Un’ora con…Fabrizia Gagliardi de Il mondo urla dietro la porta

Se un giorno trovassi il tempo di mettermi a stilare con calma una lista di “consigli per gli acquisti”, suggerendovi bei blog da seguire – che poi è un po’ quello che cerco di fare con le mie interviste – il blog di Fabrizia, Il mondo urla dietro la porta, farebbe sicuramente parte dell’elenco, sia per le recensioni ben articolate e piacevoli da leggere che per una delle mie rubriche preferite, le (Ec)citazioni. Fabrizia ha anche partecipato al Calendario dell’Avvento letterario con questo bel contributo e a #uominichenonsapevanoamare.

Ho solleticato la vostra curiosità? Allora correte a leggere!
Nel frattempo, vi lascio alla mia piacevolissima chiacchierata con la fanciulla in questione.

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1) Il mondo urla dietro la porta: come e perché?

All’improvviso scopro di avere diciannove anni e di non essermi accorta di aver passato i diciotto. Da inguaribile adolescente odiavo le cose che gli altri ritenevano scontate, tipo una cosa “semplice” come il crescere. Diamine, esiste la Koumpounophobia (la paura dei bottoni) e possibile che nessuno avesse pensato di creare gruppi come Adolescenti Anonimi Troppo Cresciuti (Secondo Loro) o Te La Do Io La Crescita?
Insomma era l’età in cui storcevo il naso per il gusto di farlo, per vedere se ero in grado di costruire una difesa alle mie idee o ritirarmi con la coda tra le gambe e innalzare a esempio chi mi aveva sconfitto sapendone più di me. Il mondo urla dietro la porta nasce quindi dal più basilare degli istinti (uno degli istinti che entra in crisi durante l’età di cui sopra): parlare, esprimere, imparare a pensare. Capita che in quel momento nel 2011, l’istinto mi diceva di marchiare il destino del blog con una frase di una canzone dei Velvet. Lungi da qualsiasi riferimento a crisi ormonali, loro hanno significato il primo passo alla crescita anni prima della maggiore età – quando inizi a tastare il confine oltre la soglia di casa e sai che riuscirai a cavartela – con un loro concerto fino a notte fonda.
Taciturna nella vita reale, una palla al piede con la scrittura, ho aperto questo laboratorio. Era nato come blog di racconti, poi è sfociato inevitabilmente in sproloqui sui libri.
Mi vergogno di molte delle cose che ho scritto, di come sono state scritte, sono fiera di tante altre.

2) Chi c’è dietro Il mondo urla dietro la porta?
Non c’è un’adolescente e neanche un’adulta. C’è un’eterna indecisa.

3) Il tuo scaffale d’oro

Il mio scaffale ha iniziato a muovere i primi passi con l’horror. I Racconti fantastici e del terrore di Poe, L’incubo di Hill House e La Lotteria di Shirley Jackson, i racconti di Lovecraft, poi King che devo ancora esplorare a fondo. Adoro le raccolte di racconti, e nel cuore porto anche i Nove racconti, I giovani e Franny e Zooey di Salinger, Cattedrale di Carver (storcevo il naso anche per chi esagerava dicendo di piangere con i libri, poi ho pianto senza ritegno con Una piccola, buona cosa. Da qui ho capito il potere di Carver e dei racconti).
E poi David Foster Wallace. Dalla mia visione, che potrete giudicare legittimamente distorta, l’ho odiato perché una volta ho sentito una ragazza che decantava la sua straordinarietà a un pubblico di ignoti. Riempiva l’aria di aggettivi (splendido, talento, genio) e me la sono presa con lui. Quale scrittore riesce a sospendere il giudizio su di lui, far arretrare il lettore dietro le linee difensive dell’aggettivazione incontrollata? E quindi, questa è la storia di come ho scoperto La scopa del sistema e Una cosa divertente che non farò mai più, ho guardato David e gli ho detto che ero disposta a includerlo tra i miei scrittori preferiti. Forse potrei aver scritto “splendido” in qualche recensione a lui dedicata.
Sicuramente sto lasciando indietro altre opere e non è mai facile scegliere. Tante altre devo ancora leggerle. Per fortuna.

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente
Avrò un’immagine distorta di me. Credo che il personaggio non venga scelto per le somiglianze ma soprattutto per le differenze che identificandoci in lui pensiamo di colmare.
Direi Lenore de La scopa del sistema, perché è strana al punto giusto (assapora un’epistassi alla fine del primo capitolo), coraggiosa nella sua diversità e affamata di storie.

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5) Se il tuo blog fosse una canzone.

Ora non sarebbe quella dalla quale ha tratto il titolo. Sarebbe una canzone post-grunge o alternative rock. Ora mi viene da dire The fixer dei Pearl Jam, Be yourself e Cochise degli Audioslave, Sex on fire dei Kings of Leon. La risposta di default sarebbe Pearl Jam.

6) Il tuo rapporto con la scrittura/con la lettura

Toglietemi una delle due cose e sono praticamente inutile. Può essere un nuovo spot pubblicitario.
Per la scrittura mi avvalgo di David Foster Wallace (questo mi ricorda la storia di una ragazza che parlava di DFW e diceva cose come splendido, genio. Lunga storia): se posso far sentire meno solo qualcuno, la mia missione è compiuta. Se poi vi faccio sentire male almeno ho provocato una reazione.
Non credete che sia una di quelle che si lancia in sviolinate come “Sarei persa senza l’odore delle pagine”, “Non so che farei senza il rumore della penna che accarezza il foglio”.
Dire di non avere una dipendenza è ammettere di avere una dipendenza.

7) Progetti in cantiere

Continuare a scrivere, continuare a leggere. Sul blog vorrei portare avanti rubriche appena nate come Maestre del racconto, e Geografie letterarie  che si pone l’obiettivo di esplorare terre reali con la finzione. Attualmente sono alle prese con un viaggio nella finzione degli Stati Uniti, una cosa potenzialmente infinita. È proprio quello che stavo cercando.

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