Il Calendario dell’Avvento Letterario #11: Natale con i Cazalet

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Questa casella è scritta e aperta da Laura di Il tè tostato

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E poi arriva il Natale, con l’aria fredda che sembra più pulita, le luci che scintillano perché a dicembre comunque non si rinuncia alla brillantezza, le case che si scaldano, gli alberi colorati che illuminano le finestre, dietro ai vetri un po’ appannati, dove inizia a salire il profumo di cannella e musica di slitte. A Natale più che mai le abitudini sembrano avere un senso e si elevano fino a diventare tradizioni, e i desideri sono quelli del cuore, e ogni famiglia ha tradizioni e desideri suoi. Anche quelle letterarie.

Elizabeth Jane Howard costruisce la storia dei Cazalet attraverso il secolo breve, raccontando la vita personale della famiglia e insieme quelle del mondo che attraversa il novecento. In Italia sono usciti tre volumi dell’opera ( Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione) ambientati rispettivamente nel 1937, nel 1939 e nel 1942, e ogni anno, che la guerra stia per arrivare o sia già protagonista, il Natale torna a riempire i pensieri dei personaggi come quelli di tutti noi.

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A casa dei Cazalet le tradizioni ruotano intorno alla Duchessa e al Generale, i capostipiti della famiglia, che aprono la loro casa, Home Place, a figli, nuore e i nipoti per le vacanze; tuttavia, nel secondo volume, quando l’Europa è a ferro e fuoco, anche il Natale non non è più lo stesso, e si sa che le cose belle a Natale sono magiche, ma quelle brutte diventano drammatiche.

E la guerra fu la protagonista di qualcuno di quei Natali:

“Il pensiero del Natale le diede un senso di disagio, di tristezza. Lo aveva trascorso come tutti gli anni a Home Place e, sebbene ognuno facesse del suo meglio perché sembrasse un Natale come gli altri, non lo era stato, ed era difficile dire cosa ci fosse di diverso, almeno in ciò che contava veramente. Ognuno aveva appeso la calza, ma dentro non erano stati messi i mandarini e Lydia aveva pianto credendo che si fossero scordati della sua. Niente mandarini, niente arance, niente limoni, perciò non ci furono le tortine alla crema di limone che la Duchessa faceva sempre il giorno di Santo Stefano: piccole cose che però messe insieme facevano la differenza. La casa poi sembrava più fredda, l’acqua calda scarseggiava perché la caldaia consumava troppo carbone, e la Duchessa aveva messo lampadine a più basso voltaggio per migliorare l’oscuramento, disse, e risparmiare energia elettrica. Peggy e Bertha, le cameriere, si erano arruolate nella WAAF e Billy era andato a lavorare in fabbrica. Il giardino era diverso: non c’erano più le aiuole di fiori, McAlpine adesso ci coltivava le verdure.”

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Perdere le piccole certezze delle tradizioni espone a grande tristezza, forse addirittura a smarrimento, finché, sul finire del secondo volume, i Cazalet ci regalano ciò che ogni anno dovremmo desiderare, tutti, perché c’è sempre qualcuno che non si bea delle lucine e non sente il profumo di cannella, qualcuno che potremmo amare:

“Poi si bloccò. Tentò una lista delle cose che le sarebbero piaciute per Natale, ma erano tutte irreperibili; le cose che desiderava accadessero nell’anno a venire: «Che la guerra finisca». C’erano poche speranze: stava invece diventando una guerra sempre più grande, che presto avrebbe coinvolto anche la Cina, l’India, l’Africa, come un’epidemia. Forse le persone che avrebbe potuto amare e che avrebbero potuto amarla stavano morendo in quell’istante. Ogni cosa che le veniva in mente, ogni lista che avrebbe potuto fare, riportavano tutte a quel desiderio. È solo questo che voglio, pensò con tristezza. Non voglio nient’altro.”

E così con i Cazalet, in questo calendario dell’avvento, aspettando la notte più bella dell’anno, forse per la prima volta profondamente desidero che sia per tutti un Natale di pace.

Laura

The Cazalets

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