Il Calendario dell’Avvento Letterario #1: un Natale vittoriano

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Questa casella è scritta e aperta da me medesima

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Istruzioni per leggere questo post:

  • tirate fuori addobbi e decorazioni natalizie;
  • indossate il il vostro maglione più kitsch, quello con le renne, le lucine e il pupazzo di neve;
  • munitevi di tazzona con cioccolata calda, eggnog o vin brulé, a seconda dell’ora;
  • accompagnate il bibitozzo con una generosa fetta di pandoro, un pezzo di torrone o una mince pie calda;
  • mettete su le vostre canzoni di Natale preferite (la mia playlist preferita è questa)

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Pronti?

Il calendario dell’avvento letterario torna a farvi compagnia, regalandovi venticinque giorni di storie, parole, racconti, curiosità letterarie, ricette letterarie, musica.

Ogni giorno qui sul blog sarà un blogger diverso ad aprire una casella, svelandone il misterioso contenuto. Potere seguirci anche sui social con l’hashtag #AvventoLetterario (su Facebook, Twitter, Pinterest).

Approfitto dell’occasione per ringraziare tutti i meravigliosi partecipanti e Claudia di A Clacca piace leggere, che ha realizzato il bellissimo banner del nostro calendario.

Siete pronti? Siete caldi? Vi siete messi comodi?

Come da tradizione, la prima casella la apro io, trasportandovi nell’Inghilterra del XIX secolo, per scoprire, dopo il Natale Regency, tutto ma proprio tutto sul Natale vittoriano.

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Se i Vittoriani non hanno inventato di certo il Natale, hanno però il merito di aver contribuito all’idea del Natale che conosciamo e festeggiamo oggi, nel bene e nel male. Grazie ai Vittoriani, il Natale è infatti diventato un momento da condividere con familiari e amici; un momento di riunione, in cui mettere in pausa preoccupazioni e problemi e godere della compagnia reciproca davanti al ceppo (lo yule) acceso nel focolare, senza però dimenticarsi di coloro che non possono permettersi questo lusso o addirittura un tetto sulla testa.

I Vittoriani hanno definito quelli che oggi sono le caratteristiche principali del Natale inglese (e non solo): il Christmas pudding (che in Regno Unito è un po’ l’equivalente del nostro panettone in quanto a simbolismo), i biglietti di auguri, le pantomime e le sciarade, i cracker (delle mega caramelle di cartone; a tavola, due commensali tirano le due estremità; all’interno sono contenuti giochi di parole e barzellette, una corona di carta e una piccola sorpresa –  tipo il nostro uovo di Pasqua, insomma), la maggior parte dei Christmas carol più famosi, lo stesso Babbo Natale, nel costume e nei colori con cui lo ritroviamo oggigiorno.

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Albert, il teutonico consorte della regina Vittoria, ha il merito di importare in Inghilterra dalla nativa Germania l’albero di Natale, che diventa subito di moda dopo la diffusione di un ritratto raffigurante la famiglia reale radunata intorno all’albero decorato e illuminato. Il principe Albert introduce a corte anche il mitico gingerbread (pan di zenzero) e altri dolcetti tedeschi che fanno ormai parte dell’immaginario natalizio collettivo.

Albert importa inoltre l’usanza di scambiarsi i regali in occasione del Natale. Vittoria ed Albert seguono la moda tedesca di aprire i rispettivi regali la sera della vigilia; tra i doni che la regina e il principe consorte si scambiano, una miniatura di Vittoria a sette anni, regalatale dal marito nel 1841, e un libro di poesie di Lord Alfred Tennyson con la seguente dedica: ‘To My beloved Albert from his ever devoted & loving wife VR, Christmas 1859.’ (al mio amato Albert da parte della sua sempre devota ed innamorata moglie VR, Natale 1859). Anche i piccoli di casa aspettano i regali di Natale con ansia, come testimonia questa lettera della regina datata 1850:

The 7 children were then taken to their tree, jumping and shouting with joy over their toys and other presents: the boys could think of nothing but the sword we had given them and Bertie some of the armour, which however he complained, pinched him.

(Portammo al loro albero i sette bambini, tra salti e urla di gioia per i giocattoli e gli altri regali; i maschietti non riuscivano a pensare a nient’altro che alla spada che gli avevamo regalato e Bertie all’armatura, nonostante si lamentasse del fatto che lo pizzicasse).

