Il Calendario dell’Avvento Letterario#18: Un sogno di Natale, e come si avverò

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Questa casella è scritta e aperta da Irene di LibrAngolo Acuto

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Io, ecco, adoro l’Ottocento. Non posso dire lo stesso del Natale, di cui mai sono stata fiera sostenitrice. Un po’, lo ammetto, il Natale lo odio pure. Non è raro, quindi, che durante le feste io legga storie tristi.

Per un periodo, a dire il vero, a Natale leggevo sempre un libro di Stephen King, per gettare un po’ di terrore e oscurità nella mia vita, per bilanciare la mia esistenza nel mondo in quei giorni pieni di puffosissimi folletti, caramelle, dolcetti, buone azioni e idiozie varie. E così: fuori casa musichette fastidiose, dentro casa Misery che teneva in ostaggio Paul Sheldon.

Ultimamente mi sto un po’ ammorbidendo e, anche se il Natale continua a piacermi poco, riesco a gestirlo. E riesco anche, incredibilmente, a gestire le storie ambientate in questo periodo, soprattutto se di mezzo c’è anche l’Ottocento. Questo è il motivo, in sostanza, per cui in casa mia campeggia una copia di Un sogno di Natale, e come si avverò di Louisa May Alcott. Pubblicato da Mattioli 1885 nel 2011 –  nella traduzione di Nicola Manuppelli – è la versione italiana di A Christmas dream, and how it came true, apparso per la prima volta non si sa bene dove, quando e in che forma. Credo si trattasse di scritti volanti della Alcott, raccolti negli anni in volumi diversi, senza curarsi di mantenere l’ordine originale.

All’interno del volumetto (appena 105 pagine) nell’edizione italiana che ho fatto una gran fatica a procurarmi perché – a quanto pare – non se ne trova traccia facilmente, vi sono tre racconti brevi che riguardano il Natale.

Il primo è proprio quello da cui il libro prende il nome e si tratta della riscrittura, dedicata ai più piccoli, del famosissimo A Christmas Carol, scritto da Charles Dickens e pubblicato per la prima volta nel dicembre del 1843.

Protagonista della versione alcottiana è Effie, una bambina ricca e viziata che è annoiata dal Natale e che desidera diventare povera perché, sostiene, da ricca non è felice.

A sottolineare, probabilmente, la stima che l’autrice nutriva nei confronti del collega inglese, la Alcott inserisce l’opera di Dickens all’interno del suo racconto.

La piccola Effie, infatti, trova in casa una copia di A Christmas Carol e, su suggerimento della madre, lo legge prima di andare a dormire; quella lettura la cambierà profondamente e sarà la causa di un lungo sogno che le farà comprendere l’altruismo, la gentilezza, l’amore per il prossimo.

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Non amo questo tipo di storie, quelle che raccontano di qualcuno cattivo che poi diventa buono, le trovo fastidiose e pedanti. Non ho mai neanche nutrito simpatia per A Christmas Carol, mi tocca ammettere. Insomma, la retorica e la paternale, con tanto poi di insegnamento morale, sul consumismo e su quanto si deve apprezzare ciò che si ha, donandone magari una parte a chi invece non ha, mi irrita un po’.

Però, dannazione, si tratta della Alcott e io, a Louisa May, le perdono tutto. Le perdono la dipendenza dall’oppio, soprattutto perché causata da una malattia, le perdono l’uso massiccio di morfina, le perdono la mancanza del sorriso nei suoi ritratti o nelle sue foto.

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E le perdono anche l’essere un po’ pedante nel primo racconto, appunto, perché Un sogno di Natale, e come si avverò riporta anche Un Natale in campagna e Il Natale di Tilly che hanno toccato le corde giuste e risvegliato la piccola donna ottocentesca che c’è dentro di me.

Un Natale in campagna – titolo originale A country Christmas – sebbene sia un racconto breve, mi ha catapultata indietro nel tempo, facendomi assaporare le atmosfere che tanto mi piacciono dei romanzi della Alcott. È la storia di Sophie e dei suoi amici di città, Emily e Randall, che passano le vacanze natalizie insieme in campagna, ospiti della zia di Sophie.

Si tratta, in fondo, solo di una storia come tante, dal finale prevedibile e che ovviamente non si può paragonare alle altre opere dell’autrice, né per la storia narrata, né di certo per l’intreccio narrativo.

Poche pagine, troppe poche pagine in realtà che, però, per un momento mi hanno fatto rivivere il momento in cui ho letto – e amato dal profondo dell’anima – Una ragazza fuori moda e Gli otto cugini. Perché la Alcott è sempre lei, con quei suoi personaggi così genuini, quei sentimenti puri, quelle atmosfere che mi fanno sempre battere forte il cuore.

Nell’ultimo racconto, Il Natale di TillyTilly’s Christmas è il titolo originale – Louisa May Alcott ci racconta di Tilly, una bimba poverissima che il giorno prima di Natale trova, tra la neve, un piccolo pettirosso infreddolito e decide di portarlo a casa con sé, nonostante il parere palesemente contrario delle sue due amichette che, invece, sperano di trovare un borsellino pieno di soldi. Una storia che si concluderà, neanche a dirlo, con i desideri esauditi della povera Tilly, per opera di un’anima pura che donerà a lei e alla madre della legna da ardere e qualche altro piccolo regalo.

Forse, di un libriccino così, davvero qualcuno non ne sentiva la mancanza. È però vero che io, un po’, dell’Ottocento invece la mancanza la sento, prepotente, e la Alcott mi ha accompagnata in così tanti momenti della mia vita che ritrovarla per un po’, in queste pagine, è stato bello come ricordare improvvisamente un profumo, un’essenza che credevo dimenticati.

Lo definirei una perla d’acqua dolce, meno preziosa di una perla vera, ma pure bella da guardare.

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8 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento Letterario#18: Un sogno di Natale, e come si avverò

  1. Holden says:

    E con questo post sale a due (l’altro sono io) il numero di persone al mondo che ha il coraggio di dire che “A Christmas Carol” di Dickens è una palla al piede, un minestrone indigeribile di bigottismo quacchero e noiosità narrativa. L’unica cosa buona di quel libro sono tutti i bellissimi film che ha ispirato, per il resto io lo metterei nel camino insieme al ceppo natalizio. 🙂

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