora con il dono dell’ubiquità (la trovate sul blog, su Finzioni Magazine, su Salt Editions e mille altri posti ancora). Se a tutto ciò aggiungete i suoi ottimi gusti in fatto di musica e serie TV, avrete tredici buone ragioni (per parafrasare il tormentone di Zucchero) per correre a scoprirla.

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1) Just another point: come e perché?

Just Another Point è stata una di quelle che si chiamano scelte di vita sotto la doccia. Era il 25 marzo 2013 ed ero dottoressa in Beni Culturali da meno di una settimana quando avevo cominciato a capire che tutto quello che mi passava per la testa non lo volevo più condividere solo con i miei taccuini, e quindi un po’ per noia (la disoccupazione già mi stava stretta) e un po’ per divertimento (scrivere è un immenso piacere) ho deciso di aprire uno spazio tutto mio dove poter raccontare ciò che mi stava accadendo, ovvero il fortissimo bisogno di mettermi in gioco e pubblicare online ciò che fino a quel momento avevo fatto solo fra me e me. Il nome del blog, poi, è stata una scelta naturale in quanto il mio è semplicemente un altro dei tanti punti di vista che si trovano sul web e che negli ultimi anni sono nati e cresciuti sempre più. Anche io, però, volevo dire la mia.

 

2) Chi c’è dietro Just another point?

Nellie, tanta confusione ma soprattutto tanta curiosità in tutto ciò che sta nero su bianco,  soprattutto perché spero sempre di trovare fra le righe la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, che sostanzialmente è 42 ma a me i numeri non sono mai piaciuti.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Nel mio scaffale d’oro ci sono 3 fumetti ogni 8 libri. Le storie disegnate, come quelle scritte, sono una fonte inestimabile di stimoli e proprio non riesco a rinunciarvi. Nel mio scaffale d’oro, quindi, c’è Asterios Polyp che amo infinitamente ed è il primo graphic novel che mi ha fatto innamorare. A fianco c’è Joan Didion che se la racconta con Calvino e di quella meraviglia che è Se una notte d’inverno un viaggiatore. C’è poi Mario Soldati, America Primo Amore è forse diventato uno dei miei libri preferiti, ma una vera lettrice sa di doversi tener pronta ad accettare l’arrivo di un altro capolavoro che si metterà fra i piedi come ha fatto Elizabeth Strout con Olive Kitteridge, Elena Ferrante con la sua quadrilogia, Paco Roca con la dolcezza di Rughe, Ágota Kristóf con La Trilogia di K. Insomma, lo scaffale d’oro è una vera e propria dimensione a sé stante sempre pronta a ingigantirsi e inglobare libri belli.

 

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Questa è veramente difficile. Quando lessi Nessuno Scompare Davvero mi ritrovai molto nelle parole di Elyria (“..e anzi alcune mattine, pur essendo me stessa, vorrei comunque essere una cosa che fugge lontano da me piuttosto che quella cosa cucita dentro di me per sempre”) eppure il bello di leggere è trovare la frase giusta al momento giusto quindi capita spesso di ritrovarmi nella parole di quella che magari è l’unica battuta triste di un personaggio protagonista di un libro comico. Vorrei però raccontarti un passaggio de L’anno del pensiero magico di Joan Didion e svelarti qual è la mia idea di felicità e quella che un giorno vorrei tanto provare.

 

Il libro che aveva in mano era uno dei miei romanzi (..).

La sequenza che lesse ad alta voce era (..) complicata (..). “Accidenti” mi disse John quando chiuse il libro. “Non venirmi mai più a raccontare che non sai scrivere. Ecco il mio dono per il tuo compleanno.”

Ricordo che mi vennero le lacrime agli occhi.

Le sento ancor oggi.

Retrospettivamente, questo era stato il mio presagio, il mio messaggio, la prima nevicata, il regalo per il mio compleanno che nessun altro avrebbe potuto farmi.

 

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Una canzone di quelle che si ascoltano in treno a volume basso mentre ci si perde nel paesaggio guardando dal finestrino del treno. Potrebbe essere Holland Road dei Mumford & Sons anche se in realtà in queste settimane sto ascoltando tantissimo Free Stuff di Edward Sharpe & the Magnetic Zeros e forse sì, potrebbe essere il mio blog trasformato in canzone.

