Il Calendario dell’Avvento Letterario #21: l’inverno inglese e altri animali

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Questa casella è scritta e aperta da Marina di Interno storie

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Che il Natale sia argomento principe della letteratura per l’infanzia, soprattutto quella inglese, è cosa nota. E non così complicato lasciare incantare dai racconti che lo scandagliano in lungo e in largo.

Kenneth Grahame, Beatrix Potter e Jill Barklem, autori conosciuti, con toni differenti affrontano il tema natalizio o lo sfiorano in qualche modo.

Kenneth Grahame in Il vento nei salici dedica una storia alle festività, Giorni di Natale.

Topo e Talpa rincasano dopo una giornata di esplorazioni attraversano un villaggio. Il timore che possano essere scoperti dagli uomini è alto, ma a quell’ora tra le strade innevate

“non si vedeva più quasi nulla, se non i foschi riquadri arancioni delle finestre ai due lati della strada, da dove si riversava nel buio di fuori la luce dei caminetti o delle lampade.

I due spettatori, così lontani dalla propria casa, guardavano con occhi pieni di nostalgia un gatto che veniva accarezzato, un bambino addormentato preso in braccio e messo a letto, un uomo stanco che si stiracchiava e vuotava la pipa battendola su un ceppo.”

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Tale è la tristezza che Talpa, durante il cammino, sente il richiamo della sua vecchia dimora, che ha lasciato da molto tempo. Tenta di seguire l’istinto ma Topo continua sui suoi passi. Finché preso dallo sconforto non singhiozza, solo allora Topo acconsente di esaudire il desiderio dell’amico.

La casa è polverosa, modesta e in batter d’occhio il calore del camino la rende accogliente.

In cortile i topolini di campagna intonano canzoni natalizie

“che i loro antenati avevano composto nei campi campi stretti dalla morsa del gelo o mentre la neve li costringeva a stare intorno al fuoco; canzoni tramandate per essere cantate lungo le strade fangose, alle finestre illuminate dalla lampade, nel periodo natalizio.”

Bisogna festeggiare il ritorno a casa.

Con Beatrix Potter (quest’anno ricorrono i 150 anni dalla nascita) invece, ci spostiamo in città e più precisamente in Westgate Street, a Gloucester. Un sarto deve terminare una giacca e un panciotto per il sindaco, in occasione dell’imminente matrimonio che si svolgerà il giorno di Natale. A corto di filo di seta color ciliegia per le asole, delega l’acquisto del materiale, insieme alla cena, al suo gatto Simpkin. Nel frattempo la neve imbianca la città.

Mentre il gatto è in giro per le commissioni, nella stanza si solleva un tramestio via via sempre più intenso: sotto ciascuna tazza è nascosto un topolino in elegantissimi abiti. Saranno la ricompensa per Simpkin, dice il sarto.

Al ritorno il gatto nasconde sotto una tazza la matassina perché troppo impegnato alla ricerca della sua cena. Il vecchio stanco e deluso, ignoro del dispetto, cade in uno stato di torpore. Durante la notte la febbre aumenta e in preda agli incubi riecheggia nella sua testa «Non ho più filo». Il 25 dicembre è alle porte.

Così nel laboratorio i topolini mossi da tanta pietà si mettono al lavoro per aiutare il poveruomo.

Qui il Natale, menzionato nella sua festività, ha una connotazione precisa come aiuto al prossimo in difficoltà, ha un suo contesto il Gloucestershire. A quanto pare storia in qualche modo vera, come afferma la Potter nella dedica iniziale all’amica Freda.

A differenza della Potter, Jill Barklem ha una profonda devozione per i dettagli che si consumano nelle tonalità vive, negli oggetti. Tutto è ben definito. La Potter scrive e dipinge in punta di matita, il racconto e le illustrazioni si sfumano nella delicatezza.

Nella realtà incantata di Jill Barklem si festeggia il Mezzinverno, ossia il solstizio, un brindisi alla lontana estate e alla primavera. A ridosso del Natale. E lo richiamano gli agrifogli che decorano Palazzo della Vecchia Quercia insieme all’edera e al vischio.

Primulina e Peverino hanno in serbo per la serata un breve inframmezzo teatrale, ma è impossibile concentrarsi in mezzo al baccano per i preparativi. Così la signora Margherita de Topis, la madre di Primulina, intenta a sfornare biscotti e altre prelibatezze, gli indica la soffitta come luogo ideale, che si rivelerà una vera distrazione per giochi, lettere,vecchie memorie.

