Tutte le donne di Hemingway

Tutte le cose veramente cattive nascono dall’innocenza

Festa mobile, Ernest Hemingway


Sono abituata a pensare a Ernest Hemingway come a una persona larger than life, un concentrato di virilità, coraggio, vitalità, irruenza. Uno scrittore affamato di vita, di quella stessa vita che l’avrebbe ucciso: donnaiolo, amante dell’alcool, del cibo, della caccia, della pesca, dell’avventura, della vita all’aria aperta. Un uomo che ha sperimentato sulla sua pelle la guerra, ha scampato la morte in due incidenti arerei accaduti uno dopo l’altro (coincidenza?) e cercava costantemente attività ad alto tasso di adrenalina, non scevre di una certa violenza: basti ricordare la sua passione per le corride, eternata in Fiesta e Morte nel pomeriggio.
Ho sempre pensato a Hemingway come a un uomo così carismatico che, se l’avessi incontrato, me ne sarei infatuata ipso facto, forse ancora prima di cadere vittima della potenza delle sue parole. La sua vita sentimentale è prova del suo effetto devastante sulle donne: quattro mogli, tutte intelligenti e affascinanti, e un paio di incidenti di percorso, come Agnes von Kurowsky, la ventiseienne infermiera della Croce Rossa di cui il diciannovenne Ernest si innamora, durante la sua degenza a Milano, nel corso della prima guerra mondiale.
Ernest, con l’irruenza che lo caratterizza, le chiede di sposarlo; Agnes inizialmente accetta, per poi ripensarci a causa della giovane età di lui e decidere di sposare un ufficiale italiano, comunicandolo a Hemingway per lettera. Agnes verrà eternata da Ernest nella Catherine di Addio alle armi.

 

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Hemingway e Agnes Von Kurowsky

Le lettere sono tra gli elementi che tradiscono l’indole sensibile e sentimentale di Hemingway: durante la mia vacanza a New York, ho avuto modo di leggerne alcune nel corso di una mostra alla Morgan Library, Hemingway between two wars, tra cui alcune indirizzate da Ernest alla moglie Mary. Tuttavia, la cosa che mi ha fatto del tutto archiviare l’idea di Hemingway come macho donnaiolo è stata scoprire quanto abbia amato la prima moglie, Hadley, come l’abbia persa per un’infatuazione andata troppo oltre, come non abbia mai smesso di rimpiangerla.

Nel memoir Hemingway in love: his own story, Hotchner, amico di Ernest, raccoglie ricordi e rimpianti di quest’ultimo, ormai gravemente segnato dalla depressione e da quelle manie di persecuzione che l’avrebbero poi spinto al suicidio.


Hemingway racconta all’amico la sua Parigi, quella Parigi che avrebbe celebrato in Festa mobile, e la sua vita con Hadley e il piccolo Bumby, figlio della coppia. Si tratta di una vita di stenti, prima della fama e del successo: una vita di stanze spoglie e poco riscaldate, di cibo così scarso che una volta Hadley e Ernest si fingono gitani per sperare di racimolare qualcosa da mangiare. Una vita che Hemingway ricorda fino all’ultimo con affetto e rimpianto, perché, se c’erano infinite lettere di rifiuto delle case editrici, c’era anche Hadley a sostenerlo, a confortarlo, a credere in lui; se c’era freddo, fame e povertà, le giornate di Ernest erano comunque rasserenate da un amore che l’avrebbe segnato tutta la vita.

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Ernest e Hadley

Un serpente si intrufola nell’Eden privato di Hadley e Ernest sotto forma di Pauline Pfeiffer, ricca ereditiera che lavora a Vogue: Pauline, affascinante e sicura di sè, col suo taglio alla gamine e i vestiti all’ultimo grido, è l’opposto della timida Hadley, di cui diventa amica per essere vicina a Ernest. Pauline segue la coppia nelle sue vacanze al mare sulla Riviera francese e nelle sue vacanze in montagna in Austria, cercando di entrare a far parte del tessuto familiare fino a rendersi essenziale; Ernest, tanto infastidito dall’intraprendenza e dall’insistenza di Pauline quanto affascinato da lei (e dai suoi soldi), finisce nel suo letto e se ne innamora. Continua però ad amare anche Hadley, e, nonostante gli avvertimenti dell’amico Fitzgerald, spera di tenersi entrambi le donne e farla franca; quando Hadley lo scopre, cerca di salvare la sua famiglia, ma non riesce a sopportare l’idea di dividere Ernest con Pauline.

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Hemingway e Pauline Pfeiffer

Gli comunica la sua decisione al rientro da Pamplona; il viaggio in treno fino a Parigi che ha sentore di un funerale ispira a Hemingway il racconto A Canary for one, in memoria di una donna di mezz’età americana che viaggia con un canarino e divide l’afoso scompartimento con la coppia, riempiendo il silenzio imbarazzato con le sue chiacchiere. Nel racconto, la donna continua a ripetere alla giovane moglie (Hadley) quanto sia stata fortunata a sposarsi con un Americano: American men are the only men in the world to marry. L’afa, la mancanza di sonno e di cibo, l’imbarazzo tra Hadley e Ernest, gli invadenti commenti della compagna di viaggio culminano nell’epilogo del racconto: We were returning to Paris to set up separate residences.

