Frammenti di un discorso amoroso #5: Charlotte Brontë e l’amore non corrisposto

I Frammenti di un discorso amoroso sono citazioni letterarie per ricordare che love is not a dirty word, l’amore non è una parolaccia. Usciranno a cadenza imprevedibile, come imprevedibile è il resto del blog. Come imprevedibile è l’amore stesso.

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Una delle condizioni peggiori, che prima o poi sperimentiamo tutti (se non vi è mai successo che dire, siete molto, molto fortunati) è amare senza essere ricambiati. È un enorme spreco di tempo, sonno ed energie emotive, indirizzate a qualcuno che, nel migliore dei casi, ignora allegramente la nostra esistenza.

Non è facile parlare dell’amore in generale, a maggior ragione quando è un sentimento a una sola direzione, un vicolo cieco, un buco nero di insicurezza e inadeguatezza e domande senza risposta. Chi ama di più è il sottomesso, e deve soffrire, scriveva Thomas Mann in Tonio Kröger: ma qual è il destino di chi ama immensamente senza essere ricambiato, nemmeno in minima parte? Se è difficile comprendere – e spiegarsi – perché ci si innamora di qualcuno che magari è lontanissimo dall’idea di compagno/a che si è sempre nutrita, è ancora più difficile spiegarsi – ed accettare – il fatto di non essere ricambiati. Se siete un po’ simili a me, combattuta dall’adolescenza in poi tra il desiderio di non fallire – nemmeno nella conquista degli affetti altrui – e l’impossibilità di lasciar andare, capirete come doveva sentirsi la povera Charlotte Brontë, che, nell’algida Bruxelles, perde la testa per un uomo che è un po’ un connubio delle caratteristiche peggiori: è il suo insegnante di francese (l’infelice vicenda le ispira appunto il romanzo Il professore), è sposato, è indifferente alle sue grazie.

Cercando probabilmente un po’ di chiusura, Charlotte scrive al professore dei suoi desideri una lettera sofferta e sentita, che vi propongo nella traduzione di Laura Ganzetti de Il tè tostato (tratta da Ma la vita è una battaglia, L’orma editore).

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A Costantin Héger

8 gennaio 1845

Haworth – Bradford – Yorkshire

 

Il signor Taylor è tornato, gli ho domandato se avesse una lettera per me: “No, nulla”. “Pazienza,” mi sono detta “sua sorella arriverà presto.”

È tornata anche la signorina Taylor: “Non ho niente per lei da parte del signor Héger” mi ha detto “né lettere né messaggi”.

Ho capito quel che c’era da capire. Mi sono ripetuta ciò che avrei detto a chiunque altro si fosse trovato nella mia stessa situazione: “Devi rassegnarti, e, soprattutto, non affliggerti per un dolore che non meriti”. Mi sono sforzata di non piangere, di non lamentarmi. Ma quando non ci si lagna e ci si costringe tirannicamente a dominarsi, ogni facoltà inizia a ribellarsi, e si paga la calma esteriore con una lotta interiore quasi insostenibile. Giorno e notte non trovo riposo né pace. Quando riesco a addormentarmi sono tormentata da brutti sogni in cui lei è sempre severo, sempre accigliato, sempre arrabbiato con me.

Mi perdoni dunque, signore, se mi sono decisa a scriverle ancora. Ma come potrei sopportare la vita senza fare alcuno sforzo per alleviare la sofferenza? So che leggere questa lettera la farà innervosire. Si dirà ancora una volta che sono un’esagitata, che ho pensieri cupi e così via. E sia, non voglio giustificarmi, accetto ogni suo rimprovero. Ciò che so è che non posso e non voglio rassegnarmi a perdere del tutto l’amicizia del mio maestro. Preferirei patire i più grandi dolori fisici che avere il cuore lacerato da rimpianti tanto cocenti. Se il mio maestro mi priva di tutta la sua amicizia perderò ogni speranza, ma se me ne concederà un poco, anche solo pochissima, io sarò contenta, felice, avrò un motivo per vivere, per lavorare.

Signore, il povero non ha bisogno di molto per vivere, chiede soltanto le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi. Ma se gli sono negate, morirà di fame. Così anch’io non ho bisogno di un grande affetto da parte delle persone che amo, non saprei cosa farne di un’amicizia piena e completa, cosa a cui non sono abituata. Eppure quando ero sua allieva a Bruxelles lei ha manifestato un poco di interesse nei miei confronti, e tengo a quel poco quanto tengo alla vita stessa.

Forse mi dirà: “Non provo più il minimo trasporto per lei, signorina Charlotte, non fa più parte della mia vita, l’ho dimenticata”. Ebbene signore, se le cose stanno così me lo dica con franchezza. Ne resterò sconvolta, ma non importa, sarà comunque meno orribile dell’incertezza. 

Non voglio rileggere questa lettera, la spedisco così come l’ho scritta. Tuttavia ho l’oscura consapevolezza che persone fredde e assennate leggendola potrebbero dire: “Costei vaneggia”. Per vendetta augurerei a costoro un solo giorno dei tormenti che ho subito negli ultimi otto mesi, e allora voglio vedere se non vaneggerebbero anche loro.

Si soffre in silenzio finché se ne ha la forza, quando questa viene meno ci si lascia andare senza misurare troppo le parole.

Le auguro, signore, felicità e prosperità.

CB

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                                  Constantin Georges Romain Héger (1809 – 1896)

 

Soundtrack: Stubborn love, The Lumineers

 

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