Le cose che ho imparato dalle eroine di Jane Austen

jane-austen-quotesNel mio percorso di lettrice quasi onnivora e blogger incostante e disordinata, mi sono resa conto  – con sorpresa e non senza una certa amarezza – che i lettori si dividono in due grandi fazioni: i Janeite (aka fan di Jane Austen: qui spiego l’origine del termine) e coloro che nel tempo ho deciso di definire Austenskeptics.

Chi sono gli Austenskeptics?

La fascia demografica maggiormente interessata da questo scetticismo, non scevro di molti, moltissimi pregiudizi, è rappresentata da uomini, solitamente tra i 20 e i 40 anni. Nella maggior parte dei casi l’Austenskeptic non ha nemmeno aperto un libro di Jane Austen, o ha visto uno degli adattamenti cinematografici (magari uno dei peggiori, tipo Bride and Prejudice, ovvero: Jane Austen meets Bollywood), o è stato costretto a studiare Orgoglio e pregiudizio da una cattivissima professoressa di letteratura inglese, che non ha mai perdonato.

Nella maggior parte dei casi, l’Austenskeptic ha solo una vaghissima idea di chi sia Jane Austen (che chiama Jane AustIn, scrivendolo proprio in questo modo) e rimane convinto del fatto che i suoi romanzi siano una specie di Dinasty in salsa Regency, abitati da inconsistenti fanciulle, le cui vite si diramano tra discussioni su pizzi, merletti e mussoline e complotti matrimoniali. Insomma, Becky Bloomwood, la shopaholic di Sophie Kinsella, incontra una triade composta da Gramellini, Moccia e Paulo Coelho. WRONG.

Nella categoria degli Austenskeptics rientra anche un discreto numero di donne, tra i 20 e i 30 anni, convinte del fatto che leggere la Austen intacchi un po’ il loro status di lettrici di romanzi “forti”, e che quindi verrebbero prese meno sul serio  – come dire a un carnivoro accanito: mangi troppa carne, sicuramente il pesce non fa per te. WRONG.

Da anglofila accanita che sogna di trasferirsi (presto) a Londra e per la pensione (che non arriverà mai, lo so, lo so) un buen retiro epicureo in un cottage nel Derbyshire o simili (magari dalle parti di Chatsworth House) ho letto e riletto i libri della Austen, apprezzandone il sarcasmo, la critica della società inglese dell’epoca, l’intelligenza e l’indipendenza delle sue eroine, lo stile, unico ed inimitabile. E, come spesso succede con quelle letture giovanili che ci si porta dietro – e dentro – da ogni vicenda, da ogni eroina ho estrapolato alcune delle lezioni di Aunt Jane.

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Credere nelle seconde possibilità

Anne Elliot, la timida ma decisa protagonista di Persuasione, soccombe alla pressione sociale, che la vorrebbe destinata a un buon matrimonio, e rompe il fidanzamento con l’amore della sua vita, Frederick Wentworth. Quando, anni dopo, lo incontra nuovamente, capisce di non aver mai smesso di amarlo, di aver sbagliato a lasciare che stantie convenzioni sociali diventassero causa della sua infelicità e solitudine. Wentworth non ha mai perdonato ad Anne di averlo lasciato ed è freddo e ostile con lei. Le rimprovera di aver ceduto alla persuasione esercitata alla sua famiglia, di non essere forte e decisa, di non averlo voluto abbastanza.

Davanti alla dolcezza e alla pazienza di Anne, Wentworth abbassa le sue difese e mette da parte il suo orgoglio, concedendole una seconda chance con una delle dichiarazioni più belle che io abbia mai letto:

Non posso più ascoltare in silenzio. Devo parlarvi con i mezzi che ho a disposizione. Mi straziate l’anima. Sono metà in agonia e metà pieno di speranza. Ditemi che non è troppo tardi, che quei preziosi sentimenti non sono svaniti per sempre. Mi offro di nuovo a voi con un cuore ancora più vostro di quando lo avete quasi spezzato la prima volta otto anni e mezzo fa. Non osate dire che un uomo dimentica più presto di una donna, che il suo amore ha una fine più prematura. Non ho amato altri che voi. Posso essere stato ingiusto, debole e pieno di risentimento, ma mai incostante.

