Gli svantaggi di un’educazione (molto) bovaristica

La colpa è tutta di mia madre.

Mi ha iniziato alla lettura di Prévert, Jimenez, Pablo Neruda quando ero ancora all’asilo e avrebbe dovuto nutrirmi di Fiabe sonore (ve le ricordate?)

Mi ha regalato la sua vecchia copia di Love Story, ingiallita, consumata dall’uso (e dalle lacrime).

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Ero giovane e naïve. Avrei dovuto rendermi conto di quello che stava succedendo e fermarmi in tempo, ma non sono stata in grado di farlo.

Non c’è dunque da sorprendersi se ho sviluppato un’irrefrenabile dipendenza dalle eroine letterarie, sintomo di quella pericolosa infermità letteraria meglio nota col nome di bovarismo (grazie, Flaubert), trasmissibile per via testuale, praticamente impossibile da curare.

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Questa pericolosa malattia, che ha continuato a mietere vittime a partire dall’incostante, capricciosa Emma Bovary, può essere descritta come una sorta di insopportabile irrequietezza causata dal divario (enorme) tra aspirazioni eroiche e monotono tran-tran della vita quotidiana. I soggetti più a rischio sono le aspiranti eroine con un debole per le complicazioni amorose, le situazioni difficili, quegli intrichi sentimentali pari solo a puzzle monocromi da 15000 pezzi.

Questo post vuole essere una riflessione sulle tappe letterarie che mi hanno portato a soffrire cronicamente di quest’incurabile condizione, nella speranza che incaute lettrici possano identificarne i sintomi e curarsi per tempo. A buon intenditor, eccetera, insomma.

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Cime Tempestose, Emily Brontë

Grazie a Emily Brontë, ho passeggiato per le desolate brughiere dello Yorkshire con Cathy e Heathcliff, rifugiandomi in cucina nelle chiacchiere rassicuranti di Nellie e convincendomi del fatto che sì, volevo quello che aveva Cathy: volevo innamorarmi di qualcuno che fosse me più di me stessa, la cui anima fosse fatta delle stessa sostanza della mia. Ho odiato Cathy per aver sposato Linton; ho pianto fino al mal di testa, trovando consolazione solo nella Nutella, quando Cathy è morta e Heathcliff ha iniziato a sbattere la testa contro un albero, urlando al vento di non poter vivere né morire senza la sua anima.

Per il mio inesperto cuoricino, Cime Tempestose era l’apoteosi del romanticismo, unendo in sé fuoco, passione, amori impossibili, dannazione. Da Cime tempestose in poi, la tragedia è diventata per me l’unità di misura del romanticismo, mentre mi convincevo del fatto che un amore dovesse essere ostacolato o addirittura impossibile per essere degno di essere vissuto (a mia discolpa, ero giovane e molto, molto ingenua. Quanti crepacuori avrai evitato, negli anni, se non fossi stata ciecamente invaghita di un’idea contorta e impossibile dell’amore!)

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Emma Bovary, Gustave Flaubert

Non ho mai sopportato le lagne di Emma Bovary, che ho sempre trovato vanitosa, indecisa, illusa, noiosa e francamente antipatica. Nonostante ciò, ero convinta di capire come si dovesse sentire, di riuscire a indentificarmi in quel suo lancinante bisogno di avere qualcosa di più, senza sapere bene cosa. Emma voleva sentirsi mancare la terra sotto i piedi; voleva qualcuno che la facesse sentire bella, unica ed insostituibile, che le mandasse lettere d’amore così appassionate da toglierle il respiro, che le dicesse di non essere in grado di vivere senza di lei. Voleva essere costantemente sorpresa, senza doversi arrendere alla vuota banalità di un’esistenza sempre uguale (l’unica esistenza che il prevedibile marito Charles sembrava in grado di assicurarle). Emma aveva semplicemente bisogno di sentirsi innamorata, ma aveva il pessimo vizio di scegliere sempre l’uomo sbagliato, incapace di donarle quella felicità così astratta alla quale ambiva un po’ alla cieca. Sapete tutti com’è andata a finire, no?

