Il Calendario dell’Avvento Letterario #4: il presepe napoletano

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Questa casella è scritta e aperta da Francesca di Gli amabili libri

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“Il presepe per noi napoletani è una cosa veramente importante” dice il professore Bellavista (interpretato da Luciano De Crescenzo nel film Così parlò Bellavista) ai suoi ospiti mentre spiega la differenza tra alberisti, e cioè quelli che amano l’albero di Natale e presepisti, quelli che invece fanno il presepe. Il professore continua dicendo che quelli del nord sono alberisti e quelli del sub presepisti. Ogni volta che vedevo questa scena dissentivo. Io sono del sud e sono alberista, mi è sempre piaciuto di più l’albero di Natale, perché sotto l’albero ci sono i regali, sotto al presepe che si sta? Niente. Crescendo però si cambia, così come cambiano anche i gusti e il presepe ha iniziato ad affascinarmi sempre di più al punto che se oggi dovessi schierarmi tra albero e presepe scelgo quest’ultimo, alla faccia delle palline, delle lucine e dei regali sotto l’albero (no andiamo, quelli li salvo).

Tornando a noi, sì, per i napoletani il presepe è una cosa veramente importante. A Napoli abbiamo addirittura una strada dedicata esclusivamente ai presepi, San Gregorio Armeno, dove ci sono infinite statuine e i presepi più belli che potrete mai vedere. Da sempre, quello era il posto dei pastori del presepe, delle decorazioni per la casa, degli addobbi. Si cominciava a fine ottobre e si continuava fino all’Epifania, per poi riconvertirsi in un letargo commerciale. Il presepe napoletano è un’arte che si tramanda di generazione in generazione, fatta di lavoro, impegno, costanza e logica. Che credete che le statuine vanno buttate lì dove c’è posto? Non scherziamo proprio, è tutto calcolato, tutto studiato.

Il presepe è una delle più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là, che rappresenta il potere e la prevaricazione; in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso, e davanti, la grotta con la Natività. E mischiati nel paesaggio, le rovine del tempio, a simboleggiare il trionfo della cristianità sugli dèi pagani, la taverna, che simboleggia l’attitudine al vizio eccetera. Ogni elemento del presepe ha un significato, e i principali più di uno.

Poteva un napoletano come Maurizio de Giovanni non parlare di una delle tradizioni più importanti della sua città natale? Lo fa attraverso il suo personaggio più amato, il commissario dagli occhi verdi Luigi Alfredo Ricciardi che si ritrova a dover portare avanti una delle sue indagini a ridosso del Natale e una statuetta del presepe rinvenuta sul luogo del crimine lo porterà a doversi informare di più su questo.

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