 

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Leggere è da anni una necessità. Ci sono mattine che il treno è talmente pieno che non riesco nemmeno a togliere il libro dallo zainetto: passare un’ora della giornata in piedi fra gente che parla dei fatti propri senza poter nuotare tra le parole mi uccide realmente. Con il tempo anche scrivere è diventato essenziale quanto la lettura, una logica conseguenza di un processo che è cominciato con il giornalino di famiglia quando ero bambina e che è cresciuto con i numerosi taccuini che si sono alternati durante gli anni delle superiori ma soprattutto dell’università. Ancora oggi non esco di casa senza un quadernetto nello zaino e una penna blu.

 

7) Progetti in cantiere

Scrivere scrivere scrivere! Da diversi anni collaboro con diversi magazine online, sono tutte collaborazioni che prendono il mio tempo libero ma lo faccio con molto piacere. È ciò che amo fare e non smetterò mai di crederci.

Un’ora con…Fabrizia Gagliardi de Il mondo urla dietro la porta

Se un giorno trovassi il tempo di mettermi a stilare con calma una lista di “consigli per gli acquisti”, suggerendovi bei blog da seguire – che poi è un po’ quello che cerco di fare con le mie interviste – il blog di Fabrizia, Il mondo urla dietro la porta, farebbe sicuramente parte dell’elenco, sia per le recensioni ben articolate e piacevoli da leggere che per una delle mie rubriche preferite, le (Ec)citazioni. Fabrizia ha anche partecipato al Calendario dell’Avvento letterario con questo bel contributo e a #uominichenonsapevanoamare.

Ho solleticato la vostra curiosità? Allora correte a leggere!
Nel frattempo, vi lascio alla mia piacevolissima chiacchierata con la fanciulla in questione.

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1) Il mondo urla dietro la porta: come e perché?

All’improvviso scopro di avere diciannove anni e di non essermi accorta di aver passato i diciotto. Da inguaribile adolescente odiavo le cose che gli altri ritenevano scontate, tipo una cosa “semplice” come il crescere. Diamine, esiste la Koumpounophobia (la paura dei bottoni) e possibile che nessuno avesse pensato di creare gruppi come Adolescenti Anonimi Troppo Cresciuti (Secondo Loro) o Te La Do Io La Crescita?
Insomma era l’età in cui storcevo il naso per il gusto di farlo, per vedere se ero in grado di costruire una difesa alle mie idee o ritirarmi con la coda tra le gambe e innalzare a esempio chi mi aveva sconfitto sapendone più di me. Il mondo urla dietro la porta nasce quindi dal più basilare degli istinti (uno degli istinti che entra in crisi durante l’età di cui sopra): parlare, esprimere, imparare a pensare. Capita che in quel momento nel 2011, l’istinto mi diceva di marchiare il destino del blog con una frase di una canzone dei Velvet. Lungi da qualsiasi riferimento a crisi ormonali, loro hanno significato il primo passo alla crescita anni prima della maggiore età – quando inizi a tastare il confine oltre la soglia di casa e sai che riuscirai a cavartela – con un loro concerto fino a notte fonda.
Taciturna nella vita reale, una palla al piede con la scrittura, ho aperto questo laboratorio. Era nato come blog di racconti, poi è sfociato inevitabilmente in sproloqui sui libri.
Mi vergogno di molte delle cose che ho scritto, di come sono state scritte, sono fiera di tante altre.

2) Chi c’è dietro Il mondo urla dietro la porta?
Non c’è un’adolescente e neanche un’adulta. C’è un’eterna indecisa.

3) Il tuo scaffale d’oro

Il mio scaffale ha iniziato a muovere i primi passi con l’horror. I Racconti fantastici e del terrore di Poe, L’incubo di Hill House e La Lotteria di Shirley Jackson, i racconti di Lovecraft, poi King che devo ancora esplorare a fondo. Adoro le raccolte di racconti, e nel cuore porto anche i Nove racconti, I giovani e Franny e Zooey di Salinger, Cattedrale di Carver (storcevo il naso anche per chi esagerava dicendo di piangere con i libri, poi ho pianto senza ritegno con Una piccola, buona cosa. Da qui ho capito il potere di Carver e dei racconti).
E poi David Foster Wallace. Dalla mia visione, che potrete giudicare legittimamente distorta, l’ho odiato perché una volta ho sentito una ragazza che decantava la sua straordinarietà a un pubblico di ignoti. Riempiva l’aria di aggettivi (splendido, talento, genio) e me la sono presa con lui. Quale scrittore riesce a sospendere il giudizio su di lui, far arretrare il lettore dietro le linee difensive dell’aggettivazione incontrollata? E quindi, questa è la storia di come ho scoperto La scopa del sistema e Una cosa divertente che non farò mai più, ho guardato David e gli ho detto che ero disposta a includerlo tra i miei scrittori preferiti. Forse potrei aver scritto “splendido” in qualche recensione a lui dedicata.
Sicuramente sto lasciando indietro altre opere e non è mai facile scegliere. Tante altre devo ancora leggerle. Per fortuna.

