Volevano tutte essere Jo

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Volevano tutte essere Jo.

Delle quattro sorelle, Jo è sempre quella che ha fatto tendenza: Meg rimane un po’ in sordina, Beth fa una brutta fine, Amy è francamente insopportabile. Jo è spigliata, e avventurosa: ama leggere e scrivere, sogna di andare in guerra insieme al padre, non sopporta di tirarsi su i capelli o di indossare bei vestiti, invidiando ai ragazzi quelle risorse infinite di libertà che sembrano eternamente precluse alle ragazze. La sua inquietudine, la sua ribellione, il suo desiderio di imparare e l’anelito all’indipendenza anticipano di decenni istanze femministe, parlando di libertà e di diritti.

Jo se ne va di casa e va a lavorare a New York; Jo si mantiene con la sua scrittura. A Jo non importa l’opinione altrui: non è attenta all’etichetta e ai bei vestiti come Meg e Amy.

Jo non sogna una grande passione romantica, come Meg: ama la sua famiglia con tutta se stessa ed è gelosissima delle sorelle, tanto da prendere malissimo il fidanzamento e il matrimonio di Meg, tanto da desiderare di poter mettere un ferro da stiro in testa a se stessa e alle sorelle, per farle smettere di crescere. Per non perdere nemmeno un minuto dell’atmosfera di casa, della magia di stare insieme, dell’amore dei genitori.

Jo è diventata poi l’eroina indiscussa del celebre film del 1994, interpretata dalla bravissima Winona Ryder.

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E Meg? Meg e’ un po’la vittima delle sue scelte poco moderne: in un mondo in cui le donne possono (fortunatamente) fare tutto e lottano (e devono continuare a lottare) per abbattere limiti e discriminazioni, la storia di Meg, che si innamora dell’insegnante del vicino di casa, si sposa, ha due gemelli e diventa un po’ un personaggio secondario (anche nelle pagine della Alcott) non ha molto successo.

Eppure, a me Meg piaceva tantissimo. Mi piaceva perché era bella e riusciva a rendersi elegante, anche con i pochi mezzi a disposizione. Mi piaceva per la sua dolcezza, per il suo istinto materno che la portava a proteggere le sorelle e spalleggiare la mamma. Mi piaceva per la sua positività, anche in mezzo alle piccole e grandi amarezze, per la sua capacità di superare la vanità e concentrarsi sul vero desiderio del suo cuore: un grande amore. E un grande amore era quello che desideravo anch’io da ragazzina, qualcosa che mi facesse credere che, tra le spoglie del divorzio disastroso dei miei genitori, restassero ancora delle basi per costruire qualcosa di solido, e duraturo, e vero. Quindi sì, leggevo e scribacchiavo come Jo, aspettavo con ansia il momento di lasciare casa e scoprire il mondo come Jo, ma sognavo come Meg.

Che dire delle due sorelle March più piccole? Beth è così buona, dolce e paziente da sembrare quasi irreale; sfido qualunque lettore/lettrice a dichiarare di non essersi commosso/a al momento della sua morte (a partire dal mitico Joey Tribbiani in Friends, costretto a chiudere Piccole donne in congelatore per non affrontare il dolore per la piccola Beth).

 

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C’è un punto del romanzo, in particolare, in cui Jo, tornata da New York per accudirla, dopo la morte dell’amatissima sorella ripercorre la casa ormai vuota, e guarda le scope e gli strofinacci di Beth, riflettendo sul fatto che questi umili strumenti, così disprezzati, sembrano aver assorbito un po’ dello spirito domestico, della pazienza e dell’umiltà della ragazza: fare le pulizie non sembra più a Jo un compito così inviso… Questa scena mi è tornata in mente dopo aver perso mia nonna: era sempre lei che compiva quei rituali che rendono la casa un posto accogliente, un rifugio dell’anima, da accendere il camino a prendersi cura dei fiori a rifare i letti ‘meglio che negli hotel a cinque stelle’. Dopo quest’estate, mi ritrovo a rassettare velocemente i letti prima di uscire, o ad insistere per lavare io i piatti, solo per sentirla più vicina: quindi capisco meglio la piccola Beth e il dolore inconsolabile di Jo.