Durante l’esplorazione, Peverino ha scoperto una porta chiusa ma solo con la chiave trovata da Primulina in un cassetto riescono ad aprirla.

Si perdono in un cunicolo che apre su un’enorme scalinata. Timorosi e incuriositi raggiungono una sala dismessa, riccamente decorata in cui la polvere fa da padrona. Qui scoprono un luogo per i prossimi giochi e i costumi antichi per inscenare la loro sorpresa agli ospiti.

I festeggiamenti riecheggiano nei lustrini, il calore del fuoco scalda l’ambiente e la musica allieta i partecipanti. Come nel racconto successivo, Storia d’inverno. Un’abbondante nevicata sorprende gli abitanti del bosco che si risvegliano completamente sommersi: «Ce n’è abbastanza per un Ballo della Neve, che dice?» gridò il signor Dal Pruno alla signora Pomelli.

Solo la signora Smeraldina ha un ricordo vivo di questa tradizione interrotta. E così per riprendere la vecchia consuetudine, si allestisce una sala da ghiaccio degna delle grandi occasioni.

“Quando la neve cade lenta lenta

a poco a poco tutto si addormenta,

quando si gela all’usignolo il canto

e scende l’inverno il suo manto,

al Ballo della Neve

dalla sera al mattino

danza e si diverte l’allegro topolino.”

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È un mondo in miniatura quello portato sulle pagine dai tre scrittori – Potter, Graheme, Barklem -, gli animali sono i protagonisti assoluti e in questi casi assumono caratterizzazioni antropomorfe, espediente per analizzare la natura umana. La caratteristica più evidente è la facoltà di parola:

“Ma la leggenda vuole che tutti gli animali possano parlare nella notte tra la vigilia e il mattino di Natale (benché siano pochi quelli che riescono a sentirli o a capire quel che dicono).

[…]

Da tutti i tetti e gli spioventi e le vecchie case di legno di Gloucester giunse il suono di mille voci liete che intonavano gli antichi canti di Natale, quelli che tutti conosciamo, e altri mai sentiti.”

Attraverso la piccola lente si riesce a restituire un quadro più vicino alla realtà, molto evidente in Beatrix Potter e in Grahame. Quest’ultimo sottolinea la disparità nella società inglese rurale.

L’elemento fantastico si accompagna a una sottile vena ironica in grado di sottolineare la durezza della vita, il divario sociale, nonché pregi e difetti dell’animo umano. Insomma, una narrazione in grado di educare gli animi.

Il più emblematico è il gatto Simpkin che dimostra di essere egoista e scaltro, qualità o meglio difetti che gli sono stati attribuiti dalla notte dei tempi e che la storia di Beatrix Potter non scalfisce.

I topolini, la grande comunità del sottosuolo della Potter e della Barklem, sono animati da un forte spirito collaborativo, si aiutano e aiutano. Il Sarto di Gloucester è l’unico racconto in cui mondo animale e umano si incrociano: il vecchio è ignaro del soccorso che i topi daranno al suo lavoro, li nota nascosti sotto il servizio di porcellana e pensa al suo gatto. Nel Vento nei salici, Topo e Talpa contemplano di soppiatto le scene familiari intorno al fuoco mentre fuori nevica ma sollevare il morale dell’amico quando rientrerà nella vecchia tana.

Proiettare la storia in un scenario accogliente come il Natale è motivo per enfatizzare il significato profondo. Niente è lasciato al caso.

Nei racconti della Barklem, a Boscodirovo l’idillio è in ogni pagina, anche la neve è un’occasione per rinsaldare il legame comunitario attraversano i ricordi di un tempo. Ancor di più alcuni valori quali l’amicizia, il rispetto verso gli altri, l’amore per i doni della terra, la gentilezza e soprattutto la meraviglia. Meravigliarsi sempre e fare di un problema una virtù. Come narra Storia d’inverno.

È stato Charles Dickens ad aprire una finestra sul Natale celebrandolo nei suoi scritti e inaugurando una fortuna tradizione di libri e raccolte sul giorno più bello dell’anno; poi la regina Vittoria e Alberto di Sassonia hanno corredato il Natale dei suoi elementi e riti caratteristici. Beatrix Potter e Kenneth Grahame scrivono nei primi anni del 900, Jill Barklem erediterà quel mondo nascosto.

Il vento nei salici, Kenneth Grahame, PescaMela Edizioni, 2001

Il sarto di Gloucester, Beatrix Potter, Sperling & Kupfer, 1988

La scala segreta. I racconti di Boscodirovo, Jill Barklem, EL, 2001

Storia d’inverno, Jill Barklem, EL, 1980

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