Il Calendario dell’Avvento Letterario#4: Natale con Piccole donne

bannervale

Questa casella è scritta e aperta da me medesima.

cover

“Natale non sarà Natale senza nemmeno un regalo” brontolò Jo sdraiata sul tappeto.
“È terribile essere poveri” sospirò Meg guardando il suo vecchio vestito.
Non mi sembra giusto che tante ragazze abbiano un mucchio di belle cose ed altre proprio niente” aggiunse la piccola Amy tirando su il naso, imbronciata.
“Abbiamo però la mamma, il papà e tutte noi” disse Beth, soddisfatta, dal suo cantuccio.
I quattro giovani visi illuminati dai bagliori si rasserenarono a quelle liete parole, ma si rabbuiarono di nuovo quando Jo disse tristemente:
“Non lo abbiamo, il papà, e chissà per quanto tempo non lo avremo!”
 Non disse: forse mai più, ma ciascuna lo aggiunse tacitamente pensando al padre tanto lontano sul campo di battaglia.
Tutte tacquero per un poco; poi Meg ricominciò d’un tono mesto:
“Voi sapete che la ragione per cui la mamma ha proposto di non farci regali a Natale è perché l’inverno sarà duro per tutti; e così lei pensa che non abbiamo il diritto di spendere denaro in divertimenti, quando i nostri uomini soffrono in guerra. Non possiamo far gran cosa noi, ma i nostri piccoli sacrifici dobbiamo farli e dovremmo anche farli volentieri. Ma io ho paura che non potrò – e Meg scosse il capo pensando tristemente a tutte le belle cose che desiderava.
“Ma io non credo che il poco che abbiamo da spendere servirebbe a qualcosa. Abbiamo ciascuna un dollaro…e cos’è un dollaro per l’esercito, se glielo dessimo? Io sono d’accordo per non aspettare nulla dalla mamma e da voialtre, però vorrei comprarmi Undine e Sintram, lo desidero da tanto tempo!” disse Jo, che aveva una gran passione per i libri.
“E io avevo pensato di comperarmi un po’ di nuova musica” disse Beth con un sospiro tanto lieve che nessuno lo udì, o forse soltanto la scopina del caminetto e la presina del bricco.
“E io vorrei una bella scatola di matite colarate Faber, ne ho proprio bisogno” disse Amy risolutamente.
“La mamma non ha parlato del nostro denaro e non credo che desideri che noi si riununci a tutto. Comperiamo allora quel che vogliamo e divertiamoci un po’! Mi sembra che lavoriamo abbastanza per meritarcelo!” gridò Jo guardandosi i tacchi delle scarpe nel suo modo maschile.
(Giunti Editore, trad. Fausta Cialente)

first page

Inizia così uno dei classici più amati di tutti i tempi. Uno di quei libri che, insieme ad alcuni film – Harry ti presento Sally, C’è posta per te, Love actually, Miracolo sulla 34esima strada, Casablanca, Tutti insieme appassionatamente, My fair lady e quasi tutto con Audrey Hepburn – per me fa subito Natale: Piccole donne di Louisa May Alcott, un vero e proprio Bildungsroman per centinaia di ragazze nel corso dei decenni (che dico, dei secoli). Per me è un libro particolarmente significativo, perchè sono cresciuta insieme a Meg, Jo, Beth e Amy, e ho trascorso innumerevoli Natali insieme a loro.
Piccole donne è il libro che mi ha insegnato ad amare la lettura, ed è rimasto una sorta di copertina di Linus, un libro che ho voglia di rileggere quando sono giù di morale, ho l’influenza, ho nostalgia di casa o intravedo per strada le prime luci e le prime decorazioni natalizie.
La storia di Meg, Jo, Beth e Amy inizia proprio nel periodo natalizio: un Natale che si preannuncia particolarmente grigio e triste, con papà March in guerra e mamma March che, insieme alle figlie più grandi e alla fedele cuoca Hannah, cerca di far quadrare il magro bilancio familiare.
Meg e Jo, le sorelle più grandi, cercano di aiutare come possono: Meg, giovane, carina e desiderosa di far parte della “bella società” e innamorarsi, fa la governante, mentre Jo, un maschiaccio indipendente che ama leggere e scrivere e non sopporta di tirarsi su i capelli, fa la dama di compagnia all’arcigna, noiosa zia March. Tutte loro desiderano comprarsi un regalo di Natale col loro dollaro: Meg desidera un vestito, Jo un libro, Beth della musica, Amy dei colori.

