Recensione di Tu l’hai detto: Sylvia Plath, Ted Hughes e Connie Palmen

Il mio amore per Sylvia Plath non è un mistero: è una scrittrice e poetessa complessa e affascinante, una donna forte e fragilissima al tempo stesso, un’abile artigiana che lima i testi fino alla perfezione. Per questo motivo, quando la bravissima Serena del blog Follow The Books- Racconti di una lettrice in viaggio mi ha proposto di lavorare insieme sulla mia ragazza di vetro, ho accettato con grande entusiasmo. Oggi sarà quindi Serena a parlarvi di un romanzo di Connie Palmen, edito da Iperborea, che ripercorre, in chiave romanzata, le tappe della burrascosa, infelice storia d’amore tra Sylvia Plath e il poeta Ted Hughes. Lascio la parola a Serena, buona lettura!

Tu l'hai detto recensione

Oggi vorrei parlarvi di Tu l’hai detto, scrivendo la mia recensione del romanzo, e raccontandovi di Sylvia Plath, Ted Hughes e Connie Palmen. Questo meraviglioso romanzo, edito da Iperborea,  è semplice da riassumere: 255 pagine di incanto. Ma andiamo per ordine. Tu l’hai detto di Connie Palmen racconta la relazione amorosa tra Sylvia Plath e Ted Hughes. Entrambi scrittori e poeti, lei americana e lui inglese, sono conosciuti per le loro opere (La campana di vetro è il romanzo più noto della Plath, mentre Hughes ha scritto numerosi libri per bambini, tra cui L’uomo di ferro), e per aver vissuto una delle storie d’amore più tormentate, e tristi, di sempre.

Cosa si conosce di questa storia? Lei soffriva di depressione, lui la tradiva, lei un giorno prepara la colazione ai bambini e poi infila la testa nel forno e si toglie la vita. Sono la prima ad essere impreparata su Sylvia Plath: ho letto soltanto La campana di vetro, e qualche poesia qui e . Non ho mai approfondito i suoi diari, o le sue lettere; la sua tesi di laurea né le sue raccolte poetiche; i lavori di critica letteraria o le biografie a lei dedicate. Ma, dopo aver letto Tu l’hai detto, ho intenzione di farlo.

Connie Palmen racconta dunque la storia di Sylvia Plath e Ted Hughes, ma da un punto di vista molto interessante: quello di lui. Per la prima volta abbiamo accesso a una versione diversa della storia, la viviamo da un’angolazione nuova.

Tu l'hai detto recensione

L’incipit del romanzo ci trascina da subito in un vortice inevitabile: non si può lasciare la lettura in sospeso neanche per un secondo.

Sebbene questa storia vera sia chiaramente romanzata, e in quanto romanzo, si tratti pur sempre di fiction, Connie Palmen ha svolto un lavoro magistrale di ricerca e studio, che traspare da ogni singola parola, tanto da farci credere che sia tutto vero, o quantomeno verosimile.

Scavando tra le opere di entrambi, approfondendo le biografie e i diari di Sylvia, la Palmen ha ricostruito ricordi, avvenimenti, impressioni e presentimenti, l’animo più intimo dei due protagonisti della sua storia, a partire da qualcosa di reale, qualcosa che loro stessi ci hanno lasciato: le parole delle loro opere.

Tu l'hai detto recensione

Un esempio pratico? Oltre ai protagonisti, c’è una presenza costante nel libro, che ci accompagna a partire dalla meravigliosa copertina (oh, la copertina!): una volpe. Per esempio la troviamo in questo passaggio (è Hughes che parla):

