Il Calendario dell’Avvento Letterario#2: alberi di Natale letterari

bannervale

Questa casella è scritta e aperta da Giulia de La Cornacchia Sepolta 

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L’albero di Natale è un’istituzione, diciamo la verità. Come tanti simboli del Natale ormai è slegato dalle sue origini, e ognuno lo vede e lo fa un po’ come gli pare. Anche gli scrittori hanno la loro opinione e le loro preferenze in merito all’abete più importante di tutti. James Joyce, ad esempio, ne regalò uno piccolo, di plastica e con la neve finta al nipote: nulla di più triste. Niente in confronto a quello di Dickens in Un albero di Natale, ornato con frutti magici e oggetti strani, una vera “materializzazione delle fantasie dell’infanzia”. Eh sì, Dickens col Natale ci sapeva fare, ma non fu lui ad introdurre l’albero di Natale in letteratura. Il primo autore importante a citarlo in una delle sue opere fu Goethe ne I dolori del giovane Werther. Tra i tanti dolori, infatti, Werther riesce (ebbene sì) a provare anche una gioiosa estasi quando, visitando Lotte, vede un albero decorato con candele, mele e dolcetti. Evidentemente i tedeschi non sono bravi solo con i mercatini, perché in diversi ne hanno elogiato gli alberi di Natale. Coleridge e Dickens, ad esempio, lodarono la meraviglia degli abeti tedeschi decorati con delle candele accese. Come non gli prendessero fuoco io non lo so, comunque l’albero di Natale, cari miei, non è solo un oggetto gioioso.
Ora mi dispiace rovinarvi l’atmosfera, ma vorrei parlarvi di uno degli alberi di Natale che io preferisco, che è quello che si trova in Casa di bambola di Ibsen, e non è che sia proprio il simbolo dell’armonia e della pace, anzi. L’opera teatrale racconta l’evoluzione della bambolina/allodola Nora, che, più che donna, sembra una bambina capricciosa, che dovrà fare i conti con ritorsioni e sconvolgimenti del proprio mondo. L’albero di Natale è presente in tutto il testo e simboleggia la natura decorativa della protagonista, che con l’albero condivide il ruolo di ornamento della casa.  L’albero, inoltre, registra i cambiamenti e quindi i diversi stati d’animo di Nora. All’inizio dell’opera l’albero è al centro della stanza, ha un posto di rilievo come Nora che si prepara a strabiliare tutti con la sua tarantella. All’inizio del secondo atto, invece, viene descritto come “saccheggiato e scarmigliato, con le candeline consumate”, e infatti Nora ha appena ricevuto brutte notizie ed è scarmigliata e consumata tanto quanto l’albero. È quindi anche il simbolo della progressiva distruzione di Nora. Come l’albero è tradizionalmente associato alla gioia del Natale, così l’idea della famiglia di solito è associata al calore e alla felicità. Chi meglio di Ibsen avrebbe saputo sgretolare queste vostre convinzioni?

Bare christmas tree 2
Lo so, lo so, Ibsen e il suo pessimismo scandinavo non sono proprio il massimo per festeggiare con gioia l’arrivo del Natale, ma non siete contenti ora che ogni volta che vedrete il vostro bell’alberello tutto decorato e illuminato penserete a  quella povera donna-albero intrappolata in un matrimonio senza amore ad abbellire un salotto che è più una camera delle torture?

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11 thoughts on “Il Calendario dell’Avvento Letterario#2: alberi di Natale letterari

  1. Elisa says:

    Al liceo ci eravamo soffermati a lungo su Casa di bambola di Ibsen. Avevamo fatto una sorta di dibattito, divisi in due schieramenti distinti, pro e contro Nora. Io ero finita in quello contro Nora e mi ero divertita un sacco 😀

    E quell’albero di Natale me lo ricordo proprio bene 🙂

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    • ophelinhap says:

      Beh, ma nel caso di Ibsen siamo nel bel mezzo del tracollo di un matrimonio: c’era poco da stare allegri, insomma. Mi sa che presto, parlando di Nord Europa, assisteremo nel nostro #AvventoLetterario anche al rovescio della medaglia…vero? 😉

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