Il Calendario dell’Avvento Letterario#22: un albero cresce a Brooklyn

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Questa casella è scritta e aperta da Francesca de Il Club dei Libri

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È il 1912 e siamo a New York, per la precisione a Brooklyn. È dicembre, il Natale è alle porte e sulle strade i venditori di abeti hanno allestito dei boschetti provvisori, attorno ai quali i newyorkesi si accalcano per scegliere l’albero che adornerà il loro salotto. Molte delle persone che sono su quel marciapiede, però, quell’albero possono solo sognarlo e tra loro ci sono anche i fratelli Nolan, Francie e Neeley, che individuano l’abete più grosso e più bello e sperano che rimanga invenduto fino alla sera della vigilia, perché, se così sarà, potranno provare a vincerlo partecipando al crudele lancio dell’abete.

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È infatti usanza, sui marciapiedi di Brooklyn, che la sera della vigilia i venditori degli alberi di Natale li lancino addosso ai bambini: se questi non crollano sotto al peso dell’abete, allora lo possono avere gratis.

Quello scelto dai fratelli Nolan è davvero enorme, alto, massiccio e pesante e, quando il venditore annuncia che sarà proprio quello il primo ad essere messo in palio, Francie non esita un secondo ad annunciare di volerci provare. Neeley è spaventato dall’impresa, ma non vuole contraddire la sorella e così si lascia piazzare davanti a lei nonostante i ragazzi più grandi li scherniscano e chiedano loro a gran voce di farsi da parte.

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Quando l’uomo degli abeti assiste alla scena, il suo primo pensiero va al coraggio immenso di questi due minuscoli bambini; il secondo è un sentimento paterno: sicuramente si faranno male, soprattutto il maschio, così piccolo e minuto; il terzo è un sentimento di carità: perché non posso semplicemente regalar loro quest’albero e basta? Perché devo sottoporli per forza a questa usanza, meschina per certi aspetti?

Alla fine, però, prevale il senso del commercio: se lo regalo a loro, anche tutti gli altri ragazzi pretenderanno di averlo in dono e io non potrò più venire a vendere i miei abeti il prossimo Natale. Quindi che tentino, che imparino presto che a questo mondo nessuno dà niente per niente, che devi lottare con le unghie e con i denti per ottenere quello che vuoi.

Bene bambini, preparatevi.

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Francie si posiziona il fratello davanti, così può sostenerlo nel caso il suo corpicino ceda sotto il peso dell’albero, poi tutto accade come in un sogno: non c’è niente sul quel marciapiede, è sparita New York, è sparito l’uomo degli abeti, è sparito Neeley e sono spariti i ragazzi più grandi. C’è solo lei con la sua determinazione e la sua forza.

E, all’improvviso, l’albero di Natale dei suo sogni che le piomba addosso, graffiandole mani e viso e colpendole la testa.

Ma ce l’hanno fatta. I fratelli Nolan non sono crollati sotto tutto quel peso e sono riusciti a ottenere l’albero di Natale più bello e più grosso di tutta la città.

Ancora non ci credono, eppure è proprio così, lo stanno trascinando lungo la strada, lo stanno davvero portando a casa!

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E chi se ne frega se c’è quel ragazzo che salta sui rami e si fa trascinare rendendo il trasporto più faticoso, chi se ne frega del dolore alla testa, dei graffi, del sangue che cola.

L’unica cosa che conta è che i Nolan, questo Natale, avranno il loro albero grande, grosso, enorme, che spargerà i suoi aghi sul pavimento della piccola stanza e inonderà la mattina del 25 dicembre con il suo profumo di resina e di bosco.

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Questa storia è solo un pezzo di quello che succede a Francie e Neeley il giorno di Natale, è la parte più dolce e più bella, perché i Nolan sono una famiglia povera e in questo giorno speciale, nonostante sia un giorno di festa, non si permettono di vivere spensierati e dimentichi delle loro sfortune.

La famiglia Nolan è la protagonista di quel magnifico libro che è Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith che, se non conoscete, è il caso che vi procuriate il più presto possibile.

Non è un libro facile e con il lieto fine, è un romanzo duro, come tutti quelli che parlano di miseria e povertà e di un riscatto sociale che tarda ad arrivare, ma è una storia bellissima proprio per questo e che riporta a galla quel sogno americano che, ahimè, gli americani stessi si sono dimenticati di sognare.

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Buon Natale cari amici e che il 2016 sia magnifico e ricco di tutto ciò che più vorreste trovare sotto l’albero.

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6 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento Letterario#22: un albero cresce a Brooklyn

  1. Gabriele says:

    Letto diversi anni fa, ma non mi ricordavo questa scena. A dire il vero ho un ricordo piuttosto vago di tutto il libro, anche se mi era piaciuto. Bisognerà pianificare una rilettura 🙂
    Grazie Francesca per questa casella!

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