Alla fine, in pieno spirito natalizio, osservando le pantofole logore di mamma March, che rientra stanca e bagnata dalla pioggia dopo una lunga giornata di lavoro, decidono di rinunciare ai loro doni e comprare qualcosa per la mamma: delle pantofole, dei fazzoletti ricamati a mano, un paio di guanti, una bottiglia di colonia.
La loro generosità non finisce qui: spinte dall’esempio materno, le quattro sorelle regalano la loro colazione di Natale a una famiglia povera, gli Hummel, e vengono ricompensate da un lauto pasto offerto dall’eccentrico, scorbutico vicino di casa, Mr Laurence, corredato da gelato e fiori freschi (qui trovate un pudding natalizio creato dal blog Romeo e&Julienne in onore di Jo March).
Tutto ciò può suonare buonista fino a sfociare nel melenso; ma è Natale, e dopo le settimane terribili che hanno assistito allo scempio di un’Europa dilaniata questa semplice storia, queste parole, scritte nella seconda metà del XIX secolo, fanno bene al cuore. D’altronde, a riscattare l’atmosfera ci pensa Jo, la figura nella quale la Alcott ha riversato tanto di se stessa: irrequieta, ribelle, anticonformista, innamorata della lettura e della scrittura, Jo non vuole adattarsi a ricoprire il ruolo che la società vuole assegnare alla donna a tutti i costi. Perde i guanti, brucia il vestito buono (e i capelli di Meg, tentando di arricciarli), si sdraia sul tappeto, fischietta, impreca. Vorrebbe essere un uomo, per raggiungere il padre al fronte e combattere. Non si rassegna ad aspettare che gli eventi seguano il loro corso, che qualcosa succeda: vuole fare qualcosa, dare il suo contributo alla Storia. Per questo taglia e vende i suoi lunghi, bellissimi capelli castani, la sua unica vanità, per mandare il ricavato al padre malato.
La Alcott, seconda di quattro figlie, è una femminista indipendente, aiuta la sua famiglia col suo lavoro, si batte per il diritto al voto per le donne ed è la prima donna che si registra per votare a Concord, MA.
Per questa casellina del calendario ho scovato una chicca che piacerà a tutte le estimatrici di Piccole donne: A Little Women Christmas, curato da Heather Vogel Frederick e illustrato da Bagram Ibatoulline, un omaggio al celebre romanzo che racconta il Natale delle sorelle March con l’ausilio di splendide, delicate illustrazioni che faranno la gioia anche delle lettrici più giovani, rappresentando così un’originale strenna natalizia.

albero di Natale

Jo, la “pecorella tosata” che si è tagliata i capelli per mandare i soldi al fronte, è determinata a salvare il Natale per le sue sorelle. Convince così l’amico Laurie (e quante di noi facevano il tifo perchè si sposassero?) a fare una bambola di neve per la sorellina Beth, gravemente malata, e a fare in modo che ognuna delle sue sorelle riceva una sorpresina. La sorpresa più grande sarà il ritorno di papà March in tempo per la cena di Natale, restituendo così alla festività quell’aura di magia, quella speranza che la guerra sembrava essersi portata via con sé, al fronte.

snowman

Daddy

together
Soundtrack: Auld Lang Syne, poesia scozzese composta da Robert Burns nel 1788 e cantata con l’accompagnamento di una tradizionale melodia folk. Non so a voi, ma a me Auld Lang Syne fa pensare ogni volta al – bellissimo – finale di Harry ti presento Sally.

Bonus extra: una selezione di calendari dell’avvento letterari che faranno la gioia di ogni bookworm (il mio preferito è questo del Bodleian Libraries Bookshop, che potete sbirciare anche nel mio Instagram)

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16 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento Letterario#4: Natale con Piccole donne

    • ophelinhap says:

      Piccole donne, Una ragazza fuori moda, La piccola principessa: tutti libri che tirerei fuori e rileggerei ogni anno. Sicuramente sono un po’démodé e buonisti, ma io trovo conforto nelle pagine di Piccole donne (mentre non ho mai sopportato il libro Cuore di De Amicis e ho perdonato Pollyanna solo in Pollyanna cresce).

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  1. Little Miss Book says:

    L’ho letto un paio di volte e sempre come se non l’avessi mai sfiorato. Per proseguire con Piccole donne crescono. Sono riuscita a procurarmi un’edizione degli anni Settanta dei Ragazzi di Jo.
    Un libro, questo, che mi è rimasto nel cuore, soprattutto il calore familiare. E nonostante, qualche vena maschilista, resta uno dei miei preferiti dell’infanzia.
    Brava!

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    • ophelinhap says:

      Ho diverse copie di Piccole donne, ma la mia preferita resta una copia ingiallita che mi ha regalato mio nonno quando avevo forse sei anni. Metti la foto della tua edizione di Piccoli uomini (che ho letto per la prima volta l’anno scorso) su Instagram: dev’essere bellissima!

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  2. Cristina says:

    Stupenda questa casella, profuma di Natale proprio come “Piccole Donne”, uno dei primi libri che ho letto e che ha avviato anche me verso l’universo della lettura e ora mi sto divertendo a rileggerlo a mia figlia 🙂

    Liked by 1 person

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