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente
Avrò un’immagine distorta di me. Credo che il personaggio non venga scelto per le somiglianze ma soprattutto per le differenze che identificandoci in lui pensiamo di colmare.
Direi Lenore de La scopa del sistema, perché è strana al punto giusto (assapora un’epistassi alla fine del primo capitolo), coraggiosa nella sua diversità e affamata di storie.

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5) Se il tuo blog fosse una canzone.

Ora non sarebbe quella dalla quale ha tratto il titolo. Sarebbe una canzone post-grunge o alternative rock. Ora mi viene da dire The fixer dei Pearl Jam, Be yourself e Cochise degli Audioslave, Sex on fire dei Kings of Leon. La risposta di default sarebbe Pearl Jam.

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Toglietemi una delle due cose e sono praticamente inutile. Può essere un nuovo spot pubblicitario.
Per la scrittura mi avvalgo di David Foster Wallace (questo mi ricorda la storia di una ragazza che parlava di DFW e diceva cose come splendido, genio. Lunga storia): se posso far sentire meno solo qualcuno, la mia missione è compiuta. Se poi vi faccio sentire male almeno ho provocato una reazione.
Non credete che sia una di quelle che si lancia in sviolinate come “Sarei persa senza l’odore delle pagine”, “Non so che farei senza il rumore della penna che accarezza il foglio”.
Dire di non avere una dipendenza è ammettere di avere una dipendenza.

7) Progetti in cantiere

Continuare a scrivere, continuare a leggere. Sul blog vorrei portare avanti rubriche appena nate come Maestre del racconto, e Geografie letterarie  che si pone l’obiettivo di esplorare terre reali con la finzione. Attualmente sono alle prese con un viaggio nella finzione degli Stati Uniti, una cosa potenzialmente infinita. È proprio quello che stavo cercando.

Un’ora con…Ophelinha

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Questa puntata di Un’ora con è un po’ fuori dalle righe e diversa dalle altre, perché a rispondere alle domande…sarò io 😉

È da tempo infatti che volevo fare un po’ il punto della situazione: parlare di com’è nato il blog, come si è evoluto nel corso degli anni, come vorrei che continuasse a cambiare. Avrei voluto farlo a novembre, in occasione del quarto compleanno del blog, ma eravamo in fase di preparazione del calendario dell’Avvento letterario, un’esperienza molto divertente che spero di ripetere anche quest’anno (voi della ciurma, ci sarete tutti, vero?)

Approfitto dell’occasione anche per parlare un po’ di me: sono schiva, riservata e mi viene sempre più facile nascondermi dietro Ophelinha che far venire fuori Manuela. Voglio provare comunque a mettermi, per una volta, dall’altra parte e provare a raccontarmi. Pronti?

 

1) Impressions chosen from another time: come e perché?

Il mio blog nasce in un brumoso pomeriggio del lontano novembre 2011. Avevo già scritto su altri blog e testate (tipo qui o qui), occupandomi prevalentemente di politica europea; quando poi questa passione è diventata anche un po’ (all’incirca pressappoco) il mio lavoro, ma non nei termini o nelle misure che speravo (quasi per niente), ho sentito la necessità di dare sfogo ad altre passioni che mi rappresentassero maggiormente: la lettura, la letteratura, la scrittura, il cinema, il teatro.

Avevo un numero imprecisato di quaderni pieni di appunti, poesie, racconti, e ho pensato – anche per smettere di perderli – di iniziare a ricopiarli in questa sorta di finestrella virtuale che mi era creata su blogger. Vorrei poter dire che la ragione per cui ho iniziato a scrivere sul blog è qualcosa di eroico, nobile ed elevato, ma non è così: era un pomeriggio di novembre, mi ero ri-trasferita da circa un annetto (dopo aver vissuto a Roma, Londra, di nuovo Roma, di nuovo Londra, di nuovo Roma e una prima volta a Bruxelles), c’era un sacco di nebbia e faceva freddissimo. L’inverno 2011 è stato il secondo inverno più freddo di quelli che ho trascorso in Belgio: ha nevicato fino ad aprile e per me è stata dura abituarmi sia al freddo che a un contesto professionale molto diverso.

