Il Calendario dell’Avvento Letterario #19: è sempre la vigilia di Natale

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Questa casella è scritta e aperta da Simona di Letture Sconclusionate

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“Era la Vigilia di Natale. Inizio così, perché questo è il modo corretto, ortodosso e rispettabile di cominciare, e io sono stato educato in modo corretto, ortodosso e rispettabile e mi è stato insegnato a fare sempre la cosa più corretta, ortodossa e rispettabile; e resto fedele all’abitudine.

Naturalmente, a titolo puramente informativo, non c’è nessun bisogno di nominare la data. Il lettore esperto sa che era la Vigilia di Natale, senza che io glielo dica. È sempre la Vigilia di Natale, nelle storie di fantasmi.”

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Ho scoperto questo libercolo del grande Jerome K. Jerome a ridosso di una vigilia di Natale di qualche anno fa. Per me il Natale non dovrebbe essere uno sfoggio inutile di cibarie, di ovvietà di parenti che vedi poco e via dicendo, ma è un momento di silenzio e di chiacchiere soffuse, di odor di mela e cannella, di risate in cui ognuno regala agli altri l’opportunità di chiacchiere allegre e poco impegnative – se ci si conosce poco, sarebbe d’obbligo! – e nel quale, fra una bevanda calda e un buon liquore, potersi ritrovare, riconoscere e apprezzare.

In realtà, invece, è una corsa agli armamenti: supermercati svuotati, negozi presi d’assalto -manco si fosse prossimi allo scoppio della guerra! – e ansia da prestazione per i regali. Il risultato è che arrivi alla notte del 24 dicembre che non vedi l’ora di andare a letto!

In generale molti libri raccontano storie di Natale che ci riportano verso i buoni propositi mentre, per ora, fra i classici, solo Jerome con il suo umorismo tagliente riesce fra una risata e l’altra a portarci in una casa dove si sta “elegantemente” festeggiando con una bella cena e subito dopo ci ritroviamo seduti, non sotto l’albero e nemmeno a scartare regali in maniera chiassosa, bensì a sorseggiare del ponce, davanti un bel fuoco, con una compagnia di composti gentiluomini che fanno a gara a chi ha la storia di fantasmi più spettacolare.

In quest’assetto così tranquillo si inseriscono un sacco di fattori che caratterizzano ancora oggi le nostre vigilie di Natale. Ci sono le chiacchiere vuote, fatte per compiacere l’ospite che ci ha invitato, c’è il parente che ha sempre qualcosa da insegnare agli altri ma che cade rovinosamente alla prima domanda competente, c’è anche una canzone e ci sono storie sempre più mirabolanti per stupire l’uditorio e c’è quello che, alla fine, è l’alticcio della situazione. E, come in ogni vigilia che si rispetti, ci sono le chiacchiere post-cena che son sempre pettegolezzi. Il tutto, però assume una connotazione ironica grazie proprio alla costruzione della storia di Jerome.

I personaggi che popolano questa storia sono il narratore con suo zio John, signore anziano e composto, il vecchio dottor Scrubbles – il curato-, Mr Samuel Coombes e il membro di consiglio di contea Teddy Biffles: l’anziano curato è quello che ha da insegnare, Coombes è il competente, Teddy Biffles è insieme allo zio John quello che partecipa senza farsi coinvolgere più di tanto e il nostro narratore è l’alticcio dopo che per metà serata, a detta sua per far onore a quello che gli proponeva, ha bevuto un ponce dietro l’altro.