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Doctor Zivago, Boris Pasternak

Se non ho mai sopportato Emma Bovary e le sue manie di protagonismo, ho amato Lara, l’intrepida eroina de Il dottor Zivago. La Antipova è un’eroina coi piedi ben saldi per terra e sa quello che vuole – Yuri Zivago. Non è passiva, non aspetta che qualcuno la salvi: cerca di prendersi quello che vuole e di costruire una vita per lei e Yuri, nonostante siano entrambi sposati – lei col freddo, cinico Antipov/Strelnikov, che si è dimostrato privo di scrupoli e capace di efferate crudeltà; lui con Tonia, la sua migliore amica e madre dei suoi figli. Certo, Lara compie un errore imperdonabile: lasciare Varikino col crudele Komarovsky, che l’ha sedotta quando era ancora una ragazzina. Lara si lascia irretire dalle promesse di Yuri, che si impegna a raggiungerla; vuole disperatamente credergli, ben sapendo, dentro di sé, che Yuri non accetterebbe mai l’aiuto di un uomo che odia e disprezza. La sua decisione di partire senza di lui è ingenua anche un po’ stupida, considerando che aspetta la sua bambina: mi fa pensare sempre alla Ilse di Casablanca, che si reca in aeroporto convinta di partire con Rick (mentre in fondo sa bene che Rick è un uomo d’onore e non lascerebbe mai il partigiano Laszlo in mano ai tedeschi. A proposito, sono l’unica che quando guarda il film si mette a strillare non partire Ilse, non farlo? Effetti collaterali del bovarismo…)

Anche la fine del film su Zivago di David Len mi spezza il cuore ogni volta: Yuri crede di aver visto Lara, scende dal tram e la rincorre. Mentre corre, ha un infarto e muore, senza essere mai riuscito a rivederla. E niente, sarebbe stato bello se si fossero incontrati prima, anche solo di un giorno. E qui scappa ancora la lacrimuccia.

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Anna Karenina, Lev Tolstoj

Con Anna Karenina la situazione è precipitata.

Avevo quindici anni ed ero stata appena lasciata dal mio primo ragazzo. Avevo deciso di affrontare la situazione come una vera eroina letteraria: marinando scuola per la prima volta, tagliandomi i capelli, fumando la mia prima sigaretta, che doveva farmi sembrare tragica quanto basta e incredibilmente sofisticata, ma in realtà mi ha solo causato una nausea insopportabile.  Dopo il fallimento di questi primi rimedi, ho deciso di affrontare lacrime e insonnia leggendo per la prima volta il romanzone di Tolstoj. Anna mi è subito sembrata l’eroina per eccellenza: intelligente, colta e bellissima, madre affettuosa, moglie frustrata e annoiata. Mi è sembrato inevitabile che si prendesse una cotta per l’affasciante Vronskj, nonostante lui non mi sembrasse altro che un borioso damerino pieno di sé, del tutto indegno dell’amore e delle attenzioni di Anna.

Mi sembrava di riuscire a vederla, bellissima nel suo vestito nero, illuminata dalle candele della sala da ballo, le braccia bianchissime e i ricci neri, capace di eclissare senza sforzo alcuno la giovane Kitty e di sfidare coraggiosamente i pregiudizi dell’ammuffita aristocrazia russa. L’ho seguita nel tragitto da casa sua a quel treno che avrebbe spezzato la sua vita: era bella ed elegante come sempre, ma stroncata dalla delusione, da un amore tossico, dalla nostalgia per il figlio. Mi sono indignata tantissimo per le parole della madre di Vronskj, che si permette di dire che Anna ha avuto la fine che si merita, brutta come la vita che ha condotto.

Quello che ho capito, dopo diversi anni, una rilettura del romanzo e varie delusioni sentimentali, è che Vronskj rende Anna infelice per quasi tutta la durata della loro storia, e che il vero amore di Anna è il figlio Serioza, che le manca terribilmente.  Quello che ho capito è che il vero cattivo della storia è il finto, ipocrita perbenismo dell’aristocrazia russa, pronta a condonare le scappatelle maschili con un sorrisetto compiaciuto e una pacca sulla spalla, ma inesorabile nella condanna delle donne.