Nel primo post ho copiato semplicemente una poesia che avevo scritto a Londra nel 2008, Un altro finale, perché era quello che mi auguravo: di trovare il mio lieto fine, un posto in cui stare bene, un lavoro che mi appagasse, un contesto socio-professionale (e climatico) che mi si confacesse di più. Non l’ho ancora trovato (segno che dovrei ritirarmi nella campagna inglese e fare l’eremita) e mi auguro ancora esattamente le stesse cose, ma da un annetto a questa parte ho iniziato a provarci sul serio, e spero di trovare presto quello che sto cercando.

Il titolo del blog è tratto da una canzone di Brian Eno, By this river, colonna sonora de la stanza del figlio di Nanni Moretti. Amo le canzoni malinconiche (sono un’allegrona), e il testo di By this river è davvero bellissimo, oltre a riflettere lo stato d’animo in cui mi trovavo nel periodo in cui ho aperto il blog (e in cui mi ritrovo a momenti alterni): così confusa e lontana dalle cose importanti per me da sentirmi con la testa sott’acqua, cercando di carpire l’eco di parole troppo lontane per risultare intellegibili (suona drammatico, lo so, ma non lo è: abbiate pazienza, sono una drama queen) .

 

2) Chi c’è dietro Impressions chosen from another time?

Ci sono io, Manuela. C’è Ophelinha, che è nata come una crasi tra l’ineffabile Ofelia shakesperiana, scritta all’inglese (Ophelia) e la malinconica Ofélia Queiroz, eterna fidanzata e mai moglie di Fernando Pessoa. L’incomprensibile grafia vuole essere metà anglofona, metà lusofona: finora quasi nessuno è riuscito a scriverla correttamente, ma non riesco a liberarmene, per ragioni che ora cerco di spiegarvi. Abbiate pazienza, e sopportatemi!

L’eteronimia mi ha sempre affascinato: ho iniziato a studiare il portoghese al secondo anno di università e mi sono innamorata di Pessoa. Ophelinha (Pequena, scritto come nella versione portoghese, perché Pessoa, tra altri nomignoli e vezzeggiativi, chiamava la fidanzata “la sua piccola Ofelia”) è diventata per me un posto felice, un repositorio di cose belle nel quale rifugiarmi e dietro al quale nascondere la mia timidezza (Lucio Battisti usava i suoi ricci, io uso Ophelinha, anche un po’ i ricci, a dire il vero). Ophelinha è un po’ la regina di quelle storie d’amore infelici e contrastate di cui ho sempre voluto farmi paladina, ed è rétro e antiquata quanto basta per piacermi.

Dietro Ophelinha c’è Manuela, timida, disordinata, idealista, donchisciottesca, nevrotica, insonne, perennemente alla ricerca di qualcosa.

Amo leggere, scrivere quando ne ho voglia, viaggiare (specie se si tratta di andare a Londra, il mio posto preferito in assoluto, o se si tratta di andare da qualche parte dove c’è il mare e possibilmente il sole). Amo il teatro (ho fatto parte di un gruppo anglofono fino a due anni fa e mi manca un sacco), la campagna inglese, i frullati di frutta, un buon vino bianco (aziende vinicole, vero che volete farvi sponsorizzare da me?), la focaccia, la musica di Leonard Cohen e di Joni Mitchell (non ascolto solo musica deprimente, lo giuro).

Mi interessano la politica internazionale e il mondo della comunicazione e dei new media, che sto cercando di approfondire, essendo da qualche mese tornata a studiare.

