Il Calendario dell’Avvento letterario #5: il Natale non è un affare da romanzi russi

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Questa casella è scritta e aperta da me medesima

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Nell’immaginario collettivo, il Natale è associato a distese di neve candida, caminetti accesi, tazze fumanti di cioccolata e bicchieroni speziati di vino caldo.

Il tepore della casa, l’atmosfera festosa, il calore degli affetti si contrappongono all’ostilità degli agenti atmosferici e creano quel mix di odori, profumi, sapori e sensazioni che l’industria del Natale cerca da anni di imbottigliare in essenze, candele profumate, tè stagionali e deodoranti per gli ambienti. Tuttavia, l’essenza del Natale sfugge, salvo manifestarsi più o meno capricciosamente in luoghi, contesti e situazioni anche impensate.

Oggi andiamo a cercare quella stessa essenza nei paesaggi innevati e nell’aria gelida della lontana Russia, con tanto di slitta trainata da husky e cappello di pelliccia alla Anna Karenina (come non amarla anche a Natale, nel suo vestito da ballo di velluto nero?).

Cominciamo la nostra rassegna proprio dal versatile, camaleontico Tolstoj, uno dei padri fondatori della letteratura russa moderna. Allontanandoci dalla famiglia Karenin e dalle sue tragedie, passiamo a una fiaba: quella di papa Panov, che nella traduzione italiana diventa  Martin, il ciabattino.

Si avvicina il Natale: gli odori e le luci ricordano a Martin gli anni più felici, quando sua moglie era ancora viva e i figli, ancora piccoli, vivevano a casa con loro. Malinconico e scoraggiato dalla solitudine delle feste incipienti, Martin si addormenta leggendo la Bibbia e sogna Gesù Bambino, che gli promette che gli farà visita il giorno dopo. Martin si sveglia pieno di aspettativa e tira fuori le sue scarpine da bambino più belle, da offrire in dono.  Il ciabattino aspetta tutto il giorno, ma l’illustre visitatore non arriva: nel frattempo, insicuro delle sue sembianza, Martin offre bevande calde, cibo e ospitalità a tutti i passanti, finendo per regalare le scarpette a una bambina povera, figlia di una ragazza sola e senza lavoro. Forse Martin non incontra Gesù, ma riscopre la bellezza della condivisione e della generosità che alleggeriscono e riscaldano il cuore, rendendo  il suo Natale più sereno e molto meno solitario.

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Lasciamo la bottega di Martin e facciamoci condurre da Tolstoj a casa Rostov, tra gli irrequieti, appassionati protagonisti dell’epopea di Guerra e pace: la bella e volubile Natasha, la dolce e fedele Sonja, l’incostante principe Nicholaj, il goffo e idealista Pierre, l’affascinante, leale principe Andrej. I giovani di casa Rostov, tutti presi dall’atmosfera festosa della stagione natalizia, decidono di mettere su una pantomima. Sono così entusiasti dei loro costumi che decidono di condividere la loro allegria con una famiglia di amici, i Meljukov. La notte, gelida e stellata, si presta bene a una corsa in troika, specie per Nicholaj e Sonja, che fin da bambini hanno avuto un debole l’uno nei confronti dell’altra. Nicholaj è su di giri per la bellezza della notte e di Sonja, nonostante il suo travestimento da uomo e i baffi finti che le oscurano il bel viso; è in estasi, rapito da quello che Tolstoj definisce ‘un elisir d’amore e di giovinezza’. Il ragazzo vede Sonja in una luce nuova, e legge nei suoi occhi, più luminosi delle stelle, una promessa di amore e di felicità: preso dalla magia del momento la bacia. Le labbra di Sonja sanno di sughero bruciato per colpa dei baffi finti, i suoi capelli sono tutti scompigliati: niente ha importanza, mentre i due, consapevoli del fatto di non avere i mezzi per sposarsi, decidono comunque di promettersi amore eterno.