Hadley gli concede cento giorni di separazione – nel corso dei quali non potrà avere contatti con Pauline – per vagliare i propri sentimenti, e decidere se quelli per Pauline sono talmente genuini da spingerlo a rinunciare alla sua famiglia. Solo in questo caso, e solo dopo i cento giorni, Hadley gli concederà il divorzio.
I cento giorni sono un periodo difficile per Ernest, che vive in uno studio senza riscaldamento ed è ostracizzato da quegli stessi amici che aveva fatto diventare protagonisti di Fiesta, pubblicato da poco: Harold Loeb, Pat Guthrie, Lady Duff Twysden, tutti fuori di sé per il modo in cui Ernest aveva reso pubblici i loro vizi e le loro debolezze. Hemingway si strugge per la mancanza di Bumby e Hadley, e continua a rivivere i momenti più felici della loro storia, come il momento in cui Hadley aveva scoperto di essere incinta, e i due avevano festeggiato con un cartoccio di frites e un improvvisato picnic sulla neve nei giardini delle Tuileries.

D’altro canto Pauline, autoesiliatasi a Piggot (la città dov’era nata, in Arkansas) inizia a fare progetti per un matrimonio grandioso, corredato da uno stile di vita altrettanto lussuoso: Hemingway si sente in trappola, ma non riesce a liberarsi dell’attrazione/ossessione che prova per Pauline.
Dopo i cento giorni, Hadley firma il divorzio, e la Pfeiffer e Hemingway si sposano, ricevendo in dono dal ricco zio dei lei un lussuoso appartamento a Rue Férou, una macchina, una casa a Key West, una barca da pesca e un lussuoso safari in Africa (costato ben venticinquemila dollari).

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Hemingway e Pauline a Key West

Il matrimonio tra i due non è felice: Ernest cerca di stare lontano dalla moglie e dai loro due figli (Patrick e Gregory) il più possibile, iniziando a passare sempre più tempo a Cuba. Le cose precipitano quando Hadley si sposa con un giornalista americano: Ernest aveva infatti sempre continuato a scriverle, ribadendole di amarla ancora, ed era convinto che prima o poi il suo matrimonio con Pauline sarebbe imploso, e lui sarebbe tornato dall’ex moglie. Hadley gli chiede di smettere di scriverle, e Ernest inizia a imbarcarsi in una serie di storie extra-matrimoniali, tra cui quella con la giovane e bellissima Jane Mason e quella con Martha Gelhorn, giornalista conosciuta a Madrid durante la guerra civile spagnola che sarebbe poi diventata la sua terza moglie. Anche questo matrimonio, celebrato dopo il tanto desiderato divorzio da Pauline, ha comunque vita breve, esacerbato dalla competizione e rivalità tra i due coniugi, entrambi scrittori.

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Ernest e Martha

Nel corso del suo matrimonio con Mary Welsh, la sua quarta moglie, Ernest inizia a tentare il suicidio, e viene ricoverato nel St Mary’s hospital, a Rochester. È convinto di essere spiato e perseguitato da agenti del FBI e dal governo statunitense, a causa dell’inclinazione comunista di alcuni dei suoi scritti. La sua paranoia si estende a banchieri, avvocati, dottori, inservienti, infermiere, tutti in combutta per carpirgli i suoi segreti e passarli al FBI.

Hemingway e Mary Welsh

L’Hemingway che Hotchner incontra nel 1961 è molto diverso dall’amico di una vita: sottoposto a pesanti cicli di elettroshock, bloccato nel suo tentativo di portare a termine il tributo a Hadley, Bumby e quella Parigi che tanto amava, Festa mobile, convinto di essere sorvegliato a causa degli anni passati a Cuba, in pieno regime comunista. È anche l’Ernest che confida e consegna all’amico i ricordi più cari, come il racconto del suo ultimo incontro con Hadley, avvenuto a Parigi poco dopo la pubblicazione di Addio alle armi. Davanti a un flûte di champagne, i due rivivono i momenti più significativi del loro giovane amore, di quella povertà romantica e piena di aspettative e di speranza; Hadley gli confessa che, se il loro rapporto non fosse stato così bello, non lo avrebbe lasciato così facilmente, ma avrebbe lottato per lui. Amandolo così tanto, Hadley non poteva sopportare l’umiliazione di doverlo dividere con un’altra. I due si separano con un bacio, destinati a non incontrarsi mai più.
Prima che Hotchner se ne vada, Ernest gli fa un’ultima domanda:

Tell me this: how does a young man know when he falls in love for the very first time, how can he know that it will be the only true love of his life? How can he possibly know? How can he know?

(Dimmi: quando un uomo si innamora per la prima volta, da ragazzo, come fa a sapere che sarà l’unico vero amore della sua vita? Come può saperlo?)

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Hemingway e A.E. Hotchner

Un mese e mezzo dopo, Hemingway si toglie la vita nella sua casa di Ketchum, nello Idaho.
Cinquant’anni dopo la sua morte, il dossier FBI su Hemingway rivela che, effettivamente, Edgar J. Hoover l’aveva messo sotto sorveglianza agli inizi degli anni’40 a causa di sospetti legati ai suoi frequenti viaggi e soggiorni a Cuba. Anche durante il suo ricovero al St Mary c’erano cimici nella sua stanza, e, probabilmente, una delle infermiere era un’informatrice del FBI.
Il suo tributo a Bumby e Hadley sarebbe stato pubblicato postumo. Hotchner ne avrebbe scelto il titolo, chiamandolo Festa mobile in onore dell’amico di una vita.

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