Il Calendario dell’Avvento Letterario#20: Babbo Tolkien e le lettere di Natale

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Questa casella è scritta e aperta da Fabrizia di Il mondo urla dietro la porta

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Conosciamo tutti la storia di un professore di lingua inglese che, mentre correggeva i compiti dei suoi allievi, rimase affascinato, quasi in modo infantile, dalla parola “hobbit”. E questo professore, tale J.R.R.Tolkien, proprio nello spazio bianco lasciato sul foglio da uno degli studenti, scrisse un incipit tanto semplice che apre alla Letteratura.
Pensare che era nata come una fiaba, un insieme di idee frammentarie ma sincere e ingenuamente profonde, come possono apparire agli occhi di un adulto le parole di un bambino.
Ci vorrà del tempo prima che la critica letteraria riesca a digerirlo, a volte non del tutto, magari inquadrandolo nel romance, genere non ben identificato, erede dei poemi cavallereschi e del genere epico; oppure accusarlo della spuria profondità psicologica dei personaggi; o dichiararlo autore profondamente cattolico per il sapore di una narrazione tanto rivelatrice quanto quella delle parabole; identificarlo come un autore politico o come hippy.
Insomma, trovate la vostra definizione e servitevi, ma avete già la risposta. Nessuna di queste potrà soddisfarvi perché dovrete capire cosa rappresenta per voi, prima di considerarlo un autore della Letteratura e prima di immergervi nei suoi studi filologici e linguistici. Il dilemma con coloro che fanno parte del circolo dei grandi autori immortali è avvicinarli facendoli scendere dal piedistallo che loro non hanno scelto, nel bene e nel male.
L’opera di Tolkien inizia molto prima e Lo Hobbit era, da un lato, il punto di arrivo ideale degli anni di studio e, dall’altro, era un inizio per costruire il mondo epico che riporterà tra le pagine del Silmarillion e della saga del Signore degli Anelli.

L’opera di Tolkien inizia dalla vita reale che lui colorò di fantasia e Le lettere di Babbo Natale ne sono un esempio. Dal 1920 e per altri venti anni circa, John, Michael, Christopher e Priscilla, i bambini di casa Tolkien, ricevono delle lettere direttamente dal Polo Nord.

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Non c’è bisogno di chiedersi di chi è la scrittura tremolante ed elegante allo stesso tempo, perché la firma delle lettere è inconfondibile: Father Christmas.
Che la neve vi piaccia o no, il suo candore non è mai stato così colorato e la vita di Babbo Natale così movimentata. Sì, perché le lettere non sono solo un diario scritto del Natale, ma anche un’immagine, un’avventura che si addobba di tratti fini e mai monotoni.
Babbo Natale non è solo nel ravvivare il periodo natalizio: lo affiancherà il goffo Orso Polare, i Cuccioli polari, i Bambini-di-neve, gli Elfi Rossi, tutti a difendersi contro i malefici Folletti che tentano di sabotare la preparazione dei regali.

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Ogni lettera è un tassello al mondo del Polo Nord, tanto lontano e inimmaginabile che si presta bene ad essere plasmato, con un occhio sempre vivo all’attualità (la lettera del 1939 dove babbo Natale nota come in quell’anno ci sono pochi bambini a cui consegnare i regali a causa della guerra) e uno sguardo alla creazione di un vero e proprio mondo a partire dalle illustrazioni, dal vedere, oltre che leggere, l’esistenza di altre creature, per arrivare a lambire la passione filologica e pedagogica, come l’alfabeto della lingua del Polo Nord, scarabocchiato dai Folletti sul muro di una grotta.
Costruire un mondo tramite piccoli particolari, destreggiarsi nell’invenzione di nuove lingue, ideare personaggi dai caratteri molto diversi: non è una forzatura vedere nelle Lettere di Babbo Natale gli ingredienti che caratterizzeranno tutta la produzione tolkienana.
Dietro questi lavori c’è un padre affettuoso che forse si era accorto di poter andare oltre l’intento educativo (le lettere non sono mai smaccatamente perentorie riguardo le azioni dei bambini di casa Tolkien) e di voler creare la narrazione di un universo che si unisse alla realtà e moltiplicasse una cosa che i bambini costruiscono spontaneamente e gli adulti, ormai, meccanicamente: il Natale e le sue atmosfere.

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Con Le lettere di Babbo Natale la lettura è un’esperienza che si trasforma da solitaria in collettiva. Si lasciano leggere e allontanano la solitudine, il gusto amaro delle feste, lo stress consumistico di questi giorni.
Dite quello che volete ma sentire e scrivere dell’atmosfera del Natale non è mai stato semplice e Tolkien ha una vocazione naturale. Lui proprio come i suoi miti, è rimasto immortale.

Autore: J. R. R. Tolkien
Editore: Bompiani
Anno: 2000
Traduzione: Francesco Saba Sardi
Pagine: 55

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