Ma fermi tutti! Scatta l’ora in cui si comincia a diventare un po’ stanchi, i temi di cui chiacchierare cominciano a scarseggiare e si comincia a parlare di fantasmi! Ecco, i fantasmi di Jerome non sono fantasmi di coloro che nella vita precedente hanno fatto chissà che cosa e che ritornano per terrorizzare chi li incontra; sono invece fantasmi ingenui, a volte burloni e, perché no, anche fantasmi che tengono all’etichetta anche nell’aldilà. Anzi per dirla tutta, i fantasmi di Jerome sono carenti di “ghigni demoniaci” come quelli di cui si parla nell’introduzione e sono decisamente tontoloni come quello descritto nella storia di Teddy Biffles, in cui il fantasma “innamorato” compare tutte le sere per piangere la sua amata che non lo ha aspettato mentre cercava di far fortuna per poterla sposare; c’è anche quello burlone e c’è quello che invece ci tiene all’etichetta e ad essere ricordato per i suoi efferati delitti, magari con la compiacenza di vossignoria, in ordine cronologico e nel numero corretto! Delitti che per la precisione, ancora oggi, verrebbe condannato ma anche un po’ capito…

Non c’è omogeneità nelle storie, proprio perché sono raccontate per stupire, ma questo non sembra rovinare l’insieme proprio perché la storia è costruita come un divertissement per il quale l’autore parte dai comportamenti usuali amplificandoli con ironia, interponendo fra una storia e l’altra particolari divertenti come il curato che ad un certo punto cerca di costruire anche lui una storia a braccio creando non poca confusione, e costruendo un crescendo che ci accompagna fino quasi all’ultima parola prima della fine del racconto. Come in ogni gara che si rispetti, a chi ha una storia più strana delle altre, anche qui si crea una specie di crescendo che porta alla storia finale che riguarda il narratore stesso che, sul finire della serata, decide di dormire nella camera infestata per incontrare i fantasmi dell’assassino e degli assassinati nella casa di zio John. Questa è l’unica storia che è realmente contemporanea allo svolgimento dei fatti rispetto alle precedenti. È in questo momento che la parabola si inarca in maniera decisa verso un finale che uno non si aspetterebbe e che alla fine ci fa rimanere come degli allocchi.

Questo racconto mi è sempre piaciuto moltissimo: un po’ perché Massimo D’Onofrio, che è il lettore dell’audiobook che me l’ha raccontato la prima volta, è decisamente bravo a tenere, con la sua voce, l’attenzione del suo uditorio e un po’ perché, alla fine della fiera , Jerome ci svela il segreto del perché ha scritto veramente quel racconto: farci vedere come possiamo essere creduloni, soprattutto alla vigilia di Natale. Ecco, essere presa in giro così mi ha sempre, stranamente, dato soddisfazione e, nonostante abbia letto il libro, gli preferisco sempre la trasposizione in audiobook, peraltro l’unico – insieme a Jane Eyre (letto da Silvia Cecchini) -, tra i più ascoltati fra quelli che ho.

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Se infatti bisogna trovare un difetto a questa storia è che, per essere compresa nel suo essere goliardica rappresentazione dell’umana natura, andrebbe letta con il tono giusto e, quindi, al lettore poco avvezzo all’humor nero inglese potrebbe sembrare senza né capo e né coda.

Quindi, se alla vigilia di Natale, sarete stanchi, messi lì a cucinare manicaretti per gente che vi invaderà casa, e magari vi sarà passato un po’ d’entusiasmo fate come me che, ogni anno, alla vigilia di Natale mi ritaglio un paio d’ore -anche meno forse- per ascoltare il libro di Jerome e sorprendermi a riderci su, anche se lo conosco oramai a memoria, perché , credetemi, non c’è giorno più adatto. Dopotutto… “È sempre la Vigilia di Natale, nelle storie di fantasmi.”


Buone letture e buon Natale!

I riferimenti del libro e dell’audiobook sono:

Storie di fantasmi per il dopocena

Jerome K. Jerome

Mattioli 1885, ed. 2007

Traduzione a cura di Paolo Cioni

Collana “Experience Light”

Prezzo 9,00€

Storie di fantasmi per il dopocena

Edizione integrale letta da Massimo D’Onofrio

Jerome k. Jerome

Il Narratore audiolibri, ed. 2012

Collana “Narrativa straniera”

Prezzo: 3,90€ (Prezzo riferito allo store apple)

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