Il Calendario dell’Avvento Letterario #23: i dodici giorni di Natale

14055783_10211061763881395_713273771_n

Questa casella è scritta e aperta da Francesca di Lo sto quasendo

lostoquasendo

Per me il Natale è sinonimo di belle storie e buon cibo. Christmas Days: 12 Stories and 12 Feasts for 12 Days di Jeanette Winterson soddisfa entrambe le richieste. La scrittrice inglese, autrice del celeberrimo Non ci sono solo le arance, ha infatti appena pubblicato per la Jonathan Cape una raccolta di dodici storie e dodici ricette per accompagnarci nel periodo più bello dell’anno.

Si comincia con un’introduzione sulla nascita del Natale come lo conosciamo noi oggi, sulle tradizioni pagane che il cristianesimo ha adottato e fatto sue, sui puritani e il loro divieto di festeggiare il Natale, fino ai canti popolari, la Coca Cola e chi più ne ha, più ne metta. La Winterson ci mette anche in guardia fin da subito: il Natale è spesso associato ad un consumismo spietato, ad una corsa ai regali fatti solo perché si deve, ma non dovrebbe essere così. Il Natale, ci ricorda, è quello che noi ne facciamo, e non era certo nato per girare intorno ai soldi, né ai piatti cucinati in fretta mentre si cercano di fare altre mille cose.

“I know Christmas has become a cynical retail hijack but it is up to us all, individually and collectively, to object to that. Christmas is celebrated across the world by people of all religions and none. It is a joining together, a putting aside differences. In pagan and Roman times it was a celebration of the power of light and the co-operation  of nature in human life. […] Whatever we make of Christmas, it should be ours, not something we buy off the shelf”

Ecco quindi che le dodici storie possono accompagnarci nel nostro tram tram quotidiano (magari non necessariamente mentre siamo sul water, come suggerisce scherzando l’autrice) e riportarci indietro nel tempo, pur essendo quasi tutte ambientate ai giorni nostri.

Fra i racconti ce n’è davvero per tutti i gusti: dalle storie di fantasmi dal sapore vittoriano ai racconti per bambini, dalle ambientazioni cittadine a quelle sperdute nel mezzo del nulla. C’è il lieto fine, ma ci sono anche alcuni finali un po’ agrodolci.

Ogni storia è alternata ad una ricetta, per cui la Winterson ha attinto al suo ricettario personale e ai consigli di sue amiche scrittrici, fra cui anche la moglie Susie Orbach. Il tocco dell’autrice, che conosce a fondo l’arte del raccontare, si fa notare anche nelle ricette, tutte corredate da aneddoti e introduzioni che anche quando sembrano non avere nulla a che fare con il piatto descritto in realtà arrivano dritte al punto.

Questo libro si presta ad essere letto tutto d’un fiato, anche se non ha un vero e proprio ordine di lettura: nulla ci vieta di saltare da un racconto all’altro seguendo l’ispirazione dei titoli, di leggere un capitolo al giorno, o di provare ricette dell’ultimo dell’anno prima del loro momento.

Sotto tanti punti di vista è il classico libro natalizio, perché ci sono i buoni sentimenti, il cibo e un pizzico di magia e paura, ma andando un po’ più a fondo si trova anche un ritratto onesto della nostra società e riflessioni sui valori che ci contraddistinguono.

Anche la letteratura trova ampio spazio nella raccolta, non solo per i riferimenti letterari di cui sono disseminati i racconti, ma anche per le storie attorno alle storie: gli aneddoti, le conversazioni con autori e librai che infondono stupore nel lettore, ma che per l’autrice sono avvenimenti di tutti i giorni, con gli amici di una vita.

Il Natale, in fin dei conti, è un modo per ricordarsi quali sono le cose davvero importanti nella vita e per ritornare in contatto con quello che ci rende umani. Con buona pace dei cinici che potrebbero darmi della sentimentale, io credo che libri come questo racchiudano in sé il significato del Natale senza essere pretenziosi, ma riuscendo comunque a entrare nel vivo. E se anche dovesse essere solo attraverso un libro, l’esercizio alla bontà, ai buoni sentimenti e al trovare serenità nelle cose semplici non è mai sprecato.

“We hear a lot about disruptive start-ups, like Uber, or Airbnb, challenging the existing order. We’re told this is creative and necessary. Maybe it is.

My feeling is that we could do with more stability in our outward-facing lives so that we could risk disruption to our inner lives; our thinking, feeling, imaginative lives.

When we’re just like the animals, concentrating on food, territory, survival, mating, being the leader of the pack, then what is the point of being human?”

12.jpg

*Stando al sito dell’agenzia letteraria che ne detiene i diritti, Christmas Days verrà pubblicato anche in italiano. Purtroppo non sono riuscita a trovare quando verrà pubblicato, né tantomeno il traduttore e la casa editrice, ma in caso qualcuno fosse più informato di me lo prego di diffondere la buona novella nei commenti*

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s