Il Calendario dell’Avvento letterario #16: il Natale delle eroine di Jane Austen

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Questa casella è scritta e aperta da me medesima

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Vi siete mai chiesti come le eroine di Jane Austen (di cui oggi ricorre il duecentoquarantaduesimo compleanno) festeggiassero il Natale?

Il Natale regency non è certamente il Natale vittoriano: manca l’abete decorato, i regali, gran parte di quei Christmas carol che entreranno a far parte della tradizione inglese nel corso dei decenni successivi. È però la stagione dello Yule log, il ceppo di Natale che scoppietta nel camino; delle case decorate di agrifoglio, alloro, edera e rosmarino, profumate di arance, mele e limoni; delle mince pies e del punch; delle sciarade e dei balli.  Ogni famiglia si prepara a ricevere un flusso costante di ospiti: in particolare, giovani in età da matrimonio – o quantomeno da fidanzamento – di ritorno da università, rettorati, reggimenti, navi della marina inglese. Inutile dire che le fanciulle inglesi attendono questo periodo dell’anno con ansia, impazienza e farfalle nello stomaco.

In Emma, l’ostinata, irresistibile protagonista eponima trascorre il Natale con famiglia e amici. Sua sorella Isabella e suo cognato John sono ospiti a Hartfield con i loro cinque bambini; l’intera famiglia si reca a trascorrere la vigilia di Natale dagli amici Weston, insieme al loro vicino di casa, Knightley, e al curato del paese, Elton. Il cibo è abbondante (nonostante la Austen non citi nessuna delle pietanze consumate, a parte un accenno all’agnello), e il vino scorre a fiumi. Dopo cena Elton, la cui baldanza viene amplificata dal nettare di Bacco, riesce a rimanere solo nella carrozza insieme ad Emma e prorompe in un’appassionata dichiarazione d’amore. Considerando che Emma ha cercato in precedenza di fare match making tra Elton e la sua amica Harriet – e che Elton ha consumato una dose considerevole del buon vino di Weston – la situazione in carrozza è decisamente scomoda.

Il giorno di Natale, la neve è così abbondante che andare in chiesa è pressoché impossibile; Emma cerca allora rifugio per il suo orgoglio di match maker ferito a casa della signora Weston, sua ex governante e amica di sempre, che col suo senso pratico infonde calma e ragionevolezza nella ragazza, costretta a respingere le avances invadenti del ridicolo, pomposo curato.

In Orgoglio e pregiudizio, il Natale delle ragazze Bennet è rallegrato dalla presenza degli amati zii Gardiner. Le due famiglie sono poi invitate a trascorrere la serata a casa della zia Phillip (la sorella della signora Bennet). A casa di lei, Elizabeth ha il piacere e l’onore (o forse no?) di presentare alla sua carissima zia Gardiner Wickam, il soldato per cui si è presa proprio una bella cotta. Nel frattempo, sua sorella Jane riceve una lettera dall’odiosa Caroline Bingley, sorella del suo amato Bingley, che le augura di trascorrere un Natale sereno – che non sarà mai così felice e perfetto come quello che Caroline trascorrerà a Londra.  Jane ha il cuore spezzato: il suo Bingley è ormai lontano da lei, dai suoi occhi e dal suo cuore, e sembra non nutrire più nessun interesse o affetto nei suoi confronti. Dal canto suo, anche Elizabeth presto capisce che Wickam non è l’uomo che aveva atteso e sognato, e inizia ad albergare nel cuore un sentimento silenzioso e segreto nei confronti di Darcy, scontroso e gentiluomo.

Il Natale successivo porta con sé un bel po’ di cambiamenti per le due sorelle e un lieto fine da condividere, inventare e reinventare: un paio di mesi prima di Natale, Elizabeth – ormai la signora Darcy – scrive una lettera alla sua famiglia, trasmettendo i saluti e l’affetto di Darcy e invitandola a trascorrere il prossimo Natale a Pemberley. Sì, il secondo (e ultimo) Natale a cui si fa cenno in Orgoglio e pregiudizio è davvero un bel Natale per i Bennet, i Darcy e i Bingley: l’amore ha trionfato, le bugie sono state smascherate, i segreti sono stati condivisi. Non resta che festeggiare a cuor leggero.

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In Ragione e sentimento, c’è un accenno al Natale precedente al trasferimento delle Dashwood – la vedova Dashwood e le tre sorelle Elinor, Marianne e Margaret – a Barton cottage, dove la romantica, sognatrice Marianne viene soccorsa dopo una caduta dall’affascinante e (apparentemente) sensibile Willoughby. L’aneddoto natalizio, raccontato dal loro nuovo vicino di casa, Sir John Middleton, riguarda il ballo che Sir John ha organizzato l’anno precedente nella sua dimora di Barton Park. Durante il ballo, Willoughby si è distinto in maniera particolare per aver danzato dalle otto di sera alle quattro del mattino senza mai fermarsi, con eleganza, allegria e foga. Si tratta di un giovane uomo dalla salute di ferro, dal carattere aperto e socievole, ben disposto nei confronti dei piaceri della vita: Marianne è sempre più intrigata da lui ma, diciamocela tutta, se sembra troppo bello per essere vero probabilmente non è vero…

In Northanger Abbey, mentre la protagonista Catherine Morland trascorre un Natale all’insegna della famiglia e degli affetti a Fullerton, James, il suo fratello maggiore, in vacanza dal college, va a visitare l’amico Thorpe per le vacanze di Natale. Dai Thorpe, James perde completamente la testa per Isabella, la sorella dell’amico, bellissima nel suo vestito giallo in cui James l’ha vista per la prima volta. È chiaro che il Natale regency, oltre ad essere la stagione della gioia, dei balli e dell’agrifoglio, diventa la stagione del match-making: è il momento di sistemare quelle fanciulle in età da marito che rischiano di vedersi condannate a una vita solitaria di zitelle dai mezzi limitati.