Non amo le polemiche (specie quelle sui social media – a cui comunque sono troppo pigra per rispondere), i posti troppo affollati, la mancanza di gentilezza, l’opportunismo, l’arroganza, il freddo e la neve. Sto cercando di trovare il giusto equilibrio tra l’eccesso di condivisione e l’essere diventata una privacy freak: le cose più belle e personali, però, me le tengo per me, ben strette.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Nel mio scaffale d’oro metterei in primis i libri che mi hanno insegnato ad amare la lettura: Piccole donne di Louisa May Alcott, Cime tempestose di Emily Brontë, tutta Jane Austen. Ci sarebbe tanta poesia: Antonio Machado, Juan Ramón Jiménez, Federico García Lorca, Eugenio Montale, Jacques Prévert, TS Eliot, Sylvia Plath, Emily Dickinson, ee cummings, Wislawa Szymborska, Leonard Cohen, Pablo Neruda, solo per citarne alcuni. Ci sarebbero le lettere di Pessoa alla fidanzata e quelle di Sylvia Plath alla madre. Ci sarebbero i racconti di Alice Munro e l’Ernest Hemingway di Addio alle armi, Per chi suona la campana e Fiesta. Ci sarebbe l’incredibile Gabo con le meraviglie di Macondo e l’idilliaca Port William di Wendell Berry. Non potrebbe mancare una rappresentanza russa, Anna Karenina e Lolita in cima al mucchietto. Ci sarebbe un libro che ho amato in un momento particolare della mia vita, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, qualche biografia e qualche bella saga familiare, tipo I viceré di De Roberto. Non potrebbe mancare qualche testo teatrale – l’Amleto shakespeariano, Casa di bambola di Ibsen, La Locandiera di Goldoni per un amarcord di tutto rispetto. Ci sarebbe Il grande Gatsby, col suo finale che mi fa rabbrividire ogni volta che lo leggo, e L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera. Ci sarebbero vecchi amici – La coscienza di Zeno di Svevo, il Coe de La banda dei brocchi e La casa del sonno, Via col Vento della Mitchell, Sostiene Pereira di Tabucchi, nuovi amori – Jonathan Franzen, nuove scoperte – Miriam Toews e Elizabeth Strout.

E ci sarebbe un bel po’ di spazio per i libri che verranno.

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4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Sono un po’ Ofelia, un po’ Rossella O’Hara di Via col Vento: testarda, ostinata, sono bravissima a fare pessime scelte e a rimpiangerle per molto, moltissimo tempo. La mattina del mio ventiquattresimo compleanno ho trovato sulla porta della mia stanza (abitavo in uno studentato) un post-it con l’aggettivo quixotic, e non a torto: ho in comune con Don Chisciotte la tendenza a battermi per le cause perse  e a essere romanticamente idealista (e a sentirmi fuori posto abbastanza spesso).

5) Se il tuo blog fosse una canzone…

…sarebbe la canzone che gli ha dato il titolo (vedi risposta uno), con un tocco di Famous blue raincoat di Leonard Cohen e di Both sides now di Joni Mitchell (cantata a squarciagola sotto la doccia).

 

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Con la lettura è sempre andata abbastanza bene, anche se il trucco nel mio caso è trovare il libro che funzioni a seconda delle situazioni, ispirazioni, stati d’animo, livelli di stress e stanchezza.

Con la scrittura è molto più altalenante: non scrivo quando non ne ho voglia, non scrivo quando non ho effettivamente qualcosa da dire. La scrittura – specie quella personale, che non va a finire necessariamente nel blog, almeno per ora – va spesso per me di pari passo con stati d’animo riflessivi e malinconici: per dirla con Luigi Tenco (o Bruno Lauzi, dato che non ci si mette d’accordo sulla paternità di questa citazione), quando sono felice esco.

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7) Progetti in cantiere

Mi piacerebbe tornare a dare al blog un taglio più personale: parlare di letteratura e raccontare storie mettendoci anche pezzi di me. La realtà è che, al momento, scrivo prevalentemente lettere di motivazione da affiancare al curriculum, e, per quanto inizi seriamente a pensare che alla redazione di cv e affini andrebbe dedicato un intero genre, non credo che il mondo sia ancora pronto a canonizzarlo. In definitiva, mi tocca mettermi a ricercare la mia voce eccetera, sperando che il processo non sia troppo lungo o doloroso e che non includa meditazione o affini (ho provato a meditare una volta e sono andata in spin: devo pensare a un posto felice – non mi viene in mente un posto felice – ma ho attaccato la lavatrice stamattina? – ma che ansia.)

Vorrei anche ripetere a dicembre il calendario dell’Avvento letterario e continuare a organizzare iniziative insieme a gente che mi piace.

