Il Calendario dell’Avvento letterario #13: il Natale in Russia, Ded Moroz e la storia di Babushka

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Questa casella è scritta e aperta da Valentina di La Biblioteca di Babele

Ad essere sincera, più che l’atmosfera del Natale e delle feste in generale, a interessarmi maggiormente sono sempre state le leggende e le tradizioni dei diversi Paesi, motivo per cui ogni tanto mi metto a fare ricerche e scopro storie affascinanti. Questa volta mi sono dedicata a un posto freddissimo!

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Se da noi i bambini aspettano con ansia l’arrivo di Babbo Natale, nella fredda Russia chi porta i regali? Lì esiste Nonno Gelo che con l’aiuto della nipote Sneguročka, la “fanciulla di neve” che sarebbe una personificazione dell’inverno, se ne va in giro a distribuire doni a Capodanno. È un vecchietto dalla barba lunghissima che porta un abito blu (nel periodo comunista era rosso, come il colore della bandiera dell’URSS) o bianco con pelliccia e tiene in mano uno scettro. Inizialmente Ded Moroz era il demone Morozko che congelava le persone, ma poi cambiò nome e diventò Nonno Gelo, la cui unione con la primavera, Vesna, generò Sneguročka (che da figlia, fu poi convertita in nipote di Nonno Gelo).

Ma c’è un’altra figura tipica del periodo natalizio e festivo russo, una figura che con l’avvento del comunismo fu soppressa e sulla quale, però, esiste una storia molto carina. Parliamo di Babushka (“la nonna”), che corrisponderebbe alla nostra Befana e, come Nonno Gelo, porta i regali ai bambini.

Babushka era una signora sempre impegnata nelle faccende domestiche, aveva una casa bellissima che non faceva altro che pulire e spolverare; lucidava sempre tutto, cucinava piatti buonissimi, ordinava e teneva molto bene anche il suo giardino. Ma dato che aveva sempre da fare, non si accorse della stella splendente che illuminò il cielo notturno, del suono delle campane, delle zampogne. Però sentì il rumore dei compaesani che bussavano alla sua porta.

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Quando andò ad aprire, dei pastori le chiesero di potersi scaldare un po’ davanti al suo fuoco e lei, nonostante pensasse alla sua bella casa pulita e in ordine, li fece entrare interrompendo la sua tranquillità. Non appena videro tutte le cose buone che Babushka aveva preparato, i pastori rimasero estasiati e lei, che era una donna buona, offrì loro quelle leccornie. Intanto chiese loro dove andassero e, quando quelli risposero che stavano seguendo una stella che indicava il luogo in cui era nato un bambino speciale, re del Cielo e della Terra, e che poteva venire anche lei, Babushka disse che avrebbe dovuto portagli un dono ai giocattoli del suo bimbo morto piccolissimo, tutti messi dentro una grande cesta. Però rispose, non troppo convinta, che sarebbe andata l’indomani. Avrebbe dovuto pulirli, lucidarli tutti e scegliere il più bello.

L’indomani passarono altri pastori a chiederle se fosse pronta per partire, ma non lo era ancora, non aveva trovato un giocattolo degno di quel bambino così speciale. Quando però li ebbe puliti tutti le parvero bellissimi e finalmente il terzo giorno Babushka partì; chiedeva dei pastori e le persone le indicavano la strada, ma quando arrivò a Betlemme un albergatore le disse che da lui era pieno e il bambino era in una stalla su una collina. Arrivata lì, però, non trovò nessuno, erano andati tutti via. Ma lei non si è mai persa d’animo e secondo la leggenda sta ancora cercando quel piccolo re, ogni anno va di casa in casa a chiedere se ci sia Gesù Bambino e anche se non lo trova lascia uno di quei giocattoli con cui era partita per altri bambini che, pur non essendo Gesù, sono sempre un dono del Signore.

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