Amy, invece, mi ha sempre fatto pensare a quelle amiche carine un po’ piene di se stesse e autoreferenziali, che parlano sempre in prima persona e ascoltano poco, che cercano continue rassicurazioni e conferme sotto le righe. Ha tante ambizioni, che spesso si infrangono a contatto con la realtà (il talento non è genio , ammette la stessa Amy). Io non riesco a perdonarle il fatto di aver bruciato il manoscritto di Jo per farle un dispetto, e, a dirla tutta, penso che Laurie potrebbe aver trovato di meglio, dopo la sua travolgente passione per Jo; anche Amy ha però le sue qualità, tra cui uno spiccato senso del bello e il desiderio di essere una vera signora nei modi e nei comportamenti.

Le sorelle March per me sono amiche di infanzia, e leggere Piccole donne, che quest’anno compie un compleanno importante (150 anni!) è come tornare a casa, sedermi ai piedi della poltrona di Marmee e mangiare una delle focaccette di Hannah, mentre lei va in giro a benedire tutti e i gatti di Beth si arrampicano sui braccioli. Sono stata tante volte nello studio di Jo, a guardarla scrivere con la sua fascia in testa quando ‘arde la fiamma del genio’, o buttare disperata la fascia a terra quando l’ispirazione tarda ad arrivare; sono stata nell’ospedale delle bambole di Beth, in cui ogni giocattolo rotto viene riparato e accudito con tenerezza; ho guardato Meg prepararsi per i suoi primi balli, piangendo disperata quando Jo le ha bruciato la frangetta; sono stata a Nizza e a Vevey con Amy, consolandola quando arriva la lettera che le annuncia la morte di Beth e lei si dispera all’idea di non riuscire nemmeno a salutare la sorellina. Ho riso e ho pianto con loro, e ho scoperto di amare la lettura, infinitamente. Le ho riscoperte lo scorso Natale grazie alla serie della BBC, che vi invito caldamente a vedere, se non l’avete ancora fatto.

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Buon compleanno, piccole donne!

 

Di seguito una carrellata delle edizioni di Piccole donne che preferisco, da regalare (e regalarvi):

 

Perennial, limited edition

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V&A Collector’s Edition

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Puffin in Bloom

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Penguin Clothbound Classics

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Folio Society

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Soundtrack: Piccole donne crescono, Roberto Vecchioni

8 thoughts on “Volevano tutte essere Jo

  1. Ah io invece adoravo Amy: aveva ben chiari i suoi obiettivi, un discreto pragmatismo e la capacità di riconoscere i propri limiti quando appunto ammette che il suo talento non è genio. Poi Jo subito in seconda posizione, ma proprio di poco 🙂

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      1. Sì, la loro compagnia e la loro lettura accomuna tantissime lettrici di tutte le età. Sono transgenerazionali 😀 ne parlo (e ne parlavo) anche con mia mamma e con mia nonna, ciascuna con le proprie preferite

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  2. Grazie Manuela, bellissimo articolo! Mi è piaciuto vivere questi minuti in compagnia delle quattro sorelle March, e e tua che ne decanti pregi e difetti. Ricordo che, quando ero piccolo, la storia di queste sorelle compariva a puntate su un giornalino, e mi piaceva. Poi, crescendo, ho capito che mi mancava la lettura di questo libro… Non so dirti il perché, però ricordo che mi sarebbe tanto piaciuto leggerlo; così, quando l’ho trovato in ebook non ci ho pensato un istante, e l’ho acquistato. Ora aspetto di leggerlo…
    Buona giornata! 🙂

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