 

Sono prolissa, lo so. Se siete arrivati fino a qui sotto meritate un premio 😉

 

Un’ora con…Laura Ganzetti de Il tè tostato

 

Che dire di Laura, meglio nota come la fanciulla del tè tostato e dei libri?

In primis che l’ammiro moltissimo: ha mille idee, realizza tantissimi progetti e si dedica a tutti con passione ed entusiasmo (vi rimando a questo post in cui Laura spiega di cosa si occupa e come potete seguire i suoi progetti di lettura sui social).

Laura, ti lascio la parola e spero di incontrarti prestissimo, magari a qualche evento bronteano 😉

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1) Il tè tostato: come e perché?

Il tè tostato è nato per mettere in fila le mie letture e non dimenticarle. Leggo tanto e a un certo punto mi è sembrato impossibile continuare ad avere tutto in testa, così ho aperto il blog; un diario non sarebbe bastato, sono un’incostante e senza un impegno all’esterno avrei smesso.

Il nome deriva dall’altra mia passione, il tè, e appunto il tè tostato è uno di quelli che preferisco; in giapponese si dice Hojicha ed era abbastanza improbabile, così ho scelto la versione italiana, ma per un anno intero quando dicevo “Il tè tostato” tutti capivano “Il terzo stato”: è imbarazzante dover ripetere come ti chiami, ma sento di essere quasi fuori dal tunnel. Andando avanti Il tè tostato si è arricchito di idee, voglia di fare, progetti, collaborazioni, il rapporto uno a uno di me che scrivo e mio padre che leggeva è cambiato e oggi occupa moltissimo della mia giornata.

 

2) Chi c’è dietro Il tè tostato?

Il tè tostato è tutto mio e solo mio, in un’autarchia arcaica e felice. Dato che sono in costruzione (e demolizione) personale continua, lo è anche il blog. I libri sono la cosa che mi piace di più, la lettura e la scrittura sono il modo in cui preferisco passare il tempo, sono una solitaria, mi piace l’autunno e il malumore della pioggia. Poi c’è tutta la mia vita personale che nel blog non appare, ma lo condiziona come la lettura condiziona me. Parlando di pratica dietro c’è una negata col computer che ha imparato a starci insieme, la mia pagina l’ho fatta da sola e so che si vede, ma ne sono orgogliosa, ed è stato un passo importante, ci sono poi, e soprattutto, molte ore di lettura, di approfondimento, di discussione e confronto con chi legge, c’è l’amore per la condivisione del mondo dei libri la frequentazione di librerie e il dialogo con chi di libri vive e lavora, e moltissima curiosità.

 

3) Il tuo scaffale d’oro

Lo scaffale è lungo e articolato, in ordine sparso: Jack Kerouac, George Simenon, Virginia Woolf, J.D. Salinger, Jane Austen, Emily Brontë, tutti gli Harry Potter. Di alcuni autori l’intera narrativa per me è fondamentale, certo con delle preferenze di titolo, e poi c’è la saga che ha frantumato i miei pregiudizi letterari, ed è stata una sensazione di miglioramento unica. Il mio percorso di lettore mi ha portata dall’amare visceralmente gli americani della beat generation, poi a sentire la necessità di ambientazioni inglesi a partire da Peter Pan; ora, per esempio, sono inamorata di Elizabeth Jane Howard.

Ma c’è un’autrice italiana a cui devo tutto ed è Natalia Ginzburg: è stato con Lessico Famigliare che ho scoperto il piacere della lettura, avevo undici anni. C’è inoltre un autore cui devo l’attenzione per la parola e la fiducia nell’immaginazione ed è Italo Calvino: Se una notte d’inverno un viaggiatore mi ha insegnato che le storie possibili sono infinite e così le vite.

 

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Holden Caulfield, per il suo disagio cui il mio assomiglia moltissimo e la sua voglia di esistere anche. Ho una famiglia di personaggi letterari, sono figure che sento, vorrei potergli telefonare, farci una passeggiata, ma nessuno è come Holden per me. Lui sa chi sono, e seppure abbia ancora sedici anni mentre io sono diventata grande, e si spera che diventerò vecchia, Holden è in me e io lo tengo stretto. Che poi l’immedesimazione secondo me è sopravvalutata, ho amato dei libri in cui non mi sono trovata, sono stata spettatore seppure partecipe, in ogni lettura entro e esco dall’ambientazione, ma non dai personaggi, non spesso almeno, ma Holden, lui non si batte, non se ne è più andato da me.

