img_5443

Questa casella è stata scritta e aperta da Federica de Il lunedì dei libri

gugl.jpg

Ci sono libri che, quando arrivano in libreria, smuovono dentro di noi il desiderio assoluto di leggerli, se non altro per saperne di più sull’argomento in questione. A me questa cosa è recentemente con Tutte le ragazze avanti!, una raccolta di racconti, anzi: una raccolta di storie vere di autrici che si sono raccontate rispondendo alla domanda Cosa significasse per loro essere femministe oggi.

Il titolo è ripreso dall’invito gridato con cui Kathleen Hanna apriva i concerti delle Bikini Kill, invitava tutte, ma proprio tutte le ragazze presenti a farsi avanti nella folla, fin sotto al palco. Un invito all’inclusione, alla condivisione, per farsi sentire in mondo come quello musicale, in cui le donne sono ancora poco considerate.

Ho scelto di parlarvi di questo libro, da ospite del Calendario dell’Avvento letterario di Manuela, perché penso che sia da leggere, regalandoselo e regalandolo a chi si vuole per Natale, dato che siamo in tema. Potrebbe essere un modo per festeggiare questa ricorrenza in modo un po’ più femminista, appunto, non pensando solo alle tradizionali differenze che troviamo tra maschile e femminile

Proprio io, che in ventisette abbondanti anni di vita, credevo di sentirmi né troppo vicina né troppo lontana a questi temi, all’improvviso ho preso coraggio e ho detto: anch’io ho una voce in merito, anche a me interessa, fammi leggere cosa ne scrive chi ne sa più di me. O, meglio, chi ha capito molto prima di me di essere femminista.

Però, a pensarci bene, forse sono sempre stata femminista, solo non lo sapevo. Ho sicuramente attraversato il mio periodo da ribelle e quello da maschiaccio, quando ho deciso che il rosa cominciava a farmi schifo. Poi il Natale… parliamo un po’ di come ho vissuto male il Natale tipo dai quattro agli otto anni? Babbo Natale mi incuteva terrore, forse per colpa di uno di quei giocattoli che aveva la sua faccia e camminava cantando Jingle bells in un modo metallico che a me sembrava bruttissimo e piangevo disperata. Questo era comunque il fatto meno grave. Perché quello che proprio non mi andava giù, e ovviamente l’ho razionalizzato solo anni e anni dopo, era che non capivo perché l’importanza dovesse essere data a livello mondiale solo a Babbo Natale e non a Mamma Natale, per dire. Per me Mamma Natale sembrava più importante del vecchio con cappello rosso e la barba che non finiva più. Credo di essermi spinta a pensare che in un mondo più giusto Mamma Natale sarebbe riuscita a prendere il posto del vecchio, ma non viviamo in quel mondo e in questo sembra che le le cose degne di nota debbano farle solo i maschi. Niente di più sbagliato.

Pur avendo questi piccoli e buoni pensieri fin da piccola, purtroppo, non avevo una coscienza femminista ben chiara nella mia testa, quindi arrivo un po’ tardi. Per fortuna poi è successo che io Tutte le ragazze avanti!, questo libretto tutto colorato, edito da add editore e con la curatela di Giusi Marchetta, l’ho letto e mi sono sentita molto, ma molto più vicina a tutte le donne che lo hanno scritto. A partire dalla prefazione di Giusi Marchetta che indirizza il lettore (generico, si tratta di una raccolta che può, anzi che dovrebbe essere letta proprio da tutti, se non altro per evitare quei bruschi scollamenti dalla realtà che non ci fanno bene come esseri umani) verso i temi del libro, ho capito che da Tutte le ragazze avanti! avrei solo imparato.

Non ero mai stata davvero “femminista” perché non ero in grado di capire quanto le parole avessero inventato il mondo in cui vivevo; adesso potevo esserlo perché di quel mondo finalmente vedevo quegli aspetti ingiusti e crudeli che poteva essere cambiati.