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Nikolai Gogol ci porta invece in un’Ucraina pagana, rurale e magica nel suo racconto La notte di Natale. Il diavolo, indispettito per essere stato dipinto in veste troppo favorevole dal fabbro/pittore Vakoula – così favorevole da non riuscire più a trovare candidati da trascinare all’inferno – decide di rubare la luna. Il diavolo ha in realtà un altro motivo per vendicarsi di Vakoula: i due sono entrambi innamorati della bella, algida Oksana. Il signore del male spera che, lasciando il villaggio al buio, il padre di Oksana, Tchoub, sia impossibilitato ad uscire, così da impedire alla ragazza di ricevere la visita di Vakoula. La notte di Natale combina il folklore tradizionale con l’atmosfera natalizia dell’Ucraina rurale: è una storia scritta per essere raccontata davanti al fuoco, commemorando tradizioni e leggende di un tempo mai passato, mentre sullo sfondo risuonano i koliadkis (canti di Natale ucraini).

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Lasciando l’Ucraina, seguiamo la bellissima Lara, infelice eroina de Il dottor Zivago. La seguiamo mentre si reca a una festa di Natale, col cuore in gola e una pistola nascosta nel manicotto, con uno scopo ben preciso: costringere l’ex amante Komarovskj a consegnarle una somma ingente di denaro per permetterle di coprire i debiti del fratello Rodja e di sposarsi col giovane, irruente Pasha.

Nel frattempo, Jurij Zivago e Tonja Gromeko, sua amica d’infanzia, stanno indossando i loro primi abiti da sera per partecipare alla stessa festa di Natale, organizzata dalla famiglia Sventickij. La madre di Tonja, Anna Ivànovna, giace a letto malata. Dopo averli visti insieme, eleganti e radiosi, li incita a non indugiare oltre e ad ammettere il proprio amore reciproco, sposandosi il prima possibile, e concede loro la sua benedizione.

Il calore e gli affetti della casa di Jurij contrastano aspramente con il ghiaccio nero che ricopre le strade, con l’aria così gelida che a Lara fa male respirare. L’atmosfera che la circonda è surreale: ondate di vapore emergono dalle sale da tè e dalle bettole; le finestre delle case, ricoperte di uno strati spesso di neve e di ghiaccio, sembrano di gesso, e rendono il riflesso delle luci opache degli alberi di Natale uno spettacolo di lanterne magiche.

Mentre Jurij e Tonja vengono condotti subito nelle stanze private degli Sventickij, Lara si aggira per la sala da ballo pallida come un fantasma, senza un vestito da sera, danzando distrattamente, persa nei meandri del suo incubo personale. Mentre danza distrattamente, urta Jurij, che recupera fazzolettino di batista con cui Lara si era tersa il labbro sudato. Quasi senza accorgersene, Jurij si porta il fazzolettino alle labbra e viene pervaso da una strana eccitazione: il fazzoletto ha un odore pungente, intimo e sensuale, di mandarini e sudore, di segreti e innocenza, di qualcosa di nuovo e penetrante che il ragazzo non ha mai sperimentato fino a quel momento. Improvvisamente, uno sparo riecheggia nella sala da ballo, interrompendo bruscamente l’atmosfera allegra e festosa: Jurij riconosce Lara, pallida, fiera e bellissima tra la folla, prima che l’enormità del suo gesto e degli eventi che l’hanno portata a compierlo prendano il sopravvento su di lei e si accasci al suolo, priva di sensi.

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Tra spari, demoni dispettosi, amanti infelici, infermità e gesti tragici, il Natale nei romanzi russi – come l’amore nei romanzi russi – è solenne e tragico, con improvvisi sprazzi di pace e serenità.

Bonus extra: un quiz del Guardian sul Natale in letteratura

Soundtrack: una canzone russa per bambini (grazie, Marga!)

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