Letture d’autunno

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L’arrivo dell’autunno mi trasmette sempre emozioni contrastanti: da un lato, le zucche, i caminetti accesi, le infinite tazze di tè caldo, tutti quei rituali un po’ hygge, un po’Instagram che mi sforzo inutilmente di replicare, con poca costanza e scarsi risultati; dall’altro, le giornate grigie e corte, la pioggia, la nebbia e quella malinconia raccontata magistralmente da Cardarelli:

 

Ora passa e declina,

in quest’autunno che incede

con lentezza indicibile,

il miglior tempo della nostra vita

e lungamente ci dice addio.

 

Ci vorrebbero le letture adatte, quindi. Letture che magari cambino colore come le foglie, che penetrino la malinconia e aiutino ad interpretarla e ad accettarla, che regalino nuove prospettive. Di seguito un paio di spunti per accompagnarvi nella nuova stagione – mi raccontate le vostre letture autunnali?

 

  1. Un libro sulla depressione: My year of rest and relaxation, Ottessa Moshfegh

 

Se avete voglia di un libro diverso dal solito, Ottessa Moshfegh fa al caso vostro: My year of rest and relaxation è un libro cupo, sarcastico, imprevedibile. È la storia di una ragazza senza nome: bella, magra e biondissima, un appartamento a New York, una laurea in storia dell’arte alla Columbia university e un enorme vuoto dentro. L’anonima narratrice perde in poco tempo entrambi i genitori, con i quali aveva un rapporto freddo e distante; perde il lavoro in una galleria d’arte, dove viene scoperta più volte a dormire durante l’orario di lavoro. Grazie all’eredità lasciatale dal padre, non ha bisogno di lavorare ed escogita una via d’uscita: un anno di sonno, di ibernazione, senza contatto col mondo esterno. Un anno per non sentire niente. Un anno per guarire.

Le uniche persone con cui ha contatti sono la sua terapista, una macchietta che racchiude tutti i peggiori stereotipi e luoghi comuni sullo stato della psicoterapia in America: distratta, disinteressata ai suoi pazienti, non esita a prescrivere alla ragazza cocktail di sonniferi e antidepressivi, senza essere capace di annotare né di ricordare il benché minimo particolare sulla sua situazione personale, senza preoccuparsi dell’uso che la ragazza potrebbe farne; la sua migliore amica, Reva, amante dei manuali di auto-aiuto, invidiosa della sua magrezza e della sua ricchezza; il suo ex ragazzo, Trevor, dalle tendenze decisamente sadiche; i proprietari della bodega sotto casa, dove si reca puntualmente a prendere il caffè e a comprare cose che, senza l’effetto degli psicofarmaci, non si sognerebbe mai di acquistare.

La volontà della protagonista di eclissarsi – almeno temporaneamente – dalla faccia della terra deriva dal fatto che quasi tutti nella sua vita l’hanno respinta o cancellata: il padre anaffettivo, la madre alcolizzata, l’ex ragazzo violento, l’amica bulimica e distante.

Moshfegh racconta una storia di privilegio, alienazione e dolore, ma riesce a renderla leggera, sarcastica, a tratti divertente. Anche quando le vicende rasentano l’assurdo, quando la protagonista è all’apice della sua alienazione e solitudine, la narrazione è tenuta insieme da un filo sottile di ironia, che regala po’ d’aria fresca al rancido appartamento newyorchese. Intervengono poi i fatti dell’11 settembre a riportare la protagonista a una realtà che deve imparare ad accettare.

Da leggere se si ha voglia di un libro diverso dal solito e per riflettere su quello che è il peso specifico della depressione, dell’alienazione, della perdita, della solitudine.

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2. Un libro sui rapporti umani: Parlarne tra amici, Sally Rooney

Ho letto questo libro contagiata dall’entusiasmo dell’infaticabile Nellie, e non me ne sono pentita: la giovanissima Rooney tesse una tela di complicati, fragilissimi rapporti umani tra Frances e Bobbi, due amiche ed ex amanti ventenni, e Melissa e Nick, una coppia di trentenni che si mostra molto aperta ed ospitale nei confronti delle due ragazze. Se Bobbi si prende una cotta per l’estroversa Melissa, fotografa affascinante e (apparentemente) sicura di sé, l’introversa Frances è invece attratta dal bel Nick, attore di un certo successo di qualche anno più giovane della moglie.

Frances è isolata, circondata da una rete di rapporti frammentati e poco sani: quello col padre alcolizzato, alimentato dal senso di colpa; quello con l’indeciso Nick, alimentato dalla confusione; quello con Bobbi, alimentato da un affetto che negli anni non è riuscito a crescere e trasformarsi, rimanendo vincolato a una gelosia sempre meno sottile. Tuttavia, il rapporto più difficile da sviscerare per Frances è quello con se stessa, con la sua malattia, col suo desiderio di punirsi, col suo soffocato bisogno di attenzioni e di amore.

