Il Calendario dell’Avvento letterario #17: il meraviglioso Natale di una famiglia disfunzionale

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Questa casella è scritta e aperta da Erica di La leggivendola

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Quando si parla di libri e Natale, i primi titoli che vengono in mente sono grandi classici come Piccole donne di Louisa May Alcott, A Christmas Carol di Charles Dickens, o Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi di H.T.A. Hoffmann. L’incipit del primo, “Natale non è Natale senza regali”, frase pronunciata da una sconsolata Jo mentre attende insieme alle sorelle il ritorno della madre, è l’inizio di una delle scene biblionatalizie più emblematiche della letteratura.

Ho sempre amato il Natale, fin da piccola, e a quanto pare l’avvento della maturità non ha scalfito il mio entusiasmo per luci colorate, decorazioni, alberi, regali etc. Cerco ancora per la città le mie luminarie preferite, pregusto il giorno in cui farò l’albero e mi autoinvito alle decorazioni degli amici, – forse esagero? Mi sa che esagero. Ma per me il Natale ha ancora quella magia.

Che dire, spero che duri.

Il Natale è vissuto con particolare intensità nella società occidentale, ed è per questo che si tratta di una festività ricorrente nella letteratura, – tralasciamo il cinema, perché ci perdiamo in una produzione immane – soprattutto se parliamo di romanzi incentrati sui rapporti famigliari. Le scene durante le festività natalizie sembrano ogni volta gettare una luce più intensa e precisa sulle relazioni che intercorrono tra gli individui, nel modo in cui il Natale è pensato e festeggiato e in cui ognuno spera che si sviluppi, i regali che si pensano per gli altri e quello che si è pronti a sacrificare per poterli acquistare. Forse è questo, a prescindere dalle radici cristiane o da motivazioni più ludiche, che continua a tenerci legati al 25 dicembre e alle sue tradizioni. Quello che scegliamo di fare in quei giorni, e con chi, dice molto di quello che proviamo.

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Qualche mese fa ho letto Elmet di Fiona Mozley (Fazi editore, 2018), un romanzo di cui secondo me non si è parlato abbastanza e che personalmente ho adorato. Protagonista è Daniel, un quindicenne affamato e sperduto che vaga alla ricerca della sorella maggiore, e ci racconta in retrospettiva di come il suo mondo si è sbriciolato. Fino a pochi giorni prima viveva col padre e la sorella Cathy in una casetta nel bosco, isolata dal mondo civile che diamo per scontato, secondo i ritmi di una natura faticosa da trattare. Elmet è un paesino sperduto nello Yorkshire, l’ultimo regno celtico indipendente, in cui vige una concezione di società antica, che vede il controllo dello Stato come un’intromissione indesiderata e la polizia come un antagonista per lo più assente, e comunque molesto. Elmet è un paese che vive di sotterfugi, malavita e sfruttamento. La famiglia di Daniel non fa eccezione; il padre, il gigantesco John, si guadagna da vivere coi combattimenti clandestini, e di che mangiare con la caccia. Cathy è una creatura selvatica, ferale, di cui si riesce a subodorare la pericolosità. Daniel non è come loro, ha un’anima diversa, delicata, priva di quell’istintiva ferocia che contraddistingue la sua famiglia dal resto della società, e che gli fa sembrare il padre e la sorella come esponenti di un’altra razza.

Tralasciamo la trama, i ricordi della madre scomparsa, i nemici giurati, il finale; tralasciamo ciò che fa del romanzo quel romanzo per un attimo, perché vorrei parlare di una scena in particolare, in cui l’atmosfera natalizia esplode e si fa quasi magica.

John è stato assente tutto il giorno, e Daniel inizia a preoccuparsi. Ma Papà torna, e chiede ai figli di seguirlo nel bosco. È una notte d’inverno e fa freddo, e non ricevono alcuna spiegazione su dove stiano andando. Ma non ha importanza, Cathy e Daniel del padre si fidano ciecamente, e sanno che con lui saranno al sicuro. Arrivano in una radura che odora di cherosene, e scoprono l’albero di Natale che il padre ha preparato per loro. Un tripudio di lampade accuratamente appese ai rami di un albero enorme, una scena fantastica in un bosco immerso nella neve. Rimangono incantati a fissarlo, persi in quella che non posso non considerare la pura magia del Natale; e anche se ho letto Elmet mesi fa, ben prima dell’inizio delle feste, ricordo chiaramente che per me il periodo natalizio è iniziato quel giorno.

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Come scrivevo all’inizio, il Natale è percepito come una festa tipicamente famigliare; le relazioni diventano più evidenti, i legami si rinsaldano anche solo per pochi giorni, o vengono messi alla prova; l’assenza si manifesta in maniera più netta, straziante. Penso all’incipit di Anna Karenina, forse la citazione più celebre di Tolstoj, “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”, e mi viene da aggiungere che tutte le famiglie festeggiano il Natale a modo loro, e sono proprio quelle più strane, disfunzionali e imperfette a farci ripensare a come decidiamo di intendere e vivere la nostra.

Quella di Daniel è un nido nel bosco, separato dal resto del mondo, una situazione anomala e per tanti versi preoccupante, in cui un quindicenne e una diciassettenne non frequentano una scuola pubblica, mancano di amici della loro età, talvolta accompagnano quando deve misurarsi contro uno sconosciuto in un combattimento clandestino. Sono poveri, non hanno granché, e quello che hanno devono sudarselo. È una famiglia che potremmo definire disfunzionale per un sacco di ragioni, e tuttavia basta un albero illuminato di quella luce calda che bagna la neve appena calpestata, ed è Natale non meno che in Piccole donne.

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Perché certo, la situazione non sarà delle più ottimali, ma l’essenziale diventa all’improvviso più che abbastanza: un nucleo ristretto di persone che si vogliono bene, e un padre che nonostante tutto cerca di dare ai figli ciò di cui pensa abbiano bisogno. Funzionale o disfunzionale, una famiglia è tutta lì.

Non era quello che mi aspettavo di trovare in Elmet, ma è qualcosa che sono contenta di aver trovato. E spero che in un modo o nell’altro, troviate un modo di festeggiare; che sia per le luci, per l’albero o per la compagnia.

 

2 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento letterario #17: il meraviglioso Natale di una famiglia disfunzionale

  1. Uno dei passi di “Elmet” che mi hanno più colpito: meravigliose emozioni di una famiglia molto speciale, fa sorridere pensare all’immenso John che diventa così Festaiolo per i suoi figli. Una bella pagina di un bellissimo romanzo!

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