Un’ora con Francesca Baro de Il Club dei Libri

 

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In mezzo al caos di questi giorni, ho passato una piacevolissima ora (virtuale) con Francesca de Il Club dei Libri, che ha condiviso con me un momento importante: la scoperta di un libro che, da lettrice scettica e recalcitrante, l’ha fatta diventare una lettrice avida e appassionata. Oggi Francesca, oltre a scrivere di libri sul blog, organizza anche un gruppo di lettura tridimensionale (ebbene sì, esistono ancora, e il suo si preannuncia ricco di sorprese e spunti interessanti, quindi se abitate dalle parti di Ivrea non fatevelo scappare! A proposito, Francesca, quand’è che inizi a pensare di predisporre un collegamento Skype, così partecipo anch’io?)

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1) Il Club dei Libri: come e perché?
Nel 2012, insieme ad altre due amiche, avevo aperto un blog letterario. Ero totalmente inesperta di blog, di atmosfera nel mondo di internet, di tutto insomma. Avevo deciso di partecipare all’avventura semplicemente perché mi piaceva leggere e mi piaceva confrontarmi con gli altri sulle cose che leggevo.
Senza stare a dilungarmi più di tanto, ho scoperto presto che non era proprio tutte rose e fiori il mondo dei blog, anche se non c’è nulla da guadagnare, non ci sono posizioni da scalare e gente da impressionare per diventare capo di qualcosa. Se la nostra avventura era iniziata ad agosto, arrivati a Natale io ero già totalmente scoraggiata e demoralizzata, mi facevo un sacco di pensieri, leggevo “per aggiornare il blog” perdendo totalmente il piace della lettura perché prevaleva il senso del dovere per qualcosa che nemmeno mi piaceva più fare.
Le cose si sono trascinate ancora per qualche mese, fino a che a giugno del 2013 abbiamo chiuso il blog e io ho chiuso ogni cosa social che potesse in qualche modo riguardare i libri.
Poi, però, è passato il tempo e con esso il fastidio e la rabbia per le cose che erano successe e ho cominciato di nuovo a pensare di aprire un blog letterario senza avere veramente il coraggio di farlo. Così ho iniziato su Instagram a scrivere le recensioni dei libri che leggevo sotto le foto, in forma breve e concisa e ho inventato un hashtag, #ilclubdeilibri, appunto, per far sì che altre persone potessero scrivere questi brevi pensieri libreschi e condividerli con tutti e creare così un club vero e proprio di amici lettori.
Da questa condivisione e dall’adesione entusiasta che l’hashtag ha ricevuto (e anche grazie all’incoraggiamento di qualche amica) a febbraio è (ri)nato Il Club Dei Libri, con molte meno paranoie, molti meno pensieri, zero seghe mentali e tanta voglia di scrivere.

2) Chi c’è dietro Il Club dei Libri?
Francesca, che non è affatto nata lettrice. Da piccola rifiutavo i libri e la lettura come i bambini rifiutano la verdura! Mia mamma era disperata, soprattutto quando le ho comunicato che avevo deciso di fare il liceo classico.
Da quel momento, intorno all’inizio della terza media, la sua missione era diventata una sola: convertire la figlia alla lettura. Caso vuole che, proprio di fronte a casa nostra, abitasse una maestra che è anche amica di mia mamma. È stata lei a prestarmi il libro che mi ha cambiato la vita: La lunga vita di Marianna Ucria.
Non so nemmeno io cosa di preciso mi ha spinto a superare la prima pagina, forse le minacce di mia mamma o forse direttamente la sua presenza fisica di fianco a me, pronta ad impedirmi di muovermi fino a che non avessi letto un tot di pagine, fatto sta che non solo ne ho lette venti pagine, ma anche quaranta, ottanta centoventi e via fino alla fine. E, una volta letta l’ultima pagina, mi sono sentita persa senza Marianna, senza la sua storia e senza tutte quelle parole scritte nero su bianco.
Insomma, la Maraini aveva compiuto il tanto sperato miracolo.
Mi è successo un po’ quello che dice l’Holden Caulfield di Salinger:

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.