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L’albero di Natale viene decorato con elaborate decorazioni, per lo più fatte a mano: soldatini di stagno, fischietti, gioiellini, guanti da regalare ai bambini; ghirlande di frutta secca, di pigne, di frutti rossi, di alloro e di edera; fiocchi, fiori di carta dipinti a mano e pigne dorate; stecchi di cannella e arance (al cui interno vengono conficcati chiodi di garofano) per regalare all’albero un profumo tipicamente natalizio; pan di zenzero, caramelle e biscottini a forma di stella, cuore o albero completano il tutto, per la gioia dei bambini. L’albero viene illuminato con delle candeline; le luci elettriche come decorazioni natalizie sarebbero poi state introdotte nel 1882 dall’assistente di Edison, Edward Johnson, a uso e consumo prevalentemente dei ceti più abbienti.

Dickens, l’altro pilastro portante del Natale vittoriano, ci lascia una vivacissima descrizione di un albero di Natale:

Stasera sono rimasto a lungo a contemplare l’allegria dei bambini riuniti intorno a quel grazioso giocattolo tedesco, l’albero di Natale. L’albero stava nel mezzo di un grande tavolo rotondo e dominava le loro teste. Era illuminato da una moltitudine di piccole candele, e sfavillava e sfolgorava di oggetti luccicanti. C’erano bambole con le guanciotte rosa seminascoste dal verde delle foglie; e orologi veri (o perlomeno, con le lancette mobili e un’infinita possibilità di carica) che pendevano dagli innumerevoli ramoscelli; c’erano tavoli laccati, e sedie, letti, armadi e orologi a pendolo in miniatura, e vari altri articoli d’arredamento in latta realizzati da mani sapienti a Wolverhampton, in bilico tra i rami, come in attesa delle pulizie di casa da parte delle fate; c’erano omarini dal faccione allegro, assai più piacevole di quella di tanti uomini reali – e non c’è da meravigliarsi, perché staccando loro la testa si rivelavano pieni di gelatine di frutta; c’erano grancasse e violini; c’erano tamburelli, libri, cestini da cucito, cassette di colori, scatole di dolciumi e contenitori di ogni genere e forma; c’era della bigiotteria per le ragazzine più grandi, ben più brillante di qualsiasi vero gioiello per adulti; c’erano canestri e puntaspilli di ogni foggia; c’erano fucili, spade e bandiere; c’erano fattucchiere pronte a predire il futuro al centro di anelli incantati di cartone; c’erano trottolini di legno e trottole sonore, astucci per aghi, nettapenne, bottigliette di profumo, supporti per bouquet; c’erano frutti veri, resi artificialmente luccicanti da una pellicola dorata; e mele, pere e noci finte zeppe di sorprese. In breve, come sussurrò un delizioso bambino all’altrettanto delizioso amichetto del cuore di fronte a me, «C’era tutto, e anche di più».

(Charles Dickes, Un albero di Natale, dalla raccolta Racconti sotto l’albero, Edizioni Lindau, trad. a cura di Vincenzo Perna)

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L’introduzione dei biglietti d’auguri natalizi spetta invece a Henry Cole, primo direttore del neonato Victoria and Albert Museum. Cole commissiona  il primo biglietto di Natale  all’artista John Horsley, che produce una sorta di trittico: la tipica famiglia vittoriana che celebra il Natale e due scenette laterali che vogliono ricordare ai più fortunati di non dimenticarsi di assistere i poveri e i bisognosi, specie durante le festività. Il biglietto, commissionato nel 1843, va in stampa nel 1846, per un totale di mille litografie, tutte colorate a mano. I biglietti vengono venduti in un negozio di Bond Street, Summerly’s Treasure House. Nel decennio successivo, i biglietti d’auguri conoscono un’enorme diffusione: è tutta una profusione di campane, cupidi, fiocchi di neve e Christmas pudding,  ma la vera protagonista è la rondine, che, col suo petto rosso, diventa il simbolo del Natale vittoriano, tanto che i postini vengono ribattezzati “robin” (rondine) o “redbreasts” (pettirossi).

Secondo l’Oxford English Dictionary, l’espressione ‘Christmas-card’ compare per la prima volta nel 1883 in uno scritto del critico John Ruskin.

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I regali di Natale cambiano molto a seconda della classe sociale – e delle possibilità – delle famiglie; in ogni caso, molti regali vengono fatti in casa e hanno un valore prettamente sentimentale. Intorno al 1870 si diffonde la consuetudine della calza di Natale, specie per i bambini; nelle case più povere le calze contengono frutta di stagione e frutta secca, in quelle più ricche i regali più in voga: per i maschietti, cavalli a dondolo, animali, trenini, gli antenati dei camion dei pompieri; per le bambine, secondo Harper’s  Bazaar del 1868, il regalo più ambito è un set da tè in porcellana francese, dipinto a mano, seguito da set per la toeletta o per il ricamo (per la serie, gli stereotipi di genere sono duri a morire).