(…)

Se essere femminista, come io credo significa battersi per un mondo più giusto, non può che essere la definizione di chi include nella sua battaglia le cosiddette minoranze.

(…)

Mi piacerebbe che questi interventi fossero per te delle piccole esplosioni ma che fossi tu la voce che manca perché il femminismo di cui parliamo qui non è un monologo ma una discussione aperta a tutti e a tutte.

da Essere femminista, la prefazione alla raccolta di racconti a cura di Giusi Marchetta

 Al centro di questi undici racconti a firma di Marzia D’Amico, Giulia Gianni, Giulia Perona, Giulia Cavaliere, Maria Marchese, Lucia Brandoli, Marta Corato, Marina Pierri, Claudia Durastanti, Giulia Blasi e Giulia Sagramola troviamo un mondo e anche di più: la percezione di noi stesse in quanto donne, libere e pensanti, troppo spesso vessate e subordinate o, semplicemente screditate. Ci si sente meno sole leggendo Tutte le ragazze avanti! ed è molto bello. In questo periodo, poi, in cui l’opinione pubblica ha finalmente preso a dare spazio alle storie nate da movimenti come il #MeToo e #quellavoltache post scandalo Weinstein possiamo dire che sia necessario.

Ora, proprio perché il femminismo è fatto da persone e ognuna di queste ha una sua storia, ci tengo a lasciarvi piccole citazioni dai loro racconti, in modo che potete conoscerle anche voi più da vicino.

Per Marzia D’Amico, che apre la raccolta, il femminismo è una cosa bellissima che tutti dovremmo conoscere:

 Non volevo essere una femmina come le altre. Volevo essere una femmina come gli altri.

(…)

Rifiutare il femminismo vuol dire decidere che si è comodi nella propria posizione, a discapito di altri.

da Una cosa bellissima che dovreste conoscere, Marzia D’Amico

 Giulia Gianni, invece, ci catapulta nel mondo della sua infanzia, in cui le principesse non le stavano poi così tanto bene: lei preferiva essere una guerriera.

Insomma, qua c’era qualcosa che non andava bene per niente. Non per Giulia, almeno. Lei voleva essere padrona del suo destino, proprio come i principi o i cavalieri. E così, nella sua testa di bambina, fece la seconda equazione della sua infanzia: se i maschi erano più i forti e i più valorosi, allora anche lei sarebbe stata un maschio.

(…)

Non avevo bisogno di essere un maschio per essere padrona del mio destino perché, come donna, potevo fare qualunque cosa volessi. Come me ne sono accorta? Semplice. Perché lo sto facendo.

da Storia di una bambina guerriera, Giulia Gianni

 Un’altra Giulia, che di cognome fa Perona e poi è una delle due Giulie di Senza rossetto (lo conoscete? Ascoltatelo, è uno dei pochissimi podcast che amo seguire), ci racconta di quel preciso momento in cui ha capito di essere femminista e ci racconta com’è bello portare avanti un progetto che c’entra, eccome se c’entra…

Raccontare le donne e dare loro uno spazio pubblico, per me, allora, non significava essere femminista. Anzi, credo che all’epoca quella parola non mi sfiorasse neppure.

(…)

Essere femminista per me, per me, non è mai stato un dato di fatto. È stata una scoperta, crescendo, affrontando il mondo. Mi sono resa conto tardi di non leggere abbastanza autrici. Non che lo facessi per qualche forma di pregiudizio, ma perché non mi rendevo conto di quanto poco spazio avessero i libri scritti da donne nelle librerie, nelle classifiche, nella comunicazione.

da Diventare grande senza rossetto, Giulia Perona

Con il racconto di Giulia Cavaliere possiamo imparare o quantomeno ricordarcene, se li conosciamo già dei diversi gradi di maschilismo che sono presenti nella nostra società: in famiglia, sul lavoro, nel divertimento e anche nella musica, per anni sempre troppo stereotipata. Un punto di svolta, per Giulia, è stato David Bowie:

