e.e. cummings, tutto minuscolo

cummingsbe of love (a little) more careful
than of everything
guard her perhaps only
A trifle less (merely beyond how very)
closely than nothing
remember love by frequent
anguish (imagine
her least never with most
memory)
give entirely each
forever its freedom

(dare until a flower,
understanding ceaselessly sunlight
open what thousandth why
and discover laughing)

sta’ un po’ più attento all’amore

più che alle altre cose

proteggila forse soltanto

un po’ meno

(appena più di molto)

vicino

ricorda l’amore con tormento

frequente (non immaginarla

mai di meno

con tutta la memoria possibile)

le due metà per sempre libere

(osa fino a quando un fiore,

comprendendo la luce imperitura del sole

sboccerà con mille perché e

imparerà a ridere)

Stare attenti all’amore. Prendersene cura, un po’ più di quanto facciamo col resto dei sentimenti che popolano le varie sfere del quotidiano. Il problema è che ce lo dimentichiamo troppo di sovente: allora interviene e.e, cummings (si, tutto minuscolo) a ricordarcelo. Lo fa col suo linguaggio un po’ criptico, con le sue immagini delicate di pittore di parole, con un tono leggero e scanzonato, con un verso frammentato che sembra prendere in giro il lettore, lasciandolo sospeso con la promessa di un avverbio.

Parole come pesci guizzanti, come un torrente d’acqua mai uguale a se stesso. Parole indomabili, impossibili da acciuffare, che sfuggono a ogni tentativo di incasellarle dentro un’interpretazione ben definita. Susan Cheever, nella sua biografia di e.e., scrive:

Modernism as Cummings and his mid-twentieth-century colleagues embraced it had three parts. The first was the exploration of using sounds instead of meanings to connect words to the reader’s feelings. The second was the idea of stripping away all unnecessary things to bring attention to form and structure: the formerly hidden skeleton of a work would now be exuberantly visible. The third facet of modernism was an embrace of adversity. In a world seduced by easy understanding, the modernists believed that difficulty enhanced the pleasures of reading. In a cummings poem the reader must often pick his way toward comprehension, which comes, when it does, in a burst of delight and recognition.  

(Il Modernismo, così come l’hanno abbracciato cummings e I suoi colleghi intorno alla metà del XX secolo, era costituito da tre parti. La prima comprendeva gli esperimenti sonori che avevano come scopo quello di collegare le parole alla percezione del lettore. La seconda si concentrava nel tentativo di depurare tutti gli elementi superflui per soffermarsi sulla forma e sulla struttura: lo scheletro, prima nascosto, diventava così prepotentemente visibile. La terza era la volontà di abbracciare le avversità; in un mondo sedotto dalla facilità di comprensione, i modernisti credevano che la difficoltà incrementasse il piacere della lettura. Con le poesie di cummings, il lettore deve trovare la sua strada per arrivare alla comprensione, che arriva –quando arriva – in un’esplosione del piacere del riconoscimento).

L’arte di vedere deve essere imparata, scriveva Marguerite Duras ne L’amante: cummings, il poeta bambino (aveva composto la sua prima poesia a tre anni), appassionato di disegno, aveva imparato a “vedere” e coltivato un immaginario poetico grazie alle sue fantasie infantili, popolate di elefanti, uccelli, alberi. Sviluppa un suo alfabeto e un suo stile, eliminando la presunzione delle lettere maiuscole, coltivando una punteggiatura fresca, frizzante, riducendo la lunghezza dei versi e conferendo loro un ritmo sinuoso e dinamico, in un’esplosione di sinestesie e suggestioni. La poesia di cummings è un inno al , consacrazione e celebrazione vitalistica di tutto quello che e.e. ama:

yes is a world

& in this world of yes live

(skillfully curled)

all words  

sì è un mondo

& in questo mondo di sì vivono

(arricciate ad arte)

tutte le parole

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Un modo originale (e poetico, e bellissimo) di ripercorrere i passi di Edward Estlin, di rivedere il poeta bambino amorevolmente incoraggiato dalla madre, che inizia a raccogliere i suoi versi in un quadernetto intitolato Estlin’s Original Poems, mentre il padre finge di essere un elefante, in omaggio alla musa poetica del figlio, è sfogliare le pagine della biografia Enormous Smallness: A Story of e. e. cummings, a cura di Matthew Burgess, splendidamente illustrata da Kris di Giacomo.

Una biografia apparentemente destinata a un pubblico infantile che in realtà diventa, mediante i versi e le bellissime illustrazioni che e.e. tanto avrebbe amato, una degna celebrazione di un poeta che voleva restare piccolo, ma che, volente o nolente, è diventato enorme.

(Tutte le immagini di questo post sono tratte da quest’articolo su Brain Pickings). enormoussmallness10

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