(trad. Giuseppe Ierolli)

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L’arte di avere pazienza

Quando Jane Bennet (la bellissima sorella di Lizzie Bennet in Orgoglio e pregiudizio) crede aver di improvvisamente – e senza apparente ragione – perduto l’amore di Bingley, convinto di esserle indifferente, non inizia immediatamente ad odiarlo, non passa al prossimo spasimante, non si accontenta. Aspetta. Coltiva il suo cuore spezzato, lo nutre, lo rimette insieme. E torna a sorridere, ancora prima che Bingley torni da lei.

Detto da me, la persona più ansiosa e impaziente del mondo, può sembrare poco coerente; tuttavia, in un mondo troppo veloce, piegato alla filosofia del tutto e subito, ammiro l’ardente, coraggiosa, per nulla rassegnata pazienza delle eroine austeniane, la loro arte dell’attesa.

In Ragione e sentimento, Elinor aspetta Edward, intrappolato in un imprudente – e infelice – fidanzamento segreto. In Persuasione, Wentworth e Anne si aspettano, e tornano insieme dopo sette anni. La Austen instilla nelle sue eroine la necessità di fare le scelte più giuste per la loro felicità, senza accontentarsi, senza aver paura di rimanere sole – lei stessa non si è mai sposata, e, in una lettera alla nipote Fanny, le suggerisce di aspettare, non avere fretta: l’uomo giusto arriva, prima o poi. E, anche se non arrivasse, non sarebbe una tragedia.

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L’arte di non prendersi troppo sul serio

Lizzie Bennet, la volitiva protagonista di Orgoglio e pregiudizio, ama ridere di se stessa e degli altri, vedere il ridicolo nascosto in ogni situazione, anche imbarazzante o spiacevole – ad esempio, nella proposta di matrimonio del cugino, il pomposo Mr Collins, adulatore di professione. Benché ferita nell’orgoglio, riesce a farsi una risata anche sul rifiuto di Mr Darcy di ballare con lei, perché non abbastanza bella per tentarlo.

Se Lizzie è il sole, Mr Darcy è la luna, serio, composito, tendente al cupo. Quando, per stuzzicarlo, Elizabeth suggerisce alla sorella di Bingley di ridere di lui e lei si rifiuta, scandalizzata, la nostra eroina protesta con veemenza:

Non si può ridere di Mr. Darcy! È un vantaggio non comune, e spero che continuerà a essere non comune, perché per me sarebbe una grossa perdita avere molte conoscenze del genere. Mi piace così tanto una bella risata. (…)Spero di non mettere mai in ridicolo ciò che è saggio e buono. Stravaganze e sciocchezze, capricci e assurdità mi divertono, lo ammetto, e ne rido ogni volta che posso.

(trad. Giuseppe Ierolli)

 

La stessa Jane Austen, in una lettera alla sorella Cassandra, definisce Elizabeth “la creatura più incantevole che sia mai apparsa sulla carta stampata, e non so proprio come farò a sopportare quelli a cui non piace…”. Forse nessuna eroina le assomiglia tanto: praticamente coetanee (Elizabeth dichiara di non aver ancora compiuto 21 anni, l’età della Austen quando scrive Orgoglio&Pregiudizio) le due condividono la stessa vivacità intellettuale, la stessa curiosità per la natura umana, un senso dell’umorismo molto simile.

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Svenire è da mammolette

Dimenticatevi sali e fiori di Bach: Jane Austen, nel suo Amore e amicizia, parodia in forma epistolare dei racconti romantici scritta a quattordici anni e mezzo, insegna che è accettabile dar di matto e correre a perdifiato, a patto di non svenire. Io, che ho la pressione perennemente bassa e sono una vera e propria drama queen, lo abbino ad un altro suggerimento di Aunt Jane: le lunghe passeggiate all’aria aperta fanno miracoli per l’incarnato e conferiscono alle guance quell’adorabile rossore che nessun blush può eguagliare. Poco male se gonna e sottoveste subiscono gli agguati del fango: eravamo giovani, e avevamo gli occhi troppo belli. Come quelli scuri di Elizabeth, splendenti nel viso arrossato dalla lunga camminata fatta per andare a trovare la sorella innamorata, mentre l’algido, inarrivabile Darcy inizia, suo malgrado, a innamorarsi di lei.

