Frammenti di un discorso amoroso#3: Doris Lessing e l’esilio degli amanti

I Frammenti di un discorso amoroso sono citazioni letterarie per ricordare che love is not a dirty word, l’amore non è una parolaccia. Usciranno a cadenza imprevedibile, come imprevedibile è il resto del blog. Come imprevedibile è l’amore stesso.

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Innamorarsi significa ricordare il proprio esilio.

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In uno dei miei rari momenti di decluttering matto e disperato, conseguenza di un giugno di piogge autunnali, tra le mie carte, le mie scartoffie e i miei mille quadernini ho trovato un quaderno del 2007, in cui, oltre ai miei soliti deliri, avevo appuntato alcuni passaggi di Amare, ancora di Doris Lessing.

È stato il primo (e finora unico) libro della Lessing che abbia letto; se aveste quindi consigli e/o suggerimenti per approfondirla, mi farebbe piacere che me li lasciaste nei commenti.

Ho scelto questa citazione non solo perché la trovo molto bella, ma anche perché mi ha ricordato “la stanza dell’amore” che Wendell Berry racconta in Hannah Coulter e una poesia di Elizabeth Barrett Browning, il Sonetto 22, una sorta di preghiera per

A place to stand and love in for a day, 

With darkness and the death-hour rounding it.

(un posto dove restare e amare per un giorno,

con intorno le tenebre e l’ora della morte).

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In Amare, ancora Doris Lessing affronta, da una prospettiva tutta femminile, amore e sessualità delle persone di mezza età (per fare un collegamento un po’ poptimist, la stessa tematica affrontata dalla serie Netflix Grace and Frankie, con una Jane Fonda in forma smagliante). La Lessing racconta quella passione – e quel dolore – che non conoscono età, quell’inarrestabile bisogno d’amore che accompagna gli esseri umani lungo l’intero corso della loro vita.

Rileggendo questo estratto, nove anni dopo, la Lessing mi ha ricordato, dalle pagine del mio quadernino, quanta voglia avessi di innamorarmi e di entrare a far parte di quello che mi sembrava un club esclusivo, aperto solo a persone che  – specie durante la fase dell’innamoramento – sperimentano una serie di sintomi più o meno preoccupanti, dalla cecità parziale (che esclude la persona amata) a livelli altissimi di imbarazzo e goffaggine, dalle farfalle nello stomaco alla distrazione celestiale, dalla balbuzie temporanea al cuore in gola.

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Lorusso, Lovers and Lautrec

Che strana cosa che la prima aspirazione di quanti sono in preda all’amore o al desiderio sia quella di rinchiudersi insieme in un qualche rifugio o in una solitudine, io e te da soli, tu e io soltanto, per un anno almeno o per venti, e che poi ben presto, o in ogni caso dopo un salutare lasso di tempo, coloro che un tempo sono stati tanto ardentemente ed esclusivamente desiderati vengano lasciati liberi in un paesaggio popolato da amici e da amori, legati tra loro dal richiamo di invisibili e segrete affinità: se abbiamo amato, o amiamo, la stessa persona, allora dobbiamo amarci anche noi.

Una situazione tanto improbabile può appartenere soltanto a un regno o a un luogo distante dalla vita quotidiana, come un sogno o una favola, una terra tutta sorrisi.

Si potrebbe quasi credere che il fatto di innamorarsi sia stato architettato allo scopo di introdurci in questa terra dell’amore e ai suoi baci paradisiaci.”

(Doris Lessing,  Amare, ancora, Feltrinelli, trad. di Bianca Lazzaro)

Soundtrack: Burning love, Elvis Presley

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18 thoughts on “Frammenti di un discorso amoroso#3: Doris Lessing e l’esilio degli amanti

  1. Baylee says:

    Ho letto tre libri di Doris Lessing: un romanzo (“Il taccuino d’oro”), un piccolo saggio (“Le prigioni che abbiamo dentro”) e una raccolta di racconti (“Racconti africani”). È un’autrice che mi piace molto, quindi te la straconsiglio! ^^

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  2. Demian says:

    Io lessi anni fa La brava terrorista; è un libro abbastanza impegnato e impegnativo (immagino lo siano tutti i suoi libri), e molte scene le ricordo ancora così vivide. Parla benissimo delle “comuni” e delle rivendicazioni dei propri diritti tramite atti estremi; poiché se non si riesce a farsi notare bisogna tentare di tutto. Ricordo che riservava qualche sorpresa. Aveva a tratti qualcosa di un testo sociologico. Non so sinceramente se consigliartelo, anche se è un bel libro.

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  3. leduenellie says:

    No vabbè, il paragone con quella bellezza di Grace and Frankie mi porta subito a ordinare il libro in biblioteca! ❤ Di Doris Lessing io ho letto il Taccuino d'Oro e credimi che nonostante le pagine infinite è una cosa bellissima: l'intreccio della storia lascia senza parole e le protagoniste pure. Anni fa lessi anche Gatti molto speciali ed è molto dolce ma è proprio un piccolo elogio ai suoi mici che io amai perché affezionata ai gatti appunto 🙂

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  4. Peek a booK (@peekabook2011) says:

    Io ti consiglio “Il quinto figlio”, ma parti sapendo che è un testo duro, che non le manda a dire.
    Poi, riguardo al passo che hai trascritto, volevo dirti che mi ha ricordato una parola tedesca per me bellissima, intraducibile in altre lingue con una sola parola: “Zweisamkeit”. In italiano “la solitudine in due”. Un libro che ho letto ne spiegava così il significato: “E’ il sentimento più antico del mondo: la coppia, l’amore, l’essere in due, il chiudersi in un mondo in cui solo l’altro conta, il senso di completezza nel dividere con l’altro l’unica sfera, l’isolamento della coppia dal resto del mondo… Possibile che nessun altro abbia pensato di dare un nome a questa “dualità”? (“Piccolo viaggio nell’anima tedesca” di Vannuccini-Predazzi).

    Un grande bacio Manu 🙂

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