Il Calendario dell’Avvento Letterario #20: il Natale di Giacomo Leopardi

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Questa casella è scritta e aperta da Francesca de Il Club dei Libri

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Giacomo Leopardi è uno dei poeti italiani più conosciuti e più amati del suo tempo.

Nacque a Recanati nel 1798 da una coppia di nobili cugini e, probabilmente per questo e per le infinite ore di immobilità dovute allo studio matto e disperatissimo, il poeta non godrà mai di buona salute. È questa sua condizione, che più volte gli fa credere di essere vicino alla morte, che scatena in lui il pessimismo cosmico per il quale è tanto conosciuto.

È sempre la sua condizione fisica che lo porta ad allontanarsi da Recanati per climi più favorevoli, come scrive nelle lettere che invia al padre:

Ma le confesso che con questa stagione il viaggiare mi è insopportabile, ed Ella sa bene come la mia complessione è sensibile e nemica del freddo.

(Lettera a Monaldo Leopardi, 25 Dicembre 1825)

 

Il primo Natale che il Leopardi passa fuori casa è quello del 1822: nel novembre di quell’anno, infatti, si reca, ospite di uno zio materno, a Roma e vi rimane fino all’aprile dell’anno successivo.

Le feste per il nostro poeta sono ulteriore fonte di tristezza, passate così lontano dalla famiglia, ma egli si tiene costantemente in contatto epistolare con il padre, i fratelli e gli amici e questo gli procura un po’ di leggerezza in cuore.

In una lettera al padre, discute del tipo di regalo adatto da fare ai suoi ospiti:

[…] io dubito assai che, valendo molto il quadro (come pare anche a me), il dono non sia gettato; […] credo anch’io che il dono d’un quadro sarebbe forse il più a proposito.

(Lettera a Monaldo Leopardi, 20 Dicembre 1822)

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Dopo aver fatto ritorno a casa nell’aprile del 1823, rimane in terra natia fino al 1825 anno in cui si reca a Milano, invitato dall’editore Stella. L’ambiente culturale però non gli è congeniale e anche il clima è dannoso alla sua salute e così, nel dicembre di quello stesso anno, lo ritroviamo a Bologna dove si mantiene dando lezioni private.

Il Natale del 1825 porta tristi notizie in quel di Bologna:

Carissimo Signor Padre.

Ella può figurarsi con quanto dolore leggo la carissima sua dell’altro ieri che ricevo in questo momento. La bontà del povero Zio e l’amore che mi portava mi fanno dolore della sua perdita fino all’anima.

(Lettera a Monaldo Leopardi, 25 dicembre 1825)

 

Il Natale del 1827 il poeta lo passa a Pisa, dove il clima mite dell’inverno toscano è un toccasana per la sua salute:

Qui non v’è mai vento, mai nebbia; v’è sempre ombra, come in tutte le città grandi. […] qui per tutto Dicembre abbiamo avuto ed abbiamo una temperatura tale, che io mi debbo difendere dal caldo più che dal freddo.

(Lettera a Monaldo Leopardi, 24 Dicembre 1827)

 

Se però Giacomo è felice per il clima di quel Natale, non lo è altrettanto per quello che la missiva di suo padre gli scrive: il conte, infatti, si aspettava che il figlio passasse a Recanati le festività natalizie e gli scrive una missiva piena di amorosi rimproveri:

Ella mi riprende dell’aridità delle mie parole, la quale deriva da mancanza di materia, ed è comune a tutte le mie lettere, perché la mia vita e monotona e senza novità. Ella desidererebbe che io vedessi il suo cuore per un solo momento, e a questo proposito mi permetta che io le faccia una protesta e una dichiarazione, la quale da ora innanzi per sempre le possa servir di lume sul mio modo di sentire verso di Lei. Le dico dunque e lo protesto con tutta la possibile verità, innanzi a Dio, che io l’amo tanto teneramente quanto è o fu mai possibile a figlio alcuno amare il suo padre.

(Lettera a Monaldo Leopardi, 25 dicembre 1825)

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L’ultimo Natale della sua vita il nostro amato poeta lo passa in una Napoli colpita dal colera che, con la morte di tre impiegati alla posta, causa la mancata consegna delle amate lettere paterne.  Solo l’11 dicembre ne riceve sette, tutte arretrate, insieme a 41 colonnati. Leopardi non se la passa bene, sono sette anni ch’io ho passati fra i giunchi marini e non tra le rose come credono i genitori; vive alla giornata, spesso gli manca il pane e, altrettanto spesso, si è ritrovato in angustie della terribile natura. Inoltre pareva che il colera, a Napoli, fosse passato invece

 

[…] la mortalità è rialzata di nuovo. Io ho notabilmente sofferto nella salute dell’umidità di questo casino nella cattiva stagione.

[…] Mio caro Papà, Iddio mi conceda di rivederla, Ella e la Mamma e i fratelli conosceranno che in questi sette anni io non ho demeritata una menoma particella del bene che mi hanno voluto innanzi, salvo se le infelicità non iscemano l’amore nei genitori e nei fratelli, come l’estinguono in tutti gli uomini. Se morrò prima, la mia giustificazione sarà affidata alla Provvidenza.

Iddio conceda a tutti loro nelle prossime feste quell’allegrezza che io difficilmente proverò. […]

(Lettera a Monaldo Leopardi, 11 dicembre 1836)

 

Al colera napoletano del 1836 Giacomo sopravvivrà, ma morirà nel giugno dell’anno dopo a causa dell’aggravarsi delle sue già precarie condizioni di salute.

È stata una tragedia la sua morte, ma ci sono rimaste, oltre alla corrispondenza che intratteneva con i suoi cari e gli amici, anche le poesie, le Operette Morali e lo Zibaldone.

E non mancò nemmeno di scrivere, in tenera età, un componimento sul Natale.

Per il Santo Natale

 

Tacciano i venti tutti,

Del mar si arrestin l’acque,

Gesù, Gesù già nacque,

Già nacque il Redentor.

 

Il Sommo Nume eterno

Scese dall’alto cielo,

Il misterioso velo

Già ruppe il Salvator.

 

Nascesti alfin nascesti,

Pacifico Signore,

Al mondo apportatore

D’alma felicità.

 

L’empia, funesta colpa

Giacque da te fiaccata,

Gioisci, o avventurata,

Felice umanità.

 

Sorgi, e solleva il capo

Dal sonno tuo profondo;

Il Redentor del mondo

Omai ti liberò.

No più non senti il giogo

Di servitù pesante,

Son le catene infrante

Da lui che ti salvò.

 

Gloria sia dunque al sommo

Onnipossente Iddio,

Guerra per sempre al rio

D’Averno abitator.

 

Dia lode e cielo, e terra, 

Al Redentor Divino,

Al sommo Re Bambino

Di pace alto Signor. 

 

Le lettere e la poesia finale sono tratte da Scrivimi se mi vuoi bene. Lettere e pagine fra Natale e anno nuovo, Interlinea edizioni.

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