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Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e mentre cresceva Francesca, è nata e cresciuta la Francesca Lettrice che la pensa esattamente come Rigoberto di È finito il nostro carnevale del grande Fabio Stassi:

“I libri, per me, sono sempre stati come i numeri della roulette. Una questione d’istinto e di fortuna. Non avevo la minima idea di quale avrei scelto. Mi lasciavo attirare dalla copertina, dal nome dell’autore, da una frase; ne sfogliavo le pagine come un ladro, in piedi. Era il piacere dell’imprevedibilità, lo stesso che provavo quando conoscevo una donna. Quasi sempre valeva la pena. Ed erano scoperte, innamoramenti, smanie”.

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È esattamente così che la maggior parte dei libri entrano nella mia libreria e, anche se ho preso qualche cantonata, lo ritengo un metodo parecchio infallibile perché mi ha permesso di scoprire vere e proprie meraviglie e mi ha fatto conoscere autori che, altrimenti, con forte probabilità, non credo avrei mai letto.
È cosi che mi sono innamorata di Agatha Christie, che mi sono lasciata attirare dai best seller, che ho letto Dan Brown e Ken Follet, che ho conosciuto la letteratura inglese, un po’ quella francese, i classici russi, la letteratura israeliana che ho conosciuto con timore e mi ha catturata con passione.
Ma quella che amo in assoluto più di tutte, che ha rubato il cuore e non me lo ha mai più restituito è la letteratura americana.
Mi piace innanzitutto perché adoro fortemente quella terre, con le sue promesse di gloria e le sue contraddizioni profonde, mi piace il modo che gli americani hanno di guardare al loro paese e di guardare loro stessi senza farsi sconti; la crudezza del loro modo di scrivere che, accompagnata alla limpidezza del linguaggio, riesce a suscitare sentimenti ed emozioni travolgenti.
Siccome sono anche una persona che si perde facilmente, ad aiutarmi c’è una mia carissima amica: Elisa. Ci siamo conosciute sei anni fa grazie ad uno scambio su aNobii e, da allora, siamo diventate amiche prima libresche e poi anche nella vita. E sono felice che sia al mio fianco in questa avventura.

3) Il tuo scaffale d’oro
Questa è sempre una domanda temuta da tutti i lettori. E io, sadica, l’ho riproposta anche ai librai che intervisto. Comunque, tornando seri e tornando a noi, il mio scaffale ideale è questo:

J.D. Salinger, qualsiasi libro
La peste, Albert Camus
Io sono Charlotte Simmons, Tom Wolfe
Le ore, Michael Cunningham
Via col vento, Margaret Mitchell
Espiazione, Ian McEwan
La macchia umana, Philip Roth
Revolutionary Road, Richard Yates
Un albero cresce a Borooklyn, Betty Smith
The Help, Kathryn Stockett
Principianti, Raymond Carver
Le regole della casa del sidro, John Irving
Il meglio della vita, Rona Jaffe
We are family, Fabio Bartolomei
La commedia umana, William Saroyan
Una banda di idioti, John Kennedy Toole
Stoner, John Williams
L’infinito nel palmo di una mano, Gioconda Belli
Follie di Brooklyn, Paul Auster
Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann
Molto forte, incredibilmente vicino, Jonathan Safran Foer
Ogni cosa è illuminata, Jonathan Safran Foer
Luce d’estate ed è subito notte, Jòn Kalman Steffànson
Pian della Tortilla, John Steinbeck
L’opera struggente di un formidabile genio, Dave Eggers
La scopa del sistema, David Foster Wallace

4) Un personaggio in cui ti immedesimi particolarmente
Eugenia Phelan, detta Skeeter, la rossa ragazza bianca che vive nella Jackson degli anni ’60 creata dalla penna di Kathryn Stockett e protagonista del suo The Help.
La sua voglia di cambiare le cose, che si concretizza anche in fatti e non solo nelle parole e la conseguente trasformazione in pecora nera, è una cosa che ho vissuto sulla mia pelle in un periodo particolare della mia vita. Sembra una cosa brutta, ma in realtà è una situazione difficile che porta a qualcosa di bellissimo, sempre. Ha cambiato in meglio me e la mia vita e la stessa cosa è successa a Skeeter.
(Anch’io adoro Skeeter, Francesca! Sarà che combatto con i ricci, come lei, e non sopporto il conformismo?)

