Il Calendario dell’Avvento Letterario#11: Holden Caulfield torna a casa per Natale

bannervale

Questa casella è scritta e aperta da Laura di Il tè tostato, alla quale facciamo tanti tanti auguri di buon compleanno 😉

HoldenCaufieldChristmas

“Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto Natale, prima di ritrovarmi così a pezzi che poi sono dovuto venire qui a stare un po’ tranquillo”
(Il giovane Holden, trad. Matteo Colombo)

Il giovane Holden: il romanzo sulla guerra che mai la nomina. Il racconto del disagio che viene da un procurato dolore dell’anima, che per essere scritto e sentito portò il proprio autore in Normandia nel D-Day. Holden sbarcò a Utah Beach il 6 giugno 1944 sotto forma di sei capitoli, che avrebbero dovuto portare fortuna a Salinger e lo avrebbero spinto a tornare a casa per essere conclusi. Il misterioso libro in mano ad assassini e psicopatici, con quel titolo intraducibile, The catcher in the Rye, pieno d’America, di un autore semi-eremita, di solitudine e di bisogno di ritorno.
Il mio libro preferito, il mio personaggio preferito, l’unico romanzo che posso aprire a caso e iniziare a leggere come se lo avessi appoggiato sul comodino poche ore prima, una magia rarissima e immediatamente annunciata, perché dalla prima pagina si legge di ciò che capita a Holden Caulfield nei pochi giorni che precedono il Natale, presumibilmente quello del 1949, a New York, la sua città.

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E si sa che prima di Natale le emozioni si acuiscono, le antenne dei sentimenti si accendono insieme alle lucine degli addobbi. Holden è stato espulso dalla sua scuola, non sarà riammesso dopo le vacanze e allora se ne va prima, non dicendo nulla ai suoi genitori. Torna in città, ma senza poter andare a casa, vagabondando tra sé e sé e sui marciapiedi che conosce così bene. Holden si trova in un limbo tra la Pencey, la sua scuola, e il non esserne più uno studente, tra dove dovrebbe essere e dove dovrebbe andare, incastrato tra persone che non stima – la maggior parte dei suoi compagni, dei suoi professori – e il bisogno di non essere solo, le persone che ama, ma che non può raggiungere – la sua famiglia – e il pensiero di andarsene da tutto.
E lì, incastrato nel limbo dei giorni di attesa, prima di poter tornare per Natale, immerso nella sua città che diventa un non luogo dell’anima – quello in cui attende, circondato dalla solitudine che prova a colmare con le mille comparse che incontra e coinvolge nella sua vita – Holden è fermo e aspetta che passino i giorni che lo dividono dal Natale, quando potrà tornare a casa; perché è questo che si fa a Natale, si torna a casa.  Holden è un bisognoso e non solo di amore, ma di autenticità e concretezza: lui nota i sorrisi che gli sembrano venire da dentro, i movimenti, le voci e le parole che gli sono rivolte, ha bisogno di corrispondenza tra ciò che viene detto e ciò che appare, cerca di avvicinarsi davvero alle persone e ne rimane ogni volta più deluso. Così, a sedici anni, vive nel ricordo del fratello Allie, che non c’è più, ma era reale; nel sogno di avere accanto la sua amica Jane, perché lei è diversa, non è come le altre, e nell’incapacità di essere confortato, se non dalla sua sorellina Phoebe. Holden è uno smarrito che ha bisogno di fare ritorno e non c’è momento più emblematico dei giorni dell’avvento perché quel bisogno si acuisca e il ritorno avvenga.

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4 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento Letterario#11: Holden Caulfield torna a casa per Natale

  1. Gabriele says:

    Uno di quei libri che letti al momento giusto ti aprono gli occhi sul mondo. E in effetti io lo lego alla mia adolescenza, tanto che saranno almeno 6/7 anni che non lo riprendo in mano: oggi probabilmente lo rivaluterei, e ho paura non in positivo. Preferisco mantenerlo come una delle letture più belle di quegli anni.

    Grazie Laura per questa casella e buon compleanno anche da parte mia 🙂

    Liked by 1 person

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