Il Calendario dell’Avvento letterario #20: un elfo da Macy’s

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Questa casella è scritta e aperta da Valentina di Peek A Book!

Babbo Natale e bambini
credits: timeout.com

David Sedaris non è sempre stato il famosissimo ed esilarante autore statunitense che il mondo conosce. Il successo per lui è arrivato a quasi quarant’anni, quando si è fatto conoscere ai più leggendo in radio “Santaland Diares” resoconto della sua esperienza nei panni di elfo per i grandi magazzini Macy’s di New York. Sommiamo un lavoro così fuori dall’ordinario a una mente ironica e tagliente come quella di Sedaris ed ecco che il successo radiofonico, e non solo, è assicurato.

Non vi aspettate solo buoni sentimenti, zuccherosità e spirito natalizio: i Santaland Diares sono invece l’ideale anche per chi il Natale non lo sopporta, perché Sedaris non fa altro che sbatterci davanti agli occhi la cruda realtà del consumismo natalizio e di come le persone (soprattutto i genitori in fila per una foto dei propri bambini con Babbo Natale) si trasformino.

Ecco l’incipit:

“Ero al bar che scorrevo le proposte di lavoro sul giornale quando leggo: “Macy’s Herald Square, il supermercato più grande del mondo offre magnifiche opportunità per gente di ogni forma e misura, estroversa e amante del divertimento, che cerca qualcosa in più di un semplice lavoro per le vacanze! Un lavoro come elfo nel Paese di Babbo Natale di Macy’s significa essere al centro della festa…”.

Sedaris si candida e ottiene il posto “mi hanno preso lo stesso perché sono basso: uno e sessantacinque. Quasi tutti quelli che hanno preso sono bassi. Uno è un nano. […] In una giornata intensa possono venire da Babbo Natale anche ventiduemila persone e mi hanno spiegato che un elfo è tenuto a preservare il buonumore anche nel tormento e nelle avversità. Ho promesso che l’avrei tenuto a mente”.
E ancora: “Il mio costume è verde. Indosso dei calzoncini verdi di velluto, un dolcevita giallo, un grembiule verde oliva e un berretto di lana a cono con pompon tempestato di lustrini. Questa è la mia tenuta da lavoro. Il mio nome da elfo è Focaccina”.

Elfo
credits: http://www.charlestoncitypapaer.com

Segue un intenso addestramento per tutti i Babbo Natale e gli elfi: una delle cose più importanti è imparare ad usare i registratori di cassa, perché nel Paese di Babbo Natale il vero e unico fine è vendere foto.

La gente si siede in grembo a Babbo Natale e si mette in posa. L’elfo Fotografo gli porge una strisciolina di carta con su scritto un numero. Un altro elfo compila il modulo e la foto arriva per posta qualche settimana dopo. Perciò l’unica cosa che vendiamo, in realtà, è l’idea di una foto. Un’idea costa nove dollari, tre idee diciotto”.

Quello che ho trovato più esilarante in questo racconto (ma anche quello su cui ho più riflettuto) è l’atteggiamento dei genitori quando arriva il turno dei propri bambini di salire sulle ginocchia di Babbo Natale: “I più piccini, quelli dai due ai quattro anni, tendono ad avere paura di Babbo Natale. A loro non frega nulla di farsi fare la foto, perché non sanno cos’è. Non sono vanitosi, sono bambini. […] Ho visto una donna dare uno schiaffo alla sua bambina che piangeva e sbatacchiarla gridando: “Cristo santo, Rachel, adesso tu salti in braccio a Babbo Natale e fai un bel sorriso, altrimenti te lo do io un buon motivo per piangere!Spesso scatto foto a bambini che piangono. Ancora più grottesco è fotografare un bambino in lacrime con un falso ghigno stampato in faccia”.

peek3

Ci sono poi le immancabili richieste a sfondo razzista delle persone in fila per la foto: “Vorremmo un Babbo Natale tradizionale. Sono sicura che capisce di cosa sto parlando”. Oppure: “L’anno scorso ci avete dato un Babbo Natale color cioccolato. Fate in modo che non accada di nuovo”. O ancora: “Fate in modo che quest’anno ce ne capiti uno bianco. L’anno scorso ci hanno rifilato un nero. […] Bianco. Bianco come noi”.

Il Paese di Babbo Natale di Macy’s raccontato da Sedaris è quindi più un girone infernale del luogo fatato che, invece, ci si aspetterebbe ed è abitato dalle peggiori versioni di noi, disposti a fare una fila di due ore, pur di ottenere una foto dei nostri bambini in grembo ad uno sconosciuto, foto che ci arriverà a casa dopo settimane, magari a feste terminate.

Ovviamente il racconto è dolce-amaro, perché Sedaris bilancia bene questi aspetti negativi dell’umanità tutta con la sua ironia dissacrante e adorabile, ormai marchio di fabbrica dei suoi racconti, che sono sempre a sfondo autobiografico.

Il Natale ci rende – forse – più buoni ma, perlomeno nei grandi magazzini Macy’s di New York, è anche assolutamente capace di tirare fuori il peggio di noi.

David Sedaris “I diari del Paese di Babbo Natale” nella raccolta “Ciclopi” Mondadori, trad. Matteo Colombo (titolo originale “Santaland Diares”).

Qui i Santaland Diaries letti da Sedaris stesso nella versione radiofonica del 1992 che gli ha dato il successo.

 

2 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento letterario #20: un elfo da Macy’s

  1. Grazie Manu,
    è sempre un piacere essere ospite qui da te, almeno mi dai lo stimolo per scrivere, cosa che non ho mai tempo di fare 🙂
    La pazienza e la dedizione che hai nel portare avanti questa iniziativa del calendario dell’avvento letterario sono lodevoli e, stanne certa, si percepiscono tutte ♥

    Valentina

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