Il Calendario dell’Avvento letterario 2018 #6: partita a tombola con Erri de Luca

Questa casella è scritta e aperta da Francesca de Gli amabili libri

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Un fratello e una sorella, la notte della vigilia di Natale in una Napoli che si prepara alla mezzanotte sparando i fuochi d’artificio in grande stile. Ne La doppia vita dei numeri di Erri De Luca, Feltrinelli, una partita a tombola tra i due con l’aggiunta di due invitati speciali, i genitori che non sono più in vita da un po’, ma che riusciranno ad esser presenti e ogni numero estratto sarà il pretesto per ricordare un aneddoto.

Il Natale a Napoli si sa, è ricco di tradizioni che si tramandano di famiglia in famiglia. Il cenone da infinite portate con le donne che gelosamente conservano i trucchi per le proprie ricette, l’arte del presepe che vuoi mettere con l’albero di Natale? Ma non scherziamo proprio, e i giochi da fare per arrivare allo scoccare della mezzanotte delle due vigilie per poi andare tutti insieme in chiesa. E proprio per quanto riguarda i giochi quello della tombola è il più caratteristico del Natale. Probabilmente al nord preferiscono il mercante in fiera (che per averlo proposto un anno a momenti mi sbattevano educatamente fuori), ma qui al sud si gioca a tombola e non provate a proporre altro. Quando ero più piccola si iniziava a giocare dal giorno dell’Immacolata (8 dicembre) per finire il giorno della befana, quando ormai di natalizio è rimasto bene poco e la nostalgia per le feste già passate si inizia a sentire. Lo sapevate che questo gioco tipicamente napoletano è nato a Genova?

Ebbene sì, nacque nella città ligure nel 1539 per arrivare a Napoli un secolo e mezzo dopo. Nel 1734 Carlo III di Borbone voleva a tutti i costi ufficializzare il gioco del lotto in quanto essendo molto proficuo faceva bene alle casse del regno. Il frate domenicano Gregorio Maria Rocco non poteva tollerare un gioco del genere per i suoi fedeli. Il re ebbe la meglio nella disputa promettendo che nella settimana di Natale il gioco si sarebbe fermato per fare in modo che i cittadini non si distraessero e continuassero a volgere i loro pensieri unicamente nelle preghiere. I napoletani però, si sa, sono conosciuti per la loro famosa arte d’arrangiarsi e pensarono che se non potevano andare loro a giocare al lotto sarebbe stato il lotto ad andare nelle loro case, mettendo a punto un sistema di gioco che è quello che tutt’oggi conosciamo. I novanta numeri vennero messi nei panarielli di vimini e furono creati dei fogli con sopra i numeri. Il nome tombola deriva proprio dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è impresso il numero.

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LEI: Allora, lo facciamo uscire questo primo estratto? Li stai consumando i numeri là dentro.

LUI: 31! Il padrone di casa. 

Ogni numero corrisponde ad un evento, una persona, un oggetto e da qui la Smorfia, chiamata anche Cabala. L’origine del termine smorfia è la collegare al dio greco Morfeo (non a caso si utilizza per interpretare i sogni e trovare i numeri da giocare al lotto).

 

 

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