Il Calendario dell’Avvento letterario #6: nothing but a child…and a book

rosso intenso 2

Questa casella è scritta e aperta da Marta di La McMusa

Natale 1963, San Antonio, Texas.

Una casa in un quartiere malfamato, un mese soltanto dopo l’assassinio del Presidente poco più a nord. Erano andati in macchina tutti quanti, a salutare la First Lady a Dallas. Erano tornati tutti, ma tutti feriti nel cuore e una di loro anche a un braccio. Graciela si era ferita, lei e Jackie erano riuscite a scambiarsi uno sguardo all’aeroporto, una dietro una transenna, l’altra mentre scendeva le scale dell’aereo. Si erano guardate e poi, nella confusione del momento, Graciela si era sporta troppo oltre la transenna e la transenna le aveva ferito un braccio.

La casa si chiama Yellow Rose, la via del quartiere malfamato di San Antonio South Presa Strip.

È Natale e, nonostante sia passato già un mese, il braccio di Graciela non è ancora guarito. Sanguina ogni volta che lei si avvicina a qualcuno che soffre. Sanguina ogni volta che una ragazza bussa alla porta del Yellow Rose per usufruire dei “servizi” che lì vengono offerti. Sanguina ogni volta che Graciela si ricorda di quando lei stessa bussò a quella porta completamente perduta, innocente, incinta. Il braccio sanguina tutte quelle volte e poi, miracolosamente, smette. Smette ma non guarisce veramente mai.

In quel Natale del 1963, in una delle stanze della Yellow Rose – qualcuno pensa che sia un bordello, qualcun altro un ospedale per disgraziati, per qualcuno è semplicemente casa, tutti concordano nel ritenerlo un luogo speciale, forse magico – si festeggia un Natale così, un multicultural affair a cui nessuno è invitato formalmente ma a cui tutti si presentano; un pranzo in cui si rispolverano antiche ricette americane che mischiano i loro aromi nell’aria con il chili, alcune frijoles e incredibili quantità di cumino messicano; una giornata in cui si agghinda l’albero con festoni di pop-corn e si balla qualsiasi musica mandi il jukebox. Musica preferibilmente ballabile, musica preferibilmente country.

Hank-Williams-007

È proprio da qui, dalla musica country tipica del Southwest americano, che arriva questa storia magica, un po’ bizzarra e finora inedita in Italia: si tratta di uno dei due romanzi scritti da Steve Earle, cantautore country – appunto – che nella sua carriera di storyteller a un certo punto ha deciso – con successo, secondo me – di posare la chitarra e imbracciare momentaneamente la penna. O meglio, di narrare la stessa storia sia in musica che in un romanzo.

I’ll Never Get Out of This World Alive – di cui vi ho raccontato la scena centrale, quella natalizia, una delle più felici e rappresentative dell’intera storia – è un disco ed è un libro. È un disco e un libro di Steve Earle, ma è in realtà anche qualcos’altro. Un accenno, una citazione di quel mondo country da cui arriva la magia della storia; una porta che si apre su un altro mondo e che ci fa credere che quello in cui viviamo non sia completamente chiuso in se stesso e intelligibile.

cover.jpg

 Sulla soglia di questo mondo, sulla soglia della sala del Yellow Rose dove Graciela balla con Monny e Doc la guarda ballare, c’è Hank Williams, il cantante country per eccellenza nonché l’autore della canzone che dà titolo al libro. Hank è morto e la sua presenza nel libro è puramente spirituale. Non nell’accezione sacra del termine, però: Hank è morto nel pieno della sua ebbrezza da morfina e adesso perseguita Doc – medico di grande scienza con qualche guaio di troppo nel suo passato e qualche dipendenza scomoda nel suo presente – ogni volta che anche quest’ultimo è preda dello stesso eccesso.

I due sembrano aver raggiunto un turbolento equilibrio sulla soglia della vita e della morte, sulla soglia della sobrietà e dell’ebbrezza, della serietà e dell’ironia finché nella loro vita non arriva Graciela, la ragazza messicana che sa fare i miracoli e che possiede tutta l’innocenza che i due hanno perduto. Un personaggio dolce, delicato e quasi inafferrabile su cui Steve Earle si sofferma con tangibile piacere e che tratteggia con la stessa poesia che si ascolta nelle sue canzoni. In una in particolare, a dire il vero. In quella canzone che racconta la storia di un altro miracolo: quello natalizio, quello di ogni bambino che arriva nella vita di qualcuno e manda all’aria ogni equilibrio. Che sia turbolento o meno.  

Buon ascolto, buona lettura e buon Natale (dal Texas dove il country è davvero la magia di tutti giorni, compreso il Natale).

Advertisements

7 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento letterario #6: nothing but a child…and a book

  1. Jacob T. Rotter says:

    Non ho nemmeno pensato a controllare in quel senso… Io ho linkato a colpo sicuro perché meno di un mese fa l’ho visto – materialmente – alla Feltrinelli di La Spezia. Se sei interessato/a, proverei a contattarli via telefono.

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s