Si stava meglio quando si leggeva (e non se ne parlava)

Mariana-GonzálezOggi sarebbe la Giornata mondiale del libro.
Se ne legge un po’ ovunque: eppure, ancora una volta, i protagonisti non sono i libri, bensì la gente che ne parla. Al centro di tutto non c’è il libro e non c’è neanche il lettore: c’è un discorso un po’ vuoto e sterile sul perché si legge, perché si deve leggere, perché si deve parlare di quello che si legge.

La domanda che invece vorrei porre (porvi) è questa: da quando in qua la lettura è diventata una necessità sociale (anzi, social)? Da quando in qua la lettura, per essere riconosciuta (poi, da chi? E perché?) deve essere condivisa?
Nel mio piccolo mondo (antico, sicuramente) la lettura non è mai stata motivo di autocelebrazione o autoincensamento: è sempre stata un’azione naturale, come respirare. Non conosco nessuno che odi leggere.

Conosco gente che non ama leggere romanzi: la mia migliore amica, ad esempio, ama leggere trattati tecnici, attinenti al suo lavoro di lobbista. A Londra, quando io compravo le poesie di Wendell Berry, lei comprava un trattato sulle api. E non ci trovo nulla da eccepire.
L’atto di leggere risponde a un’istanza naturale, atavica: quella del bambino che chiede “mi racconti una storia?”. Se dovessi riprendere il tanto dibattuto hashtag #ioleggoperché, la mia riflessione sarebbe questa: leggo perché mi sono sempre piaciute le storie. Mi è piaciuto che qualcuno me le raccontasse, quando non sapevo leggere. Ora mi piace che un libro me le racconti.
E la lettura va ad aggiungersi alle tante cose che amo – il teatro, Londra, i frullati alla frutta, i viaggi, il mare, il tè. Cose che non vado necessariamente a condividere, perché, in fondo, la maggior parte delle cose (e delle persone) che amiamo non sono destinate alla condivisione.

Quindi leggete, se ne avete voglia. Fatevi raccontare storie.
Leggete il giornale. Leggete le vecchie lettere del vostro pen-friend, quando ancora le lettere si scrivevano a mano e si affrancavano. Soprattutto, non leggete tanto per leggere: leggete perché vi piace, leggete perché ne avete voglia. Leggete quello che vi piace, al di là delle mode e dei diktat pseudoculturali. Cercate di scoprire quello che vi piace leggere, e innamoratevene.
E, soprattutto, quando leggete spegnete il 3G, allontanatevi dal computer, dimenticatevi Facebook, Twitter e Goodreads.
Vi lascio con quella che per me è una delle più belle recensioni della storia della letteratura, in un momento in cui le recensioni abbondano (ma non sempre la loro qualità, purtroppo), come abbonda, tristemente, la tuttologia imperante:

È possibile che un libro, un romanzo, metta a disagio perché sembra troppo bello? Troppo, non perché sospetto di voler piacere, ma proprio nel senso che si fa amare senza riserve….

Lalla Romano su Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi

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11 thoughts on “Si stava meglio quando si leggeva (e non se ne parlava)

  1. The Blooker says:

    “E, soprattutto, quando leggete spegnete il 3G, allontanatevi dal computer, dimenticatevi Facebook, Twitter e Goodreads.”

    Sono d’accordo. E aggiungo: eliminateli totalmente questi social network perché non servono a niente (diciamo le cose come stanno) e fanno solo perdere tempo. Io ho chiuso tutto, perdo meno tempo inutilmente, leggo di più e sono più felice e rilassata.
    Love.

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  2. Aldievel says:

    Meriti un applauso per ciò che hai scritto!

    Esistono molte persone che oltre ad essere bulimiche e competitive nella lettura, non resistono alla disperata mania di ostentare.
    I siti dove ognuno piazza in bella mostra i libri divorati senza troppe premure sono terribilmente banali.
    Non c’è condivisione, c’è solo ostentazione.

    Su quelli che non leggono. È affar loro. Io non condivido, sono cresciuto in maniera diversa, ma non posso nemmeno costringerli a farlo.

    La tua frase «quindi leggete, se ne avete voglia. Fatevi raccontare storie» è bella. Oltre la storia, io adoro le storie
    La recensione è splendida. Tabucchi insegnava qui, forse proprio per questo ho letto quel libro nei primi anni di università.
    Ciao!

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  3. Demian says:

    Questa iniziativa è stata puro marketing e marketing peraltro a mio parere sbagliato. Trovo l’idea di imporre e rompere le palle ai non lettori sbagliata. Sono più dell’idea che un non lettore se proprio si deve conquistare si conquisti soltanto incuriosendolo e poi con un po’ di fortuna, visto che bisogna cominciare a leggere col libro giusto.
    Personalmente quand’ero piccolo rifiutavo di leggere proprio perché mi veniva imposto, come rifiutavo di fare altre cose. E mi dispiace perché ho cominciato a leggere e leggere moltissimo soltanto tardi, prima appunto era una cosa che odiavo.
    Sono d’accordo con te. Leggere distrazioni e soltanto dopo condividere sui social per arricchire l’esperienza e creare magari un dialogo interessante. Ma solo per questo, non come vanto. Purtroppo capita che ci si lasci andare.

    Liked by 2 people

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