 

5) Se il tuo blog fosse una canzone..

Il mio blog sarebbe Nella mia ora di libertà di Fabrizio De André, e Hotel Supramonte; ci sono poi alcune colonne sonore di film, quella di City of Angels prima di tutte, film orribile,ma brutto brutto, colonna sonora pazzesca, e poi quella di Ritorno al futuro.

Poi c’è Mexico di James Taylor, perché l’evasione è quel posto in cui poi si va a vivere.

 

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Con la lettura facilissimo, con la scrittura complicatissimo. Leggere e scrivere sono le uniche cose che ho sempre fatto da quando ho imparato, quelle che mi hanno salvato, divertito, sostenuto, fatto soffrire e fatto stare bene.

 

7) Progetti in cantiere

Uh, moltissimi! Tra quelli interni al blog e le sue derive, ho tremila idee e, contrariamente al mio solito che le contemplo e basta, ora tento di realizzarne almeno due o tre. Sto imparando a essere (almeno un po’) concreta. Comunque tra le altre dovrebbe esserci l’abbandono della mia grafica autodidatta alla volta di qualcosa meno naif , ma non troppo, e nuovi gruppi di lettura, che sono un po’ la mia missione.

Un’ora con…Elisa Ponassi de La Lettrice Rampante

Lettrice supersonica, la Lettrice Rampante non ha bisogno di molte presentazioni. Le lascio quindi la parola, e auguro a voi buona lettura e buon mercoledì di fine febbraio.

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1)    La Lettrice Rampante: come e perché?

La lettrice rampante è nato un po’ per caso, ormai sei anni fa, come una sorta di spin-off del mio vecchio blog personale, ora chiuso.
Mi ero resa conto che per metabolizzare per bene un libro, per poterlo lasciare andare e passare a un altro, avevo bisogno di parlarne. Non potevo certo affliggere parenti e amici con lunghi monologhi su libri che magari neanche avevano letto, quindi avevo iniziato a scriverne su quel primo blog. Presto però le recensioni avevano preso il sopravvento su tutto il resto e alla fine mi è sembrato naturale creare un spazio a loro completamente dedicato.
Qualche anno dopo, ho poi creato un’omonima pagina Facebook, che mi ha aiutato molto a farlo conoscere e ad arrivare a molti più lettori.

 

2)    Chi c’è dietro La Lettrice Rampante?

Dietro La Lettrice Rampante c’è Elisa, una trentenne piemontese timidissima, che ha una laurea in Traduzione e che sogna da sempre di lavorare con i libri.
Al momento lo faccio come editor per una piccola casa editrice e, da poco più di un anno, anche come traduttrice (solo di manuali per il momento, ma sono sicura che presto arriverà anche il primo romanzo!) Spero con il tempo di poter consolidare queste due attività e farle diventare il mio unico lavoro.
E poi c’è, ovviamente, una lettrice appassionata, con gusti e preferenze di lettura molto varie, e a volte forse un tantino snob,  che crede davvero che i libri possano cambiare la vita, o almeno alcune sfumature di essa, delle persone che li leggono.

Ah sì, dietro la lettrice rampante c’è anche il lettore rampante, citiamolo se no si offende. Lui è co-protagonista di buffi siparietti domestici-letterari, è un grande lettore e soprattutto un campione di sostegno, pazienza e sopportazione.

 

3)    Il tuo scaffale d’oro

Domanda difficile questa, perché la lista dei miei imperdibili, ovvero quei libri che in un modo o nell’altro mi hanno cambiato la vita, è davvero molto lunga.

Però, per selezionarne alcuni, direi: Don Chisciotte di Miguel de Cervantes e Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez come assolutamente imprescindibili. Poi Follie di Brooklyn di Paul Auster, tutti e quattro i romanzi di Elizabeth Strout (iniziando da Olive Kitteridge), i racconti di Alice Munro, più o meno qualunque cosa di Raymond Carver e Ho paura torero di Pedro Lemembel.
Aggiungo poi anche Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg (e già che ci sente guardatevi anche il film) e In viaggio contromano di Michael Zaadorian, libri che mi più di tutti gli altri mi hanno fatto commuovere.
Per quanto riguarda gli italiani, per quanto non siano alta letteratura, i gialli di Marco Malvaldi e di Antonio Manzini negli ultimi anni mi stanno tenendo tanta compagnia, e mi mancherebbero se non ci fossero.
Sul mio scaffale d’oro non possono poi mancare i fumetti: i Peanuts di Schulz, soprattutto, ma anche Calvin & Hobbes di Watterson e la mitica Mafalda di Quino.

