Il Calendario dell’Avvento Letterario: un po’ di Natale, dove meno te l’aspetti

bannervale

Nota di Ophelinha: prima di passare la parola a Francesca di Tegamini, che vi offre questo speciale natalizio, vorrei fermarmi un attimo a ringraziare tutti voi che avete partecipato all’#AvventoLetterario, arricchendolo ogni giorni di spunti, curiosità, parole, storie. Questo calendario non sarebbe esistito senza di voi, quindi grazie, di cuore.

Vorrei anche ringraziare tutti voi che ci avete letto/condiviso/commentato ogni giorno, e augurarvi un felicissimo Natale tramite Bruce Springsteen.

 

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Il Natale, si sa, è la festa dei buoni sentimenti, dei messaggi edificanti, degli antipasti rigorosamente a base di salmone affumicato, dei regali per forza originalissimi e dei dolcetti allo zenzero. Non capirò mai che cosa la gente ci trovi, nello zenzero, ma va così. A Natale ci sentiamo pronti ad indossare maglioni con le renne, a sorbirci centinaia di cene d’auguri di cui non sempre c’importa qualcosa, a regalare libri a chi non ne ha mai letto uno in vita sua e a decorare le nostre case con uno spropositato numero di lucette e aggeggi super garruli che, in fin dei conti, rallegrano veramente solo i nostri gatti. Nonostante tutto questo, il Natale è bello.

E ci piace un casino. Il Natale ci piace così tanto che abbiamo sviluppato un nuovo dovere morale: essere incredibilmente felici a Natale. Se il Natale non ti mette addosso una gioia sconfinata, hai evidentemente qualcosa che non va. La gente diffida delle persone insensibili alla magia natalizia, le guarda con sospetto e vago raccapriccio. Che poi è un po’ l’atteggiamento che nutro io nei confronti degli astemi.

Comunque.

In nome di quei pochi folli che il mondo emargina perché “nemici” del Natale, ho deciso di andare a cercare del Natale là dove mi sembrava improbabile trovarlo: in un libro di trucide e sconvolgenti piccole poesie meravigliose di Tim Burton, The Melancholy Death of Oyster Boy (and Other Stories). E, manco a dirlo, ho scoperto che il Natale è qualcosa di universale e potentissimo, anche per i mostricciattoli senza speranza.

Tim Burton che ti racconta il Natale è una specie di tremendo toccasana. Prima che impazzisse e ci propinasse tavanate cinematografiche a ripetizione, Tim Burton ha sempre coltivato un rapporto distorto e molto speciale con il Natale. Più che celebrarlo, ha cercato di scomporlo e di tradurlo in una manciata di concetti essenziali, puri e sinceri. E di portarne lo spirito più giocoso e tenero fin nei recessi più terrificanti dell’universo, trascinandolo alle estreme (e spesso sconfortanti) conseguenze. Potrei star qua a sfornare metafore commoventi, ma facciamo tutti prima a riguardare The Nightmare Before Christmas.

The Melancholy Death of Oyster Boy (uscito qualche anno dopo, nel 1997) si muove su un binario parallelo. Anzi, somiglia molto al capitolo successivo di quella storia. Perché, in fin dei conti, ci fa vedere che cosa succede una volta che il Natale attecchisce veramente in un piccolo microcosmo da incubo. Perché il Natale prova a farsi amare da tutti, ma non è detto che la faccenda funzioni.

Ecco qua una mini-rassegna di festose sventure che riusciranno a farvi rivalutare anche il più detestabile dei regali riciclati, devastando  il vostro cuore e colmandovi di mesto stupore.

index

The Boy with Nails in His Eyes

The Boy with Nails in His Eyes

put up his aluminium tree.

It looked pretty strange

because he couldn’t really see.

*

Stain Boy’s Special Christmas

For Christmas, Stain Boy got a new uniform.

It was clean and well pressed,

comfy and warm.

But in a few short minutes

(no longer than ten)

those wet, greasy stains

started forming again.

*

James

Unwisely, Santa offered a teddy bear to James, unaware that he had been mauled by a grizzly earlier that

year.

*

Stick Boy’s Festive Season

Stick Boy noticed that his Christmas tree looked healthier than he did.

*

Char Boy

For Christmas, Char Boy received his usual lump of coal,

which made him very happy.

For Christmas, Char Boy received a small present instead of his usual lump of coal,

which confused him very much.

For Christmas, Char Boy was mistaken for a dirty fireplace and swept out into the street.

*

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Buon Natale. Se ne avrete il coraggio.

Anzi, buona lettura!

Speriamo che v’arrivi un pezzo di carbone.

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