“Studiavo a Cambridge, lingua e letteratura inglese, presumendo erroneamente che quegli studi fossero la base ideale per un poeta. Sbuffavo annoiato alla scrivania, con avversione sempre crescente, sul saggio settimanale in cui per l’ennesima volta vivisezionavo l’opera di uno scrittore. D’un tratto sentii la presenza di qualcuno o qualcosa, dietro di me, che si avvicinava lentamente. Quando mi voltai di lato vidi una volpe, o meglio un uomo magro con la testa di volpe annerita e sanguinante, come fosse appena sfuggita a un incendio. Pietrificato, rimasi seduto aspettando, teso, ma non intimorito. La volpe si avvicinò ancora, alzò la testa fino a incontrare i miei occhi e mi fissò, con sguardo tormentato. Prima che me ne rendessi conto sbatté la mano insanguinata sulla pagina bianca che avevo davanti. Si chinò verso di me e mi sussurrò all’orecchio: “Smettila, ci stai distruggendo.” Poi, com’era comparsa, svanì. Sul foglio rimase la lucida impronta rosso sangue di una mano. Il giorno dopo annunciai in facoltà che avrei lasciato gli studi di letteratura. Passai ad antropologia sociale.”

Ebbene, questa volpe ritorna con insistenza tra le pagine di Tu l’hai detto.

Non avendo mai letto nulla di Hughes mi sono incuriosita, e cercando su Google ho trovato che esiste una sua poesia intitolata Pensiero-volpe:

Immagino la foresta di questo momento di mezzanotte:

altro è vivo

oltre la solitudine dell’orologio

e questa pagina bianca dove si muovono le mie dita.

 Attraverso la finestra non vedo stelle:

qualcosa più vicino

sebbene sia più profonda entro l’oscurità

sta penetrando la solitudine:

freddo, delicatamente come la neve scura,

il naso di una volpe tocca un ramoscello, una foglia;

due occhi servono un movimento che adesso

e ancora adesso e adesso e adesso

depone chiare tracce sulla neve

tra gli alberi, e cautamente un’ombra

storpia si trascina tra ceppi e nell’incavo

di un corpo che ha l’audacia di giungere

attraverso radure, un occhio,

un verde fondo e dilatato,

brillante e concentrato,

che se ne viene per i fatti suoi

sino a che, con improvviso acuto caldo puzzo di volpe

non penetri la buca nera della testa.

Ancora senza stelle è la finestra; batte l’orologio,

la pagina è tracciata.

Tu l'hai detto recensione

Da qualcosa di reale, un testo poetico che possiamo tutti consultare, la Palmen ha creato qualcosa di più, ma in un ordine temporale invertito: ha ricreato, a posteriori, il momento dell’ispirazione, per raccontarci al meglio Ted Hughes: non il poeta, non l’uomo, ma il suo personaggio letterario.

Tu l'hai detto recensione

Leggere Tu l’hai detto è stata per me un’esperienza unica, che si è decisamente divisa tra le pagine del libro e lo schermo del cellulare, perché era impossibile, di pagina in pagina, non approfondire con qualche ricerca il contesto letterario dell’opera.

E poi, forse per deformazione professionale, dal momento che con Follow The Books  io “seguo i libri”, ho trovato altrettanto interessante la ricerca degli itinerari proposti in questo romanzo. Da Boston a Parigi, dalle brulle colline dello Yorkshire a Londra, la valanga di riferimenti e indirizzi ha creato nella mia mente una mappa letteraria che non vedo l’ora di seguire… chissà che non sia l’occasione perfetta per organizzare un altro viaggio, magari con una raccolta di poesie di Sylvia Plath, e un’altra di Ted Hughes, nello zaino.

Follow The Books- Racconti di una lettrice in viaggio

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6 thoughts on “Recensione di Tu l’hai detto: Sylvia Plath, Ted Hughes e Connie Palmen

  1. Luca says:

    Forse avevo sentito parlare di questo libro, non me lo ricordo. Ad ogni modo, la tua recensione è bellissima! Sylvia Plath è una scrittrice/poetessa che adoro: da piccolo a scuola, mentre il professore interrogava, io mi leggevo la piccola biografia che precedeva l’analisi della sua poetica e del suo pensiero… tempo dopo acquistai una selezione di poesie con il quotidiano, poi “La campana di vetro” ; al fine di capire meglio la sua personalità, ho acquistato i Diari (ed. Adelphi), lettura illuminante, che ti consiglio molto: sono struggenti e meravigliosi allo stesso tempo, e ti forniscono uno spaccato completo su questa donna e sulla sua personalità complessa.
    Ti auguro una splendida giornata! 🙂

    Like

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