Il Calendario dell’Avvento Letterario#19: Natale in casa Sedaris

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Questa casella è scritta e aperta da Giulia di La cornacchia sepolta

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Sì, lo so che a Natale bisogna essere tutti più buoni. Però a Natale spesso siamo tutti semplicemente più falsi, quindi per favore spegnete O’ Tannenbaum e mettete da parte quel mieloso Canto di Natale. No, che credete, ho anche io le mie tradizioni natalizie, ora ve ne metto a parte, così poi mi ringrazierete. Innanzitutto mettete su Grandma got run over by a reindeer  di Elmo & Patsy o Fairytale of New York  dei Pogues, poi prendete Holidays on ice di Sedaris e cominciamo.

Come chi? Sedaris, il cinico umorista statunitense scrittore di racconti che colleziona scheletri di pigmei e modellini di gole umane e che percorre ossessivamente ogni giorno le strade dell’Essex per ripulirle dall’immondizia. Perché proprio Sedaris? Perché se leggete Holidays on ice troverete dei fantastici pezzi umoristici cinici e grotteschi che distruggono l’ipocrisia del Natale in tutti i suoi aspetti più falsamente buonisti e consumistici. Ma noi non abbiamo tempo di leggerlo tutto, quindi vi parlerò solo dell’unico racconto autobiografico dell’intera raccolta: Dinah, la zoccola di Natale.

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In Dinah, la zoccola di Natale, Sedaris racconta un episodio avvenuto durante le feste natalizie quando era adolescente e lavorava come lavapiatti in un centro commerciale. In quel periodo era ancora un ragazzino incorrotto, sognava di diventare un autore televisivo di una trasmissione in cui, insieme ad una scimmia, avrebbe affrontato le più stravaganti avventure per arrivare, alla fine, ad avere delle rivelazioni che avrebbero sconvolto tutti per chiarezza e sincerità, anche la massa di avidi clienti con maglioncini natalizi e spillette di Babbo Natale che gli sfilavano davanti con indifferenza. Fino a quando un’avventura ce l’ha per davvero quando accompagna la sorella in uno dei quartieri più squallidi di tutta Raleigh per andare in soccorso di Dinah, un’amica prostituta in difficoltà. Dinah passerà l’intera nottata in casa Sedaris, diventerà l’esotico fulcro attorno al quale girerà l’attenzione di tutti, un puttanone in hot pants e gilet dai seni enormi e cascanti con il mascara sbavato, un essere carnevalesco che tutti chiamano “zoccola” al quale la mamma, sempre impeccabile, chiede scusa per il proprio abbigliamento.

Le altre famiglie potevano intonare  tutti i canti natalizi che volevano o bere eggnog fino a svenire: la famiglia Sedaris stava dando rifugio ad una zoccola, e questo bastava a riconsiderare il mondo intero. Questo evento così straordinario segna per David il passaggio dall’innocenza di un bambino che crede nell’assoluta bontà del Natale alla consapevolezza dell’esistenza di un mondo adulto dove esistono persone che, anche quando nasce il bambin Gesù, sono semplicemente delle zoccole.

“Presto sarebbe giunto il Natale e noi, gente di questo paese, ci saremmo raccolti intorno ad alberi tutti uguali, dando voce alla nostra gioia con triti cliché. Avremmo arrostito tacchini fino al loro estremo, lucido destino […] e in fin dei conti la cosa mi stava bene. Qualsiasi regalo avessi ricevuto, un aspirapolvere industriale o una scimmia nasica vecchia e rugosa, non mi avrebbe mai reso felice come il fatto di sapere che eravamo l’unica famiglia in tutto il quartiere ad avere una prostituta in cucina. A partire da quel giorno, la parola “zoccola” avrebbe assunto per me un significato del tutto nuovo, che io e la mia famiglia avremmo condiviso nel nostro modo intimo e privato. Di colpo ebbi questa rivelazione. Così, senza preavviso.”

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