5) Se il tuo blog fosse una canzone
People are strange dei The Doors perché il mio blog ed io siamo decisamente strange: Il Club dei Libri è nato per un puro piacere personale, per soddisfare me stessa e il mio bisogno di mettere per iscritto le sensazioni e i pensieri che i libri mi suscitano. Ovvio che, una volta creato, l’ho pubblicizzato e ho creato la pagina facebook e ogni volta che vedo il numerino salire sono contenta, però diciamo che non mi deprimo e non mi strappo i capelli se questo non succede.
Quando ho deciso di aprire di nuovo un blog, ho deciso che il mio motto sarebbe stato “take it easy” perché per me quel mio spazio è l’isola che non c’è, il luogo dove so che posso rifugiarmi quando il mondo, qua fuori, mi sta stretto. Non c’è nessuna pretesa di ricercare la fama, di farmi notare per arrivare a qualcosa, nessuna speranza o sogno di trovare un lavoro.
Capito perché People are strange? 😉

6) Il tuo rapporto con la lettura
Come tutte le relazioni che funzionano bene e funzionano per anni, il nostro rapporto non è costante ma cambia nel tempo e cresce mentre cresco io. In questo periodo, ad esempio, io e la lettura ci frequentiamo molto meno assiduamente rispetto a qualche mese fa.
Altre volte, invece, siamo compagne inseparabili e non mi vedo mai senza un libro in mano.
In generale, però, la lettura e i libri sono il posto in cui mi rifugio ogni volta che ho bisogno di scordare il resto del mondo.
Dopo le braccia di Alberto, ovviamente ❤

7) Progetti in cantiere
Sicuramente riprendere La Libreria dell’Armadillo con le interviste ai librai indipendenti: è un progetto che mi piace molto, che mi ha dato tanto, però è faticoso perché questi librai bisogna un po’ rincorrerli. Ma le cose facili a noi mica piacciono, no?
Altro progetto che sta decollando, alla grande contro ogni mia aspettativa, è il book club che ho deciso di organizzare qui ad Ivrea: si chiama Il Club Dei Libri (poteva essere diversamente?) e lo gestisco insieme ad un’amica. Ogni mese ci troviamo, di solito il terzo venerdì, e chiacchieriamo del libro che abbiamo letto o che avremmo dovuto leggere, la partecipazione agli incontri non è legata alla lettura del libro, ovvio che se lo si legge è più bello e divertente.
Inoltre, da qualche giorno a questa parte mi frulla in testa qualcosa che ho pensato di chiamare “American Feelings”: l’intento sarebbe quello di raccontare e approfondire autori, stati, tradizioni, correnti letterari senza alcuna pretesa accademica (di McMusa ce n’è una sola ;P), semplicemente attraverso gli occhi di una lettrice che si è innamorata dell’America anche e, soprattutto, attraverso i libri.
Ultimo, ma non ultimo, una nuova rubrica che in nuce esiste già da mesi, ma che tra una cosa e l’altra è sempre rimasta in bozza: Con un Libro in Valigia. Ogni volta che parto per un viaggio, che sia di settimane o di due giorni, mi porto sempre in valigia un numero proporzionato di libri che poi tengo sempre in borsa. L’intento di questa rubrica sarebbe quello di raccontare i miei viaggi attraverso i libri che mi hanno accompagnato nell’avventura.
Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta e spero di non perdermi per la strada.
(Te lo auguro, grazie della chiacchierata!)

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