La cosa che più mi ha fatto sorridere (sempre nel filone degli stereotipi di genere) sono i consigli alle donne per i regali di Natale a mariti/fidanzati/spasimanti (Harper’s Bazaar del 1873): una vera Lady non può fare regali costosi, perché l’uomo si sentirebbe obbligato a ricambiare con un cadeau ancora più importante, quindi il dono perderebbe ogni grazia, rovinato da considerazioni commerciali e del tutto egoistiche (!)

Le donne devono quindi preparare i regali con le loro manine sante: fazzoletti ricamati con le iniziali o braccialetti di capelli, per un regalo audace e pieno di spirito d’iniziativa; un bouquet di fiori rari, una pianta esotica, un souvenir di viaggio. Fortunatamente, Harper’s Bazaar del 1896 stila una lista per aiutare le povere lady, specie quelle impedite nel DIY come me: sigilli d’argento, portapenne, fermacarte, caraffe di cristallo pari pari a quelle della regina, per lo scapolo che non deve chiedere mai.

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La cosa bella del Natale vittoriano è che la famiglia è il centro di tutto: ricette, bevande, canzoni, giochi e passatempi sono pensati per stare tutti insieme, al caldo, e godersi la compagnia reciproca. Quasi ogni famiglia possiede un pianoforte, che viene frequentemente usato per serate musicali e danzanti in compagnia di vicini di casa, parenti e amici. Un’altra tradizione è quella di radunarsi intorno al fuoco e raccontare storie, a volte ispirate alla religione, più spesso vicine al gusto tutto vittoriano per fantasmi e misteri, fate e goblin. La prima traduzione inglese delle fiabe dei fratelli Grimm risale infatti al 1823. Non è un caso quindi che la storia di Natale più amata dai Vittoriani sia il Canto di Natale di Dickens, che affida il sempre arduo compito di fare la morale a tre fantasmi, il Natale passato, il Natale presente, il Natale futuro.

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Altri passatempi molto comuni sono pantomime, sciarade e giochi di società, come Questions and commands, una sorta di “obbligo o verità” in cui il comandante può chiedere ai suoi “sottoposti” di rispondere a ogni sorta di domande, pena l’annerimento della faccia o una multa. Tutto questo mentre si aspettano i gruppetti che vanno di casa in casa a cantare i Christmas carol, le tradizionali canzoni natalizie. Ai cantanti vengono offerte bevande calde, come il wassail, fatto di birra ale calda, zucchero, spezie e polpa di mele cotte,  il vin brulé o un bel punch con rum o brandy, al suono di God Rest Ya Merry Gentlemen, The First Noel, The Holly and The Ivy, It Came upon the Midnight Clear, Silent Night e O little Town of Betlehem.

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Spero che quest’incursione nel Natale vittoriano vi sia piaciuta e abbia destato quello spirto natalizio ch’entro vi rugge. Vi consiglio di non perdervi Victoria, la serie di IMDb dedicata alla longeva regina britannica che ha dato il nome a un periodo ricchissimo di storia, arte, cultura, letteratura e tradizioni, e di dare un’occhiata alle letture a cui ho attinto per scrivere il mio articolo:

The Victorian Christmas, Anne Selby

Racconti sotto l’albero, Edizioni Lindau

Dickens at Christmas, Vintage Books

Vi lascio con una carrellata di calendari dell’avvento alternativi e bizzarri, dal calendario del gin al calendario degli attrezzi per il fai da te, da un calendario per lettori a uno per le barbe o per gli amanti del formaggio, augurandovi un bellissimo dicembre, pieno di gioia, di pandoro, di sorprese.

Calendari dell’avvento alternativi:

Calendario del tè

Calendario dell’avvento paleo (?!)

Calendario romantico

Calendario del vino

Calendario del gin

Calendario del piccolo chimico

Calendario della gentilezza

Calendario dell’avvento per lettori

Calendario per i feticisti delle porcellane

Ispirazione circense

Per il tuttofare che c’è in voi

Per l’hipster barbuto che c’è in voi

Per la fashionista di casa

Qualcuno ha detto formaggio?

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13 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento Letterario #1: un Natale vittoriano

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