 

4)    Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente

Non c’è un personaggio preciso in cui mi immedesimo, ma ne cerco sempre uno in ogni libro che leggo, uno che mi faccia dire “ok, questo o questa potrei essere io”. E quasi sempre uno o una che abbiano delle caratteristiche che sento mie riesco a trovarlo.
Ho una certa predilezione per i personaggi semplici, all’apparenza ingenui, che però riescono sempre a trovare il lato bello e poetico delle piccole cose, delle cose quotidiane, e anche per quelli che si fanno un sacco di seghe mentali. In entrambe le tipologie mi identifico molto.

Se proprio devo scegliere un personaggio, comunque, direi Joanna Rakoff, autrice e protagonista di Un anno con Salinger, non tanto perché sono così ma perché è così che mi piacerebbe diventare, e Lucy dei Peanuts di Shulz, una bambina all’apparenza scorbutica e prepotente, ma dal cuore tenero e piena di insicurezze e fragilità.

 

5)    Se il tuo blog fosse una canzone…

…sarebbe sicuramente stonata, se la cantassi io.
Non ho mai pensato a quale canzone potrebbe fare da colonna sonora al blog. Forse perché non ne ho nemmeno una ben precisa nella mia vita.

C’è però una frase di Cyrano, canzone di Francesco Guccini che racconta la storia del Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, che rappresenta un po’ tutto il mio modo di pensare: “io sono solo un povero cadetto di Guascosgna, però non la sopporto la gente che non sogna”.
Quindi, pur non essendo io un cadetto di Guascogna, forse anche per il blog sceglierei questa canzone.

 

6)    Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Inizio dalla lettura, che è più semplice. Leggo tanto, in ogni momento libero, anche se non lo faccio da sempre. Il mio primo approccio con i libri è stato con Pollyanna, quando avevo sette od otto anni. Quando l’ho finito, circa tre mesi dopo, il primo pensiero è stato “col cavolo che mi convincete a leggere di nuovo”. Poi per fortuna sono arrivati Il giornalino di GianBurrasca di Vamba e una versione ridotta per bambini, con le pagine profumate, di Tre uomini in barca di J.K. Jerome e da lì tutto è cambiato. Ora mi è impossibile pensare di non leggere, di non avere un libro in borsa o sul comodino la sera.

Per quanto riguarda la scrittura, il rapporto è più complesso. Fino alla terza liceo scrivevo tantissimo. Su un diario, come quasi tutti i ragazzini della nostra generazione, ma anche molti racconti. Partecipavo a concorsi, li facevo leggere a tutti. Poi qualcosa è cambiato nella mia vita, mi sono ritrovata a dover diventare grande un po’ troppo in fretta e la voglia di scrivere mi è un po’ passata. Ho ricominciato poi qualche anno dopo, con le recensioni, con qualche riflessione sempre legata al mondo dei libri e con gli articoli di cultura che da anni scrivo per un giornale locale. E per ora mi va benissimo così. Non credo che chi legga tanti libri debba per forza poi doverne scrivere uno suo (dovrebbe essere vero il contrario però, che chi scrive legge, ma sappiamo bene che non è così).

 

7)    Progetti in cantiere
Il blog è tornato un po’ alle sue origini e ora ci si trovano principalmente recensioni. Mie e, da poco, anche del lettore rampante, che ogni tanto si cimenta con qualche consiglio o sconsiglio (solitamente un po’ più nerd rispetto ai miei).
Poi a dicembre è partito “Una valigia di libri”, un progetto “fisico”, che si svolge in una piccola libreria di Caluso, in provincia di Torino, creato insieme a Claudia de Il giro del mondo attraverso i libri. Si tratta di sei incontri, a ognuno dei quali è associato un continente, in cui noi e tutti i partecipanti possono presentare un libro o un autore legato proprio a quel continente. Lo scopo è quello di conoscere e far conoscere più libri e autori possibile.

Per quanto riguarda il blog, mi piacerebbe riuscire a inventarmi qualcosa che riguardi la traduzione e i traduttori, a volte un po’ troppo bistrattati dai lettori, a cui mi piacerebbe riuscire a dare sul blog la giusta visibilità e il giusto merito. Vedremo!