Il Calendario dell’Avvento Letterario#3: John Lennon, Mark David Chapman e Holden Caulfield

Questa casella è scritta e aperta da Elisa de La Lettrice Rampante.

bannervale

Una delle cose che più amo del periodo natalizio, oltre alle lucine intermittenti e alla carta scintillante, è ascoltare le canzoni di Natale. Ho un cd di Michael Bublè che ascolto solo ed esclusivamente mentre faccio l’albero, cucino biscotti o impacchetto regali.
Mi piacciono talmente tanto che spesso, mentre sono in un centro commerciale e vengono trasmesse di sottofondo,  mi capita di ritrovarmi a canticchiarle senza nemmeno accorgermene, per la vergona di chi è con me in quel momento.
Tra quelle che più preferisco, c’è sicuramente Happy Xmas, scritta da John Lennon e Yoko Ono e trasmessa per la prima volta il 6 dicembre del 1971.

Fonte immagine: http://bit.ly/1jodvH8

Fonte immagine: http://bit.ly/1jodvH8

Un inno alla pace, alla fraternità, all’uguaglianza, a quello spirito che sotto Natale dovrebbe unirci tutti e renderci tutti persone migliori e che in questi ultimi anni forse dovrebbe valere ancora di più.
Non credo però che John Lennon avrebbe mai immaginato che sarebbe stato assassinato nove anni dopo l’uscita di quel singolo. Uno shock, per lui sicuramente, ma anche per i fan di tutto il mondo.
Era l’8 dicembre del 1980. Mark David Chapman aspettò John Lennon fuori dalla sua abitazione, il Dakota Building di Manhattan, lo vide uscire insieme a Yoko Ono, gli strinse la mano e si fece firmare il suo ultimo album. Un fan come tanti altri, avrà pensato John Lennon. E magari gli avrà pure fatto gli auguri di Natale, prima di andarsene.
Un fan come tanti altri che però ha aspettato anche il rientro a casa della coppia, ha chiamato John Lennon e, quando lui si è girato, gli ha sparato.
Ma questa è storia. Quello che forse non tutti sanno, o che almeno io non sapevo e che ho scoperto di recente grazie al libro Un anno con Salinger di Joanna Rakoff, pubblicato in Italia da Neri Pozza con la traduzione di Martina Testa, è che Mark David Chapman ha usato come giustificazione al suo gesto Il giovane Holden di J.D. Salinger.

elisa

«[…]da quando è successo il fatto di Mark David Chapman, stiamo parecchio attenti». Annuì con aria di intesa, anche se fu solo in un secondo momento che capii, con un brivido, l’importanza di quel nome: Mark David Chapman, l’uomo che aveva sparato a John Lennon e poi si era seduto sui gradini del Dakota Building a leggere Il giovane Holden. Quando la polizia gli aveva confiscato il libro, sul frontespizio avevano trovato scritto: «La mia dichiarazione è questa». Era stato Holden Caulfield, aveva detto, a spingerlo al gesto.
(pag 87)

Eh già, è stato Holden Caulfield che, dalle pagine del libro che probabilmente Mark David Chapman aveva letto più e più volte, a dirgli di ammazzare John Lennon. Un pazzo sicuramente. Ma è incredibile pensare che cosa possa fare una cosa innocua come un libro nella mente di chi non è in grado di comprenderlo appieno, e di scindere realtà e finzione.
Incuriosita da questo passaggio del libro di Joanna Rakoff, sono andata allora a cercarmi tutta la storia dell’omicidio di John Lennon. Io non ero ancora nata, allora, e negli anni ho sempre e solo saputo che era stato assassinato da un pazzo.
Pare proprio che Mark David Chapman, oltre a soffrire ovviamente di un disturbo psichico, causato principalmente dall’assenza nella vita dell’uomo di una figura paterna, verso cui poi ha indirizzato tutta la sua rabbia, si identificasse molto con Holden Caulfield. Un romanzo di formazione, con un ragazzo alla ricerca di se stesso e del suo posto nel mondo. Credo non sia stato nemmeno l’unico, ad arrivare a identificarsi così tanto con il personaggio di Salinger.
A stupirmi ancor di più è stato il fatto che Chapman abbia rivelato che l’altra sua fonte di ispirazione fosse Dorothy, la ragazzina protagonista del Mago di Oz di L. Frank Baum (chissà se aveva letto il libro o solo visto il film con Judy Garland). Non riesco davvero a immaginare come un personaggio del genere possa far emergere istinti omicidi. Ma tant’è.
Quello che più mi turba di tutta questa storia è pensare alla reazione di Salinger. Magari in una pausa dal fare l’albero di Natale (anche gli scrittori famosi fanno l’albero di Natale a casa, vero?) ha fermato il vinile di Happy Xmas, ha acceso la tv e sentito che un pazzo ha ucciso John Lennon e poi si è seduto a leggere The Catcher in the Rye.  Deve essersi sentito addosso una certa responsabilità e anche una buona dose di angoscia.
Forse è un po’ macabra come curiosità per un calendario dell’avvento. Ma se penso al Natale, io penso anche a John Lennon, alla sua Happy Xmas e al fatto che quell’anno lui e la sua famiglia, come spesso e purtroppo succede a tante altre normali famiglie del mondo, il Natale non l’hanno festeggiato e forse lo odieranno a vita.
Ma ora vado a mangiare biscotti e impacchettare….

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