Soundtrack: Angels in the room, Delta Goodrem

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18 thoughts on “Le cose che ho imparato dalle eroine di Jane Austen

  1. Valentina says:

    Purtroppo sai che cosa succede? Che il pubblico, in larga parte, sia convinto che i romanzi della Austen siano storielle d’amore e nulla più, non avendo completamente coscienza del fatto che in realtà lei, per il suo tempo, fosse una ribelle e criticasse in tutto e per tutto la società in cui viveva.
    Questo, beninteso, senza aver mai aperto un suo libro.

    p.s. è corretto Jane AustIn, non è proprio una i piena, ma nemmeno una e.

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  2. Un baule pieno di gente says:

    Io sono negli Austenskeptics, in effetti ci sto anche come fascia d’età.
    Non si tratta di etichettarla come un Moccia o Gramellini, né di limitarla alle storielline d’amore insulse, ma di incapacità – da parte mia, probabilmente – di vedere come innovativo un qualcosa che ormai è un luogo comune. Non metto in dubbio che all’epoca possa essere stata di una certa importanza, ma come molti classici è ormai così radicata nella società che mi pare superflua, trascurabile. Così come Wilde o Neruda.
    Si tratta di classici così inflazionati, sempre sulla bocca di tutti, che rientrano nella categoria calviniana dei ” Libri Già Letti Senza Nemmeno Bisogno D’Aprirli”.
    E poi l’ambientazione non mi piace proprio, come praticamente tutti i romanzi storici.

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    • ophelinhap says:

      I gusti son gusti, eh. Tuttavia, non credo Jane Austen possa essere etichettata come ‘luogo comune’, anzi. Come scriveva Calvino ‘I classici sono quei libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti’. Ovviamente sta al lettore avvicinarsi a un classico scevro di pregiudizi. Le chiavi di lettura sono poi infinite, e sono personalmente convinta che ognuno trova quello di cui ha bisogno, in un classico. E non è un caso se i romanzi della Austen siano così attuali: ci sono messaggi e ‘lezioni’ che non passano mai di moda, fortunatamente. Buon weekend!

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      • Un baule pieno di gente says:

        Io ci ho provato a leggerla, ma personalmente la trovo molto noiosa.
        Ovviamente dipende anche dalla formazione personale e culturale di ciascuno, in base al proprio percorso uno può ritenere banale quello che per un altro è originalissimo e inaspettato.
        “A priori” è sempre sbagliato, ma non si può nemmeno piacere a tutti.
        Buon weekend anche a te 🙂

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  3. Demian says:

    Alcuni sono davvero pieni di orgoglio e pregiudizi e fissazioni e si ostinano a rimanere tali senza dare alcuna possibilità. Non sapendo, solo a naso – perché la sensazione ormai è questa per chi si approccia alla Austen e direi anche a Lawrence (in modo diverso ma simile) – associano i suoi romanzi all’idea di romanzo rosa o harmony. Invece come hai detto tu, tutto quel che scrive è intriso di sentimenti veri e puri, di descrizioni vive e di una fortissima critica sociale: penso soprattutto a Emma, che di quel vago ricordo che ho, criticava e si sbeffeggiava in modi molto forti di ogni tipo di relazione sociale e dell’idea di matrimonio combinato, etc etc.
    Bisogna leggere per superare gli ostacoli.

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  4. Aldievel says:

    Rientro pienamente nella categoria Austenskeptic, anche se non ho mai criticato a vanvera e non pronuncio il nome in quel modo.
    Ci sarà tempo per leggere e recuperare. O per criticare a ragion veduta.
    Ciao! 🙂

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  5. rosarioboc (Sarino) says:

    anche io sono negli Austenskeptics, anche come fascia d’età, ma credimi non mi è mai capitata l’occasione di leggerla, da lettore onnivoro quale sono non avrei problemi. Cercherò di rimediare. Ciao

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