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Questa casella è scritta e aperta da Michele di Casa di ringhiera

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Durante il periodo natalizio ci sono un sacco di faccende da sbrigare. Pur non avendo la capacità di essere presenti in posti diversi nello stesso momento, lo sdoppiamento non ci riesce quasi per un soffio. Si passano intere giornate alla ricerca del giusto dettaglio da esporre nel bel mezzo delle solite riunioni di famiglia. L’albero e i suoi addobbi assorbono tutte le nostre attenzioni; facciamo di tutto pur di renderlo perfettamente consono alla nostra idea – vi svelo un segreto: nella maggior parte dei casi piace solo a chi lo addobba, mentre per il resto degli ammiratori si tratterà di una comune schifezza.

Per la sera di Natale tutto sarà al suo posto. I preparativi vi faranno andare in pappa il cervello, ma vedere quell’albero che si illumina per via dell’ultima serie di luci a led ripaga le vostre immense fatiche. Avrete pensato a tutto, anche al segnaposto coordinato con la tovaglia rigorosamente rossa con  renne e alberi innevati. Riceverete i complimenti per l’ottima organizzazione, eppure qualcosa manca all’appello. Qualcosa a cui avete dimenticato di provvedere perché ormai non ci fate più caso: il camino. Sì, in tutta questa confusione avrete dimenticato il ruolo centrale che svolge il camino nella notte di Natale. Andrete a dormire felici nell’attesa di ricevere regali che non arriveranno mai, dato che non avrete pulito per bene la canna fumaria attraverso cui Babbo Natale scenderà durante la notte. Il vecchio signore del Polo Nord rimarrà incastrato. Per questa evenienza calza a pennello il detto popolare prevenire è meglio che curare. Adesso, prendete in mano i vostri telefoni e fate un paio di chiamate. Conosco alcuni spazzacamini che svolgono il loro lavoro in un modo davvero eccezionale.

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Il primo che vorrei suggerirvi è Bert, lo spazzacamino più famoso della letteratura uscito dalla penna di Pamela Lyndon Travers. Se avrete la fortuna di presiedere la vostra casa durante le sue pulizie, riuscirete ad ascoltare la melodia che intona mentre svolge la sua mansione. Mica male. Cam caminì cam caminì, spazzacamin

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Il secondo invece è il mio preferito. Lo chiamo ogni anno, anche quando non c’è nessuna canna fumaria da pulire. Ci sediamo nelle poltrone in salotto e parliamo del più e del meno, come fanno i vecchi amici. Il suo nome è Joe Penny, per gli amici J.P..

Lui e il protagonista di Da dove sto chiamando – racconto di Raymond Carver – si sono conosciuti nella clinica di Frank Martin. J.P. era diventato uno spazzacamino dopo aver conosciuto sua moglie Roxy. Lei, a quel tempo, era una ragazza spazzacamino che lavorava per la ditta di famiglia. J.P. se n’era  innamorato perdutamente sin dal primo giorno. La scintilla che diede fuoco al suo amore – parlare con questi toni dei racconti di Carver fa strano – scoccò proprio quando Roxy realizzò la tradizione che investe tutti gli spazzacamini stakanovisti: una volta pulita la canna fumaria, lo spazzacamino un bacio porta fortuna al committente. Dopo avere dato un bacio al padrone di casa, J.P. inseguì Roxy fuori dall’abitazione, chiedendo anche per lui un bacio porta fortuna.

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Nonostante le cose tra J.P. e Roxy non siano andate per il verso giusto negli anni successivi, è lui lo spazzacamino migliore che conosco. Per amore ha abbracciato un lavoro che in pochi sanno svolgere nel miglior modo possibile. Non dimenticate che, se fate il suo numero, oltre a ricevere il suo bacio porta fortuna, potreste ricevere anche quello di sua moglie – anche se non è più uno spazzacamino –  proprio come è accaduto al protagonista del racconto di Carver. Avere un po’ di fortuna non fa mai male, no? Magari chiamatelo quando è nei vostri paraggi con Roxy.

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Il camino non va dimenticato. È l’unico canale da dove possono arrivare i regali. Se lo lasciate otturato, Babbo Natale passa automaticamente al vostro vicino antipatico e addio dolce risveglio. A quel punto subentrano le imprecazioni – che io non disdegno affatto.

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