Il romanzo di esordio di Sally Rooney, tradotto in italiano da Maurizia Balmelli per Einaudi, colpisce e conquista per la forza dei personaggi e l’originalità della voce narrante: mi ha invece lasciato un po’ perplessa il suo secondo romanzo, Normal people, di recente pubblicato da Faber&Faber, che, a mio parere, non riesce a mantenere le brillanti promesse di Parlarne tra amici e brilla di una luce un po’ offuscata.

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3. Un libro sul lutto: Il dolore è una cosa con le piume, Max Porter

Il delicato libricino di Porter affronta il tema della perdita e del conseguente ottundimento che ne deriva, del dolore irrazionale, incontrollabile e selvaggio in modo quasi fiabesco. Una famiglia (mamma, papà, due bambini) viene tranciata dall’improvvisa perdita della madre. I tre membri superstiti ricevono la visita di un enorme corvo, che annuncia che rimarrà con loro finché sarà necessario. Non è un caso che il padre sia uno studioso di Ted Hughes, poeta che ha fatto del corvo uno dei principali simboli del suo immaginario poetico che ricorre con frequenza e assiduità nelle poesie scritte dopo il suicidio della moglie Sylvia Plath e dell’amante, Assia Wevill.

Il corvo, come il dolore, è invadente, maleducato, maleodorante, sconsiderato e arriva nel momento più sbagliato – ma c’è un momento giusto, per perdere una persona cara?

Ho letto questo libricino in un momento per me difficilissimo, ritrovandovi echi della mia Sylvia, attraverso Hughes, e di Emily Dickinson (il titolo inglese, Grief is the thing with feathers, riprende un verso della poetessa americana, Hope is the thing with feathers) e strascichi della battaglia, universale e solitaria, contro il dolore della separazione:

Il concetto di voltar pagina e andare avanti funziona per gli stupidi, perché chiunque abbia un po’ di buonsenso sa che il dolore è un progetto a lungo termine.

Il dolore è una cosa con le piume è pubblicato in Italia da Guanda nella traduzione di Silvia Piraccini.

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4. Un libro sul cambiamento: Se tu lo vuoi, Valeria Fioretta

Cosa succede quando finisce una storia d’amore? Si soffre. Si prova rabbia. Si dubita di se stessi. Ci si confronta con gli amici. Ci si isola. Si cerca di cambiare qualcosa – nel proprio aspetto, nelle proprie giornate – per rinascere e trovare la forza di andare avanti.

È quello che succede a Margherita, la protagonista del romanzo d’esordio di Valeria Fioretta, che scrive sul blog Gynepraio e che ha partecipato al nostro calendario dell’avvento letterario dell’anno scorso.

Margherita si ritrova a trascorrere una lunga e torrida estate solitaria a Torino, che decide di impiegare facendo del volontariato. La sua scelta la porta ad un incontro inaspettato, che modifica il corso della sua estate.

Apprezzo la penna mordace e ironica di Valeria e il suo primo romanzo non mi ha deluso: più della storia in sé, ho apprezzato la scrittura scorrevole e piacevole, che lo rende una perfetta lettura pomeriggio autunnale in poltrona o semplicemente un’occasione ideale per staccare da tutto e passare un’estate a Torino, tra tè freddo, gite in Maremma e amicizie inaspettate.

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5. Un libro sul matrimonio: Chesil beach, Ian McEwan

Nella mitologia del matrimonio, la prima notte di notte è probabilmente inflazionata: c’è dietro tutto lo stress della celebrazione e della festa, si fa tardi, si mangia poco e si beve troppo. Eppure, nel romanzo di McEwan, la prima notte di matrimonio diventa invece occasione di divorzio. Succede a Florence e Edward, una giovane coppia inglese che decide di convolare a nozze negli anni Sessanta: lei è una giovane musicista di buona famiglia che sogna di sfondare col suo quartetto, lui si è appena laureato in storia, ama il rock’n’roll e proviene da una famiglia più modesta, mandata alla deriva dai problemi mentali della madre. I due sono entrambi alle prime armi e si sposano senza conoscersi veramente, vedendosi impossibilitati a consumare la loro unione. Nello sfondo, la facilità alla rabbia di Edward e i terrori di Florence, segnata dalla relazione con un padre dominante e probabilmente violento. La storia è tutta racchiusa nelle sfumature dei personaggi e nei flashback che gettano luce sul loro carattere e sul loro acerbo amore.

Vi consiglio anche il film di Dominic Cooke, tutto incentrato sull’intensità dei due protagonisti, interpretati rispettivamente dalla – bravissima – Saoirse Ronan e da Billy Howle

Spero di avervi dato un paio di idee sulle prossime letture autunnali e aspetto i vostri suggerimenti!

 

 

5 thoughts on “Letture d’autunno

  1. Grazie, molto interessanti queste letture! Penso che mi butterò sul libro in cui si parla di Sylvia Plath: adoro quella poetessa/scrittrice: ho letto i suoi Diari, le sue poesie, il suo romanzo… Sarà per la sua breve storia triste, ma ha un fascino incredibile! ❤ Buona giornata. 🙂

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