In questo senso la figura di David Bowie è stata fondamentale per la mia apertura mentale rispetto al concetto di maschile e femminile, quando ho incontrato Ziggy Stardust la prima volta non avevo neppure compiuto 13 anni: ho imparato da lui che siamo tutti maschi e femmine, che abbiamo infinite anime intercambiabili, che siamo molte cose e soprattutto, finché siamo da queste parti, possiamo essere ciò che desideriamo.

da Gradi di maschilismo, Giulia Cavaliere

La storia raccontata da Lucia Brandoli, invece, la sua storia è piena di libertà: di scelta, libertà di vivere come si vuole, quella libertà di intendere anche la letteratura come si vuole, lontano da etichette e pregiudizi di sorta:Quando ci sentiamo minacciati ciascuno punta la giugulare come può, e un uomo insicuro ha un lungo repertorio di pregiudizi!

(…)

La domanda che però mi faccio è: le scrittrici che scrivono come uomini, che si sono adattate a scrivere come uomini, a quanto hanno dovuto rinunciare di sé stesse?

 da La nostra storia è la chiave, Lucia Brandoli

Marta Corato si è avvinata giovanissima al femminismo grazie alla rete: ha studiato (soprattutto da fonti straniere), approfondito il tema, e poi, sempre online, ha co-fondato Soft Revolution. Col suo racconto in Tutte le ragazze avanti! ci regala una testimonianza legata alla bodyposivity che, per me, è stata importantissima da leggere.

Come ho già detto, il mio femminismo è nato soprattutto da internet: Anche oggi le persone che mi ispirano e mi stimolano sono per lo più persone che lavorano nel digitale. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma per me la letteratura femminista classica è venuta dopo.

da Mai darsi una calmata, Marta Corato

Marina Pierri, in Tutte le ragazze avanti!, racconta sì del suo essere femminista, ma poi (un po’ per passione, un po’ perché è il suo lavoro) si sposta a descriverci molto bene quei ruoli femminili autentici che possiamo trovare in alcune serie tv, che siano conosciutissime in Italia o meno.

Sono nata femminista da una madre femminista, ho assistito per buona parte della mia vita, direttamente, agli abusi professionali e umani che le sono stati fatti perché, non solo non era un maschio, ma era competente e capace di imporsi, sempre come interlocutrice. Si è difesa come una leonessa. Non rimprovero e non accuso chi non ha avuto la stessa prontezza, anzi.

da Una voce per raccontarci, Marina Pierri

Il primo approccio di Claudia Durastanti al femminismo è stato, come dire, di impatto. Ad aiutarla poi è arrivata la letteratura:

È stato un addestramento graduale, ma molto preciso — essere femmina significava essere esposta a una violenza costante, e il femminismo era consapevolezza di questa violenza — finché a un certo punto ho iniziato a fare di testa mia e ho iniziato a leggere libri che mi spiegassero quel che mi diceva mia madre, ma meglio, e in maniera più sfumata.

da Non di muri ma di onde, Claudia Durastanti

La copertina di Tutte le ragazze avanti! è di Giulia Sagramola, così come il racconto a fumetti che troviamo all’interno. Ve ne lascio un assaggio:

gugli

 

da Le mie storie non sono neutre, Giulia Sagramola

 

La raccolta si chiude con Giulia Blasi che ci ripete una cosa importantissima, da non dimenticare mai, perché sta alla base di tutto:

È un valore, e io continuerò a chiamarlo femminismo finché ci sarà qualcuno là fuori che mi dice “questa è una cosa da femmina” per dire “questa è una cosa inferiore”.

da Il mondo è già cambiato, Giulia Blasi

 Scoprire le storie contenute in Tutte le ragazze avanti! è stata una boccata di aria fresca. Serve, molto. E poi tra un po’ è davvero Natale, mi ripeto, scommetto che a più di qualcuno farà piacere trovarlo sotto l’albero, nella calza, al posto del latte e dei biscotti per il caro Babbo Natale (anche se io continuo a preferirgli Mamma Natale, sia chiaro). Insomma dove e per chi volete. Maschi e femmine che siate, leggetelo.