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Nel corso di varie riletture, mi sono anche resa conto che Cathy è infantile, viziata e capricciosa e Heathcliff ossessionato da lei (un po’ stile stalker, per intenderci) ed estremamente vendicativo; che Emma Bovary è una sciocca che si sarebbe dovuta dare una bella svegliata; che Lara e Yuri sarebbero dovuti scappare insieme, senza se e senza ma; che la mia amata Anna avrebbe dovuto abbandonare sia marito che amante e iniziare una nuova vita coi figli lontana dal clima gelido (in tutti i sensi) della società russa, magari in Spagna o in Portogallo.

Sì, sono cresciuta, ho riletto i miei amati classici, li ho guardati con occhi nuovi e più maturi: eppure, sotto sotto, rimango un’inguaribile romantica vecchio stile. Anche questo è uno di quegli antipatici effetti collaterali del bovarismo per il quale non è stata ancora trovata una cura adeguata.

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Soundtrack: Wicked game, Chris Isaak

PS: per gli anglofoni/anglofili, qui la versione inglese dell’articolo

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17 thoughts on “Gli svantaggi di un’educazione (molto) bovaristica

  1. il mondo capovolto (@Vale_RosaMela) says:

    Mi sarei aspettata anche Jane Eyre, sai? 🙂 mi è piaciuta molto la sua forza e la sua indipendenza. E Anna, non sai quanto mi ha fatta soffrire. Ho letto il libro durante la traversata dell’anno scorso. Un giorno ho letto quattro ore di seguito in uno dei punti cardine ed ero talmente immedesimata nella storia che mi sono presa male senza motivo, al termine della lettura 😀 Di entrambi avevo visto prima i film. Di Anna avevo visto un film a due puntate su rai1 dove Anna era impersonata da Vittoria Puccini (il film con Kyra l’ho visto successivamente). Dei classici mi piace prima vedere il film e in seguito leggere così posso immaginare le scene con gli attori (anche quelle che nei film non ci sono) 🙂

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  2. Sara says:

    “Cime tempestose” … mamma mia, che rabbia!! 😄 A Cathy le avrei voluto dare una bella scrollata ma Heathcliff… penso che lo avrei preso a schiaffi fino alla fine del mondo e dei tempi! Mi dispiace che hai dovuto soffrire tanto nella vita ma a maggior ragione non puoi rovinare la vita di tanti poveri innocenti! Però mi sono ripromessa, per amore della Woolf, di provare a rileggerlo senza concentrami troppo sulla trama. “Madame Bovary” mi ha convinta così poco che lo confondo spesso con “La fiera della vanità”, che mi era piaciuto di più. “Anna Karenina” lo voglio leggere da moltissimo tempo ma ho un po’ paura, l’unico altro romanzo russo che ho provato a leggere è stato “Il maestro e Margherita” che nonostante mi piaccia moltissimo alla fine mi fermo sempre a metà, non mi ci raccapezzo più ^^” Devo dire che mi hai messo anche una certa curiosità per “Il dotto Zivago” 🙂

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    • ophelinhap says:

      Ma alla fine Cime tempestose è u gran romanzo, eh. Bisogna solo saper prendere il dovuto distacco dai personaggi 😉
      Ti consiglio di leggere sia Anna Karenina che Il dottor Zivago, sono libri impegnativi ma che lasciano e regalano tanto.

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  3. flower says:

    ho amato moltissimo emma bovary, la sua anima sempliciotta .essendo una lettrice onnivora debbo dire però che la mia prima lettura sbalorditiva e che segnò la mia esistenza fu Garcia lorca, come il nostro amato leonard , Lorca impresse una direzione alla mia vita, la bellezza di alcune strofe tipo cordoba lejana y sola o il solo il toro ha il cuore in alto. condivido con te l’amore per i classici russi, cominciando dalle memorie di un cacciatore o il fantastico Oblomov, ebbene si, lara mi ha fatto piangere, però, però,uno dei capisaldi della lett. secondo me è il grande Lolita. cosa ne pensi tu di Lolita? e perchè si sta dalla parte del perfido? ciao ciao,jai letto la poesia di leonard sulle viole bianche e lo sweater verde?
    saludos.
    flower.

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  4. flower says:

    I almost went to bed
    without remembering
    the four white violets I
    put in the button-hole
    of your green sweter
    and I kissed you
    then and you kissed me
    shy asthough I’d never
    been your lover.

    leonard cohen

    embè…

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