In Mansfield Park, la protagonista Fanny Price riceve, in prossimità del Natale, la visita dell’amatissimo fratello William. Il burbero zio Betram sorprende i due fratelli organizzando un ballo in loro onore, rendendo la visita di William ancora più speciale per Fanny. Tuttavia, William parte il giorno prima della vigilia di Natale diretto a Portsmouth, per trascorrere le feste con i genitori e gli altri fratelli (i Price vivono in ristrettezze economiche piuttosto severe: per questo Fanny è stata adottata dagli zii Bertram, molto più abbienti, ma poco generosi quando si tratta di elargire affetto alla ragazza e farla sentire come una di loro).  Anche il cugino Edmund, di cui Fanny è silenziosamente innamorata, parte per trascorrere il Natale con una famiglia di amici a Peterborough e per prendere i voti nel corso delle settimana di Natale.

Per Fanny, eroina atipica per la Austen – timida, silenziosa, virtuosa, senza la verve di Elizabeth, la dignità di Anne o la bellezza di Marianne – si prospetta un Natale solitario, lontano dalle due persone che ama di più al mondo.

Persuasione (che ha appena compiuto 200 anni) occupa per me un posto speciale nel mio scaffale riservato alla Austen. Quando l’ho letto per la prima volta, ancora ragazzina, non sono stata capace di apprezzarlo come merita, o di affezionarmi alla sua eroina, la silenziosa Anne, ostinata nel suo amore per il capitano Wentworth, la cui proposta di matrimonio ha rifiutato su consiglio di famiglia e amici, che non ritenevano fosse un partito abbastanza prestigioso per la ragazza.

Anne e Wentworth si incontrano di nuovo, anni dopo il sofferto rifiuto. Anne ha ormai ventisette anni: per gli standard dell’epoca, ha superato l’età per il matrimonio. Lei non ha mai smesso di amarlo; lui non l’ha mai perdonata. In questo stato d’animo, la ragazza trascorre il Natale con Lady Russell, che si è sempre presa cura di lei dopo la morte della madre ed è stata la persona che più di tutte l’ha convinta a non sposare Wentworth. Il giorno di Natale, le due si recano a fare visita ai Musgrove, una famiglia di amici.

L’atmosfera a casa Musgrove è festosa e chiassosa – anche troppo, per i nervi della povera Anne: le bambine chiacchierano allegramente mentre ritagliano stelle di carta dorata, i bambini giocano rumorosamente; il tavolo è pieno di vassoi, che sembrano sul punto di cedere per il peso della carne, delle gelatine e delle torte; il quadretto è completato dal ceppo di Natale che arde nel caminetto, i cui allegri scoppiettii riescono addirittura a superare il rumore nella stanza.

È un quadretto familiare che riscalda il cuore, ma l’infelice Anne è lontana anni luce dalla gioia che lo pervade: il rimorso per la decisione presa tanti anni prima e il suo amore ormai non più corrisposto (almeno apparentemente) le fanno desiderare silenzio e solitudine.

Chiude la carrellata natalizia la stessa Jane Austen, che, in una lettera alla sorella Cassandra datata 2 dicembre 1815, accenna al Natale, lamentando la malattia della madre, che impedisce a quest’ultima di godere di un dicembre estremamente mite. Jane invece si sta godendo allegramente il bel tempo,

da destra a sinistra, longitudinalmente, perpendicolarmente, diagonalmente; e non posso fare a meno di augurarmi egoisticamente che duri fino a Natale, questo tempo deliziosamente insalubre, fuori stagione, umido e soffocante, ma al tempo stesso rilassante.

(I am sorry my mother has been suffering, and am afraid this exquisite weather is too good to agree with her. I enjoy it all over me, from top to toe, from right to left, longitudinally, perpendicularly, diagonally; and I cannot but selfishly hope we are to have it last till Christmas — nice, unwholesome, unseasonable, relaxing, close, muggy weather).

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Bonus extra: immaginando Jane intenta a scrivere lettere a Cassandra, china sul suo minuscolo tavolino, ecco il bonus di questa casella: un buono sconto da utilizzare nella bellissima cartoleria online Lily&Sage Design, per bigliettini e carte da lettere degne delle eroine austeniane. Potete attivarlo seguendo questo link o inserendo questo buono sconto al momento del pagamento: JANE1775. Vi invito inoltre a sbirciare nel Calendario dell’avvento di Lily&Sage, dedicato alle più belle tradizioni del Natale.

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Buone letture, e buona scrittura epistolare!

Per saperne di più:

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